



come sarebbe a dire "l'inconscio di costoro è reale come la materia dura"? su tutta la terra sono esistite migliaia di interpretazioni dell'universo reciprocamente in contraddizione l'una con l'altra, cosa dimostra il fatto che siano balenate a questa o quella mente umana?
alcune di esse hanno suggerito che dopo la morte ci sarà giustizia, altre comicamente e grottescamente insistono che la retribuzione sarebbe già immanente su questa terra; le seconde sono comicamente prese a schiaffi dall'evidenza quotidiana della sofferenza immeritata del giusto e della prosperità impunita dell'iniquo, le prime hanno il vantaggio di essere sottratte alla verifica empirica ma il fatto che guarda caso coincidano proprio con le aspettative di chi vorrebbe esercitare una deterrenza nei confronti della pratica del male mi pare un indizio grande come una casa che siamo al livello di "non avvicinarti ai fornelli se no il babau ti mangia"


Ma perché tu la vedi troppo commisurata con la questione etico-politica di qua giù.
Prendiamo l'intuizione orientale che siamo tutti uno, questa intuizione ha una diffusione enorme, perché anche in occidente dove viene mantenuto il dualismo per salvare l'individuo, abbiamo l'atto d'essere di Tommaso, la monade di Leibniz, le cose strane di Hegel che affermano una presenza di tutto nel singolo.
E sono tutte concezioni che vengono da compassati studiosi, non da gente che si fa le canne...




eh, io ho solo detto che l'indizio "how convenient" lo vedo per quello che attiene la parte etico-pratica, per il resto abbiamo un caleidoscopio allucinogeno di interpretazioni della realtà che non possono essere tutte vere per il fatto di essere apparse alla mente di qualcuno




Severino aveva un'ennesima interpretazione contrastante con tutte le altre, soltanto credeva (come la maggior parte di questi interpreti) che la propria fosse vera (e come alcuni di questi pensava di poterla dimostrare come logicamente fondata)
se Severino ha ragione sull'eternità degli essenti cadono sia il Dio della tradizione occidentale che l'Uno orientale (che trattava pure con un certo disprezzo come se fosse "al di qua" della filosofia occidentale), oltre ad avere implicazioni pratico-morali catastrofiche (per una volta! ma appunto in Severino non ci sono e non ci possono essere destini meritocraticamente differenti, non più dell'ateismo)


Il punto è ognuno può interpretare Severino come gli pare, ma non può negare che vedesse l'omogeneità del pensiero occidentale e che fosse un ottimista come Aristotele, san Tommaso, Leibniz, Hegel e soci.
Questo significa che al di là delle interpretazioni, probabilmente vedono tutti la stessa cosa in questo benedetto inconscio.


è "ottimista" perché trae quelle immagini di Gloria e di Gioia (secondo me indebitamente, dato che quelle sue tautologie implicano soltanto che la tortura e della sofferenza sono a loro volta degli eterni come tutto il resto); e non c'è dubbio che sia "ottimistico" trarre immagini di Gloria e di Gioia dalla nuda conclusione che tutto ciò che è è eterno e non può divenire altro
ma andando poi a vedere ciò che si rifiuta di commentare siamo sicuri di considerare ottimistica la visione di un destino comune per i giusti come i peggiori carnefici? con Severino siamo ai più totali antipodi della tua visione retributiva dove "chi opera il male si condanna da sé all'inferno", e questo insisto a fartelo presente dal lontano 2009

