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Discussione: Guerre Dimenticate

  1. #21
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    In Origine Postato da Marton
    MANCANDO GLI USA.....NEPPURE UN FANCAZZISTA IN PIAZZA?
    pirlotto, il motivo principale per cui queste sono guerre "dimenticate" è che mancano gli Usa. Eh già, sotto il Congo RD non c'è nemmeno una goccia di petrolio...

  2. #22
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    Predefinito Le Guerre dimenticate 4 - Repubblica Democratica del Congo

    SI AGGRAVA IL BILANCIO DELLE VITTIME


    24 Maggio 2003


    La cessazione delle ostilità tra le milizie Hema e Lendu ha permesso agli operatori umanitari presenti a Bunia di cominciare a raccogliere i cadaveri sparsi per le strade della città. Il numero delle vittime cresce man mano che vengono esplorati nuovi quartieri: i cadaveri raccolti sono per ora più di 300, gli ultimi dei quali scoperti in una fossa comune.

    La situazione in città è migliorata grazie al cessate-il-fuoco firmato venerdì scorso dalle due milizie etniche, ma le condizioni di vita rimangono precarie. Gli operatori umanitari sono riusciti a ripristinare l'acqua corrente e l'elettricità, mentre MSF ha allestito un ospedale da campo per curare i numerosi feriti.

    La sicurezza della zona resta ancora precaria: migliaia di civili si sono ammassati vicino alla sede della missione ONU (MONUC) e nei pressi dell'aeroporto, controllato dai Caschi Blu. Nonostante i colloqui che i rappresentanti della MONUC stanno tenendo in questi giorni con i rappresentanti di Hema e Lendu per garantire un minimo di sicurezza alla città, c'è il rischio che i combattimenti riprendano da un momento all'altro.

    I Caschi Blu dell'ONU infatti, sia per il loro mandato ristretto sia per il loro esiguo numero (appena 750 contro 28.000 miliziani) non possono garantire la sicurezza della zona. Inoltre, nei dintorni di Bunia resta un nutrito gruppo di miliziani, molti dei quali bambini-soldato sotto effetto di stupefacenti.

    I civili in fuga dalla città sono circa 20.000: alcuni hanno trovato rifugio nei dintorni della città, altri hanno preferito provare ad attraversare la frontiera con l'Uganda, distante più di 100 km. La marcia massacrante a cui sarebbero stati costretti questi ultimi potrebbe aver provocato numerose vittime tra i bambini e gli anziani.

    Nel frattempo, le trattative per l'invio di truppe nella regione proseguono a rilento: i militari francesi arrivati a Bunia per valutare la fattibilità di un'operazione di peacekeeping nella zona sono tornati in patria. Belgio, Germania e Canada, sollecitati da Kofi Annan, hanno accettato di collaborare alla missione ma solo a livello logistico.

    Matteo Fagotto

  3. #23
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    ATTACCO DELLE MILIZIE LENDU: 250 MORTI


    2 Giugno 2003


    Hanno aspettato che gli ultimi contingenti dell'esercito ugandese di stanza in Ituri si ritirassero, per avere campo libero; poi, alle 5.00 di mattina di sabato scorso, le milizie Lendu hanno sferrato un micidiale attacco al villaggio di Tchomia, a pochi chilometri dal confine ugandese. Il massacro è durato per circa tre ore, durante le quali 250 civili sarebbero morti, tra cui 57 bambini di età inferiore ai dieci anni. Tra le vittime anche i pazienti di un vicino ospedale, uccisi nei loro letti.

    Non si hanno ancora notizie certe sull'ultimo massacro che ha insanguinato l'Ituri, vista la difficoltà per i giornalisti e per le truppe della MONUC (la missione ONU nel Congo) di recarsi sul luogo della strage. Gli unici a riferire l'accaduto sono stati i militari ugandesi, ritiratisi poche ore prima dalla zona, e Kisembo Bitamara, portavoce del partito Hema PUSIC. Secondo Bitamara, ad affiancare i miliziani Lendu nell'attacco ci sarebbero stati anche membri delle Forze Armate congolesi.

    I motivi di questo nuovo massacro sono ancora sconosciuti, anche se un'ipotesi sembra farsi largo tra le altre: Kinshasa mirerebbe a far fuggire gli Hema che si oppongono allo sfruttamento delle risorse della regione, ricca di pozzi petroliferi dati in concessione dal governo congolese ad una compagnia canadese, la Heritage Oil.

    Instabilità crescente


    L'unico dato di fatto certo per ora è che la situazione nell'Ituri si è deteriorata pesantemente, da quando le UPDF (l'esercito ugandese) si sono ritirate da Bunia, facendo riesplodere il latente conflitto tra le milizie Hema e Lendu per il controllo del territorio. Gli scontri di sabato hanno fornito al comandante delle truppe ugandesi Kale Kaihura l'occasione per criticare nuovamente l'operato della MONUC, colpevole di non aver tenuto in debito conto gli avvertimenti di Kampala sull'instabilità della regione.

    Le autorità ugandesi non hanno tutti i torti. Soprattutto, l'ONU non si è preoccupata di rimpiazzare tempestivamente i soldati ugandesi con un contingente di Caschi Blu adeguato: i 750 soldati uruguayani presenti a Bunia sono oggetto di critiche crescenti, per la mancata protezione della popolazione civile.

    Arrivano i francesi


    Per tentare di mantenere la sicurezza nella regione, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha approvato venerdì scorso all'unanimità una risoluzione che autorizza l'invio di un nuovo contingente militare nella regione. La nuova forza di pace, che avrà il compito di proteggere la popolazione civile e le infrastruture a Bunia, sarà composta da 1.400 uomini, metà dei quali forniti dalla Francia. Del contingente da inviare in Congo dovrebbe far parte anche la Gran Bretagna, che parteciperà con circa 200 soldati.

    Il compito dei soldati transalpini, che dovrebbero giungere a Bunia in settimana, rimane comunque proibitivo. L'intero contingente dell'ONU arriverebbe infatti a contare circa 2.100 unità, una goccia nel mare di fronte ai circa 28.000 miliziani che si contendono il controllo dell'Ituri. Gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato come non sia solo la città di Bunia a rischio, ma come il pericolo di attacchi indiscriminati ai civili riguardi l'intera regione.

    Il doppiogioco di Londra


    Il governo britannico è stato negli ultimi giorni oggetto di pesanti critiche da parte di alcuni parlamentari per il comportamento tenuto durante il conflitto congolese. Tra il 1999 ed il 2001 infatti il governo di Londra avrebbe autorizzato la vendita di materiale bellico alle sei nazioni coinvolte nel conflitto, per un valore complessivo di 16 milioni di sterline.

    Il premier Tony Blair si è difeso dichiarando che l'autorizzazione alla vendita fu data solo dietro a precise garanzie che le forniture non sarebbero state impiegate nel conflitto in Congo. Una difesa poco convincente, vista soprattutto la difficoltà di controllare il percorso delle forniture militari una volta giunte in Africa. La notizia, pubblicata dal quotidiano inglese "The Independent", assesta un duro colpo alla "dimensione etica" che il governo britannico ha dichiarato di voler seguire in politica estera.

    Matteo Fagotto

  4. #24
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    L'UNIONE EUROPEA GUIDERA LA MISSIONE DI PACE


    5 Maggio 2003


    E' giunto oggi il "placet" degli ambasciatori dei Quindici per l'invio di una forza di interposizione nella DR Congo, composta da circa 1.400 uomini, metà dei quali Francesi. Una buona notizia per la popolazione dell'Ituri, la regione nord-orientale devastata nelle ultime settimane dagli scontri tra le milizie Hema e Lendu. La forza di pace, il cui invio è stato autorizzato la settimana scorsa del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, comprenderà anche soldati provenienti da paesi non europei come Sudafrica, Etiopia e Canada.

    La nuova forza armata europea sarà quindi chiamata ad un vero battesimo del fuoco: la situazione nel Congo è infatti estremamente instabile, e sarà per giunta la prima missione che le truppe dell'Unione Europea affronteranno senza l'aiuto della NATO, come invece avviene con i 400 militari che monitorano il processo di pace in Macedonia. Un banco di prova fondamentale per l'UE, che cerca maggiore visibilità a livello internazionale e deve ricompattarsi dopo le laceranti divisioni causate dall'intervento in Iraq. La missione dovrebbe durare fino a settembre, quando la forza di pace sarà rimpiazzata da un contingente di 3.800 Caschi Blu provenienti dal Bangladesh.

    La decisione dell'UE arriva due giorni dopo un accorato appello del Segretario generale dell'ONU Kofi Annan, che ha messo in evidenza i problemi che ostacolano il processo di pace nel paese. Annan ha chiesto che la missione dell'ONU nel paese (MONUC) venga prolungata di un altro anno, e che il contingente di Caschi Blu venga addiritura triplicato, per far fronte ai crescenti problemi di sicurezza.

    Non mancano i problemi


    I primi soldati dovrebbero giungere a Bunia, la capitale dell'Ituri, già alla fine della settimana, mentre il grosso del contingente dovrebbe essere dispiegato entro il 12 giugno. Numerosi sono però i problemi logistici, a partire dall'utilizzo dell'aeroporto della città, assolutamente inadeguato per una missione di queste dimensioni.

    Un altro motivo di preoccupazione è dato dal mandato della forza di pace, che avrà il compito di proteggere la popolazione e i rifugiati di Bunia, le infrastruture della città e la sede delle Nazioni Unite, ma non i territori circostanti. In pratica, il resto dell'Ituri rimarrebbe vulnerabile agli attacchi delle varie milizie operanti nella zona, come il massacro di Tchomia dello scorso weekend ha drammaticamente messo in evidenza.

    Rimane infine da vedere quale sarà l'atteggimaneto che le varie milizie terranno nei confronti della forza di pace. Le parole del leader dell'UPC, Thomas Lubanga, sono piuttosto indicative al riguardo: Lubanga, il cui gruppo armato controlla la città, ha dato il benvenuto alla forza di pace, aggiungendo però che non esiterà a combatterla per proteggere la popolazione civile.

    Una dichiarazione ambigua e velatamente minacciosa, anche se fonti della MONUC (la missione ONU nel paese) hanno confermato che i miliziani dell'UPC si stanno ritirando dalla città in previsione dell'arrivo della forza internazionale. Il ritiro, previsto dagli accordi di pace firmati tra le milizie Hema e Lendu circa un mese fa, non migliora però le condizioni di sicurezza in città: gli uomini di Lubanga si attesteranno infatti in caserme non lontane dal centro abitato, riservandosi quindi la possibilità di intervenire nella zona a loro piacimento.

    Il massacro di Tchomia


    Non ci sono ancora notizie precise sull'attacco dello scorso fine settimana al villaggio di Tchomia, condotto dalle milizie Lendu, in cui sarebbero morti tra i 100 e i 350 civili. Le Forze Armate Congolesi sono sospettate di aver preso parte all'attacco, ma il governo di Kinshasa ha negato qualsiasi coinvolgimento. Gli ultimi scontri avrebbero causato altri 15.000 profughi, ch avrebbero trovato rifugio in Uganda, mentre le condizioni dei civili rimasti nella zona rimangono preoccupanti. Molti sono fuggiti nei boschi circostanti il villaggio, rendendo dificile anche l'assistenza da parte delle ONG.

    La situazione nel Nord Kivu


    I massacri che nelle ultime settimane hanno visto protagonista l'Ituri hanno fatto passare in secondo piano la situazione del nord Kivu, dove ormai da mesi si fronteggiano le milizie del RCD-ML da una parte e i soldati del RCD-Goma aiutati dall'esercito rwandese dall'altra. Nonostante infatti le continue smentite di Kigali, sembra che contingenti di soldati rwandesi abbiano sconfinato in Congo ed abbiano preso parte agli scontri.

    La tattica di Kigali mira infatti a sottrarre territori al RCD-ML, vicino al governo di Kinshasa, a tutto vantaggio dei suoi alleati, il RCD-Goma e l'UPC che opera in Ituri. Il tutto per mettere la forza internazionale di pace di fronte al fatto compiuto e per potersi presentare agli eventuali nuovi colloqui di pace con più territori sotto controllo e quindi con un maggior "peso contrattuale".

    Il Processo di pace


    Proseguono intanto a rilento i lavori per la formazione del nuovo governo, che dovrebbe traghettare il paese verso le prime elezioni libere della sua storia. Le autorità di Kinshasa e i due principali gruppi ribelli (il RCD-Goma e il filougandese MLC) non riescono infatti ad accordarsi sul punto più spinoso, la composizione e il comando delle nuove Forze Armate.

    Il problema, che era stato volutamente evitato nella firma degli accordi di pace di Sun City, rischia di mandare all'aria tutto il processo di pace: dieci giorni fa gli esponenti del RCD-Goma hanno infatti abbandonato la capitale per fare ritorno alla loro base al confine con il Rwanda, paralizzando di fatto i lavori a Kinshasa. Nonostante abbiano fatto ritorno nella capitale all'inizio di questa settimana, i contrasti con le autorità governative rimangono e non sembrano destinati a risolversi in tempi brevi.

    Matteo Fagotto

  5. #25
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    In Origine Postato da Marton
    MANCANDO GLI USA.....NEPPURE UN FANCAZZISTA IN PIAZZA?
    Scusa Yota, ma ci metto poco.

    Caro Marton, mi dispiace davvero per la tua ignoranza, purtroppo per te sono anni che a sinistra ci si muove contro la guerra, ed in particolare si cerca di diffondere e di sensibilizzare l'opinione pubblica sugli sporchi affari della De Beers e altri nelle zone succitate dal nostro criceto preferito. Purtroppo dato che quella guerra non è frutto della propaganda del terrore (terrorismo) messa in piedi dall'amministrazione Bush, ma è il frutto di anni(secoli ormai) di sfruttamento indiscriminato ai danni delle locali riserve diamantifere e delle popolazioni locali, non ha avuto il risalto meritato da certi tuoi organi di stampa. E' quindi scivolata via dalla tua mente dotata di memoria zero, ogni immagine o nozione che riguardi manifestazioni (ne sono state fatte) o campagne di sensibilizzazione verso determinati paesi o situazioni.

    D'altro canto basterebbe ben guardare CHI ti sta spiegando cosa sta succedendo in quella parte di mondo.

    Ma per questo bisognerebbe affacciarsi alla politica con una mente diversa da quella dell' hooligan che v allo stadio, e non mi pare questa opzione rientri tra le tue capacità.

    Ai pensanti.
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

  6. #26
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    Predefinito Le Guerre dimenticate 5 - Repubblica Democratica del Congo

    LA FORZA DI PACE TRA MILIZIANI E BAMBINI SOLDATO


    14 giugno 2003


    E' arrivato il giorno del battesimo del fuoco per la forza di pace in Congo: ieri, le truppe francesi sono state schierate alla periferia sud di Bunia per proteggere la popolazione civile dall'ennesimo scontro armato tra i miliziani Lendu e gli Hema dell'UPC (Unione dei Patrioti Congolesi) che controllano la zona.

    Secondo fonti militari francesi, gli scontri sarebbero avvenuti a 3 km dalla città, precisamente nel villaggio di Hoho, e sarebbero durati circa un'ora. I Lendu sarebbero quindi stati respinti dall'UPC, mentre non si hanno notizie di morti o feriti. Sembra che la copertura aerea dei Mirage francesi si stia rivelando particolarmente efficace per proteggere la città dagli attacchi.

    E' stato trovato ieri il cadavere di Lokolo Tambwe, un'infermiera rapita nei giorni scorsi a Bunia. Sull'accaduto stanno indagando alcuni esperti delle Nazioni Unite. Dall'8 giugno sono ben 14 le persone scomparse in città.

    Prosegue intanto l'arrivo dei soldati francesi dall'aeroporto di Entebbe: ora il contingente di pace dovrebbe contare circa 400 uomini, mentre a giorni dovrebbero arrivare in Africa i contingenti promessi da Germania e Gran Bretagna.

    Bambini soldato


    Uno dei maggiori problemi che i militari francesi devono affrontare a Bunia è la presenza dei bambini soldato, che secondo alcune stime formano la maggioranza delle milizie Hema. Infatti, nonostante le numerose promesse, il leader dell'UPC Thomas Lubanga non sembra aver dato disposizioni di smobilitare i ragazzi, molti dei quali hanno appena 7 anni.

    La presenza di questi bambini armati per le strade della città mette ovviamente in difficoltà la forza di pace: i soldati non sanno come comportarsi di fronte ad un fenomeno così diffuso, favorito dalla chiusura delle scuole e a volte incoraggiato dagli stessi genitori. Sembra che si stiano cercando delle soluzioni per favorirne la smobilitazione, o almeno per evitare di ucciderli se disgraziatamente dovesse esserci qualche scontro a fuoco.

    Tregua nel Nord Kivu?


    Buone notizie arrivano invece dal Nord Kivu, dove il RCD-Goma ha bloccato l'offensiva contro il gruppo ribelle filo-governativo RCD-ML, guidato da Mbusa Nyamwisi. Sembra quindi che l'appello lanciato dagli ambasciatori dei Quindici in visita nel paese abbia sortito effetto.

    Ieri notte i rappresentanti di RCD-Goma, RCD-ML, MONUC (la missione ONU nel paese) e del governo di Kinshasa si sono incontrati a Bujumbura, per accordarsi su un cessate-il-fuoco. Il RCD-Goma si è detto pronto a cessare le ostilità ed a ritirarsi dai territori occupati nelle ultime settimane, ponendo però come condizione il ritiro dell'esercito congolese dall'est del paese.

    I margini per un accordo sembrano quindi esserci. Rimane da capire con che coerenza i vari gruppi che si scontrano per il controllo dell'est del paese possano poi riunirsi a Kinshasa per portare avanti il processo di pace e il governo di transizione.

    Matteo Fagotto

  7. #27
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    L'UPC SI RITIRA, MONUC NELLA BUFERA


    24 Giugno 2003

    Si è concluso senza problemi il ritiro dei miliziani dell'UPC da Bunia, il cui termine ultimo era stato fissato per oggi alle 11.00 ora locale. Se si eccettua la presenza di un piccolo gruppo di guardie del corpo nella sede dell'UPC, i militari francesi sono da oggi gli unici responsabili della sicurezza a Bunia.

    Il ritiro dei miliziani era stato chiesto sabato scorso dai rappresentanti della forza di pace internazionale, ed era stato prontamente accettato dal leader dell'UPC Thomas Lubanga. I suoi uomini sono stati riuniti in caserme all'esterno della città. La misura adottata dai Francesi dovrebbe garantire la pace, anche se alcune armi potrebbero essere state nascoste nelle case, che non verranno perquisite.

    Una parte della popolazione, specialmente nella periferia nord di Bunia, abitata in maggioranza da Hema, ha deciso di abbandonare le proprie case e di rifugiarsi nel centro della città, più vicino alle installazioni della MONUC (la missione ONU in Congo). Con il ritiro dell'UPC infatti gli Hema temono di diventare il bersaglio di nuovi attacchi da parte dei Lendu. Secondo le prime stime gli sfollati sarebbero alcune dozzine.

    Scontri a fuoco con i militari francesi


    Per la terza volta dal suo arrivo in Congo, la forza di pace è stata coinvolta in uno scontro a fuoco. Una pattuglia di militari francesi giunta nella periferia sud della città in seguito ad una segnalazione ha trovato un gruppo di ribelli (probabilmente di etnia Lendu) intenti a saccheggiare una farmacia. I ribelli hanno aperto il fuoco, lanciando anche una granata (che non è esplosa) contro la pattuglia, prima di fuggire. Non sembra ci siano stati morti né feriti.

    Pedofilia nella MONUC


    Come se non bastassero le già feroci critiche all'operato dei Caschi Blu in Congo, una notizia rischia di minare ancora di più la credibilità della missione ONU: secondo un quotidiano congolese infatti, nella casa di un tenente-colonnello belga della MONUC sarebbe stato trovato materiale pedofilo.

    Sembra che l'ufficiale abbia vuto numerosi rapporti con bambine congolesi, che in cambio ricevevano del denaro. I film e le fotografie venivano poi vendute all'estero . Non si esclude per il momento che questo traffico sia esteso anche al vicino Congo-Brazzaville.

    Matteo Fagotto

  8. #28
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    ANCORA SANGUE SOTTO GLI OCCHI DELLA MONUC


    25 Luglio 2003


    Mentre a Kinshasa prosegue il cammino verso la pace, in Ituri si continua a morire: nell'ultima settimana altri due massacri hanno sconvolto la vita della regione che la forza di pace comandata dai Francesi e la MONUC - Missione dell'ONU nel Paese - non riescono a controllare.

    Pochi giorni fa i militari francesi della forza di pace hanno scoperto i cadaveri mutilati di 22 persone nel villaggio di Nizi, a circa 20 km dalla città di Bunia. Fonti dell'agenzia MISNA hanno poi riferito di un altro massacro compiuto la scorsa settimana nei pressi di Fataki, un villaggio a circa 80 km da Bunia. Le vittime sarebbero 56, anche se mancano ancora conferme ufficiali, peraltro difficili da ottenere per la lontananza dei villaggi dalle principali vie di comunicazione.

    Sembra che entrambi gli attacchi siano stati condotti dalle milizie Lendu, responsabili anche dell'attacco che lo scorso 16 luglio ha causato circa 80 vittime nell'ospedale di Tchomia. Dall'inizio del mese le vittime in Ituri sono più di 150, un numero impressionante che dovrebbe spingere la comunità internazionale ad intervenire.

    Invece, i lavori al Palazzo di Vetro per aumentare il contingente della MONUC e per ampliarne il mandato proseguono a rilento, mentre la forza di pace guidata dai militari francesi non ha il mandato per operare all'infuori di Bunia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ad eccezione di Bunia, sostanzialmente pacificata, l'Ituri è diventato terra di conquista per le numerose milizie etniche che operano nella regione, foraggiate da potenze straniere allettate dalla recente scoperta di giacimenti petroliferi.

    I recenti sviluppi politici a Kinshasa e l'attenzione dedicata loro dalla comunità internazionale rischiano di far passare in secondo piano il conflitto in Ituri, la cui soluzione è indispensabile per il futuro del paese.

    Nuovo governo

    Si è finalmente sbloccata la situazione a Kinshasa, dove la scorsa settimana 14 ministri e sette loro vice appartenenti ai due principali gruppi ribelli (RCD-Goma e MLC) si erano rifiutati di giurare fedeltà al presidente Joseph Kabila. Il loro rifiuto aveva fatto annullare la prima riunione dell'esecutivo, prevista per sabato scorso. Ieri i ministri hanno accettato una formula di giuramento che ribadisce la fedeltà al presidente ed alle nuove istituzioni, una formula di compromesso che ha permesso di sanare il contrasto.

    Matteo Fagotto

  9. #29
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    NUOVI SCONTRI NELL'ITURI E ATROCI TESTIMONIANZE


    4 agosto 2003


    Anche questo fine settimana non si sono fermate le violenze nell'Ituri, la regione a nordest della Repubblica Democratica del Congo.
    Miliziani appartenenti all'etnia Lendu, protagonisti di un conflitto esploso nel 1999 contro gli Hema, l'altra popolazione presente in questa parte del paese, hanno attaccato tra sabato e domenica il villaggio di Fataki, a circa 80 chilometri da Bunia, il capoluogo della regione.
    Nei giorni precedenti erano stati attaccati altri villaggi della zona e le agenzie riportano di almeno quattro vittime.

    Secondo la testimonianza di un religioso all'agenzia MISNA i ribelli avrebbero devastato il centro di Fataki, il mercato e la chiesa e non risparmiando nemmeno l'ospedale e l'orfanatrofio, senza trovare nessuna opposizione. Non è ancora chiaro se vi siano state delle vittime.

    Queste ultime violenze azioni rendono ancora più urgente il rafforzamento del contingente di pace nella regione, guidato dalle forze di paeacekeeping francesi: il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha approvato nei giorni scorsi l'aumento del contingente internazionale da 8700 a 10800 uomini.

    Inoltre Joseph Kabila, Presidente del Governo di transizione appenza insediatosi, ha deciso di inviare a Bunia i tre Ministri della Difesa, dell'Interno e degli Esteri per: "Portare un messaggio di pace e riconciliazione e per dimostrare la determinazione del Governo a portare il processo di pace in ogni angolo della nazione", come si legge in un comunicato.

    A Bunia la tensione continua ad essere molto alta; le forze multinazionali presenti nella città (circa 1500 uomini) hanno proibito di portare armi in pubblico, ma questo non è servito a fermare gli scontri: il 31 luglio scorso la Croce Rossa internazionale i corpi 6 persone, 5 Lendu ed una donna di etnia Nande morti lapidati.

    Un portavoce del MONUC (così è chiamata la forza multinazionale dell'ONU presente nell'Ituri) ha dichiarato che: "le cause precise per queste lapidazioni rimangono sconosciute, ma può essere (semplicemente) per la loro appartenenza etnica".

    Ed un altro agghiacciante fatto è venuto alla luce in base alle testimonianze raccolte dai funzionari dell'ONU che stanno investigando sulle violazioni dei diritti umani in questa feroce guerra etnica.
    Sono più di 500 le persone ad aver raccontato di atti di cannibalismo avvenuti tra ottobre e dicembre scorso nelle città di Mambasa e Beni, sempre nel nordest del Paese, durante i violenti scontri tra le forze del Movimento di Liberazione del Congo e gli uomini del Raggruppamento congolese per la Democrazia che hanno provocato centinaia di morti e migliaia di sfollati.

    Questi gruppi ribelli sono tutti di etnia Tutsi e filo-ruandesi ed ugandesi, ma si contendono lo sfruttamento delle ingenti ricchezze naturali della zona, con continui capovolgimenti di fronti e di alleanze.

    Gli atti di cannibalismo, 12 secondo i testimoni, sono stati compiuti per lo più sui Nande e sui Pigmei, accusati di supportare i ribelli del Movimento di Liberazione del Congo ed i loro resti mutilati sarebbero stati esposti alla pubblica vista come deterrente per la popolazione. Secondo un'antica credenze rituale mangiare il cuore ed il fegato di un pigmeo aumenterebbe l'abilità di poter muoversi, cacciare e vivere nelle foreste.

    Il leader del Movimento di Liberazione del Congo, Jean-Pierre Bemba, ha smentito che le sue truppe abbiano mai trovato resti umani di simili atrocità, ma le indagini per far luce su questi orrori proseguono.

    F. Poglio

  10. #30
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    SCHIAVITU' E CAMPI DI CONCENTRAMENTO IN ITURI


    28 Agosto 2003


    Non c'è pace per la popolazione civile dell'Ituri, la regione nord-orientale del Congo, teatro da anni di feroci scontri tra le milizie tribali. E' degli ultimi giorni la notizia che sarebbero stati aperti dei campi di concentramento vicino alla località di Fataki, a circa 80 km dal capoluogo Bunia.

    La testimonianza è stata resa da due donne, riuscite a sfuggire a un campo di prigionia. Sembra che i lager siano stati aperti dai miliziani Lendu, che tra la fine di luglio e l'inizio di agosto avevano attaccato il villaggio causando la morte di 80 persone. Gli scontri avevano fatto fuggire dalla zona almeno 5.000 persone di etnia Hema, e alcune di queste (non se ne conosce ancora il numero) sarebbero state deportate dai Lendu nei campi.

    Le condizioni di vita nei campi sembrano essere pessime, con i deportati in condizioni di schiavitù, costretti a svolgere lavori agricoli e continuamente maltrattati dai miliziani. Né il contingente dell'ONU né quello della UE comandato dalla Francia hanno ancora inviato propri uomini sul luogo per motivi di sicurezza.

    Due sacerdoti uccisi


    Tra i deportati di Fataki ci sarebbe stato anche il vicario del paese, Justin Mandro Kpanga, di cui si sono perse le tracce dalla fine di luglio. Alcuni testimoni riferiscono che il sacerdote sia stato ucciso a colpi di fucile, ma non è stato possibile recuperare il corpo per la pericolosità della zona.
    Un altro sacerdote avrebbe perso la vita nella regione del Bas Congo, a circa un centinaio di km da Kinshasa. La notizia è stata riportata dalla MISNA, al momento non si conosce neanche l'identità del sacerdote.

    Ituri


    I recenti avvenimenti mostrano come la situazione in Ituri rimanga precaria, nonostante gli sforzi compiuti dal governo per far entrare la regione sotto il proprio effettivo controllo. Dopo aver inviato un corpo di polizia da affiancare ai contingenti internazionali, lunedì scorso le autorità congolesi si sono incontrate con gli esponenti di cinque gruppi armati dell'Ituri, rimasti esclusi dalla firma degli accordi di pace avvenuti lo scorso dicembre.

    All'ordine del giorno, la richiesta dei vari gruppi armati di entrare a far parte del dialogo intracongolese e di essere inclusi nella composizione del nuovo esercito. In cambio i leader dei gruppi ribelli hanno accettato di disarmare i propri uomini, anche se la questione non sembra di facile soluzione. Gli stessi leader hanno infatti confessato di non avere il pieno controllo dei loro uomini, che potrebbero ribellarsi ai loro capi o fuggire conservando le armi e costituendo delle specie di bande armate.

    Caschi Blu


    Tutto ciò dimostra come la situazione in Ituri sia ancora estremamente confusa e pericolosa, nonostante gli sforzi fatti anche dalla comunità internazionale per mantenere sotto controllo la regione: in questa settimana il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha infatti prolungato di due settimane (quindi fino alla metà di settembre) la missione Artemis, guidata dal contingente francese e operante a Bunia.

    Il tutto per rendere più "morbido" il passaggio di consegne tra i militari francesi e il nuovo contingente di Caschi Blu pakistani, che verrà a dare man forte ai circa 750 Uruguayani già presenti in Ituri. I nuovi Caschi Blu opereranno in tutto l'Ituri e potranno utilizzare "tutti i mezzi necessari" per proteggere dagli attacchi la popolazione locale.

    Diamanti


    Dopo pochi giorni di lavoro il nuovo esecutivo congolese si trova già di fronte al primo scandalo: la compagnia diamantifera locale, la Miba, sarebbe la responsabile della sparizione di gemme grezze per il valore di ben 10 milioni di dollari, vale a dire l'80% della produzione mensile della stessa compagnia. I vertici della Miba si sono difesi dicendo che i diamanti sarebbero stati semplicemente venduti e mandati ad Antwerp(NDY: De Beers Docet ?), in Belgio.

    La notizia è un brutto colpo soprattutto per il nuovo ministro delle miniere, Eugene Diomi Ndongala, che si sta impegnando in una dura lotta per combattere il traffico illecito di diamanti, una delle principali risorse economiche del paese. Non a caso Ndongala ha deciso di aprire uffici per la certificazione dei diamanti a Kisangani, Goma e Bukavu, tre città fino a poco tempo fa sotto il controllo dei gruppi ribelli che per anni si sono arricchiti con il commercio clandestino delle risorse naturali.

    Matteo Fagotto

 

 
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