



1) Quando tu progetti un algoritmo, stai progettando come dovrà funzionare un automatismo ma in questa fase l'algoritmo è solo un tuo elaborato, una tua costruzione intellettuale. Non agisce ancora. Agirà come automatismo (o meccanismo che dir si voglia) solo quando verrà tradotto fisicamente.
2) Anche qui giochi sull'equivoco. Il fatto che io dica che Dio conosca se stesso e che, conoscendo se stesso, riconosca e giudichi se medesimo come qualcosa degno di apprezzamento perché all'Essere per essenza non può ripugnare o anche solo essere indifferente ciò che è e non può non essere non significa pretendere che questo esaurisca quali siano i pensieri di Dio.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Mi sta bene, ma stiamo comunque parlando di pensieri. E i pensieri non sono la realtà oltre i pensieri
Senza contare che non può esistere alcuna conoscenza che non sia in origine partita da stimoli sensoriali pregressi e originari.
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1) E quindi perché non può esistere di per sé un algoritmo immateriale che si traduce con la creazione dell universo in procedimento fisico?
È la stessa cosa che succede con l'intelligenza immateriale di per se esistente che si traduce con la creazione dell universo in procedimento fisico.
2) È una precisazione che mi costringe ad una riformulazione ma non risolve il problema
da
"Una conoscenza limitata di Dio"
non consegue logicamente
"quella conoscenza è sufficente a conoscere quanto dio reputi se stesso appettibile"
C'è un salto logico che puoi colmare solo con una "evidenza".
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Sì e no. Sì, nel senso che i pensieri non sono qualcosa di identico alla realtà esterna. Infatti noi abbiamo ben chiara la distinzione fra l'oggetto conosciuto in re ed il nostro pensiero - leggasi: concetto - dell'oggetto conosciuto. No, nel senso che i pensieri hanno comunque un aggancio alla realtà, cioè dicono qualcosa della realtà.
Non è in discussione ovviamente che la conoscenza umana abbia un aspetto sensitivo.
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Ok..ma "dire qualcosa sull oggetto" non significa essere l'oggetto. Questo @Placido deve essere chiaro
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1) Se vuoi, possiamo anche usare quest'immagine ma ciò suppone comunque un'intelligenza creatrice, dotata di una propria conoscenza. Il parallelo sarà fra colui che elabora l'algoritmo, che poi traduce fisicamente in una sequenza di codici in base ai quali agirà il computer, e Dio, che istantaneamente ed immediatamente - con un unico atto - pensa al creato e alle modalità del suo sviluppo e funzionamento, che ovviamente si tradurrano in atto istantaneamente ed immediatamente come da Dio pensato (e voluto).
2) Merovingio, continui a replicare come se la mia affermazione non fosse frutto di un ragionamento, ma un apriorismo calato dall'alto. Se vuoi contestare il ragionamento, fallo entrando nel merito. E per entrare nel merito dovresti spiegare come sia possibile che all'Essere per essenza possa ripugnare o essere indifferente ciò che è e non può non essere.
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