
Originariamente Scritto da
Giò
Il circolo vizioso è solo tuo, Gunthr.
Già parlando del rapporto pensiero-realtà, riconosci la distinzione fra l'uno e l'altra. Non potresti minimamente fare questa distinzione, se il principio d'identità e di non contraddizione fosse solo possibile anziché una legge necessaria della realtà in quanto tale. Se riconosci questa distinzione, allora accetti ciò che metti in dubbio, altrimenti, per coerenza, dovresti mettere in dubbio pure il fatto stesso che si possa parlare di un rapporto fra pensiero e realtà (per quanto, in quel caso, non risolveresti i problemi della tua posizione ma, per certi versi, li aggraveresti).
Per escludere "ogni pretesa di oggettività sulla questione" devi necessariamente sapere cosa siano "oggettività", "verità", "certezza" et similia. Devi quindi avere un criterio di discernimento, altrimenti vale quello che ti ho già detto: la tua posizione è senza fondamento e si riduce ad essere mero esercizio retorico.
Per quanto riguarda l'effettiva distinzione fra pensiero e realtà, io parto dal dato di fatto ineliminabile che so di essere io e non di essere né te né altri, che pur mi sono simili, né tutto il resto che mi/ci circonda, che percepisco essere molteplice, correlato e, perlomeno sotto certi aspetti, diveniente. Questa è una verità immediata, di cui ho sempre avuto evidenza sin da quando ho raggiunto una minima capacità d'intendere, cioè quando nemmeno sapevo chi fossero Platone ed Aristotele o cosa fosse il tomismo, che si limita a formalizzare in termini rigorosi quanto è oggetto della nostra esperienza originaria. Si deve dimostrare ciò che a noi non è immediatamente evidente, non ciò che lo è. Dubiti dell'immediata evidenza di quanto sopra? Nel tentativo di esporre le tue obiezioni, come questa stessa discussione dimostra, non farai altro che riconfermare direttamente o indirettamente quanto hai messo in dubbio o, peggio, negato.