Il governo e la fabbrica dei mostri
di Arturo Diaconale
Un conto è liberalizzare, un conto è criminalizzare. In cinque anni di governo il centro destra non ha liberalizzato un bel nulla. Ed è per questo che ha, giustamente, perso le elezioni. Aveva promesso la rivoluzione liberale ed ha assicurato il continuismo post-democristiano. In due mesi di governo il centro sinistra ha lanciato un segnale in favore delle liberalizzazioni. Ma lo ha fatto nell’unico modo in cui è capace di portare avanti un progetto del genere. Cioè criminalizzando le categorie oggetto dei provvedimenti in questione. Basta leggere le dichiarazioni dei più autorevoli rappresentanti del governo e seguire le cronache dei grandi giornali fiancheggiatori. Per avallare e sostenere le misure di liberalizzazione non si tirano in ballo le ragioni del mercato o gli interessi dei consumatori. Si criminalizza nei modi e nelle maniere più becere le categorie colpite.
Così i tassisti diventano il simbolo negativo dei privilegi corporativi, e le loro proteste, come ha affermato il presidente del Consiglio Romano Prodi, del tutto ingiustificabili e incomprensibili. I notai si trasformano in una sorta di reperto medioevale da rimuovere e cancellare al più presto. E i farmacisti, i nemici del benessere, della salute e del portafoglio del cittadino. La fabbrica del consenso che suona le trombe in sostegno al governo si trasforma nella fabbrica dei mostri da mettere alla gogna politica, civile e morale del Paese. Questo fenomeno non è per nulla inedito ma, purtroppo, fin troppo conosciuto. E’ il “fenomeno kulaki”. E indica come l’unico modo conosciuto e praticato dalla sinistra per realizzare le riforme sia quello che passa attraverso la criminalizzazione e la liquidazione dei ceti ostili alle riforme stesse.
Si dirà che tutte le liberalizzazioni del passato, da quelle della signora Thatcher a quelle di Reagan, sono sempre passate attraverso la penalizzazione delle categorie “liberalizzate”. Dai minatori inglesi ai controllori di volo americani. Ma questa penalizzazione non ha mai assunto l’aspetto del fenomeno “kulaki”. I minatori e i controllori di volo non sono stati trasformati in mostri da distruggere, in simboli negativi da cancellare, in nemici del popolo da mettere alla gogna e far morire di fame ad espiazione dei loro peccati. Nessun coro mediatico guidato dalla Thatcher o da Reagan ha alimentato la riprovazione e il ludibrio popolare nei confronti dei ceti corporativi. La discussione tra le ragioni degli uni e degli altri è stata aperta, pluralista, democratica.
In Italia non è così. Il governo catto-comunista del centro sinistra non governa, punisce. Non liberalizza, condanna. Si dirà che gli altri avrebbero dovuto fare altrettanto e non l’hanno fatto. E’ vero. Ma tra di loro, anche se non mancavano gli statalisti, c’erano i liberali. Nel governo Prodi, con tutto il rispetto per Emma Bonino, ci stanno e si fanno sentire solo i post-comunisti!
tratto da L'Opinione 5 luglio 2006





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