La fine dell’equivicinanza dalemiana
di Arturo Diaconale
Massimo D’Alema è convinto di aver compiuto un piccolo capolavoro nel formulare la teoria dell’“equivicinanza” dell’Italia tra Israele e palestinesi. A parere del responsabile della Farnesina questa formula dovrebbe accontentare la sinistra antagonista che chiede un segnale di forte discontinuità rispetto alla politica filoamericana e filo israeliana seguita dal governo Berlusconi. Ed, al tempo stesso, non dovrebbe suscitare particolare allarme negli alleati occidentali, primi fra tutti gli Stati Uniti preoccupati della eventualità che l’Italia torni ad interpretare il suo antico ruolo di “ventre molle”. Questa volta dell’alleanza atlantica rispetto al fondamentalismo islamico. È fondata la convinzione di D’Alema? Sulla carta sicuramente sì. Indicare che nelle tortuose vicende del medio Oriente l’Italia segue la stella polare della equidistanza tra israeliani e palestinesi, nella prospettiva di due stati dai confini certi e garantiti, è formalmente corretto.
Peccato, però, che si tratti di una impostazione obsoleta, superata dagli avvenimenti, utilizzabile quando i soggetti in campo erano Sharon ed Arafat. Lo sviluppo drammatico degli avvenimenti dimostra, infatti, che il concetto di “equivicinanza” tra Israele ed Autorità Palestinese non ha più senso. Per la semplice ragione che uno dei sue soggetti in campo è rimasto lo stesso, cioè lo stato ebraico, mentre il secondo è cambiato. Non è più il futuro stato palestinese o le sue componenti diverse conflittuali tra di loro. Da Hamas ad Abu Mazen. È diventato l’Iran del regime komeinista ed ultraestremista del Presidente Ahamadinejead. È il governo iraniano, infatti, che guida il gioco in Medio Oriente in questo momento. È lui che indirizza le mosse della Siria e degli Hezbollah. Lui che condiziona il governo libanese. Lui che sostiene e manovra Hamas. Lui che alimenta la guerra civile in Iraq e getta benzina sulle tensioni in Afghanistan. Tutto nella prospettiva di distogliere l’attenzione del mondo occidentale della sua intenzione di dotarsi il più rapidamente possibile dell’arma atomica e di diventare la potenza egemone non solo della regione ma dell’intero mondo islamico.
Questa terrificante novità spiazza Massimo D’Alema e la sua “equivicinanza”. Ed impone al titolare della Farnesina ed all’intero governo di Romano Prodi di elaborare una nuova strategia in Medio Oriente. Si può essere “equivicini” rispetto ad Israele e al regime iraniano che pone al primo punto della propria politica estera l’obbiettivo della cancellazione dello stato ebraico dalla carta geografica del pianeta? La risposta è semplice. Non esiste un punto di compromesso tra queste due posizioni. Tra il diritto di Israele alla sopravvivenza e la pretesa dell’Iran komeinista di realizzare una seconda soluzione finale. Per il nostro governo è arrivato il momento di compiere una scelta. Netta. Anche a dispetto dei discontinuisti della sinistra antagonista e filokomeinista!
tratto da
http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=3248&aa=2006




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