Pagina 24 di 72 PrimaPrima ... 1423242534 ... UltimaUltima
Risultati da 231 a 240 di 719
  1. #231
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La fine dell’equivicinanza dalemiana

    di Arturo Diaconale

    Massimo D’Alema è convinto di aver compiuto un piccolo capolavoro nel formulare la teoria dell’“equivicinanza” dell’Italia tra Israele e palestinesi. A parere del responsabile della Farnesina questa formula dovrebbe accontentare la sinistra antagonista che chiede un segnale di forte discontinuità rispetto alla politica filoamericana e filo israeliana seguita dal governo Berlusconi. Ed, al tempo stesso, non dovrebbe suscitare particolare allarme negli alleati occidentali, primi fra tutti gli Stati Uniti preoccupati della eventualità che l’Italia torni ad interpretare il suo antico ruolo di “ventre molle”. Questa volta dell’alleanza atlantica rispetto al fondamentalismo islamico. È fondata la convinzione di D’Alema? Sulla carta sicuramente sì. Indicare che nelle tortuose vicende del medio Oriente l’Italia segue la stella polare della equidistanza tra israeliani e palestinesi, nella prospettiva di due stati dai confini certi e garantiti, è formalmente corretto.

    Peccato, però, che si tratti di una impostazione obsoleta, superata dagli avvenimenti, utilizzabile quando i soggetti in campo erano Sharon ed Arafat. Lo sviluppo drammatico degli avvenimenti dimostra, infatti, che il concetto di “equivicinanza” tra Israele ed Autorità Palestinese non ha più senso. Per la semplice ragione che uno dei sue soggetti in campo è rimasto lo stesso, cioè lo stato ebraico, mentre il secondo è cambiato. Non è più il futuro stato palestinese o le sue componenti diverse conflittuali tra di loro. Da Hamas ad Abu Mazen. È diventato l’Iran del regime komeinista ed ultraestremista del Presidente Ahamadinejead. È il governo iraniano, infatti, che guida il gioco in Medio Oriente in questo momento. È lui che indirizza le mosse della Siria e degli Hezbollah. Lui che condiziona il governo libanese. Lui che sostiene e manovra Hamas. Lui che alimenta la guerra civile in Iraq e getta benzina sulle tensioni in Afghanistan. Tutto nella prospettiva di distogliere l’attenzione del mondo occidentale della sua intenzione di dotarsi il più rapidamente possibile dell’arma atomica e di diventare la potenza egemone non solo della regione ma dell’intero mondo islamico.

    Questa terrificante novità spiazza Massimo D’Alema e la sua “equivicinanza”. Ed impone al titolare della Farnesina ed all’intero governo di Romano Prodi di elaborare una nuova strategia in Medio Oriente. Si può essere “equivicini” rispetto ad Israele e al regime iraniano che pone al primo punto della propria politica estera l’obbiettivo della cancellazione dello stato ebraico dalla carta geografica del pianeta? La risposta è semplice. Non esiste un punto di compromesso tra queste due posizioni. Tra il diritto di Israele alla sopravvivenza e la pretesa dell’Iran komeinista di realizzare una seconda soluzione finale. Per il nostro governo è arrivato il momento di compiere una scelta. Netta. Anche a dispetto dei discontinuisti della sinistra antagonista e filokomeinista!

    tratto da
    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=3248&aa=2006

  2. #232
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La Malfa a Radio Radicale: follia la formazione del presente governo/"Si sono imbarcati in questa avventura. Due mesi dopo hanno scoperto che non potevano farcela"
    I più preoccupati? Sono i deputati del centrosinistra

    E' stata una follia procedere alla formazione di questo Governo. Lo ha detto l'onorevole Giorgio La Malfa, intervistato da Alessio Falconio di Radio Radicale lo scorso 20 luglio.

    Onorevole La Malfa, lei ieri è stato uno dei protagonisti del dibattito sulle missioni italiane nel quale abbiamo visto alcuni colpi di scena come le dimissioni di un parlamentare di Rifondazione comunista, e dei voti in dissenso. Ma alla fine Prodi ha detto di essere soddisfatto. Se lei fosse stato nei panni di Prodi sarebbe stato soddisfatto oppure sarebbe preoccupato soprattutto in vista del passaggio del provvedimento al Senato e della tenuta della maggioranza?

    "Visto l'esito delle ultime elezioni politiche, a me sembrò una follia che il centrosinistra procedesse alla formazione di questa maggioranza e di questo Governo. Ebbi modo di dirlo in quei giorni. I numeri parlamentari e anche i numeri del Paese hanno detto chiaramente che il centrodestra ha avuto più consensi del centrosinistra, e in una delle due Camere si è verificato il pareggio… Questa situazione imponeva, vista anche la diversità delle posizioni nell'attuale maggioranza, l'immediata ricerca di una soluzione diversa. Prodi non ha voluto prendere in considerazione questa ipotesi perché ciò avrebbe significato anche una leadership diversa dell'esecutivo. Il Presidente del Consiglio ha detto che vuole andare avanti, ma questa situazione si è dimostrata impossibile. Quando l'altro giorno il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta ha detto che non possiamo andare avanti così, la mia reazione è stata di dire: ‘perché vi siete imbarcati in questa avventura, per scoprire dopo due mesi che non potevate farcela?'.

    Questo significa che un eventuale processo di formazione di un nuovo Governo non potrà vedere più Prodi come capo dell'esecutivo?

    "A me sembra così. Torniamo alla questione che lei ha sollevato con la sua prima domanda. Nel corso del dibattito sull'Afghanistan l'onorevole Massimo D'Alema ha detto: ‘Quando ci avete votato, voi italiani sapevate che avevamo al nostro interno posizioni diverse. Adesso noi stiamo governando con queste posizioni diverse'. E la parola magica del ministro degli Esteri è stata: ‘Abbiamo fatto una sintesi'. Il problema è chiedersi se sia sintetizzabile una posizione tra chi ritiene che non si debba essere solo in Iraq, ma anche in Afghanistan. Mi domando anche se sia sintetizzabile una posizione che sul Dpef ha visto esponenti di Rifondazione comunista, in Commissione Bilancio, dire che essi non condividono affatto l'impianto del Documento presentato dal loro Governo. Credo che sulla politica estera e sulla politica economica non siamo di fronte ad una maggioranza. Anzi, la realtà è quella di una maggioranza alla quale non corrisponde una linea politica, ma due linee. Le grandi questioni morali, le grandi questioni di politica estera non hanno una maggioranza politica. Non credo che da questa situazione possa scaturire un buon governo. Questo è un interrogativo che mi pongo. Vedremo cosa succederà nelle prossime settimane. Non bisognava entrarci. Così rispondo io. E' chiaro che oggi è molto più difficile uscire da una situazione di questo genere. Ma come si fa ad uscire da una maggioranza di questo genere, se uno dei Presidenti dei due rami del Parlamento è espressione di una componente che esce dalla maggioranza? Oggi c'è veramente il rischio che per uscire dalla crisi di Governo si debba andare subito alle elezioni, che certo non fanno bene al Paese. E che per non andare alle elezioni si rimanga legati ad una situazione di Governo che non funziona e non fa bene affatto al Paese".

    Ritiene che il termine "Grosse Koalition" non debba essere pronunciata tanto facilmente?

    "Questa era la soluzione che si doveva applicare subito. E' quello che hanno fatto i tedeschi constatando lo stallo. In Germania è accaduto che la socialdemocrazia e i democristiani hanno preso gli stessi voti. Ma la socialdemocrazia ha evitato di formare una coalizione con i Verdi e con gli ex comunisti della Ddr formando il Governo con i democristiani tedeschi. Non so se sia possibile farlo in Italia. Ma so che questa soluzione che è stata scelta non porterà una risposta a quelli che sono i problemi del Paese. Io vedo tutti i giorni i colleghi del centrosinistra e leggo nei loro occhi la loro preoccupazione. Anche il ministro del Tesoro ha la consapevolezza di non avere alle spalle una maggioranza per le cose che egli ritiene inevitabili. Padoa Schioppa deve forzare la mano a Rifondazione comunista. Prodi sarà in grado di forzare la mano a Rifondazione comunista con la minaccia di un ritorno di Silvio Berlusconi?".

    Ma anche il centrodestra ha dei problemi, visto che la leadership di Berlusconi, pur non uscita indebolita dal voto, non si può proporre anche in un prossimo futuro. E' vero anche che manca una leadership alternativa a Prodi e Berlusconi.

    "Ricordo che all'indomani delle elezioni Berlusconi ha fatto la mossa di fornire una soluzione dei problemi politici che si erano creati dopo il voto del 10 aprile. Ciò dimostra che Berlusconi ha davvero senso politico. Berlusconi ha fatto questa mossa. Non ha reagito negativamente e quindi questa non è una situazione che ha determinato".



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  3. #233
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il Quirinale interventista
    Per governare a lungo serve una maggioranza più consistente

    Leggiamo che alcuni esponenti della sinistra italiana hanno accolto male le parole del Capo dello Stato sulla necessità di evitare un'attività legislativa sorretta principalmente dal voto di fiducia, interpretando il messaggio di Giorgio Napolitano come un critica a determinati partiti e a certi comportamenti.



    In verità Giorgio Napolitano è erede di un'altra stagione politica - forse più complessa e più drammatica di quella attuale - da cui ha imparato una verità profonda: solo quando il Paese è unito nei valori di fondo può essere governato con pochi voti di scarto. Altrimenti bisogna compiere uno sforzo vero per trovare un accordo utile ad evitare maggiori lacerazioni. Un uomo del compromesso storico come Giorgio Napolitano, conosce bene quella lezione di memoria berlingueriana, non certo priva di senso politico, e l'applica con più di una ragione nei frangenti di oggi. A noi sembra di capire, meglio di tanti grandi elettori del Presidente Napolitano, le sue profonde preoccupazioni. Perché è evidente, da questi primissimi mesi di attività del governo, come lo stato di debolezza della coalizione sia già cronico e tale da rischiare di impedire un prossimo futuro alla stessa.

    Non è certo solo il voto sull'Afghanistan, che assume certo particolare rilevanza, ma ogni provvedimento ed anche ogni decisione che deve passare per il Senato della Repubblica, camera nella quale non c'è una maggioranza sufficiente ed autosufficiente.

    Il presidente Napolitano, con lungimiranza, capisce perfettamente la situazione di difficoltà in cui versa la coalizione di governo e ci chiediamo se non si sorprenda per tanta serafica inconsapevolezza da parte di chi vorrebbe andare avanti come niente fosse, nonostante ministri che si sospendono per scendere in piazza contro l'esecutivo a cui appartengono.

    Il Capo dello Stato ha detto anche che egli non intende assistere silente a quella che appare sempre più una situazione critica.

    Occorrerebbe però che anche le forze politiche della maggioranza, o almeno parte di esse, si rendessero conto della scarsa fiducia del Quirinale sulla loro capacità di tenuta e si sforzassero di recepire le preoccupazioni del Presidente in maniera tangibile.

    Roma, 25 luglio 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  4. #234
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dpef: è meglio ritirarlo nell'interesse del Paese

    Intervento di Giorgio La Malfa a seguito della discussione del Dpef relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2007 - 2011, Camera dei deputati, 25 luglio 2006.

    Signor Presidente, nella lettera con la quale il Presidente del Consiglio ed il ministro dell'economia accompagnano la trasmissione del Documento di programmazione economico-finanziaria si dice, con molta forza e chiarezza, che la politica economica è chiamata ad agire su tre fronti: lo sviluppo, il risanamento e l'equità; obiettivi, dicono i due interlocutori, che devono essere affrontati simultaneamente perché sono inscindibili (e ne spiegano anche le ragioni).

    Esaminando le cifre programmatiche del DPEF, ci si domanda come sia stato tradotto questo impegno così solennemente assunto addirittura dal Presidente del Consiglio e dal ministro, e la tavola n. IV.4, riportata nel documento, ci consente di esprimere un giudizio sullo stesso. Il dibattito, secondo me, è anche troppo esteso, perché si tratta di un punto centrale. Il contenuto degli interventi lo vedremo con il disegno di legge finanziaria, ma l'andamento tendenziale degli obiettivi programmatici è chiaro ed è indicato, in primo luogo, dall'andamento del PIL che, in termini reali, nel 2011 riesce a scardinare l'andamento negativo, quello dell'1,3 per cento di crescita tendenziale, portandolo - colleghi, è un risultato formidabile - all'1,7 per cento. È un Governo che ha cambiato la natura dell'economia italiana, perché laddove questa è stata stagnante per molti anni, invece di non fare nulla, mantenendo la crescita all'1,3 per cento, affronta un enorme programma che scomoderà gli enti locali, la sanità, la previdenza per sollevare dello 0,4 per cento il reddito tendenziale (è ciò che accade anche relativamente agli anni precedenti). La domanda che rivolgo al Governo è la seguente: si tratta di un programma serio? Pensate davvero che su questa base possiate raggiungere gli altri due obiettivi, vale a dire il risanamento e l'equità sociale? Quando il ministro Padoa Schioppa disse di voler raggiungere tre obiettivi, risanamento, equità e sviluppo, gli dissi che, nella storia italiana, è stato molto difficile coniugare il risanamento e lo sviluppo e che aggiungere un terzo obiettivo mi sembrava molto complicato. Si tratta di un vaste programme, come disse una volta il generale De Gaulle, a proposito di un'altra questione. Ma questo vaste programme si riduce al nulla, quando si scopre che la crescita del reddito è nulla; quindi, forse si raggiunge l'obiettivo del risanamento, perché il debito comincia a scendere, ma non c'è certamente lo sviluppo ed è molto difficile raggiungere anche l'obiettivo dell'equità. Se la torta non lievita, è molto difficile ridistribuire; è più difficile sottrarre a chi possiede qualcosa, piuttosto che aggiungere a chi ha meno, quando il reddito cresce. La conferma di questo problema si rinviene nell'andamento disperato della produttività e del costo del lavoro per unità di prodotto. Tendenzialmente, la produttività, che secondo Prodi e Padoa Schioppa rappresenta una problema italiano, nel 2011 crescerebbe dello 0,7 per cento. Dopo cinque anni di un Governo così virtuoso e così impegnato, crescerebbe dello 0,9 per cento: ma pensate davvero che questo sia il programma economico dell'Italia, di un Governo di legislatura? Il CLUP, vale a dire il costo del lavoro per unità di prodotto, da cui dipende la competitività, addirittura cresce dell'1,2 per cento. Quindi, invece di migliorare, come migliora in Francia, in Germania, peggiora ulteriormente. Questo è il programma di politica economica? La mia proposta - lo dico ai colleghi della maggioranza - e di fare ciò che avvenne nel 1996, quando il Presidente del Consiglio Prodi ritirò il Documento di programmazione economico-finanziaria e ne ripresentò un altro. Ritirate il Documento di programmazione economico-finanziaria, perché è stato costruito male! Non è un documento serio, non è un documento di legislatura e non vi consisterà di attuare una politica di risanamento. O affrontate seriamente le cause del basso tasso di crescita della produttività - e, ovviamente, il cuneo fiscale non c'entra niente, c'entra di più la legge Biagi - oppure, se non potete affrontare tali questioni, non potrete affrontare i problemi dell'economia italiana e la lascerete in una condizione di difficoltà la stessa, nella quale si dibatte da molti anni. Onorevole Ventura, non ci dite che tutto questo è prudenza, come ha detto qualche esponente di Governo, perché, quando il Governo "parla" al Parlamento con il DPEF, non può dire che i numeri sono stati inseriti ma pensa ad altro. Se voi pensate ad altro scrivete altro, se pensate che la vostra terapia sia in grado di far crescere l'economia del 2,5, del 3 o del 4 per cento avete l'obbligo di scriverlo. Per tali motivi, credo che il Documento di programmazione economico-finanziaria si debba riscrivere e, prima lo fate, meglio è!



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  5. #235
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il mercoledì nero di Prodi
    D'Alema si scopre filoamericano e spiazza il Professore

    E' stato un mercoledì nero quello trascorso dal professor Prodi fra politica estera ed interna e va detto che niente ha fatto il presidente del Consiglio per renderlo meno cupo.

    La cosiddetta conferenza di pace, come era chiaro, si è rivelata una passerella del ministro degli Esteri italiano, utile a ricordare agli Stati Uniti d'America che l'onorevole D'Alema non ha solo il volto ostile mostrato in occasione della guerra in Iraq, ma anche quello accondiscendente avuto in occasione della guerra in Kossovo. E se mai qualcuno sperava che dalla conferenza di Roma provenisse un documento di condanna dell'azione militare israeliana, una richiesta di cessare il fuoco immediato, e chissà che altro, il grande realismo di D'Alema ha evitato una posizione ridicola o velleitaria dell'Italia. E bene ha fatto anche il ministro degli Esteri a differenziare la posizione del governo italiano da quella libanese, che tra l'altro appare la stessa di Hezbollah, per lo meno nelle parole del presidente Berri.

    Prodi si è invece presentato alla Camera per dire che dopo la conferenza di Roma il "cessate il fuoco" tra Israele e Libano "è più vicino, molto più vicino". Ma più vicino da dove? Perché la cosa davvero sgradevole del vertice romano è che si è svolto proprio nella giornata di combattimenti più aspri fra israeliani ed Hezbollah, tali da far pensare che siamo alla svolta cruenta del conflitto, non certo al suo punto di stabilizzazione e riflessione. Se dunque il vertice ci ha ridato il D'Alema realistico e atlantista che avevamo già apprezzato in altri frangenti, al contempo abbiamo visto un Prodi illuso ed illusionista che davvero non appare in grado di guidare e tanto meno di capire l'evoluzione dello scenario della politica internazionale.

    Il problema vero, e per questo abbiamo parlato di un mercoledì nero del presidente Prodi (altrimenti ci saremmo limitati al giovedì mattina e al primo pomeriggio) è che il professore non appare nemmeno più comprendere lo scenario della politica interna, e di conseguenza rischia di essere messo presto da parte anche dello stesso. Perché il disagio ed il conflitto del ministro Mastella non dipende soltanto dal comportamento bizzarro, per così dire, del suo collega Di Pietro * visto che se voleva davvero opporsi all'indulto poteva minacciare le dimissioni dal governo, come fecero con risultati efficaci Lega ed An nella passata legislatura - ma dal fatto che il presidente del Consiglio è sostanzialmente stato d'accordo, se non sui comportamenti, sulle valutazioni del ministro delle Infrastrutture, così come scriveva proprio il "Corriere della Sera" di mercoledì: "Il governo vorrebbe l'indulto e al contempo vorrebbe tenersene fuori". Se allora un presidente del Consiglio condivide il dissenso di un suo ministro contro il disegno di legge di un ministro pur competetene e capace di orientare positivamente i due terzi del Parlamento, non capiamo come questo presidente del Consiglio possa pensare e pretendere di poter restare in carica ancora a lungo.

    E' vero che Romano Prodi continua a sostenere che dopo di lui non ci sarà nessun governo, ma solo le elezioni. Anche qui abbiamo l'impressione che ecceda nell'illudersi e soprattutto nella pratica di voler illudere. Ma non è detto che gli riesca.

    Roma, 27 luglio 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  6. #236
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Governo contro la Costituzione

    La condotta del ministro Antonio Di Pietro viola la Costituzione.
    Quel che è peggio è che l’intero governo è stato trascinato fuori dal dettato costituzionale, sancendo uno strappo irrimediabile. Di fronte a ciò non basta che il Presidente della Repubblica segnali il “fuori gioco”, perché quale garante della Costituzione stessa Egli ha un obbligo assai più impegnativo che non gemere e lamentarsi. L’articolo violato è il numero 95, dove si stabilisce che il governo ha una sola linea politica, della cui unitarietà è responsabile il presidente del consiglio, e che i ministri sono responsabili collegialmente per gli atti politici e di governo decisi in consiglio dei ministri, rispondendo, invece, personalmente solo per gli atti specifici del proprio dicastero.



    La decisione di proporre un indulto è del governo, rientra nel novero della responsabilità collegiale, ed il fatto che uno dei componenti il consiglio se ne vada a far piazzate mette governo e Costituzione in collisione. Certo, è vero che Napolitano ha giudicato “fuori dalla Costituzione” l’idea che Di Pietro possa congelarsi o sospendersi, ed è anche vero che Prodi lo ha richiamato alla disciplina, ma questi son buffetti, sono inutili geremiadi, laddove, invece, non è solo Di Pietro ad avere sgarrato, ma è lui, con le scelte fatte, ad avere posto tutto il governo contro la Costituzione.
    Se il presidente del consiglio avesse la facoltà costituzionale di sfiduciare un proprio ministro, sostituendolo, oggi Prodi non avrebbe altra scelta. Ma quella possibilità era compresa nelle riforme costituzionali contro cui la sinistra si è battuta, conseguendo il successo dell’abrogazione popolare. Bene, ciò significa che a dimettersi deve essere Prodi. E se non sente il bisogno di farlo dovrebbe essere il Quirinale a chiederlo. Tutto questo senza che c’entri nulla la specifica questione dell’indulto, nei confronti del quale ho scritto cose assai critiche, sebbene per ragioni diverse da quelle agitate da Di Pietro. Non c’entra nulla perché si può pure condividere la sua posizione, ma non per questo si può consentire il pubblico massacro delle previsioni e garanzie costituzionali. Ah, se la leggessero, la Costituzione, oltre a difenderla!

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep...i/message/9499

  7. #237
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Maggioranza liquefatta
    Una presa di coscienza imporrebbe le dimissioni del governo Prodi

    E' davvero difficile credere, all'indomani del voto sull'indulto alla Camera, se esistano ancora una maggioranza ed un governo. Le polemiche forsennate fra l'Italia dei Valori ed il resto dell'Unione, e quelle certo non più contenute fra Rifondazione ed il Pdci, sono tali da far cadere non solo ogni prospettiva di azione comune, ma anche i rapporti minimi di civile convivenza che dovrebbero vivere fra partiti, alleati o meno che siano.



    Colpisce che davanti a un tale sfascio il presidente del Consiglio tiri dritto e si trinceri dietro i voti di fiducia. Perché la crisi che attraversa la maggioranza è grave, profonda, preoccupante: di difficile, per non dire impossibile, soluzione. Prima se ne prende atto e si cercano nuove strade, meglio è. Vogliamo anche ricordare il recente intervento del Capo dello Stato sulla esiguità numerica di una maggioranza che pretenderebbe, per avere una autentica legittimità politica, per lo meno una necessaria compattezza. E' proprio questa compattezza che manca, come si è visto dal dibattito parlamentare, e che induce a pensare come sia per lo meno avventuroso andare avanti in frangenti di questo genere. Un soprassalto di coscienza imporrebbe le dimissioni del governo, irrigidirsi invece nella difesa dello stesso ci sembra non solo inutile - la crisi si aprirà lo stesso - ma anche dannoso per il Paese. Che vi sia questa consapevolezza anche all'interno della stessa maggioranza è del resto chiaro dalle dichiarazioni che da più voci sono venute proponendo un allargamento. Non vi è però allargamento possibile senza coinvolgere in prima persona il principale partito dell'opposizione, il solo che può garantire la sicura e necessaria stabilità. Non sarebbero infatti sufficienti i voti dell'Udc o di parte dell'Udc in condizioni simili, ammesso mai che il partito di Casini, cosa che non crediamo, volesse imbarcarsi nel sostegno di una coalizione di governo tanto fragile e convulsa. Il presidente Berlusconi ha dato questa disponibilità fin dal primo giorno della nuova legislatura analizzando realisticamente il voto popolare. Oggi questa sua proposta appare ancora più necessaria. Domani sarà indispensabile. Dopodomani, invece, potrebbe essere troppo tardi.

    Roma, 28 luglio 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  8. #238
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ladri e complici di ladri

    Quelli del governo e della maggioranza sono ladri e complici di ladri. Il giudizio non è mio, che ne preferisco di più ponderati ed argomentati, ma di un loro collega, ministro. Di Pietro, infatti, li ha chiamati “Banda Bassotti”, che erano ladri, appunto. Qualcuno avverta Prodi che è finita, qualcuno gli dica che l’accanimento terapeutico sarà un grave danno per tutti, centro sinistra compreso.
    Due giorni fa segnalavo che questa cortilata di comari poneva il governo in contrasto con la Costituzione, non immaginavo che, nel giro di poche ore, si dovesse mettere nel conto non le dimissioni, o la cacciata, di un ministro, ma l’obbligo morale, ed anche istituzionale, di presentare una denuncia per diffamazione e vilipendio delle istituzioni.



    Assumere che i ministri siano ladri, che sia una “banda” quella che vota in Senato, comporta un’offesa grave per ciascuno di loro, ed uno sfregio alle istituzioni. Non intervenire, dal Quirinale, significa venire meno al primo dei propri doveri.
    Il governo non c’è più. Convivono politiche opposte sui temi esteri, sulla giustizia, sull’economia. Ministri, presidenti delle Camere, esponenti dei partiti in maggioranza s’interrogano pubblicamente su come attingere forze dall’opposizione, e nell’opposizione si discute sull’opportunità di fornire voti ed in quali condizioni. Che altro deve accadere per prendere atto che non solo il governo non c’è, ma è al capolinea anche il sistema retrostante, dai rapporti con il Parlamento alla legge elettorale che lo determina?
    Le persone responsabili hanno il dovere di porsi questi problemi, ed anche quello di provare a trovare un significato non agonico alla legislatura. Un accordo per le riforme è l’unica alternativa al massacro delle istituzioni ed al naufragio di quel che resta della politica. La gara delle coalizioni, organizzata con un falso maggioritario (e quello di oggi lo è meno del precedente), produce solo coalizioni incapaci non dico di governare, ma anche solo di convivere. O si vive nel proporzionale, ed i governi si fanno in Parlamento, o si adotta il maggioritario, consentendo agli elettori di votare partiti veri, non arlecchinate multicolori. Aprano gli occhi, quanti a sinistra sono ancora capaci di ragionare, altrimenti si tengano Prodi ed affondino con lui.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep...i/message/9506

  9. #239
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Pescatori di uomini
    Se si deve trovare un'intesa lo si faccia alla luce del sole

    Siamo certi che siano notizie del tutto prive di fondamento quelle, riferite da alcuni organi di informazione, secondo le quali il presidente del Consiglio avrebbe affidato ad alcuni suoi uomini l'incarico di cercare consensi nelle file dell'opposizione, di fare cioè i "pescatori di uomini" nel mare "magnum della Cdl". Perché il presidente del Consiglio non può sostenere che la sua maggioranza non ha alternative e al contempo lavorare per indebolire l'opposizione. Perché se la sua maggioranza non ha alternative, ciò dovrebbe voler dire che ha una forza ed un appeal sufficiente, senza aver bisogno di cercare consensi polverizzati nelle file di chi si è fatto eleggere in contrasto ad essa. Se invece il presidente del Consiglio si è reso conto della sua debolezza politica e numerica, allora deve porsi il problema di un'alternativa che, se non si vuole traumatica per la legislatura, deve prevedere il coinvolgimento dell'opposizione. Un coinvolgimento formale, cristallino, alla luce del sole, che passa per la crisi di governo. Per la ragione fondamentale che siamo in un sistema che si è voluto caratterizzare con due maggioranze contrapposte che hanno sottoscritto distinti programmi elettorali e si sono sfidate con due diversi leader per governare il Paese. Se ci si accorgesse che tanti sforzi non sono valsi ad assicurare stabilità all'Italia, si sperimentino pure soluzioni diverse, ma si prenda atto del fallimento subito, davanti all'opinione pubblica.



    L'idea che sottobanco il premier si guadagni qualche voto, e non si sa perché, se non per il gusto di far salire sul carro del vincitore qualche appiedato, è qualcosa che nella sola ipotesi dovrebbe offendere il presidente del Consiglio.

    Per quanto siamo convinti che il professor Prodi sia stato male interpretato, o gli siano state addirittura attribuite intenzioni che mai si è sognato di avere in mente, il problema evidentemente resta. Da quando infatti Enrico Letta ha parlato della necessità di allargare la maggioranza, è stato un profluvio di dichiarazioni in tal senso e non c'è esponente della coalizione di governo che ormai non dica la sua a proposito. Siamo in estate e si sa che la politica italiana si spende di questi tempi in chiacchiere da ombrellone. Ma, vista l'emergenza, forse è ora che il governo e la maggioranza si preoccupino di una riflessione seria per superare le loro deboli forze, senza umiliare il mandato elettorale che è stato affidato, alle diverse parti, dal popolo sovrano.

    Roma, 31 luglio 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  10. #240
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La perdita degli sponsor
    Montezemolo ed Epifani sono già delusi dopo pochi mesi dalle elezioni

    Passati gli Scilla ed i Cariddi dell'indulto e del rifinanziamento della missione in Afghanistan, governo e maggioranza si leccano le ferite e già possono pensare al nuovo scoglio che si profila all'orizzonte: la Finanziaria. Nemmeno Nettuno ci avesse messo lo zampino, la navigazione di questi primi mesi si presenta per Prodi piuttosto turbolenta. Cosa grave non solo è la condizione del suo equipaggio, diviso e rissoso, come si sapeva, ma i fattori esterni, il vento che soffia nelle vele, ora burrascoso, ora calato tanto che occorre tirare fuori i remi per guadagnare qualche metro. Vedi il presidente di Confindustria e il sindacato. Grandi sponsor del governo costretti a rifare i propri conti. Il presidente degli industriali ha confidato al Wall Street Journal che in questi primi due mesi "il bilancio è stato magro" e che, a causa delle differenze che corrono nella maggioranza, le liberalizzazioni sono a rischio. E la Cgil è oramai sull'avviso: una manovra troppo pesante non si potrebbe reggere. E c'è soprattutto il presagio di Epifani: un governo che non si rende nemmeno conto della difficoltà della situazione a settembre "può cadere". Se le principali categorie sociali si mettono contro, davvero il futuro è incerto. La pausa estiva può aiutare a ritrovare serenità? Potrebbe essere vano sperarci, piuttosto si rischia che i contrasti si acuiscano ancora. Certo, nulla vieta al professor Prodi di imbarcare qualche pezzo della maggioranza per rendere più sicuro il margine di azione, ma se la nave fa acqua vi è ragione di dubitare che poi davvero qualcuno voglia salirci.

    Fassino, che viene descritto come esasperato da questa situazione, ha detto che "così non si può andare avanti". Ha ragione. Ma allora l'ipotesi di prendersi qualche deputato d'opposizione appare piuttosto vana. E c'è chi, come Sartori, rilancia sommessamente "la grande coalizione", che preluderebbe ad un nuovo e diverso governo. Prodi, da parte sua, ha tutto il diritto di dire che dopo di lui si va a votare. Ma non è detto che abbia ragione, perché se il governo inciampa e si vota, la sua coalizione perde e chissà se poi sarà lui a guidarla. Un rischio che i Ds e la Margherita non vogliono correre. Per questo Berlusconi è stato invitato alla festa di Rutelli. Per quella data sarà meglio aver sepolta l'ascia di guerra e pensare ad una alternativa più razionale e realistica dell'eventuale ricorso alle urne.

    Roma, 1 agosto 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


 

 
Pagina 24 di 72 PrimaPrima ... 1423242534 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Il paese ha bisogno di un governo.
    Di yure22 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 11-03-13, 16:00
  2. Il contributo del governo per la crescita del Paese
    Di Roberto il Guiscardo nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 22-08-12, 07:53
  3. Il governo non ha piu' la maggioranza nel paese...
    Di alexeievic nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 21-09-10, 17:27
  4. "Il governo e' in minoranza nel paese".
    Di Metapapero nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 08-06-09, 14:25
  5. Governo e paese al capolinea.
    Di Liberal-PD nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 58
    Ultimo Messaggio: 07-07-08, 11:38

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito