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Discussione: Guerre Dimenticate

  1. #121
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    Predefinito Guerre Dimenticate 7 - Afghanistan

    AFGHANISTAN



  2. #122
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    SCHEDA DEL CONFLITTO




    Situato in una posizione strategica dell'Asia centrale l'Afghanistan ha sempre pagato a caro prezzo la sua condizione di stato cuscinetto e guerre ed occupazioni militari straniere hanno contrassegnato la storia, recente e non, di questo paese.

    L'attuale conflitto arriva dopo la decennale occupazione sovietica del suolo afghano e la cruenta guerra civile che seguì il ritiro dell'armata russa nell'89. Ed è proprio nel periodo della guerra civile, causata dal caos politico in cui versava il paese in quegli anni, che si crearono i presupposti che porteranno alla guerra ancora in corso.

    Durante gli scontri tra le etnie tagike e uzbeke - tra il '92 e il '94 – cominciò ad emergere il movimento dei Talebani (letteralmente studenti coranici), provenienti dalle scuole coraniche sunnite del Pakistan, che li appoggiò nella loro avanzata e nella loro gestione del potere. Sotto la guida del loro leader spirituale, il mullah Omar - a sua volta legato col gruppo terroristico di Osama bin Laden, al Qaeda - nel 1995 i talebani prendono Herat, nel '96 Kandahar mentre due anni più tardi cade anche Kabul.

    Nel paese viene istituita la sharia (la legge islamica) e una stretta osservanza ai dettami del corano, come il divieto di scoltare musica o di andare al cinema. Alle donne è imposto di indossare il burqa e il divieto allo studio e al lavoro. Nel 2001, in seguito alla campagna di "distruzione degli idoli" , vennero abbattute le millenarie staue del Buddha a Bamiyan.
    Tutto questo avviene nel più totale disinteresse della comunità internazionale, mentre l'unica resistenza al regime talebano è rappresentata dall'alleanza istituita tra le minoranze etniche del paese, conosciuta come Alleanza del Nord.

    Tra il '96 e il '97 bin Laden (che aveva lasciato il paese dopo il ritiro delle truppe sovietiche) torna in Afghanistan ed organizza alcuni campi di addestramento della sua organizzazione; nel mirino dei terroristi ci sono gli Stati Uniti.
    Il 7 agosto del 1998 al Qaeda attacca le ambasciate americane in Tanzania e Kenya; di rimando, nel corso dello stesso mese, i bombardieri americani attaccano dei presunti campi di addestramento di al Qaeda al confine con il Pakistan.
    Il 12 ottobre del 2000 viene attaccata la nave da guerra Uss Cole, ancorata nel porto di Aden, di fronte alle coste yemenite.
    La mattina dell'11 settembre 2001 al Qaeda sferra i suo attacchi terroristici su suolo americano. Due aerei si schiantano sulle Twin Tower di New York causandone il collasso, mentre un terzo si abbatte sul Pentagono, a Washington

    In seguito a questi attacchi, [che gli Usa prontamente imputano a bin Laden ed alla sua rete terroristica, l'Afghanistan - accusato di dare ospitalità allo sciecco saudita - viene attaccato dalle forze aeree anglo-americane con l'intento di abbattere le infrastrutture terroristiche presenti nel paese e il regime talebano, ripristinando la democrazia. I violentissimi raid cominciano il 7 ottobre e spianano la strada all'avanzata delle truppe dell'alleanza del Nord. Kabul cade il 13 novembre, mentre i primi di dicembre viene presa Kandahar, roccaforte dei Talebani. Ma nè bin Laden ne Omar cadono in mano americana.

    Lontani dall'essere disciolti i Taliban si sono ritirati sulle montagne afgane e lì hanno ricominciato a riorganizzarsi, adottando quella strategia di guerra a bassa intensità già sperimentata in passato e che ha permesso, tra l'altro, la liberazione dall'occupazione sovietica. Inoltre gli aiuti logistici, militari e politici provenienti dalle popolazioni pakistane che vivono al confine tra i due paesi, hanno permesso una forte ripresa della guerriglia contro le truppe della coalizione guidate dalla Nato e contro le neo-costituite forze di sicurezza afghane fedeli al governo Karzai, tanto che in più di un'occasione i bombardieri americani sono tornati in azione.

    Attualmente le zone di maggiore frizione sono il nord del paese, dove le ripetute tregue conseguite non hanno sedato i combattimenti tra le fazioni uzbeke e tagike, e soprattutto quelle al confine con il Pakistan, a sud e ad est. Durante la scorsa estate la forte rispresa militare dei talebani nel sud-est ha causato scontri violentissimi con le forze della coalizione, che hanno risposto anche con attacchi aerei. Da agosto ad oggi, secondo stime ufficiali, sarebbero circa 400 le persone che hanno perso la vita in questi scontri; tra le vittime molti combattenti talebani ma anche uomini della coalizione, operatori umanitari e molti civili.

    Dalle guerre anglo-afghane all'ascesa del regime talebano, una lunga storia di conflitti


    La posizione centrale che ricopre in Asia centrale ha fatto dell'Afghanistan un crocevia di vitale importanza per motivi di equilibri politici e di transiti commerciali rendendolo, da sempre, preda di dominazioni straniere. Mentre l'era antica lo vede oggetto di ripetute invasioni, fra cui quelle arabe che portarono nel paese l'Islam, la storia più recente racconta invece dei tentativi di Russia e Gran Bretagna di annoverarlo nella propria sfera di influenza.

    Estendendosi tra i possedimenti russi del Caucaso meridionale e a nord-ovest dell'India, ex colonia britannica, l'Afghanistan divenne l'ago della bilancia degli equilibri di questa regione. L'Inghilterra, preoccupata dell'espansione russa, cercò di controbilanciare la situazione tentando di invadere più volte il paese, rafforzando così anche la frontiera a nord-ovest della sua colonia indiana. Tutto questo costerà al paese tre guerre con la Gran Bretagna, l'ultima delle quali, un conflitto-lampo combattuto all'indomani della Prima Guerra mondiale, porterà all'indipendenza del paese (1919), sancita in via definitiva nel 1921.

    Dal 1907, infatti, un accordo anglo-russo aveva deciso del destino del paese e l'Afghanistan era uscito, momentaneamente, dalla sfera di influenza russa diventando una sorta di protettorato britannico.
    E' in questo periodo che viene istituita la cosiddetta linea Durand, il confine tra Afghanistan e Pakistan che ha però di fatto separato nei due paesi il gruppo etnico dei pashtun che ancora oggi reclama una propria indipendenza e il riconoscimento del Pashunistan come loro madre patria.

    L'uomo del passaggio all'indipendenza, re Amanullah, restò al potere per dieci anni, dal 1919 al 1929 quando venne deposto a causa di una serie di riforme che scontentarono sia il clero islamico che gli ambienti militari. Gli successe Nadir Shah, che abolì molte delle riforme da lui adottate. Nel 1931 venne promulgata una nuova costituzione che istituì di fatto un'oligarchia reale che escludeva la popolazione da ogni tipo di decisione. Nadir Shah venne assassinato nel33 e a succedergli fu il figlio Muhammad Zahir Shah, ultimo re del paese, che restò al potere per quaranta anni, dal 1933 al 1973[/B].

    Durante questo quarantennio la situazione rimase quella di sempre, con una ristretta oligarchia che deteneva l'intero potere malgrado l'approvazione, nel 1964, di una nuova costituzione di tipo parlamentare. L'influenza sovietica aiutò, tuttavia, la formazione di nuove forze politiche e sociali e nel 1973 Zahir Shah venne deposto con un colpo di stato organizzato da suo cugino Daud Khan, che si pose a capo dello stato.

    Il golpe, avvenuto mentre il re si trovava in Italia (dove resterà fino alla caduta del regime talebano ndr.), venne organizzato da Daud con l'ausilio delle due ali (il Parcham ed il Khalq ) di una formazione politica di sinistra nata nel 1965, il PDPA (People's Democratic Party of Afghanistan). Salito al potere, però, Daud mise nei posti chiave uomini a lui fedeli marginalizzando gli alleati politici.

    Daud venne visto con sospetto anche dall'Unione Sovietica. Seppur non discostandosi mai dalle scelte del Blocco sovietico Daud iniziò una politica di apertura nei confronti di India, Iran e di alcuni paesi arabi produttori di petrolio come Arabia e Iraq. Inoltre il mancato perseguimento di alcuni obiettivi come la ripresa economica, l'accentramento sempre più marcato di potere nelle sue mani e l'intolleranza nei confronti di ogni tipo di opposizione portarono il Parcham ed il Khalq ad organizzare un nuovo colpo di stato che vide perire Daud nell'aprile del '78e la nascita della Repubblica democratica dell’Afghanistan (RDA).

    In questo periodo le ingerenze sovietiche sono determinanti nella storia del paese e si preparano i presupposti dell'invasione dell'armata rossa. Il Khalq sale al potere e tesse dei rapporti di equilibrio con il Parcham. I due leader più insigni del Khalq, Taraki e Hafizullah Amin, ricopriranno le cariche rispettivamente di primo ministro e ministro della difesa, mentre Karmal, del Parcham, ricoprirà la carica di vice di Taraki. Ma la rivalità tra Taraki e Amin porterà all'uccisione di Taraki nel 1979. Amin prese il potere grazie anche all'iniziale sostegno dell'Unione Sovietica che però capì poco dopo che la fede al dogma marxista-leninista di Amin non poteva avere seguito in un paese islamico e conservatore come l'Afghanistan.

    Amin venne quindi giustiziato e la guida del paese passò nelle mani di Bebrak Karmal. Nel frattempo l'organizzazione e l'espansione dei gruppi gruppi islamici - spalleggiati da Iran, Pakistan e Cina - contro il governo degli "infedeli" comincia a porre seri problemi all'Unione Sovietica, preoccupata che questi si potessero estendere anche alle sue repubbliche di Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan. Temendo la costituzione di una repubblica islamica a ridosso dei suoi confini, l'Unione Sovietica nel 1979 decise di invadere il paese. Temendo un'avanzata russa in Asia meridionale anche gli Stati Uniti decidono di intervenire in questo conflitto appoggiando i gruppi islamici; così, attraverso il Pakistan, cominciano ad entrare gli approvvigionamenti militari americani.

    Si unisce alla resistenza anche Osama bin Laden, arrivato in Pakistan all'inizio degli anni 80, che formò dei campi di addestramento per le reclute venute dall'estero. Inoltre fra questi c'è anche un personaggio ormai noto alle cronache di guerra afghane, Gulbuddin Hekmatyar. Questi avrà stretti rapporti con il regime talebano e attualmente è una delle massime figure della nuova resistenza anti-americana in Afghanistan.
    Il protrarsi della guerra e il suo alto costo, sia in termini economici che umani, indusse i sovietici al ritiro delle sue truppe, completato nel febbraio dell'89.

    Preoccupazione del Cremlino fu di lasciare un governo su cui poter contare, mentre i gruppi islamici non vedevano alternativa all'instaurazione di un regime islamico e quando, dopo il ritiro russo, il potere passò nelle mani di Najibullah - nuovo leader del PDPA – questi venne visto dalla popolazione come l'uomo del controllo sovietico in Afghanistan. Alla sua estromissione, nel 1992, seguì la guerra civile e l'ascesa del regime talebani.

    Dall'occupazione sovietica ad oggi l'Afghanistan non ha più vissuto un solo giorno di pace ed è arrivato al suo ventiquattresimo anno di guerra.

    Monica Losciale

  3. #123
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    IL FALLIMENTO DELLA PAX AMERICANA


    Due anni dopo la caduta del regime dei taliban in seguito all’intervento armato americano, l’Afghanistan è ricaduto nel dimenticatoio in cui è sempre vissuto prima dell’11 settembre 2001. Ma lontano dai riflettori dei media occidentali, questo Paese sta nuovamente sprofondando nel caos.


    13 novembre 2003 –L’autorità del governo provvisorio, presieduto da Hamid Karzai e sostenuto dagli americani, non si estende al di fuori della capitale Kabul, l’unica città presidiata dai militari del contingente internazionale ISAF (International Security Assistance Force). I governatori provinciali e la polizia governativa non hanno alcun controllo effettivo sul territorio. A comandare veramente sono i signori della guerra con le loro milizie private di mujahedin, gli stessi che nel 2001 avevano combattuto i taliban a fianco degli americani sotto le insegne dell’Alleanza del Nord e che oggi si combattono tra loro, soprattutto nelle province settentrionali. La fazione più potente è quella dei tagiki comandati dal maresciallo Mohammed Qasim Fahim, ministro della Difesa di Karzai e al tempo stesso suo principale avversario politico in vista delle prime elezioni libere, previste per il giugno 2004.

    I comandanti mujahedin, che si finanziano con i proventi del rifiorito commercio dell’oppio, sono politicamente sostenuti da Russia, India, Iran ed ex repubbliche sovietiche. L’eventualità che essi tornino al potere a Kabul, come già nel periodo tra il 1992 e il 1996, è fortemente osteggiata dal Pakistan, che da sempre considera l’Afghanistan come il proprio “cortile di casa. E così, proprio come nel 1996, Islamabad – dove a comandare non è il filoamericano Musharraf ma l’esercito, i servizi segreti e i partiti integralisti islamici - sta riorganizzando i taliban che si erano rifugiati nelle aree tribali di confine per riprendere il controllo dell’Afghanistan.
    Infatti dall’estate del 2002 la resistenza armata dei taliban nelle province meridionali confinanti col Pakistan ha avviato un’escalation della guerriglia e degli attentati contro le forze di Karzai e quelle americane, le quali hanno risposto lanciando l’operazione “Mountain Viper”, la più massiccia operazione militare Usa dalla fine del conflitto.

    A fianco dei taliban, comandati ancora dal Mullah Omar, si sono schierati anche gli integralisti del famigerato Gulbuddin Hekmatyar, altra vecchia conoscenza dei servizi segreti pachistani, e i miliziani di Al-Qaeda fedeli a Osama Bin Laden. Di fronte al ritorno in scena dei taliban, sostenuti dalle tribù pashtun che abitano nel sud dell’Afghanistan (oltre che nel nord del Pakistan) e che pur costituendo la parte maggioritaria della popolazione afgana sono stati esclusi dal gioco politico post-taliban, Washington e Kabul stanno percorrendo anche la via del dialogo con gli esponenti più “moderati” dell’ex regime del mullah Omar. Bush e Karzai hanno proposto loro di entrare nel governo. Per gli Usa significherebbe la fine della resistenza armata taliban nel sud del Paese. Per il presidente Karzai rappresenterebbe una possibilità di sopravvivenza poltica in caso di rottura definitiva con i signori della guerra dell’Alleanza del Nord.

    Enrico Piovesana

  4. #124
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    ATTACCHI A BASI USA; RICHIAMO DI OMAR ALLA JIHAD




    1 Aprile 2003


    Continuano a ritmo incessante gli attacchi a basi e obiettivi militari statunitensi. Inoltre dopo l'intervista del mullah Dadullah, in cui il leader talebano rivelava che è in corso una riorganizzazione dei talebani sotto la guida del mullah Omar, stanno adesso circolando dei manifesti in cui è lo stesso leader spirituale degli "studenti coranici" a chiamare il popolo islamico alla Jihad.

    Domenica alcune basi Usa sono nuovamente cadute sotto attacco nell'Afghanistan orientale.
    Oltre una dozzina di razzi sono stati lanciati contro una postazione militare americana. Obiettivo era la base della città di Shkin, nella provincia della Paktika. Le truppe statunitensi hanno individuato tre veicoli sospetti ed hanno chiamato in supporto anche le forze aeree. Nel conflitto sono infatti stati impiegati due elicotteri da combattimento Apache e un jet Harrier. Solo quest'ultimo veicolo è stato impiegato attivamente, con il lancio di una bomba da 1000 libbre. Due ribelli sono morti nello scontro mentre le truppe americane non hanno subito perdite.

    Ma a cadere sotto fuoco nemico è stata anche la base di Gardez, provincia della Paktia sempre nell'Afghanistan orientale, attaccata con due razzi che hanno però mancato l'obiettivo. Inoltre, quasi contemporaneamente, sono stati attaccati sia il Military Training Center di Kabul che il quartier generale delle forze di peacekeeping (Isaf), sempre a Kabul, attaccati entrambi con un razzo. In questi due ultimi attacchi non si registraziono vittime ma fa pensare la vicinanza del quartier generale dell'Isaf con l'ambasciata americana.

    Intanto contunuano le indagini e le ricerche degli autori dell'attentato di sabato che è costato la vita a due soldati statunitensi. Per il momento le autorità afghane hanno arrestato due ufficiali talebani che facevano parte dell'esecutivo di governo del deposto regime. Si tratta di Abdul Razzak, ex ministro del commercio, e Akhund Sayed Shaheed, ex ministro dell'educazione.


    il richiamo alla Jihad



    Degli attentati di cui si è parlato le autorità afghane accusano gruppi talebani e uomini legati a signori della guerra locali con loro collusi. Questa tesi è molto credibile soprattuttto dopo le dichiarazioni del capo talebano mullah Dadullah, che in una recente intervista ha reso nota le riorganizzazione dei talebani sotto la guida del mullah Omar e ha dichiarato che questo momento, con la guerra in Iraq e con il forte e diffuso sentimento di avversione alle truppe americane, è il migliore per riprendere la resistenza contro "i crociati stranieri".


    A queste dichiarazioni si aggiunge ora l'apparizione di alcuni manifesti nella parte orientale del paese inneggianti alla Jihad (guerra santa) contro gli americani e i loro collaboratori a firma dello stesso mullah Omar.




    Nei manifesti c'è anche un forte richiamo all'attacco in Iraq. "Se i non mussulmani attaccano una terra mussulmana è dovere di tutti ribellarsi all'aggressore."
    "Noi eravamo accusati a causa di Osama bin Laden perché dicono che lui è un terrorista e che noi gli davamo riparo. Ma qual’è il peccato dell'Iraq? L'Iraq non ha Osama bin Laden nel suo territorio".

    Malgrado ciò le fonti militari dell'alleanza non ritengono che la guerra in Iraq porterà un peggioramento delle condizioni di sicurezza in Afghanistan. Tuttavia è innegabile che da quando è iniziato l'attacco in Iraq gli scontri in Afghanistan si susseguono con sempre maggiore frequenza.

    M. Losciale

  5. #125
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    CACCIA AI TALEBANI



    8 Aprile 2003



    Le forze di sicurezza afghane hanno iniziato un'operazione di rastrellamento nel nord-ovest del paese alla ricerca di alcune centinaia di talebani. Secondo quanto riferito dal portavoce del governo della provincia di Herat, i nomi dei combattenti sono stati scoperti in seguito alla cattura, avvenuta la scorsa settimana nei pressi della provincia di Badghis, di cinque importanti comandanti talebani. Tra lista dei nomi, trovata nelle tasche dei cinque comandanti catturati, figurerebbe anche quello del mullah Badar, governatore di Badghis durante il governo talebano.

    Lo scorso primo aprile, infatti, un gruppo di circa 500 ribelli talebani ha attaccato i villaggi di Akazia e Sipia, nei pressi della capitale della provincia di Badghis, Qalai-e-Naw. Secondo fonti governative 150 talebani sarebbero stati uccisi nel combattimento, 50 fatti prigionierie circa 300 sarebbero fuggiti sulle montagne, inoltre avrebbero perso la vita anche 11 soldati governativi mentre altri 7 sarebbero rimasti feriti.
    Alle operazioni di pattugliamento stanno partecipando anche gli uomini di Ismail Khan, governatore della limitrofa provincia di Herat, che ha inviato a Badghis circa 300 uomini.

    Le forze americane hanno inoltre iniziato un'operazione di pattugliamento nel distretto di Sangeen, nella provincia meridionale di Helmand. Tra gli obiettivi c'è la cattura di due importanti capi talebani, il Mullah Akhtar Mohammed, di recente segnalato nella zona con suo fratello Abul Hassan, e il Mullah Dadullah, che ha recentemente reso nota la riorganizzazione del gruppo talebano.

    Anche la scorsa settimana gli scontri non sono mancati ed anzi hanno portato a due giorni di pesanti bombardamenti.
    Martedì scorso, infatti, c'è stato uno scontro diretto tra le forze della coalizione e gruppi di sospetti combattenti talebani. La battaglia è scoppiata nella zona che in queste ultime settimane è stata teatro di frequenti attacchi contro obiettivi americani o governativi, quella del sud-ovest del paese. Gli scontri sono iniziati quando truppe del governo afghano sono state attaccate da un gruppo ribelle nei pressi di Spin Boldak.

    Gli scontri con il gruppo ribelle, composto da circa 60 elementi, sono continuati nelle giornate seguenti. Tra mercoledì e giovedì le truppe afghane e americane sono entrate in un villaggio limitrofo riprendendo la battaglia, ma i ribelli sono riusciti a scappare sui monti di Tor Ghar, al confine con il Pakistan e la semiautonoma Tribal Belt (cintura tribale), e dopo alcune ore di combattimenti sono intervenute anche le forze di supporto aereo con jet da combattimento A-10 , elicotteri Apache, Thunderbolt II, AC-130, AV-8 Harriers, e bombardieri B-1.

    L'operazione ha causato la morte di 8 persone tra le truppe ribelli e di 2 tra le fila dei soldati afghani, 15 talebani sono stati catturati.
    La notizia è stata confermata anche dal portavoce delle forze Usa, colonnello Roger King, che ha inoltre reso noto che nelle 14 ore di bombardamento sono state sparate ben 16 tonnellate di bombe.

    La riorganizzazione dei talebani, già resa nota in una recente intervista dal mullah Dadullah, è stata confermata anche da Khan Mohammed, comandante militare di Kandahar.
    "Sei mesi fa gli attacchi erano sporadici. Ma oggi c'è una nuova riorganizzazione dei talebani".
    "Hanno trovato spazi e fronti aperti. Sono meglio organizzati e stanno lentamente crescendo di numero
    ".

    Inoltre, in seguito all'uccisione dell'operatore umanitario della Croce Rossa Internazionale Ricardo Munguia, avvenuta pochi giorni fa, la commissione internazionale ha ordinato ai suoi collaboratori di non compiere spostamenti fino a nuove disposizioni. Ma anche questo rientrerebbe nei piani dei gruppi ribelli. Khalid Pashtoon, portavoce del governo di Kandahar, ha infatti dichiarato: "Questo è il loro obiettivo, far uscire gli operatori umanitari dal sud del paese affinchè la ricostruzione non vada avanti e il governo sia destabilizzato".

    Inoltre Pashtoon, e con lui molti altri uomini del governo locale, sono convinti che il Pakistan dia rifugio ed aiuti ai gruppi talebani.
    Khalid Khan, direttore degli affari esteri di Spin Boldak, ritiene che molti leaders e comandanti talebani abbiano trovato rifugio a Quetta, capitale della provincia di confine pakistana di Baluchistan. Benchè il Pakistan neghi ogni addebito, c'è chi ritiene che senza un aiuto ad alti livelli questi gruppi non avrebbero potuto operare.

    M. Losciale

  6. #126
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    UN ALTRO TRAGICO ERRORE; 11 CIVILI MORTI



    9 Aprile 2003


    E' una guerra dimenticata quella che si sta combattendo in Afghanistan ma, come tutte le guerre, crea morte e disperazione ed a pagarne il prezzo più alto è la popolazione inerme. Spenti i riflettori della guerra spettacolo, ormai tutti focalizzati sul conflitto in Iraq, in Afghanistan continua a scorrere sangue ed è per lo più sangue di civili innocenti.

    L'ennesima tragedia si è consumata nella città di Skin, provincia della Paktika, nella parte orientale del paese al confine con il Pakistan, a causa di una bomba che non ha centrato il bersaglio ed è finita su una casa.
    La scorsa notte nella città di Skin un checkpoint controllato da soldati del governo afghano è stato attaccato da non meglio identificate forze nemiche; 4 soldati afghani sono rimasti feriti e le loro condizioni, definite stabili, non destano preoccupazioni.

    A questo punto sono intervenute le forze aeree americane con due AV-8 Harrier, che hanno inizialmente sparato colpi di cannone contro il gruppo ribelle. Uno dei due ha poi sganciato una bomba da 1000 libbre a guida laser che ha mancato l'obiettivo ed ha centrato in pieno una casa. 11 civili, fra cui molte donne, sono morti nell'incidente mentre un'altra persona è rimasta ferita.



    Un AV-8 Harrier



    Non è ancora chiaro se i ribelli provenissero dal Pakistan.

    Duro il commento del governatore della provincia, Mohammed Ali Jalali, che ha condannato l'attacco ed ha detto di aver preso contatti con gli ufficiali americani. "Non erano né di al-Qaida né talebani... Erano soltanto civili innocenti" ha detto Jalali all'Associated Press.

    Lo scorso febbraio 17 civili erano morti nella provincia di Helmand a causa di un bombardamento delle forze alleata che cercavano di stanare un gruppo di talebani si di una montagna.

    La scorsa estate circa 48 civili vennero uccisi e 117 feriti quando un Ac-130 bombardò per errore una festa di nozze nella provincia di Uruzgan.

    M. Losciale

  7. #127
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    SCONTRI SEMPRE PIÙ FREQUENTI, ATTACCATI GLI ALPINI



    15 Aprile 2004


    L'Afghanistan è un paese che vive ormai in un perenne stato di massima allerta. In questi ultimi giorni poi il livello di attenzione è altissimo a causa di frequenti attacchi in varie zone del paese e ad essere attaccato anche il contingente italiano di stanza a Khost.

    Sabato una pattuglia della task force italiana "Nibbio" è stata attaccata con un ordigno rudimentale composto da due bombe a mano. L'ordigno è esploso in prossimità di un veicolo dei militari, impegnati in un'operazione di perlustrazione a Khost; non si registrano feriti o danni ai mezzi militari ed una persona sospetta è stata arrestata.
    Durante la notte, poi, è esplosa un'auto nei pressi dell'avamposto di Chapman, presidiato da alpini italiani e soldati americani. I militari sono rimasti incolumi ma è probabilmente morto uno dei presunti attentatori. Dalle prime notizie sembra infatti che l'autobomba dovesse servire a compiere un attentato.

    Sempre nella giornata di sabato un'altra auto imbottita di esplosivo è saltata in aria a Karwan Sarui, a quattro miglia da Khost. La deflagrazione ha causato la morte delle quattro persone che si trovavano sull'auto e che probabilemene volevano compiere un attentato. Uno dei quattro è un ex-ufficile del deposto regime talebano, Bacha Malkhui, degli altri tre sospetti attentatori si conosce solo la nazionalità; due erano pakistani e uno yemenita. L'automobile è probabilmente entrata dal Pakistan.

    Domenica invece due soldati afghani hanno perso la vita in uno scontro a fuoco nei pressi di Spin Boldak, nel sud del paese al confine con il Pakistan. La dinamica dell'incidente non è ancora stata resa nota ma le autorità hanno subito imputato le responsabilità dell'attacco a gruppi talebani ormai riorganizzati e attivi in diverse zone del paese.

    Ma la scorsa settimana è anche stata caratterizzata da violenti scontri diretti. Martedì scorso a Meymaneh, capitale della provincia nordorientale di Faryab le truppe di Atta Mohammed, generale di etnia tagika, e quelle del generale Rashid Dostum, uzbeco, si sono battute causando la morte di 13 persone, tra cui due civili, e il ferimento di altre 17. La battaglia è iniziata in seguito all'uccisione di uno dei comandanti di Dostum. Gli scontri tra le due fazioni sono continuate anche durante la notte finchè non si è arrivati ad un cessate il fuoco mediato dalle Nazioni Unite presenti nella zona.
    Subito dopo il raggiungimento dell'accordo una folla di 400 persone è scesa in strada chiedendo il disarmo. La manifestazione si è concentrata fuori dell'ufficio del governo locale e quelli delle Nazioni Unite. Gli scontri in questa regione sono, infatti, frequenti e la gente del luogo teme che anche questo nuovo cessate il fuoco non regga a lungo.

    Nuovi scontri tra riorganizzati gruppi talebani e truppe dell'esercito governativo si sono registrati mercoledì nella città di Orgun. La battaglia, durata quattro ore, ha causato la morte dell'ex ministro degli affari tribali talebano, Ammanullah, oltre che di altri sospetti talebani mentre 4 soldati dell'esercito sono rimasti feriti. La notizia è stata resa nota dalla televisione di stato.

    M. Losciale

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    Errore Usa, 4 afghani morti. Offensiva della Jihad



    22 Maggio 2003



    Un tragico errore. Questo sembrerebbe essere lo scontro a fuoco verificatosi ieri nella capitale afghana tra soldati americani ed afghani. Lo scontro, avvenuto nei pressi dell'ambasciata americana a Kabul, ha causato la morte di 4 soldati afghani mentre non si rilevano perdite nè feriti tra le fila dei soldati statunitensi.

    Poco chiare sono le cause e la dinamica dell'incidente. La strada dove si trova l'ambasciata ospita altri importanti edifici presieduti giorno e notte dai militari. Di fronte alla sede diplomatica, infatti, vi sono alcuni edifici dell'esercito afghano, mentre poco distante si trova la base delle forze internazionali di peacekeeping.

    Secondo quanto riferito dal capo della polizia di Kabul, Basir Salangi, l'incidente sarebbe occorso mentre i militari afghani stavano scaricando armi destinate ai rifornimenti degli arsenali dell'esercito. A questo punto è scoppiata una sparatoria in cui hanno perso la vita 3 soldati afghani mentre altri sono rimasti feriti; uno di questi è poi morto in ospedale.
    Non si sa chi abbia sparato per primo. Secondo un portavoce delle forze di peacekeeping, i soldati afghani avrebbero aperto il fuoco per primi sparando ad una macchina che forse non si era fermata ad un checkpoint. I marines, credendo di essere sotto attacco, avrebbero risposto al fuoco. Questa notizia non ha, però, trovato conferma.

    L'offensiva della Jihad ed il fallimento della guerra al terrorismo


    L'incidente è arrivato poche ore dopo che il Dipartimento per la Sicurezza nazionale ha innalzato il livello di allarme a quello arancione sul suolo nazionale e nelle ambasciate. Il livello arancione è definito ad alto rischio di allarme attentati ed è seguito solo da quello rosso. Dopo i recenti attacchi terroristici di Ryad e Casablanca, l'Fbi ha reso noto in un rapporto che il suolo americano potrebbe nuovamente essere colpito dal terrorismo islamico. Non è chiaro quanto la notizia sia fondata ma gli attentati, in Arabia Saudita e Marocco, potrebbero essere solo un preludio alla ripresa in grande stile delle attività terroristiche di al Qaeda e di altre formazioni legate al fondamentalismo islamico radicale.

    Un altro dato fondamentale è il fallimento strategico della politica di aggressione perseguita dall'amministrazione Bush e dai suoi corifei europei nella guerra al terrorismo e che trova espressione nella dottrina della guerra preventiva. Dopo due guerre vinte in maniera rapida e schiacciante sul piano militare, in Afghanistan ed in Iraq, ed il cui scopo era quello di debellare il terrorismo internazionale, c'è adesso da tirare le somme sugli effetti nel mondo arabo e sull'efficacia di tale strategia. Azioni terroristiche hanno sovente sconvolto il mondo occidentale (duramente colpito negli attacchi nella discoteca di Bali e nella sinagoga di Jerba, solo per ricordare due azioni clamorose) e nei due paesi più duramente colpiti dalla coalizione anti-terrorismo la situazione politica e sociale è ingovernabile e sempre più spesso l'unica autorità riconosciuta dalla popolazione è quella religiosa. Intanto la popolazione americana è costretta a vivere in uno stato di perenne tensione ed insicurezza sia sul suolo patrio che all'estero.

    A gettare benzina sul fuoco sono poi arrivate ieri le dichiarazioni del braccio destro di Osama bin Laden, Ayman al-Zawahri. In una registrazione audio fatta pervenire e divulgata dalla televisione satellitare araba al-Jazeera, al-Zawahri ha invitato i musulmani ad ispirarsi agli attacchi dell'11 settembre e di considerare i 19 attentatori un "esempio". Il leader di al Qaeda ha invitato ad un attacco armato contro i nemici americani ed ebrei ed ha poi aggiunto "Musulmani, attaccate le ambasciate degli Stati Uniti, dell'Inghilterra, dell'Australia e della Norvegia, i loro interessi, le loro compagnie e il loro personale. Mettete il fuoco sotto i loro piedi."

    Adesso la cassetta è passata all'esame degli analisti dell'intelligence americana per verificarne l'autenticità.

    Intanto 3 cittadini marocchini sono stati arrestati all'aereoporto di Gedda con l'accusa di [Color=Red ]voler compiere un attentato simile a quelli dell'11 settembre, dirottando un aereo e colpendo un luogo simbolico[/Color].

    M. Losciale

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    SCONTRI, MANIFESTAZIONI E RIVELAZIONI SULL'URANIO




    25 Maggio 2003




    Dopo l'incidente occorso pochi giorni fa nei pressi dell'ambasciata statunitense a Kabul, quando le forze Usa hanno aperto il fuoco contro truppe dell'esercito afghano, una manifestazione anti-Usa ha avuto luogo nella capitale afghana. Intanto nel paese "pacificato" si continua a combattere e morire, mentre recenti studi medici hanno rilevato un alto livello di uranio nelle urine di civili di zone diverse del paese.

    La cronaca di guerra fa registrare un nuovo scontro a fuoco tra truppe statunitensi e un gruppo di non meglio identificati ribelli nell'Afghanistan orientale, avvenuto giovedì. Secondo quanto riferito da fonti americane lo scontro sarebbe avvenuto a sud della città di Gardez quando il contingente Usa è venuto in contatto con un gruppo di ribelli composto da circa 30 unità. Il combattimento ha causato la morte di almeno 3 ribelli, forse anche di più, mentre non si registrano vittime tra gli americani. In soccorso delle truppe di terra sono stati anche chiamati tre aerei da combattimento, due A-10 ed un AC-130, che però non hanno sparato.

    Martedì un soldato americano è rimasto ferito al collo dall'esplosione di una bomba rudimentale, esplosa vicino ad un veicolo militare americano. Anche questo incidente, è avvenuto nella città di Gardez.

    Ieri invece una manifestazione anti-americana nella capitale. I dimostranti si sono raccolti fuori dell'ambasciata americana a Kabul, luogo dove pochi giorni fa soldati americani hanno ucciso per errore 4 soldati afgani.

    La rabbia era evidente: alcuni cartelli portavano la scritta "Morte all'America, morte a Garzai", mentre ci sono stati lanci di sassi all'indirizzo di veicoli delle forze di peacekeeping che pattugliano la città. La sassaiola ha causato un ferito lieve tra le forze delle coalizione[/B]. Un ragazzo di 20 anni ha dichiarato all'AP "Perchè gli americani ci ammazzano dentro casa nostra, in Afghanistan? Che dire dei diritti umani? Vogliamo che gli assassini siano consegnati alla giustizia."
    Ci sono stati lanci di pietre anche contro il cancello dell'ambasciata, ma a questo punto la polizia afghana è intervenuta disperdendo la folla.

    Dubbi sul numero dei partecipanti che variano a seconda delle fonti; circa 80 persone secondo alcune, oltre 200 secondo altre.

    Un paese contaminato


    Intanto la BBC Online rende noti i risultati di uno studio condotto su un gruppo di civili afghani condotti da uno scienziato indipendente, il dottor Asaf Durakovic.
    Il dottor Durakovic, dell'UMRC (Uranium Medical Research Center), ha definito "stupefacente" il livello riscontrato nelle urine delle persone esaminate. Sebbene i ministeri della difesa americani e britannici abbiano sempre negato l'uso di armi all'uranio in qualunque sua forma in Afghanistan, il campione di civili esaminati manifestano gli stessi sintomi dei veterani della guerra del Golfo afflitti dalla sindrome del Golfo.

    Durakovic ha condotto un primo studio tra il 1999 ed il 2000 su alcuni veterani della guerra del Golfo ed ha rilevato livelli definiti "significativi" di uranio impoverito sui 17 casi presi in esame.
    Nel maggio del 2002 sono iniziati gli studi in Afghanistan. Il team dell'UMRC ha condotto alcune ricerche sulla popolazione della provincia orientale di Nangarhar, dove sembra sia stata testata una nuova generazione di armi ad alta penetrazione. Alcune centinaia di persone hanno manifestato gli stessi sintomi e malattie dei veterani che hanno contratto la sindrome del golfo, probabilmente a causa delle inalazioni di polvere di uranio.

    All'UMRC non hanno dubbi "Se le scoperte dell'UMRC a Nangarhar dovessero essere confermate in altre comunità dell'Afghanistan il paese si troverebbe di fronte ad un disastro sanitario... Tutte le generazioni future sarebbero a rischio."

    L'UMRC ha inviato le urine di 17 persone che manifestavano i sintomi di contaminazione ad un laboratorio analisi britannico indipendente. I risultati lasciano senza parole: tutte le persone esaminate sono risultate contaminate ed il livello di tossicità e radioattività riscontrata è tra le 100 e le 400 volte più alta di quella riscontrata nei veterani della guerra del Golfo rilevati nel 1999.

    Inoltre - rivela la BBC Online – i medici dell'UMRC hanno rilevato una media di 9,4 nanogrammi di uranio per litro di urina in persone che non presentavano segni di contaminazione. Questa media è salita a 315,5 nelle 17 persone risultate esaminate; in un bambino di 12 anni è stato riscontrato un valore di 2.031 nanogrammi di uranio.

    Durakovic ha inoltre detto all BBC che in Afghanistan non vi sono nè pozzi petroliferi dati alle fiamme nè pesticidi, nè sono state eseguite vaccinazioni su qualcuno, tutte spiegazioni addotte per spiegare le condizioni dei veterani della guerra del Golfo; tuttavia le persone hanno esattamente gli stessi sintomi.

    I risultati di una nuova indagine dell'UMRC condotta nel settembre del 2002 saranno pubblicati in tempi brevi.

    M. Losciale

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    INCHIESTA SUGLI SCHIAVI BAMBINI AFGHANI




    25 Settembre 2003



    Le autorità afghane affermano di aver salvato 85 bambini, alcuni anche dell'età di 4 anni, che erano stati rapiti, probabilmente per essere portati all'estero.

    Circa 50 bambini dalla provincia settentrionale del Badakhshan sono stati intercettati dalla polizia mentre mentre erano in viaggio per le strade nella vicina provincia di Takhar.

    Le autorità sospettano che i ragazzi fossero destinati alle scuole religiose in Pakistan e Iran, anche se non è esclusa la possibilità che i piccoli sarebbero stati venduti come schiavi sessuali.

    Fonti officiali afghane hanno riferito che 8 persone erano state arrestate con il sospetto di essere trafficanti di ragazzi.

    L'UNICEF, l'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Infanzia, ha messo in guardia sul serio problema del rapimento di bambini in Afghanistan, paese che ha risorse limitate per affrontare questo problema.




    "Lavaggio del cervello"


    L'UNICEF ha invitato urgentemente il ministro degli interni afghano, Ali Ahmad Jalali, ad intervenire.

    Fin dalla caduta dei talebani, il governo di transizione dell'Afghanistan ha tentato di ricostituire la forza di polizia e l'esercito nazionale, che si erano disintegrati durante due decenni di guerra civile.

    "Sospettiamo che potrebbero esserci altri ragazzi rapiti", ha detto il portavoce dell'UNICEF, Edward Carwardine.

    "Sappiamo inoltre, da rapporti non confermati dal sud, che sono scomparsi bambini nella zona".

    Stando a quanto riferito dall'agenzia, molti bambini rapiti nella regione sono venduti come schiavi sessuali o baby lavoratori.

    Un ufficiale responsabile dei servizi segreti afghani, Amrullah Saleh, a riferito all'Associated Press, che persone provenienti dall'Afghanistan "con le tasche piene di soldi" spesso hanno viaggiato attraverso remote aree dell'Afghanistan. Hanno promesso a povera gente "una buona educazione religiosa e una illuminazione per i loro bambini", ha detto.

    I ragazzini vengono poi portati clandestinamente oltre confine alla volta di scuole religiose nelle regioni tribali del Pakistan, dove subiscono "il lavaggio del cervello e abusi fisici, mentali e sessuali... Fino a diventare armi dei servizi segreti pakistani e dei partiti religiosi", ha proseguito.

    Il potere del presidente afghano Hamid Karzai non si estende molto oltre Kabul e le province sono governate da signori della guerra che mantengono piccoli eserciti privati.


    Articolo Originale Apparso su BBC News

 

 
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