SUD-KIVU LA GUERRA COVA SOTTO LA CENERE
17 febbraio 2004
Nonostante le numerose rassicurazioni delle autorità politiche congolesi, la guerra in Congo non è finita. Non solo per i numerosi attacchi che sta subendo la MONUC (la missione ONU nel paese) in Ituri, ma anche per l'"affaire Bukavu" che all'inizio del mese ha turbato non poco la transizione verso il nuovo corso congolese.
Venuto a galla grazie a una soffiata arrivata alle autorità militari congolesi, l'"affaire" dimostra come sia ancora lunga la strada verso la pacificazione e come esistano forze, anche tra le autorità politiche, che mirano alla ripresa del conflitto.
I dettagli
Bukavu, la capitale della regione del Sud-Kivu, è tornata agli onori delle cronache il 5 febbraio scorso quando grazie ad una soffiata il comandante della decima regione militare, il generale Nabyolwa, avrebbe scoperto un nascondiglio di armi e munizioni nella casa di uno dei fedelissimi di Xavier Ciribanya, governatore provinciale e appartenente all'ex-gruppo ribelle filo-rwandese RCD-Goma.
I miliziani fedeli a Ciribanya, guidati dal maggiore Georges Mirindi, avrebbero aperto il fuoco contro i militari che avevano intimato loro la riconsegna delle armi. Nel susseguente scontro a fuoco, durato alcune ore, uno dei miliziani sarebbe rimasto ucciso mentre due civili sarebbero stati feriti gravemente.
Oltre ad aver gettato nel panico la popolazione civile, l'episodio ha portato alla luce una preoccupante spaccatura tra l'autorità politica e quella militare della regione, spaccatura che in un primo tempo Ciribanya ha provato a coprire gettando acqua sul fuoco. Il governatore ha infatti dichiarato che le armi scoperte dai militari erano destinate solamente alle sue guardie del corpo, una spiegazione che non ha convinto né il generale Nabyolwa né il governo di Kinshasa.
Il governo centrale, dopo aver esaminato i fatti e raccolto testimonianze, ha deciso il 7 febbraio di destituire immediatamente Ciribanya e alcuni suoi fedelissimi dalle cariche rivestite, oltre ad intimare loro l'immediata riconsegna delle armi (65 casse tra armi e munizioni).
Prima di uscire di scena Ciribanya ha comunque voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe, accusando il governo centrale di ipocrisia. Ai microfoni di Radio Maria Bukavu l'ex-governatore ha fatto sapere di essere diventato un capro espiatorio, visto che numerose personalità politiche di Bukavu, anche vicine al governo centrale, terrebbero nascosti nelle loro case interi arsenali.
Le parole di Ciribanya fanno inevitabilmente sorgere interrogativi inquietanti: quello dell'ex-governatore è un caso isolato o la punta di un iceberg che rischia di far affondare il processo di pacificazione?
Per il momento le Forze Armate congolesi e i Caschi Blu della MONUC sono stati messi in allerta, non sono eslusi nuovi raid e perquisizioni. Di certo le dichiarazioni del presidente Joseph Kabila, secondo cui la sicurezza nel paese è talmente migliorata da far prevedere un ritiro dei Caschi Blu alla fine dell'anno, alla luce dei nuovi avvenimenti suonano premature.
Nuovi attacchi alla MONUC
Non cessano intanto gli attacchi contro la MONUC condotti dalle varie milizie operanti in Ituri. Ieri mattina all'alba un contingente di Caschi Blu è rimasto vittima dell'ennesima imboscata, a cui è seguìto un breve scontro a fuoco che non ha provocato vittime.
E' tornata in patria la salma dell'osservatore ONU kenyano ucciso la scorsa settimana nei pressi di Katoto, la prima perdita subita dalla MONUC dal suo spiegamento in Ituri lo scorso 1 settembre. Il governo congolese si è impegnato a condurre indagini per far luce sull'accaduto.
Matteo Fagotto