Ma poi che Dio infinitamente buono è quello che ti costringe a vedere il sole esattamente come lo vede lui pena il suo castigo??
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Ma poi che Dio infinitamente buono è quello che ti costringe a vedere il sole esattamente come lo vede lui pena il suo castigo??
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


E come sempre per superare la soggettività occorre dare contributi quantitativi e sostituire la nozione di colore (prettamente qualitativa) con quella quantitativa di spettro della luce solare per trovare un accordo o meglio diminuire il disaccordo alle tolleranze possibili di misurazione.
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


La soggettività o meglio una scelta metodologica rimane sempre.
Diciamo che una volta deciso che quello che la nostra mente percepisce come esterna ad essa lo sia veramente possiamo avere una base comune e verificabile da entrambi sul modello da adottare , ed i modelli quantitativi sono estremamente utili per poter fare questo.
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


@TheMeroving
Questa è la tua opinione, basta che dico che può averle, ed ecco fatto.
Lo stai solo affermando, questo non implica che la tua affermazione abbia una logica.
Se l'esistenza di Dio fosse una tautologia, non ci sarebbe il bisogno di dimostrarla.
Lo so bene che qui il vero sostenitore dell'ipse dixit sei tu.
Che Dio non comunichi in vari modi con l'uomo è una tua opinione, come il fatto che non ci sia vantaggio nel concordare col Creatore.
Punto primo, se vuoi fare a meno di Dio ti becchi le conseguenze, mi pare perfettamente logico.
Secondo punto, se sei in malafede, danneggi il prossimo con dolo, quindi giustizia richiede che tu venga punito.


@Darwin
Il principio di non contraddizione è interno o esterno alla nostra mente?
Se interno, vedi bene che possiamo concordare anche su ciò che è interno alla nostra mente, e basarci su quello per concordare su ciò che è esterno.
Se esterno, dimmi dove sta esattamente, cresce sugli alberi?


Certo, e quindi?
Nel confronto dialettico rigoroso, seppur con tutte le difficoltà ed i limiti del caso, può emergere ciò che è vero da ciò che non lo è, sempre che esso si svolga tenendo in debita considerazione la realtà (motivo per cui il tomismo insiste molto sulle evidenze del senso comune come punto di partenza non solo della filosofia ma di ogni scienza).
Poi, a riguardo, devo dare nuovamente ragione a @Placido, quando afferma che, giunti ad un certo punto, è più che altro questione di volontà.
Detto questo, a mio parere, dovresti prendere atto che l'esistente ha implicazioni e complessità tali da non poter essere serrate rigidamente ed esclusivamente nei numeri e nelle formule matematiche. Motivo per cui il linguaggio naturale è ineliminabile.
Ho già argomentato numerose volte perché la negazione dell'universalità del pdc implica una violazione del pdnc:
Finora non ho letto confutazioni efficaci, ma solo accuse di ricorrere a "variabili nascoste" o di voler fare a pugni con un supposto "funzionamento della natura".
In entrambi i casi, queste accuse glissano sul problema che ho posto.
E non mi si replichi che il problema è nel linguaggio naturale o cose del genere: se il mio fosse effettivamente un errore, non sarebbe tanto difficile mostrare senza equivoci o margini di replica che il passaggio dall'inesistente all'esistente non sia contraddittorio qualora non abbia alcunché di esistente che lo faccia avvenire.
Quindi noi non vediamo i fotoni passare o non passare dal filtro.
Bene, quindi anche tu capisci che parlare dell'infimità di certi enti rispetto ad altri è tutt'altro che campato per aria, ma trova riscontro nella realtà. A meno che tu non voglia mettere sullo stesso piano il fotone e, ad esempio, un essere umano.
Di cosa è fatta l'energia?
L'oggetto d'indagine e studio della fisica moderna è costituito dall'ente fisico e dal fenomeno in quanto misurabile. Non tocca di per sé altri aspetti, che pur ci sono.
La metafisica "dice" (qui mi ripeterò) che ogni ente fisico è per natura contingente e può, in forza del suo principio potenziale (la materia prima è potenza passiva), trasformarsi secondo nuove forme. Meno la forma "fissa" la materia di cui l'ente è composto, più l'ente fisico in oggetto è suscettibile di trasformazioni in quanto caratterizzato da un maggior livello di indeterminazione rispetto ad altri enti. Questo spiega perché può succedere che certi enti fisici, pur ricorrendo le stesse condizioni, possano comportarsi diversamente, nonostante l'azione che subiscono sia la medesima. Quindi, per semplificare: meno determinato è l'ente fisico-materiale nella sua composizione ilemorfica concreta, più intrinsecamente incerti saranno i suoi comportamenti.
Va bene.
Ma è scritto l'esatto contrario!
Ripropongo:
In secondo luogo, leggere i tanto vituperati neotomisti, se non direttamente S. Tommaso, ti aiuterebbe a scoprire che il tomismo non è mai stato determinista ante litteram, ma ha sempre riconosciuto l'esistenza di un duplice agire contingente nella natura: un agire contingente e libero, col potere del soggetto di autodeterminarsi consapevolmente, indice di perfezione ed un agire contingente "non libero", senza possibilità di autodeterminazione, che è indice di imperfezione.
Il primo caso è ovviamente quello dell'essere umano, il secondo caso è quello di tutti gli enti privi di intelletto, coscienza e volontà.
Vedi sopra.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Nel momento in cui si dice che l'incertezza dell'agire insita in un certo ente fisico è dovuta al grado infimo di determinazione della forma sulla materia dell'ente in questione, pur ricorrendo le medesime condizioni e a fronte di una medesima azione esercitata sull'ente, non penso che si possa dire che si stiano postulando variabili nascoste.
Proviamo a metterla giù in questi termini:
Il fatto che l'emissione del bosone W non sia un evento con una causa osservabile significa che sia senza causa?
Il bosone W è una particella fondamentale mediatrice della forza elettrodebole, che è una delle quattro forze fondamentali della natura. La sua emissione, come quella di altre particelle, può sembrare che avvenga senza una causa osservabile nel senso classico, ma questo non implica necessariamente che sia "senza causa" in un senso più profondo.
Nel contesto della fisica quantistica, gli eventi di emissione e interazione di particelle possono sembrare probabilistici e privi di una causa deterministica evidente. Tuttavia, questi eventi seguono le leggi della meccanica quantistica, dove probabilità e statistiche giocano un ruolo cruciale. Ad esempio, in un processo di interazione tra particelle, l'emissione di un bosone W può essere descritta attraverso modelli e formule matematiche che tengono conto delle probabilità relative agli stati delle particelle coinvolte.
In sintesi, mentre può sembrare che l'emissione del bosone W non abbia una causa osservabile nel senso classico, essa è comunque governata da leggi fisiche e probabilistiche che descrivono come e perché questo fenomeno avvenga. L'idea che "ogni effetto deve avere una causa" può essere interpretata in modi diversi a seconda del contesto, soprattutto nelle teorie quantistiche.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Merovingio, l'ho già argomentato. Che cos'è la creazione ex nihilo? La produzione senza presupposti dell'essere esistente. Ci siamo? Se sostieni che la diversità degli atti creatori di cui parli è dovuta solo alla differenza fra gli effetti prodotti, la tua argomentazione risulta fallace perché non fornisci alcun elemento intrinseco che permetta di distinguere gli atti creatori. E non potrebbe essere diversamente, dato che la creazione ex nihilo è tale solo se è produzione senza presupposti dell'essere esistente. Cambiando qualcosa a questa definizione, si finisce per non parlare più di atti creatori.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).