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  1. #21
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    Anche se voto AN sento il dovere di esprimervi la mia solidarietà......non saprei cosa fare se AN si alleasse con il Csx...penso che per voi sia la stessa cosa....dal punto di vista morale però è vero che la posizione del PRI è innaturale ma penso che dal punto di vista più pratico il PRI è rispettato di + nella Cdl che nell'Ulivo! detto questo cmq rinnovo la mia solidarietà a tutti i militanti e i simpatizanti del PRI!!

  2. #22
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    Merci, Gianfranco. Uno di An riesce a capire maggiormente la nostra identità di tanti tromboni che nulla sanno e straparlano.
    saluti
    echiesa

  3. #23
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    ringrazio gianfranco, dal quale non mi sarei mai aspettato una simile dichiarazione, che quindi risulta ancora più gradita.

  4. #24
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    sono di destra ma non insensibile a certe cose....saluti da un vostro alleato...fino a quando lo vorrete!

    WWWWWla CDL!

  5. #25
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    Egregio sig. Alberich, Lei dice di esser iscritto ai DS pur non essendo socialista. Non si preoccupi, la Sua non è una contraddizione. I DS, infatti, tutto sono fuorchè socialisti.

    Cordialmente.
    On. Claudio Martelli

  6. #26
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  7. #27
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    Originally posted by Socialista
    I DS, infatti, tutto sono fuorchè socialisti.
    I Democratici di Sinistra sono un partito composto da diverse tradizioni, che hanno trovato una loro sintesi negli ideali progressisti (basta intendersi sul significato delle parole).

  8. #28
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    Una sintesi presuppone pluralità di elementi, di anime, di culture o, come dice Lei, egregio sig. Rosa Rossa, di tradizioni. Io, francamente non riesco ad individuarne di diverse rispetto a quella comunista.

    Molto cordialmente.
    On. Claudio Martelli

  9. #29
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    Alberich,
    vivo una situazione molto simile alla tua, e seppur sia ormai oltre l'età in cui Claudio Lodici dice che non si cambia, anch'io debbo ancora capire che fare.

    Tu, non sapendo che fare, intanto hai fatto una scelta; io, che sono un po' così, ed a 44 anni è difficile cambiare, finché non vedo bene tutto, tentenno.

    Dici che nei DS resistono alcuni repubblicani, emarginati, inascoltati, ma pur sempre autonomi.
    Io non sono nei DS. Qualche hanno fa ci avevo anche pensato, feci una telefonata ad uno di Sinistra Repubblicana di Terni, per fortuna non c'era e non aveva la segreteria. Pensavo che il ruolo dei repubblicani non si fosse esaurito, come sembra pensare Parisi (al che, caro Jan Hus, quanti Cavallaro dovranno farmi ascoltare per neutralizzare Parisi?), ma che fosse quello di inseminare di repubblicanesimo altre culture.
    Perché, non dimentichiamo che l'educazione è l'essenza del pensiero repubblicano.

    Ma questo tentativo, non possiamo dire che sia miseramente fallito? Scambierei qualche termine dicendo che nei DS resistono alcuni repubblicani inascoltati, succubi, seppur non emarginati. Come dice Lodici "hanno concluso qualcosa per il paese?".

    E' vero, mentre Ugo LaMalfa era quello che diceva "avevamo ragione", questi potrebbero dire "avremmo potuto avere ragione". Ed in effetti, calvin che era al centro del tourbillon mi correggerà, forse poteva andare diversamente, forse poteva essere una strada vincente. Ma non lo è stata.

    Parentesi polemica: certo, quella di Santoro nel CCD, poteva essere vincente solo per lui, non per il movimento. E miracolosamente lo è stata.

    Ed allora bisogna comunque decidere che fare. Che fare chi? Il cittadino militante o il partito militante?

    Per il partito militante, io vedo, e l'ho detto nell'altro forum, come una grossa sfasatura per il PRI essere a destra nel momento in cui si sta ridefinendo la sinistra.
    Magari si soffriva, magari ci schiacciavano, ma magari Mazzini poteva battere Marx (e Dossetti); ao affiancarli.

    Per il cittadino, nel momento in cui il PRI ha fatto questa scelta tattica (come mi sembra la definisca calvin), non è facile aderire. Al di là della geografia, per cui è possibile farlo a Carrara ma non a Milano, un conto è continuare la battaglia all'interno (come echiesa) un conto è entrarci per battagliare, da solo (stavolta mi hanno risposto al telefono, ma alla fine nemmeno mi hanno fatto entrare; se l'avrei fatto, ne sarei già uscito).

    Ne sarei uscito perché io sono di sinistra, come pure calvin dice che nessuno è più di sinistra di noi tutti.
    Ma io lo sono visceralmente, un moderato di sinistra. E con un fascista non riesco a avere a che fare. E potrei anche turarmi il naso e collaborare (mai servire) un partito di centro affaristico come Forza Italia (nel dopo-berlusconi, però), in maniera speculare a quanto farei con rifondazione comunista, mentre i CCD mi sono distanti quanto i DS (questo è oggi il mio Baricentro): ma con i fascisti, no.

    E però, sento di avere due coordinate politiche, dentro di me: una è quella destra-sinistra, e l'altra è il mio essere repubblicano, con la scuola, la tradizione ma soprattutto l'istinto, l'attitudine di pensiero che ne deriva, e che calvin ha sintetizzato nel suo thread "la nave dei dannati". Quell'essere sempre critici, sempre indipendenti, mai servili anche con chi si è delegato a rappresentarci. Questo non servilismo che è l'essenza del repubblicanesimo che definisce la libertà come assenza di possibilità di condizionamento. Questo non servilismo che ci accomuna alla tradizione ebraica in cui l'uomo, come persona, lotta e litiga con il proprio Dio e, come gruppo, lo mette in minoranza; ma non divaghiamo.

    Mi è quindi evidente che chi è repubblicano poi può essere di destra, di sinistra (secondo l'altra coordinata); purché mai servo. En passant, io poi non so immaginarmi come possa sentirsi un repubblicano di destra, ma ahimé, vedo che ce ne sono tanti e non li faccio tutti in mala fede.

    Ecco, quello che posso dire è che, nelle scelte che vanno per la maggiore (DS o PRI alleato di FI) vedo un po' di asservimento.

    Ed allora, io ritengo sia una scelta sbagliata, per chi si sente di sinistra, finire nei DS o nella Margherita, anche se quest'ultima potrebbe lasciare speranze, almeno perché non ha ancora avuto il tempo di creare ai repubblicani (tranne Parisi) delle delusioni.

    La via per i repubblicani non è di affogarsi, disperdersi nelle cellule e nei circoli, come marrani della politica.
    E' di rimanere tra repubblicani, non per mera testimonianza, per residuo, ma perché è l'unico modo per portare avanti un modo di essere che non è quello degli altri, e non è un fatto individuale, ma di pensiero politico.

    Poi l'angoscia di questi, io penso mesi, è nel capire se la strada migliore sarà quella della maggioranza del Partito, di Riscossa o dei Repubblicani Europei. A destra, da soli, a sinistra? Comunque tra noi!

    Potrai fare pure qualcosa nei DS, Alberich, e nel tuo attacchinare magari si vedrà, come l'ha visto Rosa Rossa, un agire repubblicano. E forse riuscirai, per geni o imprinting (non certo per coercizione) a passarlo ai tuoi figli, come è successo sembra a tutti (alzi la mano il figlio di un non repubblicano), ma non riuscirai a costruire l'Italia che vogliamo.

    Non ci riuscirà neppure chi rimarrà nei repubblicani; ma almeno potrà dire ai propri figli: ci ho provato, continuate voi.

    Saluti

  10. #30
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    Rispondo brevemente, vista l'ora e, soprattutto, la temperatura. E mi riservo di rispondere nuovamente.

    Voglio risponderti all'"accusa" di asservimento. Dici giustamente -credo riprendendo Bobbio- che il repubblicanesimo si distingue per l'indipendenza, per l'autonomia del suo pensiero. Io vorrei farti notare come sia proprio questa ricerca di indipendenza che mi ha spinto nei DS. Non certo una volontà di omologazione, non certo la ricerca di un porto sicuro. Posso assicurarti che per me categorie come servilismo e sudditanza sono estranee. E non lo dico per arroganza, sono fermamente convinto di questo. Perchè, allora, avrei aderito ai DS? Seggi in parlamento non ne voglio.

    Detto molto sinceramente: tra aderire al MRE, a Riscossa, al PRi, a sin. Rep. o altro non vedo differenze qualitative intriseche. Ritengo che sia l'azione di ciascuno di noi a poter definire la nostra sudditanza o la nostra indipendenza, non una collocazione politica transeunte. Tu dici che dobbiamo agire tra noi, ma dove siamo? Dove trovo i "veri repubblicani" a Milano? Preferisco portare avanti le mie idee dove mi è permesso, come è in un partito aperto -per quanto si dica il contrario- come i Ds, piuttosto che in un partito che si è "tatticamente" alleato a Berlusconi. Fermo restando che mi riservo di uscirne quando dovessi trovare una collocazione migliore, al più presto, spero. E non scambiarmi coi vari Bogi, Passigli, De Carolis -persone che hanno tutta la mia stima, per inciso-: la mia decisione non ha mai contemplato la presenza di alcun seggio, solo la possibilità di portare avanti le mie idee, anche se non interessano a nessuno.

 

 
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