





Se io dico che la realtà è conoscibile attraverso i nostri umani strumenti, a cui noi attribuiamo il carattere dell’universalità, ho già risposto su quali sono i miei “criteri di discernimento”. Dove sarebbe la contraddizione nell’ipotesi che questa universalità possa non essere veramente tale? Questo equivale semplicemente ad affermare che non è detto che la realtà sia universalmente accessibile ai nostri criteri conoscitivi, e sia strutturata proprio secondo i criteri con cui noi la pensiamo e la rendiamo comprensibile. Ovvero che, a prescindere dall’uomo, la realtà sia universalmente strutturata secondo criteri umani. Non è certo contraddittorio pensare che i nostri criteri possano avere dei limiti di applicazione. Anche tu hai detto che la nostra conoscenza non è necessariamente totale e onnicomprensiva, dunque dovresti applicare lo stesso metro e considerare contraddittoria anche la tua affermazione. La mia è una posizione scettica? Certo, dal punto di vista di chi postula la perfetta simmetria fra pensiero e realtà sicuramente lo è, ma l’atteggiamento scettico non è di per sé un problema o un indizio di contraddizione. Infatti dubitare di un dogma non implica nessuna contraddizione.
Strawman argument: io non ho parlato di enti contraddittori “che possono insieme esistere e non esistere pur esistendo”.
Sono giustificate dal fatto che universalità e necessità dell’interpretazione metafisica sono tratti che tu semplicemente postuli, data l’impossibilità di verificarli. Il fatto che tu ne abbia bisogno, perché altrimenti la metafisica non potrebbe essere definita un sapere universale e necessario, non è un motivo sufficiente per considerarli tali. E infatti non puoi che rifugiarti in presunte evidenze e ripetere che se si mette in discussione il tomismo si mette in discussione sia la realtà che il senso comune, cioè ripetere ingenuamente che il tomismo è l’unica plausibile lettura filosofica della realtà.
Un aristotelico non avrebbe risposto che la sua filosofia è la spontanea comprensione che tutti hanno della realtà, solo espressa più precisamente, né che se si mette in discussione la sua metafisica si mette in discussione la realtà, ma imposterebbe il discorso sulla possibilità o plausibilità della sua lettura, non sulla sua irrinunciabilità. Perché, a differenza del tomista, nessuna parte della sua filosofia avrebbe per lui una ricaduta sul piano religioso, inteso proprio come dogma.
Per dire che non esprimono evidenze del senso comune basta chiedere a chi non conosce la filosofia se ha evidenza dell’ente, dell’essere, della potenza, del sinolo e così via: la risposta sarà no. Ed ecco chiarito, perché sembra ce ne sia bisogno, che l’interpretazione della realtà non è la realtà. E dire che da determinati fatti si ricavano determinate nozioni non è un argomento, visto che lo stesso possono affermare tutti i metafisici, pur intendendo quelle nozioni in modo del tutto diverso.
Non sequitur: qualunque distinzione noi facciamo, non implica da sola che i principi in base a cui distinguiamo siano universali e necessari.
Si fermerebbe lì perché sarebbe appunto la nostra impronta, lo strumento che noi usiamo per filtrare la realtà e attribuirle significati.
Se stai criticando la mia posizione quando dici che l’asimmetria fra pensiero e realtà è inverificabile, significa che invece la ritieni verificabile. In che modo?
Sulla base del fatto che non mi risulta sia possibile uscire da questa relazione per osservarla dall’esterno e quindi darne una valutazione veramente oggettiva.
Semmai è evidente la distinzione fra pensiero e realtà, non la loro simmetria o asimmetria. È questo che dovresti spiegare, non il fatto che pensiero e realtà non siano la stessa cosa.
Come vedi, per dire che la creazione dal nulla non è un’assurdità, bisogna dare una certa interpretazione di cosa sia il nulla, allontanandosi completamente dal senso comune, proprio come fa Severino stabilendo che cos’è l’essere, e di conseguenza il divenire. Con la differenza che prendere le distanze da una “forma della non verità” per Severino è legittimo, anzi doveroso, mentre prendere le distanze da qualcosa che ha “un ruolo fondazionale” non è altrettanto coerente: il senso comune risponderebbe che se prima della creazione non c’era nulla, si è realizzato l’assurdo che dal nulla possa uscire qualcosa, oppure, in alternativa, che c’era già qualcosa, e quindi non c’è stata una creazione dal nulla.
Inficia semmai la sua valenza assoluta, che però non è fra le pretese del fisico, dato che la considera valida fino a prova contraria. Il metafisico invece attribuisce valenza assoluta alla propria interpretazione negandola a quelle degli altri, basate su premesse diverse.
Sarebbe futile voler smentire un racconto (un seguito di semplici affermazioni su entità a loro volta semplicemente asserite) con un altro racconto.
E allora se questa “materia enunciabile” c’è a prescindere dalla parola “essere”, perché non vuoi provare ad enunciarla prescindendo dalla parola “essere”?
- Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.
Nietzsche, 1887


Ma certo che ti darà dell’ignorante, e tu se credi puoi dargli dell’ignorante in filosofia. La fisica non se ne fa nulla di enti non reali, a cui non corrisponde niente di concreto, perché una teoria si considera scientifica solo se falsificabile. La metafisica invece interpreta la realtà ricorrendo a enti che eludono questo criterio. Infatti, come hai visto, qualunque livello la fisica individui nella realtà come il minimo della materia, gli si potrà sempre dire che non è la “materia prima” (cioè una materia la cui stessa materialità è solo teorica). Viceversa qualunque spiegazione metafisica dei fenomeni fisici, per esempio “il grado infimo di determinazione del fotone”, per un fisico sarà sempre un vaneggiamento.
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Nietzsche, 1887


@Gunthr
Se ti permetti di darmi dell'ignorante in base ad una definizione arbitraria, inevitabilmente ti becchi del pallone gonfiato.


Rispetto alle definizioni della fisica io e te siamo ignoranti.
"So di non sapere"
Accetta il fatto che non puoi conoscere tutte le definizioni
La fisica studia il mondo come rappresentazione e quella rappresentazione ha le sue regole che vanno conosciute. Altrimenti rispetto a quelle regole siamo degli ignoranti. Non c'è niente di male ad essere ignoranti rispetto a qualcosa.
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !




La fisica conosce solo il modo come rappresentazione. Di tutto ciò che non appartiene a quel mondo non si interessa. Non si interessa nemmeno della sua esistenza.
Un topo nato e cresciuto in una scatola si preoccupa solo di capire come è fatto l'interno della scatola per vedere se riesce trarne formaggio per vivere. Cosa ci sia al di fuori della scatola o se ci sia qualsiasi cosa fuori dalla scatola non gli interessa minimamente. Il suo disinteresse non può essere oggetto di sdegno.
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@TheMeroving
Qui è l'interesse che è oggetto di sdegno con l'appellativo di ignoranza.


Di definizioni arbitrarie ognuno ha le sue, anche la metafisica, che per di più si basa su un concetto ambiguo che una definizione non ce l’ha. Quindi che senso ha chiedere a un fisico di sostituire i suoi criteri con quelli di un’altra disciplina? È normale che se insisti, magari con un certo tono, alla fine ti prendi dell’ignorante, che in fondo vuol semplicemente dire che di fisica sai poco o nulla, e comunque meno di lui.
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Nietzsche, 1887