Pur condividendo gran parte delle obiezioni poste da Thomas Szasz (e qui in sua vece da H.I.M.al mondo della psichiatria, concordo con molte delle affermazioni fatte prima di me da Duca e poi da Silence. Mi sembra che da parte di molti dei partecipanti a questo thread ci sia una spiccata tendenza ad identificare le discipline che studiano la mente umana con l'uso che si fa delle presunte o reali scoperte delle stesse nell'ambito del controllo sociale operato dallo stato.
Mi sembra palese che nessun libertario che si definisca tale possa approvare aberrazioni come il TSO o ogni altra pratica che costringa un individuo a sottoporsi in maniera forzata a qualsivoglia genere di cura. Questo però non rende automatica la classificazione della psichiatria e della psicologia nella categoria delle discipline che non hanno alcun fondamento scientifico allo stesso modo della magia o della religione.
L'argomento principale posto da Szasz nel corso delle sue battaglie resta in ogni caso attuale: la stragrande maggioranza delle cosiddette patologie psichiatriche, fatta eccezione per quelle indubitabilmente legate a problemi di tipo neurologico, ha in effetti un'eziologia incerta o non dimostrata. Ciononostante bisogna considerare che dai tempi in cui uscì il suo libro più famoso (Il mito della malattia mentale) molte cose sono cambiate e per alcune di queste malattie o presunte tali sono stati scoperti quantomeno degli indizi che le metterebbero in connessione con problemi di tipo organico.
Vorrei ricordare anche che il fatto di non riuscire a spiegare i meccanismi che generano determinati disturbi non rende automatico che essi non esistano (altrimenti bisognerebbe sostenere ad esempio che la peste non esisteva prima che Yersin isolasse il bacillo che la provoca), cosa che peraltro lo stesso Szasz non ha mai sostenuto, limitandosi, con un atteggiamento rigorosamente scientifico, ad attaccare il meccanismo con il quale sono stati classificati come malattie alcuni particolari stati mentali, pur in assenza di una causazione scientificamente provata da un fenomeno fisico corrispondente.
Altro errore è quello di mettere in un unico calderone psichiatria, psicologia scientifica e psicoanalisi. Quest'ultima (e il fatto che molti psichiatri siano anche psicoanalisti certo non aiuta ad operare un distinguo netto), per quanto riguarda i metodi utilizzati nel corso della sua storia, può essere inserita quasi a tutti gli effetti nel novero delle pseudoscienze (il che però non esclude che possa funzionare per motivi differenti da quelli sostenuti dagli stessi psicoanalisti) avendo sempre rifiutato di conformarsi ai principi standard del metodo scientifico (che per me, sia ben chiaro, non rappresentano automaticamente una garanzia di conoscenza "oggettiva", ma sono di certo il sistema più efficace finora scoperto dall'uomo per descrivere il mondo che lo circonda).
Differente è il discorso relativo agli sviluppi della psichiatria (che dal punto di vista delle teorie ha comunque fatto numerosi progressi rispetto a cinquanta o a cento anni fa) e alle terapie psicologiche di stampo scientifico sorte nella seconda metà del secolo scorso, tra le quali le più diffuse sono oggi quelle di tipo cognitivo-comportamentale. Esse, sebbene conservino i tratti di fumosità denunciati da Szasz in merito alla classificazione delle presunte patologie mentali, sono state negli ultimi decenni sottoposte a un rigoroso programma di controllo scientifico, quantomeno nell'ambito dell'efficacia, che in molti casi ha prodotto risultati più che soddisfacenti.
Tutto questo non c'entra nulla con la massiccia tendenza alla medicalizzazione della vita operata dalle burocrazie statali, spesso in combutta con le grandi multinazionali farmaceutiche, che ha portato alla creazione ex novo di numerose pseudopatologie dai contorni quantomeno dubbi (non solo in ambito psichiatrico, si pensi ad esempio all'ipertensione, o al "colesterolo alto") e della quale la psichiatria (nei modi ben illustrati sempre da Szasz anche nell'.mp3 segnalato da H.I.M) è stata senza dubbio il battistrada.
La valutazione deve dunque essere di tipo soggettivo: se io ritengo di avere un problema che mi condiziona la vita (e non farei della facile ironia come è stata fatta in qualche commento precedente su questo, visto che vi assicuro, anche la semplice ansia può farlo parecchio) sceglierò in tutta libertà il tipo di terapia (farmacologica o psicologica) che ritengo più adeguato. Diverso è invece il discorso per il quale qualcuno può essere costretto a "curarsi" anche contro la sua volontà o può vedersi riconosciuta l'infermità mentale in base a metodi standard basati su criteri diagnostici ancora oggi assai poco chiari.
Insomma, come sempre il problema è come direbbe Albert Jay Nock, "il nostro nemico, lo stato" e non certo la scienza, il che rende ancora più attuale il tema di una netta separazione tra stato e scienza, allo stesso modo di quella operata in seguito all'Illuminismo tra stato e chiesa (anche se qui in Italia non ce ne siamo mai accorti moltocome già proposto anche dallo stesso Szasz e anche dal filosofo libertario Feyerabend nell'ambito della filosofia della scienza.
Dal punto di vista filosofico infine, come già detto anche da Silence, le teorie della mente ingenuamente dualiste sono state screditate ormai da parecchi decenni dal dibattito interno alle scienze cognitive e alla filosofia della mente e questo non per un complotto statalista o cose simili, ma perchè presupporre l'esistenza di un'entità immateriale che sia in grado di produrre effetti sul mondo fisico è in contrasto con uno dei concetti principali sui quali si basa la scienza contemporanea, ovvero quello della chiusura del mondo fisico ad influenze di tipo non fisico sancita dal primo principio della termodinamica.
Il che non toglie che uno sia liberissimo di credere nell'anima o nell'esistenza di un io immateriale (io personalmente ho una visione della vita molto "spirituale" e vicina a quella di alcune religioni orientali), ma porre questa credenza come un dato di fatto inoppugnabile e bollare come "arretrati" quelli che hanno un'idea diversa è un puro atto di fede e non riconoscerlo mi sembra un atteggiamento poco razionale.
Inoltre gli approcci dualisti al problema mente-corpo sono stati messi in seria discussione (sebbene in maniera non ancora decisiva) da innumerevoli studi svolti negli ultimi decenni nel campo delle neuroscienze. In ogni caso, non aderire a una concezione dualista non significa automaticamente stare dalla parte del riduzionismo o dell'eliminativismo più spinti o negare il libero arbitrio da parte degli esseri umani, visto che l'irriducibilità a criteri oggettivi delle esperienze soggettive della mente rende (e probabilmente renderà anche in futuro) impossibile avere risposte certe in un ambito così complesso.




al mondo della psichiatria, concordo con molte delle affermazioni fatte prima di me da Duca e poi da Silence. Mi sembra che da parte di molti dei partecipanti a questo thread ci sia una spiccata tendenza ad identificare le discipline che studiano la mente umana con l'uso che si fa delle presunte o reali scoperte delle stesse nell'ambito del controllo sociale operato dallo stato.
come già proposto anche dallo stesso Szasz e anche dal filosofo libertario Feyerabend nell'ambito della filosofia della scienza.
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