
Originariamente Scritto da
Grifo
Mbè, quoto Churchill, la pecora va tosata, non scorticata.
E poi il concetto mica è mio, è di Camillo Benso Conte di Cavour (noto bolscevico...)
All'unità d'Italia l'acqua era dominata dai nobili e dai latifondisti.
Chi dominava l'acqua dominava il mondo agricolo, e quindi la politica. Il prezzo alto dell'acqua pregiudicava l'avanzamento economico del settore agricolo, non permetteva il formarsi di una nuova classe di proprietari e avrebbe condizionato pesantemente il progetto di industrializzazione.
Così Cavour, lui si "liberale", fece dell'acqua il primo "bene comune" dell'Italia unita. Una legge che la dichiarava bene pubblico, con l'obbligo di captarla e distribuirla, al costo, demandato ai Comuni.
Stessa cosa fece per i cimiteri (i nobili si seppellivano in chiesa e i poveri nella fossa comune) e per le scuole elementari (l'insegnamento era in mano alla Chiesa)
Le vedi le penne sul cappello?
Il "carbone bianco" (l'idroelettrico) fu per la nascente industrializzazione italiana quello che il carbone fu per la Gran Bretagna. Le industrie elettriche erano private, l'acqua no. Ti immagini quanto sarebbe costata la corrente se toccava pagare l'acqua alle parrucche incipriate?
Inoltre il Conte, per dare l'esempio e cercare di ammodernare il settore agricolo, fondò dei consorzi di produttori del riso, e gli conferì le sue terre...
Stessa cosa avvenne durante il fascismo, con l'ammodernamento del settore agricolo. Lo Stato costruì giganteschi acquedotti che resero fertili terre prima improduttive (vedi Puglia). L'opera era statale, l'acqua pubblica, ma ne beneficiavano gli agricoltori, e quindi l'economia, l'occupazione, il benessere.
Se fossero stati privati avresti avuto gli azionisti obesi e malati di diabete, e la popolazione denutrita e macilenta.
Meglio tutti agili, snelli e robusti.
Hai visto come saltavano nel cerchio di fuoco?
