....calibro 9
L'11 settembre 2001 avrebbe dovuto cambiare tutti noi e renderci più razionali e più seri.
Non so altrove, ma è certo che in Italia quella funesta azione di guerra pare sia stata rimossa, cosicché tutto, anche le tragedie, ruotano all'interno di un eterno, monocorde girotondo di girotonti. Enzo Baldoni, pacifista calibro 9 ( stando all'eloquente foto pubblicata ieri da " Libero") sarebbe andato in Iraq a trascorrere vacanze alternative: ricevimento al kalashnikov, poi albergo, mezzapensione, bevande e tour tutto compreso, anche il sequestro, la prigionia e la decapitazione.
" C'è figa a Bagdad", tale sarebbe stata la scoperta vacanziera di codesto pubblicitario, non a caso autore dello slogan: " vent'anni dalla parte del porco".
Messa così, e Francesco Merlo su " Repubblica" di ieri così l'ha messa, saremmo all'anticonformismo grullo.
Io, però, non lo faccio così fatuo ed uno dei motivi per i quali Baldoni lo voglio vivo è per domandargli come sia riuscito ad entrare in Iraq. E per far che cosa.
Non è che uno, stufo di Cervia o di Ladispoli, prende e va a Najaf : bisogna che lì abbia appoggi, scorta, armi, protezione.
Nel video proposto dai rapitori, Baldoni appare come l'attore di uno spot, piuttosto che prigioniero dolente.
Forse non gli frega niente di morire, forse è un kamikaze da esportazione, oppure c'è dell'altro.
Francesco Merlo lo ha addirittura equiparato, per smorfie e telegenia, a Lilli Gruber.
Così, come venne fatto per il povero Quattrocchi e gli altri ragazzi, che in Iraq erano andati per lavoro, spero ci sia in Italia una Procura, un tantino curiosa, pronta ad aprire un fascicolo sulle modalità di questa strana vacanza.
E la Digos potrebbe aggiornare le informative sui flussi migratori e sui rapporti tra pacifisti e terroristi.
Gli ultimatum da Baldoni disinvoltamente declamati, lasciano, peraltro, un retrogusto amaro di dubbi e sospetti.
Del resto, il pacifista calibro 9 pende dalla parte di chi ha ucciso i nostri carabinieri ed i soldati in missione di pace, dalla parte di chi, l' 11 settembre, ha dichiarato guerra a quel poco di relativamente umano e liberale che c'è nel mondo.
Anche per questo, per chiedergli conto, lo volevo vivo. Personalmente, non ero preoccupato per la vita di uno che alza il kalashnikov a mo' di prosit.
Un amico, così amico da definire " resistenza irachena" ciò che è bestiale e vile terrorismo, dovrebbero liberarlo spontaneamente e ringraziarlo, a meno che non lo ingaggino a tempo pieno, per utilizzarne al meglio le capacità mediatico- pubblicitarie.
Sempre che non sia vera la versione di Merlo sul " ragazzone di 56 anni" che goliardeggia, inneggiando ai gavettoni nel reparto... grandi ustionati.
Se Baldoni è quello descritto da " Repubblica", allora c'è da tremare per la sua sorte.
Guerra santa, morte agli infedeli, distruzione di Israele sono cose serie.
Così ragionano i sequestratori, che potrebbero non gradire il cazzeggio di uno, che non ha compreso quanto i fondamentalisti disprezzino noi occidentali di radici giudaico- cristiane, non persone ma esseri, ai loro occhi, inferiori, indegni, comunque un gradino sotto le bestie, scacciati non a caso dall'Eden.
Del resto, la morte riguarderebbe solo noi, perché per loro c'è il passaggio ad un mondo platonico fatto di felicità, freschi zampilli e fanciulle.
A noi che, invece, siamo mortali, non spetta nemmeno una delle 76 vergini a loro destinate.
La verità è che a Bagdad non è tempo di lazzi, frizzi, smorfie ironiche.
In Iraq, oggi, non ci si va per cazzeggiare, ma per cercare di costruire tra il Tigri e l'Eufrate - due icone della nostra civiltà - libertà e vivibilità.
Baldoni lo volevo vivo, per dirglielo di persona...
Giancarlo Lehner su Libero del 27 agosto
saluti




Rispondi Citando
