
Originariamente Scritto da
Eymerich
A parte sporadici interventi, mi pare che non si sia ben definito "cosa è" ontologicamente il sacramento del matrimonio per il Cattolicesimo Cristiano.
La teologia sacramentale ci insegna alcune cosette che a me giova rileggere spesso (perchè la maledizione dell'uomo è che esso dimentica), e che a molti che ignorano giova sapere. Mi avvalerò di alcune definizioni tratte dal Magistero, utilizzando anche la lingua latina (in formulazioni che ritengo non sia necessario tradurre).
Il
"matrimonio" in senso lato (anche fra non battezzati, o fra popoli pre-Cristianesimo) si definisce:
coniunctio maritalis viri et mulieris inter legitimas personas individuam vitae consuetudinem retinens. E si distingue in varie "sottosezioni", tra cui: legittimo, rato, consumato, vero, presunto, putativo, canonico, civile, di coscienza, ecc....
Il
Matrimonio (Sacramento!) si definisce:
Signum sensibile a Christo Deo institutum gratiae collatae viro et mulieri legitimo consensu copulatis ad legitimae vitae consuetudinem.
Di questo particolare Sacramento:
- la
materia sunt corpora contrahentium (da cui la conseguenza, ovvia ma da ribadire, che con la morte di uno dei coniugi cessa il vincolo matrimoniale).
- la
forma est consensus expressus per verba vel per signa (da cui la conseguenza che un matrimonio celebrato senza consenso di uno dei coniugi, è nullo ipso facto; non viene annullato dopo dalla Sacra Rota se non da un punto di vista giuridico; ma sostanzialmente,
se un matrimonio viene celebrato validamente, niente e nessuno [morte di un coniuge a parte, v. supra],
può annullarlo o renderlo invalido)
- i
ministri sunt fideles contrahentes; eh, già... non il sacerdote che benedice gli sposi o, se il Matrimonio è durante la Messa, celebra il Sacrificio Eucaristico, ma gli Sposi stessi sono ministri del rito che viene celebrato dinnanzi alla comunità cristiana. Questo è importante. Importantissimo. Perchè ne segue che: se gli Sposi (ministri del Matrimonio) non celebrano il Matrimonio conformemente alla natura stessa del Rito ed alla sostanza del Sacramento (
unità ed indissolubilità), oltre a commettere sacrilegio, compiono un rito nullo: puramente e semplicemente nullo. E' come se nessun matrimonio fosse mai stato celebrato, anzi.. è proprio così.
Quindi tutti quelli che, pur
non credendo nell'unità ed indissolubilità del Matrimonio istituito da Cristo si sposano in Chiesa (per folklore, per far contenta la nonna, perchè le cattedrali vanno di moda...) fanno solo una bella farsa.
Riguardo al discorso separazione, anche qui alcune precisazioni.
Se, a fronte di particolari condizioni, la mutua coabitazione dei coniugi fosse resa impossibile, impraticabile di fatto, o estremamente gravosa per l'uno o per l'altro, nulla vieta che i due possano smettere di coabitare.
MA, nessun motivo può mai autorizzare coloro che hanno contratto validamente Matrimonio, che continuino a vivere assieme o meno, a cessare dagli obblighi che questo Sacramento comporta. Quindi astensione totale da rapporti extraconiugali e da situazioni che mettano in occasione prossima di peccato grave su questa materia.
Umanamente è duro da accettare, ma questa à la Verità Cristiana. Punto.
La teologia sacramentale si dilunga poi su altri aspetti interessanti del Matrimonio, quali gli
sponsalia, le
denuntiationes, gli
impedimenta dirimenta (che tanto fecero andare in bestia Renzo....) con le varie possibilità di
dispensationes (se possibili) riservata al Vescovo o al Papa per alcuni casi, ed altre cosette giuridiche.
Mi preme solo ricordare quali siano gli
"effetti" del Matrimmonio sui contraenti:
- anzitutto la
gratia sanctificans et sacramentalis
- e gli uffici propri alla
societas che si è formata: il marito deve avere cura dell'anima, del corpo e dei beni della moglie; la moglie deve al marito riverenza ed obbedienza; entrambi si devono: mutuo aiuto, mutua fedeltà, rendere il debito coniugale, coabitare (salva iusta causa separationis) e crescere ed educare i figli.
Questo è tutto. Spero di essere stato d'aiuto.
