
Originariamente Scritto da
Giò
Prima di proseguire con la parte restante degli argomenti che hai toccato in questo tuo intervento, dovresti riconoscere, intanto, che il tomismo ha gli strumenti sufficienti sia per stabilire la sua superiorità su tutte quelle correnti del pensiero moderno che negano - a volte più marcatamente, a volte meno - (e sono parecchie!) il valore ontologico del principio d'identità e di non contraddizione sia per stabilire che le tue obiezioni ad esso sono nulle e, proprio perché nulle, non possono che manifestarsi verbalmente in sofismi, retorica e falsificazioni. È importante questo punto perché elimina con l'accetta, in modo definitivo, i tuoi reiterati tentativi di sostenere che, perlomeno in termini ipotetici, sia possibile una realtà in cui non vigano universalmente i principi primi dell'essere e quanto necessariamente sottendono.
Continui a martellare sull'indefinibilità stricto sensu della nozione di "essere", adducendola pretestuosamente a motivo per sostenere che tale concetto sia "interpretabile", giocando sull'equivoco fra "interpretabilità", da un lato, e "relatività" ed "opinabilità" con possibilità d'errore, dall'altro (cioè, leggasi, secondo ciò che intendi ed altrove hai affermato più esplicitamente: la nozione di "essere" potrebbe essere destituita di qualsiasi fondamento). Il concetto di "interpretazione" e quello di "interpretabilità", infatti, possono includere, come non includere, quello di "relatività" ed "opinabilità" con possibilità di errore, a seconda dei casi. Ma ti si è già fatto notare più volte che dall'una (indefinibilità della nozione di "essere") non consegue in modo logicamente necessario l'altra cosa (nozione dal contenuto ipotetico anziché certo perché evidente). Tocca ripetere ancora che l'indefinibilità di un concetto secondo genere prossimo e differenza specifica non implica per necessità logica assenza o equivocità di significato, oltre che mancanza di attinenza al reale. Perciò, è la tua conclusione ad essere destituita di fondamento.
Scadi nel non sequitur anche quando dalla frase aristotelica secondo cui l'"essere" si dice in molti modi trai la conclusione che l'"essere" è nozione dal contenuto opinabile e, quindi, potenzialmente erroneo. Aristotele ovviamente voleva dire tutt'altro - e questo lo sai bene -, ma, al di là di ciò, che l'"essere" si declini in modalità diverse - ma analoghe - non implica per necessità logica che "può essere interpretato in più modi diversi, senza che nessuno abbia margine per affermare la superiorità della sua interpretazione sulle altre".
Alla luce dell'assenza di consequenzialità logica nelle tue affermazioni fanno quanto meno sorridere le accuse, rivolte al sottoscritto, di essere un "allucinato perenne". Prima di dare a me dell'allucinato, impara almeno a fare un discorso coerente o a verificare che lo sia effettivamente.
Che cosa s'intenda con la nozione di "essere", quale ne sia il contenuto, come possa declinarsi et cetera è già stato detto e spiegato in questa discussione e, cosa decisamente più importante, è già stato detto e spiegato in innumerevoli testi di studiosi ben più preparati e precisi di me e te messi assieme. Io stesso, nell'intervento precedente, ti ho ribadito molto sinteticamente che quello di "essere" è il concetto di ciò che fonda la relazione fra gli analogati, cioè fra ogni cosa e tutto di ogni cosa. Perciò, perché affermi che, di fatto, quando parla della nozione di "essere", un tomista non saprebbe spiegare di che cosa sta parlando? Magari per sue deficienze personali può certamente capitargli (mi ci metto dentro anch'io), ma un conto sono sue eventuali carenze argomentative inerenti la condizione della persona ed un conto è un'eventuale carenza intrinseca al tomismo stesso come sistema filosofico. Ora, quest'eventuale carenza intrinseca tu non l'hai minimamente mostrata nel corso della discussione e ad ogni obiezione che hai formulato ti è stata data risposta o riferimenti in cui trovare la risposta adeguata. Hai provato ad usare la filosofia di Severino come grimaldello strumentale alla "relativizzazione" degli aspetti eminentemente filosofici del tomismo, tentando di declassarli da certezze a mere ipotesi, ma non ti è andata molto bene.
Pertanto, non essendo dimostrato che il tomismo non sia in grado di spiegare che cosa sia l'"essere", risulta ulteriormente fallace da parte tua ripetere l'idea bislacca che l'esistenza di una pluralità di correnti filosofiche (con pluralità di "opinioni" sul carattere e sulla fondatezza della nozione di "essere") smentisca che la filosofia tomista sia stata in grado di arrivare ad una comprensione corretta, certa ed oggettiva della nozione di "essere".
L'"essere", in quanto oggetto di un discorso, sarebbe inevitabilmente soggetto alla possibilità dell'errore perché insita in ogni discorso umano? La possibilità d'errore nel discorso umano non comporta necessariamente impotenza assoluta nel giungere a certezze inconfutabili. Infatti, nel corso della discussione, s'è più volte fatto notare che la solidità dei principi primi dell'essere e delle nozioni prime (in primis et ante omnia le nozioni di "ente" ed "essere") risiede nell'impossibilità della loro confutazione sul piano discorsivo in quanto impossibili da smentire sul piano costitutivo della realtà. Tu ritieni che questo non sia garanzia di alcunché, ma v'è alcun motivo razionale che sostenga questa tua personale opinione. Discorso simile vale per i concetti di esse substantiale, esse universale, esse tantum, esse receptum, esse in actu, ipsum esse, ecc. ecc.: li puoi smentire o anche solo relativizzare? No, perché negandoli finisci per riaffermarli implicitamente o esplicitamente. E queste sono cose che sono state già dette nel corso della discussione in più occasioni (a proposito della tua ridicola accusa di "non rispondere"). Altro che "io l'ho pensata così, lo garantisco io"!
Per il resto, è decisamente curioso chiedere "un fondamento sicuro" al discorso sull'"essere", quando non sei nemmeno in grado di spiegare che cosa sarebbe "un fondamento sicuro" o una "garanzia"!
Sì, perché tu asserivi che la visione delle costellazioni fosse equiparabile alla conoscenza delle nozioni prime e dei principi primi dell'essere in quanto immediatamente evidenti. Se fosse davvero così, le avrei viste! La mia risposta però non s'era limitata a questo:
Perciò, è chiaro che il tuo paragone né è valido né può costituire una risposta a che cosa potrebbe condizionarci a tal punto da farci percepire la realtà come costitutivamente, necessariamente ed universalmente incontraddittoria senza esserlo davvero.