....giu duro
Oggi è venerdì 26 febbraio 1993. Accusato di una tangente, per quanto piccola, ieri Giorgio La Malfa si è dimesso dalla segreteria del Pri.
Ieri è stato anche il giorno in cui è stato trovato il cadavere di Sergio Castellari, ex dirigente delle Partecipazioni statali che si è sparato dopo essere stato coinvolto nelle inchieste su Enimont.
Ieri, in quanto a Enimont, c’è stato il trasferimento dell’inchiesta dalla procura di Milano a quella di Roma, e l’avviso di garanzia a Lorenzo Necci.
Oggi sono arrivati quelli a Raul Gardini e a Sergio Cragnotti.
Sono giorni, questi, in cui diventa quasi impossibile restare al passo delle notizie. Si spara ad altezza d’uomo, e si abbatte tutto. Qualcuno pensa si debba trovare una soluzione politica, un modo per uscire da Tangentopoli finché c’è ancora qualcuno a piede libero. Ma le resistenze sono numerose e virulente.
Per dirne una. Oggi, ci hanno detto, si sta organizzando una grande manifestazione per i prossimi giorni. La organizzano quelli di Alleanza democratica, l’ex magistrato Giuseppe Ayala, Willer Bordon, Ferdinando Adornato. “No ai colpi di spugna” è lo slogan.
“Gli italiani fanno sul serio: la nostra è davvero una rivoluzione… smentendo chi pensava che fosse ancora possibile una rigenerazione dei vecchi partiti. Nulla sarà, nulla potrà più essere come prima… Bossi, Segni, Occhetto: questi sono i nomi dei leader ai quali gli italiani…”. Ferdinando Adornato, dalla Repubblica, 10 giugno 1993.
Oggi è soltanto il febbraio del 1993, ma fra dieci anni, nel febbraio del 2003, Ferdinando Adornato sarà un fiero avversario della magistratura, sarà il presidente della commissione Cultura, sarà un eletto nelle liste di Forza Italia, sarà un sostenitore del secondo governo, di centrodestra, retto da Silvio Berlusconi. Sarà, per molti, l’emblema dell’Italia dei voltagabbana.
Fra dieci anni i giornali ricorderanno quello che sta scrivendo ai giorni nostri, un anno dopo l’inizio di Mani pulite.
Un giornalista di destra, Marco Travaglio, ricorderà su un giornale di sinistra, l’Unità, che nel settembre del ’92 Adornato scriveva: “… l’Italia della nuova arroganza, delle carriere all’ombra del potere, dell’egoismo diffuso, dei Craxi e dei Chiesa…”.
Quello che scriverà fra un paio di mesi, nell’aprile del ’93: “Non c’è da stupirsi che la rivoluzione italiana stia destando l’interesse dell’opinione pubblica di tutto il mondo. Non ci sono soltanto Andreotti, Craxi o Totò Riina: non c’è solo da vergognarsi a essere italiani… Ben prima dell’esecutivo e del legislativo, il potere giudiziario è stato il più sollecito a ripristinare quell’esercizio di legalità che l’ancien régime aveva represso con un permanente e autoritario do not disturb”.
C’è dell’altro. Il primo maggio del ’93, sempre sulla Repubblica, Adornato spiegherà quali sono, oggi, i tre punti forti della democrazia: “L’istituto del referendum, il presidente della Repubblica e il potere giudiziario”.
E ripeterà che Craxi “deve rispondere dei suoi reati alla magistratura”.
Fra dieci anni, come altri, Adornato non la penserà più così. Fra dieci anni ci dirà che quello fu un “suicidio”. Anzi no, suicidio è troppo. Diciamo “autogol”.
“L’autogol fu quello di pensare, ci dirà, che il paese potesse rinnovarsi dentro un lavacro. Invece nessun paese può rinnovarsi senza quell’equilibrio che a noi, sicuramente, mancò”.
Ci dirà che se per uno stupidissimo gioco della macchina del tempo ritornasse indietro, ritornasse a oggi, al febbraio 1993, probabilmente rifarebbe tutto da capo: “Rifarei l’autogol perché non era facile, in quel momento, avere la lucidità e l’intelligenza per capire quello che davvero stava succedendo. Il sistema era morto, comunque, e io ne ero sicuro, da tempo”.
“Gli italiani pensano invece a riforme istituzionali che li liberino da un sistema inefficiente e corrotto”. Ferdinando Adornato, dalla Repubblica, 3 dicembre 1991.
Fra dieci anni, nel febbraio del 2003, Adornato parlerà del celebre discorso di Craxi alla Camera, nel luglio del ’92, “fu un grande discorso di un uomo coraggioso che si rivolgeva a degli omuncoli. Ma quello stesso discorso denunciava l’impossibilità di un’autoriforma. Dc e Psi non erano in grado di riformarsi da sé, anche perché non stavano crollando per le inchieste. Le inchieste furono un volo d’avvoltoio su un sistema già moribondo, e che fosse moribondo lo dimostrava la quantità di voti che la Lega di Bossi già prendeva e il successo del movimento referendario. Che ci fosse bisogno di rinnovamento, lo avevano già capito, nella seconda metà degli anni Settanta, sia Berlinguer che Moro. Ma in seguito nulla era successo. Pura conservazione. Per questo vissi quel biennio con la speranza che si potesse finalmente costruire una sinistra nuova, un partito democratico che assomigliasse, per quanto fosse difficile riuscirci, al Partito democratico americano”.
Fra dieci anni, abbiamo capito oggi, Adornato ci dirà di aver fatto un autogol. Ci dirà che comunque gli viene sempre voglia di ripetere, a chi è finito in quell’inceneritore, “ragazzi, era colpa vostra”.
Ci dirà che un po’ si vergogna dei toni che usò: “Io non li ho riletti, quegli articoli. Ma altri, per esempio un amico come Gerardo Bianco, mi dicono che scrivevo cose imperdonabili. Mi dispiace. Sì, me ne pento. In quel momento veniva facile così, veniva facile essere impietosi e sommari”.
“Le promesse per il risanamento del paese fatte da Berlusconi in campagna elettorale sono incredibili… Nessun partito della provvidenza, nessuna alleanza potrà fare miracoli. Anche se ci fosse Gesù Cristo non riuscirebbe a farli e Berlusconi, più che Gesù Cristo, mi sembra Lazzaro: il miracolato del vecchio sistema dei partiti”. Ferdinando Adornato, in conferenza stampa, 28 febbraio 1994.
Fra dieci anni, nel febbraio del 2003, Adornato saprà che spesso gli viene anche rinfacciato l’antiberlusconismo delle origini. Ma lui dirà che quella era campagna elettorale: “Erano dichiarazioni normali, visto che io stavo con Mario Segni, con l’altra parte. Poche e neanche tanto pesanti. Anche perché il programma di Forza Italia, nel 2001, sarà molto simile a quello di Alleanza democratica nel 1994”.
(41 - continua)
saluti




Rispondi Citando
