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  1. #321
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    GOVERNO/ LA MALFA:A CASERTA EMERGE ESECUTIVO INCAPACE GUIDA PAESE
    Lo capiamo dai rinvii impegni come pensioni e liberalizzazioni

    Roma, 12 gen. (APCom) - Per il deputato repubblicano Giorgio La Malfa "lo stato di disarticolazione della maggioranza, non ci procura nessun senso di soddisfazione, anzi da parte nostra cresce l'allarme perchè da Caserta emerge un governo che è nella sostanziale impossibilità di guidare il paese. Lo capiamo tutti chiaramente quando si rinviano sine die impegni pur ritenuti dallo stesso presidente del Consiglio decisivi, quali le pensioni e le liberalizzazioni".

    "C'è da chiedersi - aggiunge - quanto a lungo le forze politiche responsabili della maggioranza possono accettare una condizione di tale degrado che oltretutto mette a rischio la loro stessa credibilità elettorale".

    tratto da http://notizie.alice.it/home/index.html

  2. #322
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    Dalla fabbrica alla Reggia

    Si è rinsaldata l'alleanza fra Prodi e la sinistra radicale. Siamo solidali con il giornalista di Sky e la redazione del tg Sky24, che è stata investita da una telefonata dell'onorevole Fassino, piuttosto alterato contro un servizio che pure era tanto corretto ed onesto da essere stato il battistrada per tutti i grandi giornali che hanno commentato il vertice di Caserta. E siamo solidali con Fassino che, dopo aver subito un vertice come quello cui ha partecipato ed essersi calato nella parte responsabile, tanto da cercare di mettere in riga il servizio del tg di Sky, ha scoperto che in realtà non è riuscito a tenere a bada nemmeno il giornale di riferimento del suo stesso partito.



    E' una situazione molto difficile, quella del segretario Ds, di cui non ci compiacciamo affatto. Perché egli ha sufficiente esperienza politica per rendersi conto della disarticolazione della maggioranza che il summit di Caserta ha puntualmente registrato. Quello che è accaduto a Caserta è molto chiaro. Il governo aveva degli obiettivi a breve termine, sui quali era necessario prendere delle decisioni. Alcuni erano considerati di principale importanza dallo stesso presidente del Consiglio, altri dirimenti per il dibattito nella pubblica opinione. Pensioni, liberalizzazioni, la legge su Pacs. Su tutte queste materie la decisione del governo è stata di rinviare la decisione, tanto da far capire come esso non sia in grado di decidere alcunché, né su questo né su altro. Non lo è stato ieri, non lo è oggi e non lo sarà domani.

    L'onorevole Fassino comprende il punto, perché, in tali condizioni di indeterminazione, egli rischia la sua credibilità personale, e non solo.

    E quindi egli dovrà decidere se rischiare lasciando andare a fondo un governo di queste fattezze a cui ha dato sostegno, o tenerlo in vita, pagando magari un prezzo ancora più alto Da qui vogliamo credere che anche Sky abbia compreso la crisi del segretario dei Ds e gli abbia perdonato l'intemperanza verso il suo giornalista. Il quale, guardando alla soddisfazione di Rifondazione, Verdi e Comunisti, si era permesso solo di dire che la sinistra radicale aveva vinto il primo match contro la sinistra riformista. Non c'era strumentalità in tale assunto, visto che su "Repubblica", all'indomani abbiamo letto titoli come: "Nel governo ci sono due linee" e "Rifondazione esulta: così la fase due è morta". "La Stampa", da par suo, titola: "Frenata sulle pensioni". Il "Corriere": "Liberalizzazioni, slitta il pacchetto Bersani".

    Financo "l'Unità" ha scritto: "Avanti adagio". Per cui il giornalista di Sky non aveva torto, e la situazione è davvero grave.

    Poi, se qualcuno ancora avesse dei dubbi, a Caserta si è confermato l'asse fra Prodi e la sinistra radicale. Le cronache raccontano dell'esultanza del leader del Prc, Giordano, propria più di una vittoria di un match pugilistico o di una partita di calcio, che di un vertice di coalizione. Capiamo bene che chi, come Fassino, ha un senso profondo del costume necessario in politica, trovi insopportabili descrizioni di questo genere. Ma l'insofferenza, appena ritroverà la serenità necessaria, andrà rivolta ai suoi alleati, non certo ai giornalisti che scrivono e descrivono quello che vedono. E i giornalisti hanno visto più di quello che Fassino immagina, considerando la diretta pirata del vertice su Radio radicale.

    Sulla base di quanto si è dunque visto a Caserta, noi siamo preoccupatissimi. Era meglio che il governo, dovendosi riunire in maniera tanto solenne, non rendesse omaggio alla Reggia e all'ospitalità di Caserta, ma si preoccupasse davvero di varare dei provvedimenti pratici, o anche solo annunciare, per esempio, che tagliava la tassa sulle ricariche. Piccoli segnali per dare l'idea che almeno qualcosa si sarebbe fatto. Invece niente. Si annuncia l'annuncio di un futuro annuncio di provvedimento. Ora si sa che nel centrosinistra c'è chi ama perdere tempo, menare il can per l'aia e quant'altro. Ma l'onorevole Fassino è uomo concreto, che vuol vedere risultati. Può darsi che abbia scarso margine di manovra, che sia limitato dai suoi ministri, pressato da Veltroni, scavalcato da D'Alema e quant'altro. Ma crediamo che, per quanto comprenda la necessità di salvaguardare gli equilibri esistenti, si accorga comunque che così facendo si compromette il destino politico del suo partito, o di quello democratico futuro.

    Roma, 12 gennaio 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  3. #323
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    Vicenza/Nucara: ennesima prova di antiamericanismo

    Per il segretario del Pri Francesco Nucara, "sulla base di Vicenza è in atto una nuova pantomima del governo che mette a rischio la credibilità del Paese nei confronti dei nostri alleati. L'ennesima prova dell'antiamericanismo di larga parte dell'attuale maggioranza che contamina e paralizza quella restante. Vedremo se Prodi, per una volta, saprà resistere, in nome dell'interesse del Paese, alle pressioni della sinistra radicale. Ovviamente, con tutto il rispetto per la popolazione locale, la questione non è materia di referendum".

    tratto da http://www.pri.it

  4. #324
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    Le contraddizioni dell'Arca di Noe'


  5. #325
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    L'amico americano
    Eppure le dichiarazioni del presidente Prodi non ci convincono

    Eppure le dichiarazioni del presidente Prodi non ci convincono. Non ci hanno rassicurato affatto le parole del presidente del Consiglio sulla base americana di Vicenza, pronunciate a Bucarest. Romano Prodi ha detto che il suo governo "si era impegnato a seguire il parere della comunità locale" e che quindi non avrebbe ragione di opporsi all'ampliamento, che rappresenta un problema "non di natura politica ma di natura urbanistica e territoriale". Sulla base di dichiarazioni di questo tenore, temiamo il disimpegno del governo italiano, piuttosto che la conferma degli accordi con gli Stati Uniti d'America stipulati dal governo Berlusconi. Non si può considerare la presenza di una base militare americana in Italia una questione relativa alla comunità locale, così come non può essere la comunità locale a decidere su questa materia. La presenza militare americana in Italia è una questione politica, non urbanistica e territoriale, e sotto questo profilo le parole di Prodi appaiono più che preoccupanti, e non un via libera, come pure tutti sembrerebbero considerarle.



    In queste ore si stanno inscenando a Vicenza manifestazioni di protesta di qualche centinaio di persone e non vorremmo che tante bastassero a convincere il comune di Vicenza a pronunciarsi in senso contrario all'ampliamento della base Usa, mentre il governo Prodi, impegnato a seguire il parere della comunità locale, finisse col prendere atto di tale pronunciamento.

    In questo modo Prodi avrebbe riportato l'Italia all'età comunale, con buona pace per lo Stato nazionale unitario. A fronte della polemica che si era accesa nella sua maggioranza a proposito della base statunitense, un presidente del Consiglio di un governo serio e responsabile, avrebbe ricordato che vi sono degli impegni internazionali che si rispettano, e dunque da sostenere con fermezza: ma ora la protesta, e domani la giunta comunale, potrebbero fornire a Prodi quella ragione mancante per opporsi alla base. Per questo il segretario del Pri, Nucara, ha detto di aspettare il prossimo consiglio dei Ministri prima di esprimere un giudizio, e per il momento si è ritenuto insoddisfatto dalle dichiarazioni del premier.

    Quanto poi a coloro che nella maggioranza dànno lezioni sulla fine della Guerra Fredda e sostengono che le basi militari americane sono obsolete, ricordiamo loro che c'è una guerra contro l'Occidente, perpetrata con mezzi orribili ed ingenti risorse economiche, che certo non si potrà sconfiggere con le sole parole o gli appelli alla pace.

    Roma, 17 gennaio 2007

    trtto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  6. #326
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    Base Usa e pensioni, governo allo sbando

    L’orientamento favorevole a rispettare il trattato con gli Stati Uniti ed ampliare la base aerea di Vicenza scatena polemiche pesanti all’interno della compagine governativa, divisa tra i sostenitori degli impegni internazionali ed i fautori del disimpegno sempre più accentuato dall’alleanza con gli Usa. Lo stesso avviene dopo le sollecitazioni della Ue per la riforma delle pensioni. Che hanno riacceso lo scontro tra riformisti e massimalisti e confermato che il conclave della Reggia di Caserta è servito solo per una scampagnata priva di significato politico

    tratto da http://www.opinione.it/

  7. #327
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    "Macchiette" al Governo


  8. #328
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    Le conseguenze di Vicenza
    L'Italia rispetti gli impegni presi fino in fondo

    Com'era facile da immaginare, la non opposizione del governo italiano all'ampliamento della base militare americana di Vicenza ha avuto presto le sue recrudescenze. Da una parte si è allestito un movimento di piazza che si agita nella città veneta senza tanti complimenti. Basti pensare che ne è stato vittima, con tanto di schiaffoni, un dirigente Ds. Dall'altra si agita una fronda parlamentare che, forte di 120 senatori, conta di spaventare il presidente del Consiglio e la stessa tenuta del governo.

    Ma badate bene che tutto questo non basta. Perché nell'ala estremista della maggioranza, che siede anche nel governo, vi è pure chi è dotato comunque di un minimo senso di realismo, e quindi ha già capito perfettamente che, nemmeno volendolo, il presidente del Consiglio può negare una autorizzazione di quel genere già concessa da un governo precedente al suo. Semmai può solo sperare in una rivolta locale, anche se, per la verità, la maggioranza dei vicentini ci sembra favorevole all'ampliamento della base. Per cui, coloro i quali sono ostili alla presenza militare statunitense e vogliono difendere i nobili ideali pacifisti diffusi nel Paese, sono costretti a fare il loro rilancio su altre questioni di politica estera. Sappiamo che questa coalizione, che ha il suo interno non poche divisioni, ne cova una profonda e già presente ai tempi del governo Berlusconi, concernente le missioni militari italiani all'estero, ben oltre l'Iraq. In particolare, Rifondazione, i Verdi, i Comunisti italiani sono da sempre contrari alla missione militare in Afghanistan. Essi considerano Kabul una situazione altrettanto grave di quella irachena, temono il coinvolgimento dei nostri soldati, e vogliono che lasciamo il più in fretta possibile quell'area: siano gli americani a vedersela con la minaccia talebana, noi non c'entriamo - dicono questi esponenti della maggioranza.

    Per cui non crediamo che essi davvero pensino, minacciando di non votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan, di porre un problema relativo alla base di Vicenza. In verità intendono trovare un alibi per sostenere la loro linea politica in quella zona. Nessuno ritenga davvero che il governo possa cadere se si divide la coalizione di maggioranza in occasione del voto sul finanziamento di questa missione. Piuttosto è plausibile che i nostri soldati siano costretti a tornare a casa. Esattamente come è accaduto in Iraq, ma anche in maniera peggiore, considerando la bocciatura del Parlamento.

    Proprio per queste ragioni noi riteniamo di doverci comportare come sempre ci siamo comportati sulle questioni di politica estera, ed in particolare su quelle di una rilevanza e di una delicatezza come l'attuale, capace di investire i nostri rapporti con gli alleati atlantici, con le Nazioni Unite e financo le questioni attinenti alla guerra contro il terrorismo.

    Visto che all'interno dell'opposizione circola, allo stato dei fatti, più di una linea a riguardo, noi speriamo che se ne assuma una sola e la si osservi scrupolosamente. A proposito, ricordiamo che un momento politico di particolare rilevanza per la politica estera negli anni passati, fu quello nel quale Alleanza Nazionale e Forza Italia votarono a favore della missione militare italiana in Serbia e Kosovo proposta dal governo dell'onorevole D'Alema. La cosa fu opportuna, perché anche allora una parte della maggioranza era di avviso contrario all'impresa bellica e rifiutò il sostegno richiesto. Per cui, grazie al voto dell'opposizione, l'Italia fece il suo dovere ed il Pri si convinse che l'opposizione di centrodestra fosse in grado di mostrare senso di responsabilità nazionale su una questione di tale importanza. Per la prima volta il Pri pensò che An e Forza Italia potessero rivelarsi capaci di guidare il paese, dando prova di maturità nella politica internazionale, cosa che poi è stata confermata dai fatti.

    Anche considerando questi episodi, la nostra ferma intenzione è dunque quella di far sì che l'Italia svolga la sua missione fino in fondo là dove è ancora impegnata, e che le forze di ispirazione atlantica, democratica ed europeista che seggono all'opposizione non facciano mancare il loro voto di sostegno ai nostri soldati in Afghanistan. E non vorremmo che l'antiamericanismo di ritorno dell'onorevole Mussolini finisse per contagiare anche l'onorevole Fini, facendolo ricadere all'indietro.

    Roma, 19 gennaio 2007

    tratto da http://www.pri.it

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    Liberalizzazioni, una bicamerale non ha senso

    Una commissione bicamerale sulle liberalizzazioni non ha nessun senso. Premesso che tutte le commissioni di questo genere non hanno mai avuto risultati positivi, su questa materia in particolare è il governo che deve fare una proposta seria. Meglio sarebbe stato presentarla in anticipo, magari a Caserta, ma noi aspettiamo di vedere cosa si deciderà e poi in Parlamento esprimeremo la nostra opinione in merito, nell'ambito del rispettoso rapporto fra maggioranza ed opposizione. Certo che se la proposta del governo sarà la liberalizzazione dell'esercizio dei barbieri, possiamo già dire che è davvero inutile, per non dire controproducente, creare un clima di aspettativa straordinaria nel Paese.

    tratto da http://www.pri.it

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    L'ombra del ‘98
    Essere o non essere autosufficienti, questo il dilemma

    Il ministro degli Esteri, onorevole D'Alema, che di politica se ne intende, avrebbe detto - a quanto possiamo leggere sul "Corriere della Sera" ed altri giornali - che "quando non ci sono alternative, non ci sono alternative, e sull'Afghanistan la situazione è questa, e un governo che non avesse la maggioranza in politica estera dovrebbe andarsene a casa". La sua è una descrizione della situazione obiettiva e realistica che segna il momento di maggiore difficoltà politica per l'Unione. E' vero che pensare ad una riedizione del '98 con Rifondazione che si dissocia di fronte alla prospettiva di un impegno militare in Kossovo, appare cosa difficile.

    Rifondazione è ormai organica alla maggioranza ed esercita un ruolo rilevante a cui non vorrebbe rinunciare. E non è certo più facile vedere in che modo, ma si potrebbe realizzare il compromesso fra le due anime della coalizione, perché la soluzione di uno scambio - come si sussurra - fra un "no" del governo all'allargamento della base Usa di Vicenza, con un "sì" di Rifondazione ed affini alla missione militare italiana, avrebbe tanto il sapore di un cedimento al ricatto. Di più, un tale compromesso minerebbe di fatto la credibilità stessa del governo. Per il momento abbiamo una maggioranza che potrebbe andare al voto di fiducia al Senato ed essere a rischio di mancarlo, oppure un governo che si apre al consenso dell'opposizione con la conseguente ammissione di trovarsi in una gravissima crisi politica. Anche perché, se si instaurasse il metodo di un governo che va avanti sulla politica estera con il voto delle opposizioni, niente impedirebbe di veder ripetere una simile circostanza sulla riforma della previdenza, come teme la stessa Rifondazione. Il segretario di quel partito, l'onorevole Giordano, infatti, in un primo momento ha detto che non era un dramma la mancata autosufficienza della maggioranza sull'Afghanistan, per poi convincersi, al contrario, che essa è essenziale. Ecco il quadro che ha provocato la sortita dell'onorevole D'Alema. Non sappiamo come ne usciranno, ma siamo convinti che quando un presidente del Consiglio non è in grado (ed è sempre più evidente che Prodi non è in grado) di tenere nei ranghi la sua maggioranza su un tema di questa rilevanza, è meglio che passi la mano per lasciare al Parlamento la possibilità di trovare una soluzione più congrua, o altrimenti di tornare a nuove elezioni.

    Roma, 24 gennaio 2007

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