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Discussione: pratica di latino

  1. #21
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    Predefinito Cap. 14

    Arriva Decimo Bruto con la flotta. Battaglia decisiva contro la flotta Veneta, sotto gli occhi di Cesare.
    Compluribus expugnatis oppidis [Dopo aver] espugnato varie città
    Caesar Cesare
    ubi intellexit appena capì
    (frustra) tantum laborem sumi che tanta fatica era fatta (invano)
    neque e non
    hostium fuga (1)
    captis oppidis (2)
    (3) si poteva
    reprimi impedire
    (1) la fuga dei nemici
    (2) una volta prese le città,
    neque
    iis noceri portargli danno
    posse, (3),
    statuit stabilì
    exspectandam classem. di aspettare la flotta.
    (…omissis...)
    Una Un solo
    (1) mezzo
    erat (2)
    magno usui di grande utilità
    res (1) [“res” è femminile in latino]
    (2) era stato
    praeparata messo a punto
    ab nostris, dai nostri, [ancora una volta, Cesare non se ne attribuisce il merito, eppure, chi lo avrebbe contraddetto?]
    falces praeacutae falci affilatissime
    insertae adfixaeque infisse e fissate
    longuriis, a lunghe pertiche,
    non absimili (forma) (di forma) non dissimile
    muralium falcium alle falci murali
    cioè alle falci con cui si facevano cadere le pietre dalle mura nemiche; nel caso specifico, tagliando le corde (cime) della velatura, bloccavano le navi Venete, che non avevano remi.

  2. #22
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    Predefinito brano scritto da Shelburn

    “Eccoli” esclamò eccitato Aulo Vegezio, puntando la mano verso l’orizzonte “”per Ercole, quanti sono!”
    Centinaia di robuste vele fatte di pelli apparvero lungo la costa dei Veneti.
    Lucio Popilio Lenate gli dette una pacca sulla spalla per rassicurarlo
    “Quanti siano, ce li pappiamo tutti, sta a vedere”
    “Non sarei così sicuro, ti sei forse scordato quante volte le nostre navi si sono arrenate per la bassa marea, o si sono schiantate contro qualche scoglio, travolte da onde furiose, mentre loro se la svignavano veloci e tranquilli come niente fosse?”
    “Certo, conoscono ogni fondale, e ogni corrente, e, a casa loro, si muovono a loro agio. Eppure sento che prima o poi gliela faremo vedere.”
    “Sanno come affrontare questi mari”
    “Ma non sanno come affrontare noi” e rise. Aulo lo guardò, divertito e rassicurato dalla sicurezza dell’amico, ma già qualcosa aveva attirato la sua attenzione: “Guarda, Lucio, là, sulla costa”
    “Lo so, c’è il nostro esercito, è da un pezzo che sta schierato a guardar noi”
    “Ma non vedi lì? Quello col mantello rosso, è Cesare! Ci sta guardando!”
    “Ore memorabili, ore storiche ci attendono, Aulo mio. Ci battiamo sotto lo sguardo di Cesare, e puoi star sicuro che se lo faremo con valore e con coraggio, lui lo noterà e non lo dimenticherà. Pronto con quella falce, appena siamo sotto ai barbari,”
    “Decimo Bruto ha dato il segnale, guarda che spettacolo, immenso, terribile e grandioso”
    “Centinaia di navi stanno per darsi battaglia. Questa è una cosa che potrai raccontare ai tuoi nipotini.”
    “Se avranno un nonno..”
    “Non ti preoccupare, gli dei sono con noi”
    Le due flotte ormai erano vicine e la battaglia fu subito furibonda.
    Non c’era più tempo per altri pensieri, la nave di Aulo e Lucio arrivò addosso ad una nave Veneta. Un rapido accostamento, e la voce di Aulo gridò “Ora!” e la falce si abbattè sui cordami di quella Veneta, subito il timoniere dette il segnale concitato e tutti i rematori del lato destro assieme, come un sol uomo, dettero un colpo di remi, mentre dall’altra parte l’altra fila remava all’opposto per far girare di colpo la nave e spezzare così le corde agganciate dalla falce. Ci fu un attimo di incertezza, come se le corde volessero resistere, e poi con uno schianto vennero via.
    Un urlo di gioia uscì dai cuori dei Romani, mentre i Veneti si disperavano perché la loro nave, con le funi rotte, non poteva governare.
    Subito la nave Romana si accostò nuovamente, e i Romani come una furia, si scagliarono sulla nave barbara.
    Quando l’ultimo Romano raggiunse i primi, il combattimento era già finito, i barbari vinti, la nave presa.. a pochi metri un’altra nave Romana aveva fatto lo stesso.
    “Presto, prendiamone un’altra”
    “Troppo tardi, guarda, se la stanno filando”
    “Per Ercole, non li vinceremo mai definitivamente”
    Guardarono i barbari allontanarsi velocemente, ed avevano gli occhi pieni di lacrime di rabbia per vedersi sfuggire il nemico un’ennesima volta.

    Erennio Telesino, dall’alto del promontorio guardava sconsolato i barbari allontanarsi.
    “Ci hanno beffato ancora una volta”
    “Aspetta a dirlo” disse una voce calma ed autorevole
    “Cosa ti fa pensare questo, mio Cesare?”
    “..non ti sei accorto che il vento sta diminuendo rapidamente?”
    “E’ vero! E’ vero!”
    “Sento che questa volta non ci befferanno. Dai il segnale di inseguirli, presto”

    Qualche minuto e su quel vasto, azzurro, limpido mare, il vento si calmò, fino ad annullarsi del tutto.
    Le navi Venete si ritrovarono inesorabilmente ferme, senza un alito che gonfiasse quelle vele ormai inutili, mentre quelle Romane, spinte dai remi si avvicinavano inesorabilmente e implacabilmente:
    quella sera, pochissime navi Venete, in un modo o nell’altro, si misero in salvo; quasi tutte furono prese ed annientate.
    Per i Veneti era la fine.

  3. #23
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    Predefinito La versione di Cassio Dione

    Cassio Dione fornisce un’altra versione di questa battaglia, insinuando che la flotta Veneta avrebbe sorpreso la flotta Romana alla fonda, e solo l’improvviso calare del vento abbia impedito una loro netta vittoria, trasformandola invece in una netta sconfitta.
    Lo riporto per dovere di obiettività, anche se, nelle questioni galliche, ritengo Cassio Dione altamente inattendibile.
    Del resto Cesare riporta cose che ha visto personalmente, senza attribuirsi particolari meriti, mentre Cassio Dione (scrivendo oltre due secoli dopo) parla per sentito dire, raccogliendo voci ostili a Cesare, e non conosce nemmeno la differenza tra Galli e Germani.

  4. #24
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    Predefinito Cap. 16

    Conclusione della guerra contro questo popolo: punizione esemplare come monito per il futuro.
    Notate come la sorte di questo popolo non sia quella normale riservata ad un popolo sconfitto, ma sia riservato loro un trattamento inusuale di estrema durezza, a fronte del sacrilegio commesso contro gli ambasciatori.

    Quo proelio Con la quale battaglia
    (1) terminò
    bellum la guerra
    Venetorum dei Veneti
    totiusque orae maritimae e di tutti [i popoli] della costa
    confectum est. (1).
    (…omissis...)
    Itaque E così
    (2) si arresero
    (3) a Cesare
    se suaque omnia essi [con] tutte le loro cose
    Caesari (3)
    dediderunt. (2).
    In quos Verso i quali
    ei gravius tanto più gravemente
    Caesar Cesare
    vindicandum (statuit), (stabilì) far vendetta,
    quo in quanto
    diligentius con maggior scrupolo
    in reliquum tempus in futuro
    a barbaris (4)
    ius legatorum (5)
    conservaretur sarebbe stato osservato
    (4) dai barbari

    (5). il diritto degli ambasciatori.
    Itaque E così
    omni senatu (necato) (avendo fatto uccidere) l’intero senato
    (6) vendette
    reliquos i rimanenti
    sub corona all’incanto
    vendidit. (6).
    NB.
    Mi sembra di capire che l'omonimo popolo dei Veneti, installato da tempo sui Colli Euganei, e di cui esiste il mito di una parentela con i Troiani stessi, non c'entri nulla con questi.

  5. #25
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    Predefinito

    Vorrei riportare qui alcuni commenti che furono fatti al testo quando lo pubblicai sul sito (ora chiuso) www.letterealdirettore.it
    Anche se non hanno a che fare col latino in sé, sono però, secondo me, interessanti in riferimento al de bello gallico, per cui ve li propongo.

    post di Albot del 25-04-2001, 16 : 51
    I Veneti che l'esercito ( o meglio la flotta) romano sotto la guida di Cesare affrontò e sconfisse erano una antica popolazione del luogo che sopravviveva alla dominazione celtica. La loro cultura e i loro commerci si svolgevano nelle zone costiere dell'oceano Atlantico e nella Britannia sud-occidentale.
    I Veneti che poi dettero nome alle Venezie erano una antica popolazione di lingua indoeuropea che penetrò in Italia intorno al 1.000 avanti Cristo insieme ai Latini e agli altri popoli italici e si insediò nel nord-est dell'Italia con una capitale Ateste (Este) poi trasferita a Patavium ( Padova). Secondo Erodoto sarebbero imparentati con gli Illiri.
    Furono sempre in buoni rapporti con i Romani. Ottennero la cittadinanza latina nell'89 a.c. (durante la guerra sociale) e quella romana nel 49 a.c. (durante la guerra civile da Cesare)
    Nella riorganizzazione dell'impero attuata da Augusto essi ebbero asegnata la X regione d'Italia, la Venetia.


    ris-post di shelburn del 25-04-2001, 19:03
    Grazie Albot,
    per queste notizie, veramente interessanti che ci dai.
    Il mito dell'origine troiana l'ho letto in Tito Livio, che, guarda un po', era di Padova.
    Non sapevo, però, dei Veneti nulla oltre quello che avevo letto in Cesare e in Dione Cassio.
    Come vedi, per la battaglia navale ho seguito il tuo consiglio, che qui riporto:
    "Perchè non prosegui nella tua esposizione delle impressioni di lettura e di lingua che mi appaiono, oibò, piuttosto efficaci e, se forse non toccano tutti gli scopi che ti eri prefisso, sono comunque molto interessanti anche per chi odia il latinorum."
    E ho cercato di dare una lettura della battaglia più emotiva, piuttosto che una semplice traduzione. Non so se ci sono riuscito. Comunque, come vedi, tengo conto dei consigli.

  6. #26
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    Predefinito

    post di Zaquini del 25-04-2001, 19 : 59
    Caro shelburn,

    chedo scusa qui, pubblicamente, per la mia lunga assenza da questo tema.
    Ho un rapporto difficile con questo forum in generale: starei davanti al pc eternamente a scrivere e leggere!
    Ovviamente non posso, non ho tempo!

    In questo tema avrei voluto contribuire facendo esattamante quello che vedo, adesso, che hai intrappreso a fare tu: raccontare e non tradurre. Cioe' volevo aggiungere alle tue traduzioni (che ripeto, non te la prendere, ma e' vero: mi fanno soffrire) dei "brani".

    Come hai fatto con il brano sui veneti (che pero' mi pare anche troppo romanzato! Accidenti non me ne va mai bene una!)

    Per cui per lungo tempo vedevo questo tema (dall'esterno) con un senso di colpa: "dovrei... ma non adesso ... non posso....". Il senso di colpa mi impediva persino di "entrare".

    Ecco la ragione.
    Ecco il perche' della mia lunga assenza.
    Scusami.

    Ma per entrare in tema.
    Forse lo avete detto, ma Cesare mette in evidenza che il segreto della loro vittoria era stato il fatto che avevano messo in piedi una "flotta" nella odierna Nantes, alle foci della Loira, che andava (secondo anche l'uso romano) a remi. I veneti invece andavano esclusivamente a vela.

    I legionari romani in piu' avevano "inventato" una tecnica apposita di battaglia: delle pertiche taglia gomene: Accostavano quanto bastava per tagliare le gomene delle vele venete e le vele stesse! Per cui la barca era bloccata.

    Inoltre hanno avuto una botta di c......: nel momento della battaglia ci fu un momento di bonaccia del tutto inusuale per la regione e la stagione.

    La regione e' molto bella. Io ci sono stato anni fa.
    Il mare e' frastagliatissimo, maree enormi .....Il vento non cessa mai! Poveri veneti, che sfiga!.

    Per navigare in quelle insenature .... non so come avessero potuto..... a vederle sembra che se non sei del posto, sia impossible!
    Rocce da tutte le parti! maree di metri! Impossibile ... diresti.

    L'episodio dei veneti, secondo me e' interessantissimo:
    ma quante cose sapevano fare sti legionari?

    Tutto!


    ris-post di shelburn del 25-04-2001, 20:20
    Caro Zaquini,
    è un piacere ritrovarti.
    Sono convinto che puoi dare un grande contributo a questo tema.
    (Aspetto con ansia i commenti di Napoleone, che spero vorrai farci gustare nel loro originale francese)
    Si, l’ho un po’ romanzato, ma attenendomi scrupolosamente a quanto scritto da Cesare. A parte i nomi dei personaggi, credo di avere solo descritto quello che è realmente successo, così come ce lo riferisce Cesare.
    Ho cercato di cogliere gli stati d’animo; c’ho provato, per lo meno.

    In quanto alle falci, in realtà non fu quella la prima volta che furono usate per quello scopo. C’è un precedente famoso, nell’assedio di Tiro, gli assediati le usarono contro le navi di Alessandro Magno. Cesare non se ne attribuisce il merito, facendo credere che sia stata un’idea, genericamente, dei “nostri”, ma c’è da pensare che il vero ideatore di questo stratagemma sia stato proprio lui, che conosceva bene la storia greca in generale, e quella di Alessandro Magno in particolare. Del resto, lo studio serve proprio ad impossessarsi dell’esperienza di chi ci ha preceduto, e farla nostra al momento opportuno.

  7. #27
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    Predefinito

    Il romanzo e le fonti.

    per Ercole, quanti sono!
    (Cap. 16 “eo convenerant, tum, navium quod ubique fuerat, unum in locum coegerant, quibus amissis reliqui neque quo se reciperent, quemadmodum oppida defenderent habebant” )
    “le navi che erano in vari luoghi, erano convenute là, ed erano state riunite in uno solo luogo,
    avendo perse le quali, non avevano né dove rifugiarsi, né come difendere le città”
    Quindi in quella battaglia i Veneti impegnarono la totalità delle loro navi, ecco perché Aulo Vegezio si stupisce di quanti sono.


    Centinaia di robuste vele fatte di pelli
    (Cap. 13 “pelles pro velis” )
    [avevano] pelli al posto delle vele

    ti sei forse scordato quante volte le nostre navi si sono arrenate per la bassa marea, o si sono schiantate contro qualche scoglio, travolte da onde furiose, mentre loro se la svignavano veloci e tranquilli come niente fosse?
    (Cap. 13 “ut (…) in vadis consisterent tutius et ad aestu reiectae nihil saxa et cotes timerent; quarum rerum omnium nostris navibus casus erant extimescendi.” )
    “per (…) cavarsela con più sicurezza nelle secche e, spinte dalla marea, non temessero né le rocce né gli scogli; tutte cose che per le nostre navi erano da temere”

    “Guarda, Lucio, là, sulla costa”
    “Lo so, c’è il nostro esercito, è da un pezzo che sta schierato a guardar noi”
    “Ma non vedi lì? Quello col mantello rosso, è Cesare! Ci sta guardando!”

    (Cap. 14 “in conspectu Caesaris atque omnis exercitus res gerebatur ” )
    La battaglia avveniva al cospetto di Cesare e di tutto l’esercito

    “Ci battiamo sotto lo sguardo di Cesare, e puoi star sicuro che se lo faremo con valore e con coraggio, lui lo noterà e non lo dimenticherà.,”
    (Cap. 14 “ut nullum paulo fortius factum latere posset” )
    “In modo tale che nessun gesto di valore, per quanto piccolo, poteva sfuggire”

    Devo continuare?
    Credo di aver dimostrato che, sì, sarà pure romanzato, ma che mi sono strettamente attenuto a quanto ha riferito Cesare.

  8. #28
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    Predefinito Cap. 17

    La guerra con i Venelli
    Dum haec in Venetis (geruntur), Mentre (si svolgevano) questi [avvenimenti] presso i Veneti,
    Quintus Titurius Sabinus Quinto Titurio Sabino [personaggio nominato molte volte da Cesare, nel libro secondo (ma noi abbiamo saltato quei brani), e in seguito, nel quarto libro e nel quinto, dove assisteremo alla sua sfortunata e tragica morte]
    (1) arrivò nei territori dei Venelli
    cum iis copiis, con le truppe,
    quas a Caesare acceperat, che aveva avuto da Cesare,
    in fines Venellorum pervenit. (1). [alcuni riportano “Unellorum”, “degli Unelli”]
    His Loro [lett. “a questi”]
    praeerat capo era [“prae” “erat”]
    Viridovix Viridovice
    ac che anche
    (2) aveva
    summam imperii il sommo comando
    tenebat (2)
    earum omnium civitatum di tutte quelle popolazioni
    quae defecerant, che avevano defezionato,
    ex quibus [e] dalle quali
    exercitum [conscripserat] [aveva reclutato] un esercito
    magnasque copias (coegerat); e (aveva raccolto) molte truppe;
    atque e
    his paucis diebus in quei pochi giorni
    Aulerci Eburovices Lexoviique gli Aulerci, gli Eburovici e i Lessovi,
    senatu suo (interfecto), (dopo aver ucciso) i loro senatori [“senato”, nel testo]
    quod perché
    (3) non volevano
    auctores belli esse approvare la guerra
    nolebant, (3)
    (portas) clauserunt chiusero (le porte)
    seseque cum Viridovice (coniunxerunt), e si (congiunsero) con Viridovice,
    magna- (4)
    -que e
    praeterea inoltre
    (4) multitudo una grande massa
    undique ex Gallia (5)
    (perditorum hominum) latronumque (di balordi) e di ladri
    convenerat era convenuta
    (5), da ogni parte della Gallia,
    quos che
    spes praedandi la speranza di far bottino
    studiumque bellandi e la passione per la guerra
    (6) sottraeva
    ab agri cultura all’agricoltura
    et cotidiano labore e all’attività di ogni giorno
    revocabat. (6).
    Notate con quanto (probabilmente immeritato e gratuito) disprezzo Cesare parla di questi suoi oppositori.

  9. #29
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    Predefinito

    Sabinus Sabino
    (1) se ne stava
    (2) nell’accampamento
    idoneo rebus omnibus (loco) (in un luogo) idoneo per tutti gli aspetti
    castris (2)
    se tenebat, (1),
    cum mentre
    Viridovix Viridovice
    (3) si era accampato
    contra eum di fronte a lui
    duorum milium spatio ad una distanza di due miglia [circa tre chilometri]
    consedisset, (3)
    cotidie(que) (e) ogni giorno,
    productis copiis avendo tirato fuori le truppe,
    pugnandi potestatem faceret, [gli] offriva l’occasione di combattere,
    ut tanto che
    iam ormai
    (4) Sabino
    non non
    (5) (6) era contestato
    solum hostibus solo dai nemici,
    in contemptionem (6)
    Sabinus (4)
    veniret, (5),
    sed etiam ma anche
    (7) si percepivano
    (8) delle voci
    nostrorum militum [da parte] dei nostri soldati
    vocibus nonnihil (8)
    carperetur; (7);

  10. #30
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    Predefinito

    tantamque opinionem timoris praebuit, e tanto fece credere che avesse timore,
    ut iam che già
    ad vallum castrorum (1)
    hostes i nemici
    accedere (auderent) (osavano) venire
    (1) allo steccato dell’accampamento.
    (2) faceva
    id ciò
    ea de causa per questo motivo
    faciebat (2)
    quod che
    (3) non riteneva [che si dovesse] combattere
    cum tanta multitudine hostium, con una tale massa di nemici,
    praesertim soprattutto
    (eo) absente [essendo] assente (colui)
    qui che
    summam imperii (teneret), (avesse) il supremo comando [lett. “del comando”]
    nisi se non
    (4) [fosse] data
    (5) al legato
    aequo loco una posizione favorevole
    aut opportunitate aliqua o una qualche opportunità
    data (4)
    legato (5)
    dimicandum non existimabat. (3).
    Cesare approva la condotta prudente del suo legato.

 

 
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