Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12
Risultati da 11 a 16 di 16

Discussione: Ostaggi

  1. #11
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Video e....

    ...ipotesi

    Dai quindici secondi dell’uccisione di Quattrocchi alle piste d’indagine sul terrorista che capisce l’italiano

    Milano. Il video dell’esecuzione di Fabrizio Quattrocchi dura circa 15 secondi e si conclude con due colpi di pistola.
    Dopo la liberazione degli ostaggi, il Foglio è in grado di ricostruire il contenuto del filmato dell’orrore, che allontana fantasiose ipotesi sulle frasi pronunciate da Quattrocchi e dai sequestratori, ma conferma che qualcuno fra i terroristi parla o almeno comprende l’italiano.
    La descrizione si basa sul racconto di chi ha visto il video. L’ostaggio italiano ha le mani legate davanti e uno straccio colorato, probabilmente una kefyah beduina, che gli copre gli occhi.
    Non ci sono gli altri sequestrati e si percepisce soltanto la presenza dei terroristi.
    L’impressione è che il filmato sia stato tagliato e ricucito, forse manipolato, per evitare di mostrare dettagli che sarebbero potuti servire agli investigatori.
    Quattrocchi, che indossa i jeans e la maglietta di quando è stato catturato, sembra consapevole che sia stata già decisa la sua
    condanna a morte.
    Dice soltanto due frasi in italiano e risalta subito il fatto che, se lo fa, qualcuno dall’altra parte della telecamera deve capire che cosa dice.
    Le riprese sono amatoriali, ma la prima frase che pronuncia l’ostaggio si sente chiaramente.
    E’ una domanda: “Posso togliermi il cappuccio?”.
    Uno dei terroristi risponderebbe: “No”, anche se la registrazione
    è poco chiara, a causa della voce fuori campo.
    La certezza che effettivamente sia stato pronunciato quel “no” può venire soltanto da un’analisi con apparecchiature adeguate della pista sonora.
    Quattrocchi continua a parlare nella sua lingua, come se sapesse di essere compreso, e dice:
    “Vi faccio vedere io come muore un italiano”.
    Si vede la mano di un terrorista che stringe una pistola, puntata da una posizione laterale verso la testa di Fabrizio Quattrocchi. Immediatamente, dopo la frase dell’ostaggio, l’assassino spara due colpi, e il video si interrompe assieme alla vita del prigioniero.
    Oltre al video dell’esecuzione, ci sono altri indizi dell’esistenza di almeno un regista o un protagonista del sequestro che parla italiano e conosce bene la realtà politica e i mass media del nostro paese.

    Non è un caso che il primo ultimatum dei sequestratori sia datato 25 aprile, festa della Liberazione, quando hanno sfilato in piazza i pacifisti che chiedevano il ritiro dall’Iraq.
    L’ultimatum scadeva dopo cinque giorni, il primo maggio, festa dei lavoratori, quando erano previsti altri cortei.
    La principale condizione per liberare gli ostaggi era che il popolo italiano scendesse in piazza contro il governo per convincerlo a ritirare le truppe.
    I tre ostaggi ieri hanno detto ai magistrati che “i rapitori parlavano in inglese” e che “non c’era alcun italiano tra loro”, ma uno dei sequestratori sembrava capire, forse addirittura parlare un po’, la nostra lingua.
    Nei due video con i tre prigionieri ora liberi, questi ultimi parlavano in italiano e chi filmava o chi visionava le cassette, prima di farle avere ad al Jazeera, doveva conoscere la nostra lingua, per evitare che potessero essere pronunciati messaggi in codice o frasi che potessero aiutare l’intelligence.
    L’ultimo filmato è arrivato alla vigilia della visita del presidente americano a Roma e invitava gli italiani a scendere in piazza, come era già stato annunciato dai pacifisti e da parte della sinistra, per protestare contro Bush.

    Gli ex di Saddam passati per Roma
    L’intelligence segue fondamentalmente tre piste: gli ex agenti di Saddam Hussein, gli immigrati legati al radicalismo islamico in Italia, partiti per l’Iraq, e gli estremisti nostrani infatuati della “resistenza” antiamericana.
    Da Baghdad rimbalza la notizia, non ancora confermata, che fra i sequestratori catturati nel blitz o fra gli iracheni tenuti sotto controllo dall’intelligence ci fosse qualcuno legato all’ex regime. L’Italia era infiltrata da agenti di Saddam, che spesso godevano della copertura diplomatica.
    L’ambasciata a Roma si occupava di spionaggio e controllava i dissidenti iracheni nel paese.
    Uno di questi ha raccontato al Foglio che quando andò in ambasciata per richiedere il rinnovo del passaporto, un funzionario, evidentemente legato alla polizia segreta del raìs, buttò il documento fuori dalla finestra.
    La Farnesina non rende nota la lista dei diplomatici iracheni presenti in Italia negli ultimi vent’anni, ma il Foglio ha scoperto che alcuni di essi furono espulsi prima della guerra del Golfo del ’91 per “attività incompatibili con il loro status”.
    Si tratta di tre ufficiali e otto sottufficiali dell’ufficio dell’addetto militare iracheno.
    L’ambasciatore, Said al Saba, tornò a casa e divenne il numero due del ministro degli Esteri, Tareq Aziz.
    Negli anni 80, a Roma, il rappresentante diplomatico iracheno era Mohammed Saeed al Saaf, ministro dell’Informazione del raìs. L’Italia ha espulso alcuni imprenditori iracheni: Kassim Abbas e il fratello Abdul Hassim, sospettati di far parte della rete creata dai servizi di Saddam per procurarsi tecnologia occidentale proibita a fini bellici.
    (1. continua)

    saluti

  2. #12
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,717
     Likes dati
    12,131
     Like avuti
    15,256
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Video e....

    In origine postato da mustang
    ...ipotesi

    ..... ma il Foglio ha scoperto che alcuni di essi furono espulsi prima della guerra del Golfo del ’91 per “attività incompatibili con il loro status”.
    .....

    saluti

    ......

    Alla faccia del Sismi.....


  3. #13
    Registered User
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    2,848
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ma i miei "se" non sono di circostanza. Io sono convintissimo di quello che affermo riguardo la guerra in Iraq.
    Come sono convintissimo quando affermo che l'intervento americano in Europa fu per noi una vera "grazia ricevuta". Così come il supporto US nella ricostruzione e nella guerra fredda.

    Ma non confondiamo cavoli e carote: l'Italia, che forse nemmeno si meritava gli aiuti che gli USA ci assicurarono, ha ampiamente ripagato, nel tempo, quel debito attraverso una scelta che ha causato un immobilismo drammatico del nostro sistema politico, la dismissione di una piena sovranità, anche di fronte ad atti recenti molto gravi (e penso al Cermis, ma potrei andare indietro a Ustica, a Mattei... a mille misteri...).

    Ma anche se non lo avesse pagato, quel debito che oggi ci assicura libertà e democrazia, non sarebbe una condizione sufficiente per giustificarci nella partecipazione ad una guerra coloniale per il potere politico degli USA in un'area per loro (per loro) strategicamente decisiva.
    Il fondamentalismo non centra nulla con l'Iraq. E gli italiani rapiti e liberati non erano certo là ad aiutare gli iracheni per spirito di fratellanza... come il 99% degli occidentali che oggi portano la democrazia in mesopotamia.

  4. #14
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Aeroplanino
    Ma i miei "se" non sono di circostanza. Io sono convintissimo di quello che affermo riguardo la guerra in Iraq.
    Come sono convintissimo quando affermo che l'intervento americano in Europa fu per noi una vera "grazia ricevuta". Così come il supporto US nella ricostruzione e nella guerra fredda.

    Ma non confondiamo cavoli e carote: l'Italia, che forse nemmeno si meritava gli aiuti che gli USA ci assicurarono, ha ampiamente ripagato, nel tempo, quel debito attraverso una scelta che ha causato un immobilismo drammatico del nostro sistema politico, la dismissione di una piena sovranità, anche di fronte ad atti recenti molto gravi (e penso al Cermis, ma potrei andare indietro a Ustica, a Mattei... a mille misteri...).

    Ma anche se non lo avesse pagato, quel debito che oggi ci assicura libertà e democrazia, non sarebbe una condizione sufficiente per giustificarci nella partecipazione ad una guerra coloniale per il potere politico degli USA in un'area per loro (per loro) strategicamente decisiva.
    Il fondamentalismo non centra nulla con l'Iraq. E gli italiani rapiti e liberati non erano certo là ad aiutare gli iracheni per spirito di fratellanza... come il 99% degli occidentali che oggi portano la democrazia in mesopotamia.
    ------------------------------------
    Ora ti "riconosco", finalmente dai "sostanza" ai tuoi se.
    Naturalmente non sono d'accordo con la tua definizione di guerra coloniale attribuita a quella in Iraq.
    E nemmeno con l'enorme coplesso di colpa che trasuda dai tuoi concetti, l'orribile e imperdonabile colpa di essere "bianco, democratico, libero e conquistatore".

    saluti

  5. #15
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Video e....

    [QUOTE]In origine postato da mustang
    [B]...ipotesi

    Dai quindici secondi dell’uccisione di Quattrocchi alle piste d’indagine sul terrorista che capisce l’italiano

    Milano. Il video dell’esecuzione di Fabrizio Quattrocchi dura circa 15 secondi e si conclude con due colpi di pistola.
    Dopo la liberazione degli ostaggi, il Foglio è in grado di ricostruire il contenuto del filmato dell’orrore, che allontana fantasiose ipotesi sulle frasi pronunciate da Quattrocchi e dai sequestratori, ma conferma che qualcuno fra i terroristi parla o almeno comprende l’italiano.
    La descrizione si basa sul racconto di chi ha visto il video. L’ostaggio italiano ha le mani legate davanti e uno straccio colorato, probabilmente una kefyah beduina, che gli copre gli occhi.
    Non ci sono gli altri sequestrati e si percepisce soltanto la presenza dei terroristi.
    L’impressione è che il filmato sia stato tagliato e ricucito, forse manipolato, per evitare di mostrare dettagli che sarebbero potuti servire agli investigatori.
    Quattrocchi, che indossa i jeans e la maglietta di quando è stato catturato, sembra consapevole che sia stata già decisa la sua
    condanna a morte.
    Dice soltanto due frasi in italiano e risalta subito il fatto che, se lo fa, qualcuno dall’altra parte della telecamera deve capire che cosa dice.
    Le riprese sono amatoriali, ma la prima frase che pronuncia l’ostaggio si sente chiaramente.
    E’ una domanda: “Posso togliermi il cappuccio?”.
    Uno dei terroristi risponderebbe: “No”, anche se la registrazione
    è poco chiara, a causa della voce fuori campo.
    La certezza che effettivamente sia stato pronunciato quel “no” può venire soltanto da un’analisi con apparecchiature adeguate della pista sonora.
    Quattrocchi continua a parlare nella sua lingua, come se sapesse di essere compreso, e dice:
    “Vi faccio vedere io come muore un italiano”.
    Si vede la mano di un terrorista che stringe una pistola, puntata da una posizione laterale verso la testa di Fabrizio Quattrocchi. Immediatamente, dopo la frase dell’ostaggio, l’assassino spara due colpi, e il video si interrompe assieme alla vita del prigioniero.
    Oltre al video dell’esecuzione, ci sono altri indizi dell’esistenza di almeno un regista o un protagonista del sequestro che parla italiano e conosce bene la realtà politica e i mass media del nostro paese.

    Non è un caso che il primo ultimatum dei sequestratori sia datato 25 aprile, festa della Liberazione, quando hanno sfilato in piazza i pacifisti che chiedevano il ritiro dall’Iraq.
    L’ultimatum scadeva dopo cinque giorni, il primo maggio, festa dei lavoratori, quando erano previsti altri cortei.
    La principale condizione per liberare gli ostaggi era che il popolo italiano scendesse in piazza contro il governo per convincerlo a ritirare le truppe.
    I tre ostaggi ieri hanno detto ai magistrati che “i rapitori parlavano in inglese” e che “non c’era alcun italiano tra loro”, ma uno dei sequestratori sembrava capire, forse addirittura parlare un po’, la nostra lingua.
    Nei due video con i tre prigionieri ora liberi, questi ultimi parlavano in italiano e chi filmava o chi visionava le cassette, prima di farle avere ad al Jazeera, doveva conoscere la nostra lingua, per evitare che potessero essere pronunciati messaggi in codice o frasi che potessero aiutare l’intelligence.
    L’ultimo filmato è arrivato alla vigilia della visita del presidente americano a Roma e invitava gli italiani a scendere in piazza, come era già stato annunciato dai pacifisti e da parte della sinistra, per protestare contro Bush.

    Gli ex di Saddam passati per Roma
    L’intelligence segue fondamentalmente tre piste: gli ex agenti di Saddam Hussein, gli immigrati legati al radicalismo islamico in Italia, partiti per l’Iraq, e gli estremisti nostrani infatuati della “resistenza” antiamericana.
    Da Baghdad rimbalza la notizia, non ancora confermata, che fra i sequestratori catturati nel blitz o fra gli iracheni tenuti sotto controllo dall’intelligence ci fosse qualcuno legato all’ex regime. L’Italia era infiltrata da agenti di Saddam, che spesso godevano della copertura diplomatica.
    L’ambasciata a Roma si occupava di spionaggio e controllava i dissidenti iracheni nel paese.
    Uno di questi ha raccontato al Foglio che quando andò in ambasciata per richiedere il rinnovo del passaporto, un funzionario, evidentemente legato alla polizia segreta del raìs, buttò il documento fuori dalla finestra.
    La Farnesina non rende nota la lista dei diplomatici iracheni presenti in Italia negli ultimi vent’anni, ma il Foglio ha scoperto che alcuni di essi furono espulsi prima della guerra del Golfo del ’91 per “attività incompatibili con il loro status”.
    Si tratta di tre ufficiali e otto sottufficiali dell’ufficio dell’addetto militare iracheno.
    L’ambasciatore, Said al Saba, tornò a casa e divenne il numero due del ministro degli Esteri, Tareq Aziz.
    Negli anni 80, a Roma, il rappresentante diplomatico iracheno era Mohammed Saeed al Saaf, ministro dell’Informazione del raìs. L’Italia ha espulso alcuni imprenditori iracheni: Kassim Abbas e il fratello Abdul Hassim, sospettati di far parte della rete creata dai servizi di Saddam per procurarsi tecnologia occidentale proibita a fini bellici.
    (1. continua)

    saluti
    ----------------------------------
    Video e ipotesi

    Milano. Fra i carcerieri “c’era un marocchino che parlava un italiano stentato”, ha detto ieri in una conferenza stampa uno dei connazionali liberati, Maurizio Agliana.
    Umberto Cupertino lo ha definito “ufficiale di collegamento”, Salvatore Stefio “portaordini”.
    Stefio ha aggiunto:
    “Non era lui che controllava quanto dicevamo. Il testo del messaggio che dovevamo lanciare davanti alle telecamere mi veniva indicato poco prima della registrazione, in inglese, e io mi sono attenuto alle istruzioni perché temevo che prima di inviare la videocassetta la potessero far vedere a uno che capiva bene l’italiano. Se avessi detto cose diverse, o lanciato altri messaggi, quelli potevano uccidermi”.
    Queste dichiarazioni confermano l’inchiesta del Foglio (vedi sopra ndr) sulla regia del sequestro e fanno presumere la presenza di personaggi che parlano italiano e magari hanno vissuto nel nostro paese a più livelli.
    Il “portaordini”, probabilmente marocchino, potrebbe far parte dei volontari della guerra santa inviati in Iraq dalle filiere islamiche presenti in Italia. Poi c’è il livello del controllo politico del sequestro, dei video e dell’invio a orologeria alle tv arabe.
    Il regista doveva sapere l’italiano o avere un ottimo interprete per controllare le parole degli ostaggi e conoscere i meccanismi politici e mediatici del nostro paese. Ipotesi non esclusa dalla nostra intelligence.
    L’Italia ha ospitato, fra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, qualche centinaio di ufficiali iracheni, addestrandoli nelle nostre accademie.
    Da Baghdad sono arrivati militari dell’esercito, della marina e dell’aeronautica, che dopo anni di corsi hanno imparato bene l’italiano.
    La richiesta al ministero della Difesa di ottenere le liste degli ufficiali iracheni è rimasta lettera morta.
    Anzi, su alcuni nomi ci sono barriere insormontabili di riservatezza. Segno che qualcuno aveva già pensato di rispolverare le vecchie liste alla ricerca di collaboratori e di piste per la liberazione degli ostaggi.
    Da Baghdad, il Foglio ha appreso che diversi parenti di Saddam, del clan di Tikrit, città del triangolo sunnita, dove sono stati rapiti gli italiani, erano arruolati nell’arma aerea e qualcuno ha frequentato corsi in Italia.
    Molti membri del clan sono poi passati dalle forze armate ai servizi segreti, rimanendo fedeli al rais anche dopo il crollo del regime.
    I capi dei Servizi più importanti sono tutti originari di Tikrit. L’esempio più significativo è Hani Abd Latif Tilfa al Tikriti, direttore dell’organizzazione per la sicurezza speciale, che organizzò, su ordine di Qusay Hussein, figlio prediletto di Saddam, la rete logistica all’estero per la lotta armata.

    “Vuoi vedere?”, due parole sotto indagine
    La seconda ipotesi d’indagine riguarda gli immigrati, che magari hanno trovato rifugio e asilo politico in Italia ai tempi del rais, e poi sono tornati in Iraq.
    Per capire come l’Italia sia diventata base di reclutamento del Jihad bisogna risalire all’Afghanistan talebano.
    Sono otto gli arabi “italiani” detenuti a Guantanamo, dopo la cattura da parte delle truppe americane.
    Alcuni sono marocchini, come Mohamed Aouzar, 23 anni, partito da Torino.
    Poi ci sono i fratelli marocchini Younes e Radwan Chekkouri, collegati all’Italia da un altro fratello, Yassine, ex bibliotecario della moschea di viale Jenner, arrestato a Milano.
    La filiera marocchina faceva capo ad Ahmed el Bouhali, che divenne imam della moschea di Cremona.
    Arrestato nel 1998, è stato poi rilasciato e ha fatto perdere le tracce nel luglio 2001, quando partì per l’Afghanistan.
    Dopo la disfatta afghana, da Cremona e Milano, ricominciano a partire i volontari per l’Iraq, ancora prima del crollo di Saddam, oltre a soldi e documenti d’identità. I volontari raggiungono, nel nordest del paese, Ansar al Islam, gruppo sorto nel Kurdistan iracheno e addestrato da al Zarqawi, luogotenente di bin Laden. In Italia è stato arrestato, lo scorso anno, il marocchino Mohammed Daki e dalla Germania è stato estradato l’algerino Abderrazak Mahdjoub.
    I due presunti terroristi lavoravano al reclutamento di volontari da spedire in Iraq.
    Il carceriere dei nostri ostaggi che parlava italiano potrebbe essere arrivato nel triangolo sunnita grazie a questa filiera.
    Il Sismi ha segnalato cinque nordafricani, immigrati in Italia, che si sono fatti saltare in aria in Iraq, agli ordini di al Zarqawi. Fra questi, il tunisino Kamal Morchidi, che il 26 ottobre 2003 si è suicidato al volante di un’autobomba contro l’Hotel Rashid di Baghdad dove soggiornava il numero due della Difesa americana Paul Wolfowitz. Un altro “martire assassino” giunto dall’Italia era il tunisino Habid Waddani. Sono tutti estremisti islamici sunniti, ma non è escluso che qualche radicale sciita, immigrato in Italia, durante le repressioni di Saddam, sia tornato in patria e militi nell’esercito di al Mahdi di Moqtada Sadr. Nel video girato dai miliziani sciiti nella battaglia con i soldati italiani a Nassiriyah si sente qualcuno che dice in italiano: “Vuoi vedere?”. Probabilmente è il cameraman che si rivolgeva ai ribelli filmati in azione.
    Secondo alcune fonti, il cameraman si chiama Said Hassan ed è un giovane seguace di Moqtada.
    Il sospetto da parte irachena, non confermato dagli italiani, è che Hassan o chi ha pronunciato la frase avesse lavorato come interprete della missione Antica Babilonia in Iraq.

    (2. continua)

    saluti

  6. #16
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    168,717
     Likes dati
    12,131
     Like avuti
    15,256
    Mentioned
    580 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    Ma, sai; può essere che, invece, si fermi alla seconda puntata e non continui.
    Più o meno come la commissioncina T.S.

    Hai sentito che VOCI stanno circolando?


 

 
Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12

Discussioni Simili

  1. Ostaggi
    Di mustang nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 12-09-04, 16:22
  2. Gli Ostaggi
    Di Pieffebi nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 15-07-04, 22:01
  3. Gli ostaggi.......
    Di marcejap nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 09-06-04, 00:37
  4. Ostaggi
    Di Nando Biondini nel forum Repubblicani
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 29-04-04, 16:04
  5. Ostaggi di serie A - ostaggi di serie B
    Di Delaware nel forum Padania!
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 23-04-04, 18:20

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito