
Originariamente Scritto da
Giò
Forse l'avevo già citato, ma visto che il discorso è ritornato fuori nel dubbio lo riporto:
"S. Tommaso cita l'opinione di alcuni, i quali dicevano che Dio non può fare cose diverse da quelle che fa, non già perché crei necessariamente, ma
propter ordinem sapientiae et iustitiae divinae; proprio come Leibniz, il quale dice che Dio deve creare il migliore dei mondi possibili non per una necessità fisica, ma per una necessità morale. S. Tommaso risponde invece che Dio poteva creare anche mondi migliori dell'attuale; che avrebbe potuto creare, ad es., un mondo in cui non ci fosse il male.
Infatti la causa intelligente, osserva S. Tommaso, impone un determinato ordine alle cose che produce in vista del fine per cui opera; ora, se i mezzi sono adeguati al fine (ossia se sono condizioni necessarie e sufficienti per conseguire il fine) c'è un ordine solo che sia capace di attuare il fine; ma quando il fine è infinitamente superiore ai mezzi, sì che questi servano soltanto ad una parziale e imperfetta attuazione del fine, ci sono infiniti ordini possibili di tali mezzi, perché ognuno di questi ordini può attuare il fine sotto uno degli infiniti aspetti nei quali è parzialmente attuabile. Ora, qual è il fine dell'universo? Abbiamo già detto che l'oggetto primario, e quindi il fine primario, del volere divino non può essere che Dio stesso; abbiamo già detto che Dio non può volere le creature se non come una partecipazione della sua infinita bontà. Ma la bontà divina è inesauribile; quindi ci sono infiniti modi di parteciparvi per un ente finito, e quindi infiniti sono i mondi possibili. Dire che Dio
doveva creare il migliore dei mondi possibili equivale in fondo a negare la libertà della creazione, ad ammettere che fra tutti i possibili ce ne sia uno che
pesa, quasi, con la sua perfezione, sul volere divino, e lo obbliga ad attuarlo. Ma può esserci nulla all'infuori di Dio che eserciti un qualunque
peso sul volere divino? Concepire un possibile che pesi sul volere divino non equivale forse a concepire Dio non più come l'Assoluto, ma come condizionato da un mondo di possibili? E questo è, di fatto, l'errore del Leibniz. Del resto, a ben rifletterci, il concetto di 'migliore dei mondi possibili' è contraddittorio, se è applicato ad un ente finito; infatti un ente, e quindi una perfezione, finiti, possono sempre essere superati da una perfezione maggiore; una perfezione che non abbia sopra di sé una perfezione maggiore può essere solo infinita, poiché fra il finito e l'infinito c'è sempre distanza infinita. Immaginare che ci possa essere un confine tra il finito e l'infinito significa o elevare il finito al livello dell'infinito o abbassare questo al livello di quello" (Sofia Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, II, pp. 197-198).
p.s.: S. Tommaso d'Aquino tratta l'argomento
qui.