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  1. #311
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    I consigli di Scalfari al reverendo

    di Arturo Diaconale

    Eugenio Scalfari sostiene che il governo ha cinque mesi di tempo per recuperare il consenso perduto dall’estate ad oggi. In questo periodo Romano Prodi deve gettare alle ortiche la tonaca da curato di campagna con cui ama travestirsi e indossare le vesti dei consoli romani che, nei periodi d’emergenza, diventavano dittatori semestrali di salute pubblica. Il tutto, sempre secondo Scalfari, per realizzare un programma minimo: liberalizzare i mercati, riformare le pensioni, ritoccare la Biagi, varare Pacs e testamento biologico, barcamenarsi tra laicisti e Cei, riavviare la Tav e continuare la lotta contro l’evasione destinando le risorse alla riduzione dell’imposizione fiscale. A suo tempo Scalfari pronosticò la trasformazione dell’Italia in una grande e migliore Svizzera grazie all’opera del governo di Ciriaco De Mita. Per cui nessuno ora può stupirsi se “il fondatore” immagina che Prodi si travesta da Cesare e in cinque soli mesi riesca ad attuare un programma che, sulla carta sarà pure “minimo”, ma nei fatti ha una portata addirittura rivoluzionaria per l’Italia. Naturalmente non esiste neppure una mezza possibilità che Prodi faccia il Cesare e passi il Rubicone attuando una sola delle misure indicate dal “fondatore” di “La Repubblica”.

    Un governo che viene preso con le mani nella marmellata ed è costretto a sconfessare la fiducia chiesta al Parlamento con un decreto che cancella la misura del “tana libera tutti” per gli amministratori imbroglioni, dimostra di non essere in grado di realizzare nulla. Tanto più che sulle liberalizzazioni è ostaggio dei sindacati e delle grandi lobby, e al massimo può prendersela con qualche categoria debole come i tassisti; sulle pensioni e sulla Biagi è paralizzato dai veti e dai diktat delle sue componenti più estreme; sui Pacs e su tutte le questioni etiche è lacerato al proprio interno tra laicisti, papisti e opportunisti di vario genere; sulle grandi opere è inchiodato dalle minacce degli ambientalisti. E, infine, sulla politica fiscale è talmente condizionato dagli ottusi tecnicismi europeisti di Tommaso Padoa Schioppa e dalle ubbie ideologiche di Vincenzo Visco, da essere in grado solo di continuare ad andare avanti lungo la strada dell’aumento progressivo della pressione tributaria.

    A stretto rigore di logica una previsione del genere dovrebbe comportare la evaporazione a breve della compagine governativa. Per cedimento strutturale o per implosione. Invece, a differenza di quanti immaginano che alla fine di gennaio il governo arrivi al capolinea, è proprio la consapevolezza che l’esecutivo non è in grado di fare nulla a far pensare che abbia ragione Scalfari quando preventiva altri cinque mesi di ulteriore permanenza di Romano Prodi a Palazzo Chigi. In Italia non c’è nulla di più stabile di un governo precario che si fonda sulla paura delle proprie componenti di ritornare all’opposizione. Prodi, vestito da prete o da console, può tirare un sospiro di sollievo. Non così il Paese. Che più il governo dura, più affonda. Nella crisi generale e del ridicolo della propria classe dirigente.

    tratto da http://www.opinione.it/

  2. #312
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    Una svolta autoritaria per il centrosinistra

    di Arturo Diaconale

    Chiude male il 2006 e parte peggio il 2007. L’anno vecchio si conclude con la promulgazione della finanziaria delle tasse, della vendetta sociale e della norma salva-corrotti. E con il concomitante varo del decreto che taglia, dalla manovra economica su cui il governo ha posto e ottenuto la fiducia, il contestato codicillo che avrebbe assicurato l’impunità agli amministratori disinvolti dei Ds e della Margherita. A sua volta l’anno nuovo si apre con la discussione artificiosamente accesa sulla singolare proposta lanciata da Eugenio Scalfari a Romano Prodi di trasformarsi da reverendo in dittatore di salute pubblica per i prossimi cinque anni per salvare la Repubblica dallo “sfarinamento e dal dominio delle lobbies”. Sul finale grava l’ombra concreta e pesante della forzatura delle regole democratiche. Varare un decreto per correggere una legge che non è entrata ancora in vigore non apre solo un problema di tipo giuridico, ma pone un problema di disinvoltura politica dell’esecutivo che non può essere sottovalutato. Di fatto il governo si è mosso senza badare alle regole e preoccupandosi solo del risultato concreto di evitare la quarta lettura della finanziaria.

    La motivazione di tanta disinvoltura è che in questo modo è stato evitato l’esercizio provvisorio. Ma, anche se la tesi è stata fatta propria dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si tratta di una motivazione che non convince affatto. Qualche giorno di esercizio provvisorio non avrebbe danneggiato le casse dello stato. Solo la credibilità del governo. E questo significa che le regole democratiche sono state aggirate e forzate non per una esigenza superiore, ma solo per evitare un nuovo e più pesante danno politico al centro sinistra al potere. Il fatto che il Quirinale abbia storto la bocca ma praticamente avallato un simile comportamento, non rassicura affatto. Anzi, aumenta le preoccupazioni suscitate da un simile finale di anno. Vuol dire che il Capo dello Stato, il quale avrebbe potuto e dovuto rifiutarsi di firmare una finanziaria contemporaneamente modificata da un decreto, è disponibile a coprire le disinvolture dell’esecutivo. Preoccupandosi più della tenuta della maggioranza di centro sinistra che del rispetto dello spirito e delle norme costituzionali.

    Questa inquietante conclusione del 2006 costituisce il naturale precedente dell’ancora più inquietante inizio del 2007. Non importa se a lanciare l'idea del dittatore di salute pubblica sia stato un personaggio datato come Eugenio Scalfari. E che la proposta abbia trovato l'immediata adesione di vegliardi dalle idee spesso confuse come Vittorio Foa e Giorgio Bocca. Il fatto stesso che si solleciti Prodi ad assumere veti dittatoriali all'indomani di atti che forzano e scavalcano le norme democratiche, rappresenta un segnale di gravissimo allarme. E' in atto, in altri termini, una involuzione autoritaria del governo in carica e delle forze politiche e culturali che lo sostengono. Il 2007 rischia così di essere non l'anno della ripresa del Paese, ma quello della deriva antidemocratica di una maggioranza che non è più tale ma che vuole restare comunque al potere. Estote parati!

    tratto da http://www.opinione.it/

  3. #313
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    Tutto quello che accadra',, in giro per il mondo, nel corso del 2007
    • Gennaio

      - La Germania prende la presidenza dell’Ue dalla Finlandia e quella del G8 dalla Russia
      - Il World Economic Forum s’incontra a Davos, in Svizzera
      - Microsoft lancia Vista In Kenya traina il turismo

    • Febbraio

      - I cinesi celebrano l’anno del maiale
      - L’Inghilterra riprende il comando delle forze Nato in Afghanistan
      - Lo space shuttle Atlantis arriva alla base orbitante spaziale
      - Tinseltown ospita gli Oscar

    • Marzo

      - La Coppa del mondo di cricket, che si svolge ogni quattro anni, si tiene nell’India occidentale
      - Summit della Lega degli Stati arabi al Cairo
      - Osamabin Laden, l’uomo più ricercato del mondo, compie 50 anni

    • Aprile

      - Elezioni presidenziali in Nigeria
      - Scadenza per la completa distruzione delle armi chimiche della Libia
      - L’America festeggia il 400esimo anniversario del suo primo accampamento inglese a Jamestown in Virginia

    • Maggio

      - Inghilterra e Scozia festeggiano il 300esimo anniversario dell’Act of Union
      - Elezioni presidenziali in Francia e in Turchia
      - Gli amanti dei bei film si spostano al festival del cinema di Cannes

    • Giugno

      - A Heiligendamm, in Germania, si tiene il summit del G8
      - Venturi, un costruttore di auto francese, lancia la Eclectic, un’auto a energia solare
      - Per la prima volta dal 1851 l’America’sCup si svolge in europa, a Valenzia (Spagna)

    • Luglio

      - Il Portogallo assume la presidenza dell’Ue
      - Scade il mandato dell’autorità per il commercio degli Usa per il presidente degli Stati Uniti
      - Il Tour de France parte da Londra

    • Agosto

      - Più di 3000 atleti partecipano ai mondiali di atletica a Osaka
      - I militari inglesi nell’Irlanda del nord vengono ridotti a non più di 5.000 unità
      - Esperti di biologia marina si riuniscono al simposio di Kiel per discutere di ecosistemi

    • Settembre

      - L’assemblea generale dell’Onu si riunisce a NewYork
      - Una collezione di 3 milioni di semi, che rappresentano tutte le varietà agricole del pianeta, sarà allestita in Norvegia
      - La Coppa del mondo di rugby inizia in Francia

    • Ottobre

      - Elezioni presidenziali in Argentina
      - Il Pakistan decide chi dovrà sostituire il presidente Pervez Musharraf
      - In Inghilterra il controverso Turner Prize sarà ospitato per la prima volta da Tate Liverpool

    • Novembre

      - Il Congresso del partito comunista cinese, che si tiene ogni cinque anni, inizierà i suoi lavori a Beijing
      - Più di 20 capi di Stato e di governo dell’area economica asiatica del Pacifico s’incontreranno a Sidney per discutere di sviluppo

    • Dicembre

      - Elezioni presidenziali in Kenya e Corea del Sud, elezioni parlamentari in Russia
      - Diplomatici cinesi e giapponesi esamineranno dopo 70 anni le violenze di Nanchino
      - Marinai australiani daranno inizio alla Coppa Antartica

    ed inoltre ... Cade il governo Prodi ... questo accadimento va posizionato in un mese a piacere ...

  4. #314
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    No allo Stato etico
    Giudizio positivo sul messaggio del Colle e una sola riserva

    I repubblicani hanno apprezzato il discorso di fine d'anno del Capo dello Stato. Giorgio Napolitano ha dato prova tangibile della sobrietà istituzionale e del realismo che lo hanno caratterizzato nella sua esperienza politica. Egli ha sempre guardato ai problemi concreti del Paese ed è consapevole che sia necessario un dialogo costruttivo fra maggioranza ed opposizione.

    Il presidente Napolitano mostra lungimiranza, perché il clima di scontro frontale fra le due coalizioni non aiuta, al contrario impedisce di trovare delle soluzioni percorribili, utili al Paese. Il consiglio, "testardo", del Presidente è stato di iniziare per lo meno a trovare un'intesa sulle riforme, vedi, ad esempio la legge elettorale. Ma l'intento di fondo del Capo dello Stato, che traspare dal suo discorso, è ancora più ampio e rilevante: egli vorrebbe contribuire in maniera fondamentale a stemperare i rancori e le intemperanze che corrono fra i due schieramenti, in maniera da poter avviare una stagione nuova nei rapporti fra maggioranza ed opposizione.



    Anche perché, è vero che un solo voto basta per stabilire in una contesa elettorale la parte vincente sull'altra, ma è altrettanto vero che una parte vincente per un solo voto non può pensare di guidare il Paese come se disponesse di una maggioranza schiacciante. Al contrario, deve assumersi la responsabilità di coinvolgere nelle scelte la parte sconfitta che, numericamente, "è quasi uguale" all'altra.

    Al nostro giudizio positivo sul messaggio del Capo dello Stato, dobbiamo anche aggiungere di non sapere quanto poi questo messaggio possa essere compreso davvero, e non per ragioni di cattiva volontà, ma per il fatto che resta difficile per maggioranza ed opposizione trovare un terreno costruttivo su cui misurarsi, quando entrambe vivono divisioni interne profonde.

    Divisioni evidenti nell'opposizione, tanto che il presidente del Consiglio ha pensato bene di definirle "le due opposizioni"; ancora più cruente nella maggioranza, dove fino all'ultimo giorno dell'anno sono volati gli insulti fra partiti e ministri, i Verdi contro Di Pietro e viceversa, tanto per fare un caso.

    E' importante e positivo che il Capo dello Stato non rinunci alla sua intenzione di rasserenare le relazioni politiche e rendere più rispettosi i rapporti, ma rivalità tanto profonde, interne ad ogni schieramento, appaiono ancora lontane dal poter essere superate.

    Noi, del resto, siamo convinti da tempo che le alleanze che si sono verificate di volta in volta per guidare il Paese non siano compatibili al loro interno, e che sarebbe necessario ripensarle a fondo.

    Dobbiamo riconoscere, invece, che il Quirinale ha assolto, nel suo messaggio, al compito fondamentale di invitare le forze politiche ad un'azione concreta su aspetti cruciali della vita quotidiana: l'occupazione, il Mezzogiorno, l'immigrazione, in termini non semplicemente formali, e per fare questo ha chiesto ai cittadini di impegnarsi di più nella vita politica, ai giovani in particolare.

    Questo riconoscimento della supremazia della politica e del suo ruolo, merita il nostro maggiore riconoscimento al Capo dello Stato, perché non c'è niente di peggio per il Paese di un qualunquistico disprezzo per la politica e chi la svolge. Se il Capo dello Stato vuole intraprendere una campagna in proposito, può contare sul nostro sostegno.

    Qualche riserva la manifestiamo invece sulla "carta dei valori" a cui si è richiamato il presidente della Repubblica per ciò che concerne la possibilità di accordi su etica e famiglia. La ragione di questa riserva non è tanto dovuta al fatto che il Capo dello Stato abbia sentito il bisogno di citare il Pontefice, che pure in queste ultime settimane ha espresso posizioni poco conciliabili con le esigenze di uno Stato laico. Ma, tenendo presente che nel messaggio di fine anno il presidente della Repubblica si rivolge ai cittadini italiani e non ai capi di Stato stranieri, "la carta dei valori" è quella Costituzione che il Capo dello Stato ritiene "un riferimento essenziale anche per affrontare i temi più delicati proposti da scienza ed etica". La pensiamo esattamente come lui e quindi non riteniamo che occorra affiancarne un'altra condivisa dal Papa. Né tantomeno pensare che voci autorevoli - quali quella del Presidente della Repubblica - propongano lo Stato etico.

    Roma, 2 gennaio 2007

    tratto da http://www.pri.it

  5. #315
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    Commento sulla Voce Repubblicana di domani

    Il fatto che il ministro dell'Economia Tommaso Padoa - Schioppa sia costretto a riconoscere che il calo del deficit sia dovuto ai meriti delle iniziative prese dal suo predecessore Giulio Tremonti sul controllo spesa pubblica - e non certo solo al comportamento rigoroso tenuto in questi soli sei mesi - fa giustizia dell'accusa secondo la quale il precedente governo avrebbe lasciato un buco di bilancio gravoso sulle casse dello Stato.
    Le dichiarazioni di via Nazionale a commento del dato dei conti pubblici smentiscono dunque quanto fu affermato precedentemente dallo stesso ministro Padoa - Schioppa a giustificazione della sua Finanziaria. Tanto è vero che subito ministri ed esponenti della maggioranza si sono precipitati a chiedere di abbassare le imposte o rilanciare piani di investimenti. Per tutta risposta, il ministro dell'Economia dicE che non bisogna comunque abbassare la guardia. Ciò significa che - assodata la positiva esperienza del passato governo che ha dato i suoi frutti - sono ancora da dimostrare le capacità dell'attuale di raccogliere degnamente quella eredità. Di conseguenza Padoa - Schioppa preferisce tenere ben stretti i cordoni della borsa. A nostro avviso, meglio farebbe il governo ad impegnarsi con determinazione sul fronte della previdenza, dove invece, come dichiara la Corte dei Conti, la situazione sta peggiorando gravemente.
    Ed appare piuttosto singolare che un governo tanto occhiuto e preoccupato sul fronte della spesa poi ritenga che non sia urgente, che non sia una priorità, o che si possa procedere lentamente, sul capitolo delle pensioni, proprio quando la magistratura contabile denuncia che l'Inps sta facendo acqua. L'atteggiamento del governo è paradossale ed irresponsabile. Paradossale che, dopo aver accusato l'esecutivo precedente di chissà quali nefandezze, ora si riconoscano i meriti del ministro Tremonti; irresponsabile che si sottovaluti l'incognita pensionistica, che può gravare molto di più sul 2007 rispetto all'Iva delle auto aziendali o dei conti delle Ferrovie.
    Talmente paradossale ed irresponsabile che siamo propensi a credere che in verità il governo, sapendo per ragioni politiche di non poter fare niente sulla previdenza, si prepari a saldare il conto con i maggiori ricavi ottenuti. Questo salverebbe sicuramente la tenuta della compagine, ma condannerebbe il Paese ad un disastro.
    L'intervento sulle pensioni va fatto ora che i conti sono migliorati, e non rinviato a domani, e deve essere un intervento radicale volto alla sicurezza delle generazioni future.
    Non è un caso che nel centrosinistra vi sia chi chiede " una riforma vera, che guardi lontano", come ha detto l'onorevole e professore Nicola Rossi in un'intervista alla "Stampa". Per Rossi gli aggiustamenti non bastano. E' evidente che occorre intervenire in maniera significativa con l'obiettivo di innalzare l'età pensionabile. E noi siamo pienamente d'accordo con lui. "Questo è il punto di fondo". Anche oltre i 60 anni già fissati dalla legge Maroni.
    Ma che il governo non se la senta è ovvio, non perché non capisca il problema - Tommaso Padoa - Schioppa lo comprende benissimo - ma perché non terrebbe la sua maggioranza ad una tale prova. Ed ecco allora che il ministro dell'Economia vuole avere a disposizione più soldi possibili, non per il buco presunto ed inesistente lasciato dal passato governo, ma per quello che rischia di trovarsi il suo a metà mandato, senza nessuna riforma della Pubblica amministrazione, senza nessuna riforma delle Pensioni, senza nessuna autentica liberalizzazione, con magari perfino ancora Alitalia - oltre alle Ferrovie - sul groppone.
    Per questo tutti gli osservatori interni ed internazionali hanno condiviso la nostra stessa analisi sull'assenza di prospettiva di crescita della Finanziaria, dato che la preoccupazione unica del Tesoro è di sorreggere un incremento abnorme delle spese, visto che non si fanno le riforme per barricare un governo che alla fine rappresenta la paralisi del Paese.
    Non crediamo dunque sia un caso che Nicola Rossi, un riformista ed un progressista autentico, abbia dato le dimissioni dai Ds. Egli riteneva possibile un'evoluzione della sinistra italiana come era avvenuta in Inghilterra o in Spagna. Gli sono bastati questi pochi mesi di esperienza di governo per capire che non se ne parla. E questa è solo la conferma di una analisi che noi elaborammo già nel 2000 e che ci portò fuori dall'alleanza politica con questa sinistra.

  6. #316
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    La doppia morale
    Il governo che si voleva europeista attacca la Commissione Ue.

    In una lettera al Commissario dell'Unione Europea alla Concorrenza Neelie Kroes, il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro afferma che la Società Autostrade avrebbe occultamente "finanziato a pioggia tutti i partiti per assicurarsi un consenso a prescindere dal vincitore delle elezioni". Visto che la vicenda sembra presentarsi come una notizia di reato, e che oltretutto il ministro delle Infrastrutture di notizie di reato se ne intende, vogliamo far sapere immediatamente e con fermezza che il Partito repubblicano non ha avuto alcun finanziamento da Società Autostrade o affini, e ritiene necessario, a questo punto, conoscere nel dettaglio quali sarebbero invece i partiti o singoli personaggi che secondo il ministro Di Pietro avrebbero usufruito di detti finanziamenti.



    La denuncia avanzata dal Ministro, se è una informazione di qualche verità, pone un problema al suo stesso governo e in particolare al ministero della Giustizia, che dovrà a questo punto intraprendere un chiarimento rispetto a quanto è stato affermato.

    Questo episodio, dunque, riveste una particolare importanza, quale quella che attiene alla moralità pubblica e al rispetto delle leggi, nell'ambito di una questione che già di per sé appariva rilevante, quale la proposta di fusione fra l'italiana Società Autostrade e la spagnola Abertis. Il ministro delle Infrastrutture ha fatto tutto ciò che era in suo potere per opporvisi, tant'è che - secondo quanto scrive "La Stampa" - il suo partito avrebbe financo restituito i soldi presi da Autostrade - e, in un crescendo rossiniano, ha anche rispolverato il mito dell'italianità, usando argomenti che si possono definire in tanti modi, fuorché diplomatici. Non vogliamo discutere l'appassionato vigore del ministro Di Pietro contro la fusione in questione. Può essere che gli argomenti abbiano una ragione valida. Il problema però è un altro, visto che questo governo doveva essere un governo europeo ed europeista. Il livello di polemica con l'Europa che si è stabilito nella circostanza - tanto da arrivare a coinvolgere direttamente lo stesso commissario alla concorrenza e a polemizzare con il commissario italiano che ci rappresenta nella Ue - è invece senza precedenti. Lo si comprende anche dall'imbarazzo e dal disagio del ministro delle Politiche Comunitarie, consapevole che su questa linea, piuttosto, ci si estranea dall'Europa. Vorremmo allora anche capire quale sia la posizione del governo, ovvero se esso si sente rappresentato dall'irriducibile orgoglio nazionalista del ministro Di Pietro.

    Roma, 8 gennaio 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  7. #317
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    Da Caserta al deserto
    L'obbedienza a Prodi rischia di portare alla sconfitta di primavera.

    C'è una grande attenzione verso summit del centrosinistra che si sta per aprire a Caserta, nonostante l'esito di tale conclave sia già dato per scontato. Il copione, infatti, è stato scritto nell'incontro dei ministri Ds con il segretario del partito all'Hotel Parco dei Principi di Roma lunedì scorso. Il segretario dei Ds, Fassino, come si sapeva, ha chiesto un "colpo d'ala", ha rilanciato la linea delle riforme, idealizzato i valori di Nicola Rossi, sostenuto la necessità e l'urgenza di una svolta. Per tutta risposta il presidente del partito e vicepremier D'Alema, ha detto che sarebbe da matti andare ad uno scontro con la sinistra radicale. Fine del film.

    A Caserta, se Fassino alzerà i toni, si sentirà replicare, questa volta dal presidente del Consiglio, che non c'è fretta, che ci sono cinque anni di fronte, che cinque mesi sono pochi, che bisogna andare avanti lentamente ma con una guida sicura; ed amenità varie, di cui il campionario è stato già fornito in tutte le versioni per intere settimane. E il segretario dei Ds cosa potrà fare a questo punto se non chinare la testa e dare ragione a Prodi? Anche perché già da tempo è stata fatta ad arte girare la voce che egli vorrebbe sostituire Padoa-Schioppa al ministero dell'Economia ed apparirebbe così come il responsabile di una ipotetica crisi di governo dall'esito incerto, molto incerto.

    Caserta rischia di essere piuttosto amara per l'onorevole Fassino e non escluderemmo che fosse stata convocata appositamente per fargli sapere a chiare lettere di doversi dare una calmata.

    Eppure Fassino ha qualche ragione sincera di malcontento. Ad esempio, il viceministro dell'Economia Visco ha scritto ieri un articolo sul "Sole 24 Ore" dove si legge "che, soprattutto, manca una visione consapevole e condivisa del futuro dell'Italia per indirizzare l'azione del Governo e ottenere il sostegno dell'opinione pubblica". Visco dice chiaramente, forse non se ne accorge, che la maggioranza è divisa e che l'opinione pubblica lontana. E quindi farebbe bene l'onorevole Fassino a porre con forza l'esigenza di un cambio di rotta, per riguadagnare i consensi che sembrano già perduti. Il problema è la divisione della maggioranza, che dubitiamo possa ricompattarsi fra gli stucchi e gli orpelli della reggia di Caserta. Forse qualcuno pensa di nasconderla, ma anche questo sarà difficile, visto che i contrasti sono evidenti in tutta la loro ampiezza, fra Di Pietro e la Bonino, fra la Bonino e Diliberto, fra Di Pietro ed i Verdi, fra D'Alema e Ferrero, di nuovo fra Di Pietro e Mastella, fra Tommaso Padoa-Schioppa e tutto il resto della coalizione.

    Avremmo una casistica ampia ed esauriente in proposito. E non si tratta di questioni personali, visto che in questo momento nel governo si starebbero allestendo due diversi progetti di legge contrapposti sui pacs e le coppie di fatto, perché due sono i filoni di ispirazione a riguardo che dividono i ministri Bindi e Pollastrini.

    A Caserta Prodi sembrerebbe intenzionato a richiamare all'ordine tutta la coalizione ed esprimere una reprimenda per la comunicazione "un po' folle degli ultimi mesi". E' comprensibile. Ma vogliamo dire sommessamente al presidente del Consiglio che si comunica ciò che si è. Prodi può indottrinare la sua maggioranza finché gli pare, ma non riuscirà a cambiarne la natura. Altrettanto vale per la natura del Professore. Un esponente dei Ds, forse esasperato dall'eccesso di prudenza del premier, avrebbe accusato Prodi di ricordare il costume doroteo della vecchia Dc. Sbaglia: Prodi non lo ricorda, lo incarna.

    Semmai è singolare capire il perché una sinistra che voleva emanciparsi dalla Democrazia cristiana, rinnovare il Paese, aprire un nuovo percorso, si sia affidata alla guida di un esponente di rilievo proprio di quel partito tanto avversato e con caratteristiche così spiccate.

    Oggi questa sinistra teme che la scelta compiuta segni un grande distacco nel Paese, un arretramento dello stesso ed una conseguente sconfitta elettorale nelle prossime amministrative.

    Dovrebbe cambiare registro, subito e già da Caserta, per evitare la sconfitta - o per lo meno attenuarla. E' più facile credere che nel tentativo di salvaguardare un equilibrio precario i Ds si immolino senza contropartite. Un sacrificio eroico che forse potrà salvare il governo, difficilmente salverà il Paese da una crisi politica di queste dimensioni.

    Roma, 9 gennaio 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  8. #318
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    Un governo sempre in villeggiatura

    di Sandra Giovanna Giacomazzi

    L’11 e 12 di gennaio ci sarà un vertice del Governo al conclave di Caserta. Prima di questo ce ne furono altri due: uno a San Martino in Campo a giugno e un altro a Villa Doria Pamphili ad ottobre. Ci chiediamo come mai questi vertici non possono aver luogo nel posto assegnato a questo uso: Palazzo Chigi? E quanti soldi pubblici saranno sperperati in spostamenti, pernottamenti, pranzi e cene ogni qualvolta Prodi decida che sia necessario ritirarsi per tirare le redini ai suoi? E ci preoccupiamo anche dei contenuti di questi incontri pensando ad un precedente del premier Prodi e a un suo ritiro in una casa della campagna emiliana. Insomma, quante cavolate e con quali tavolate faranno le loro sedute, spiritiche o seminaresche che siano, e a quali costi e conseguenze per tutti noi ?

    tratto da http://www.opinione.it/

  9. #319
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  10. #320
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    Un Conclave dalla inevitabile fumata nera

    di Arturo Diaconale

    Normalmente un Conclave si apre dopo la morte di un Papa e per eleggere il successore del defunto. Il termine, quindi, non costituisce un buon augurio per l’incontro tra i ministri ed i leader del centro sinistra convocato da Romano Prodi nella Reggia di Caserta. Naturalmente non ci sono decessi da registrare e defunti da sostituire. Ma i problemi ed i malesseri da affrontare e superare non sono pochi. Ed anche se al termine “conclave” si sostituisce quello meno impegnativo di “vertice”, cambia la musica lessicale ma il risultato rimane sempre lo stesso. Il centro sinistra riunisce il proprio stato maggiore per sciogliere i tanto nodi irrisolti che si sono aggrovigliati dal momento delle elezioni ad oggi. D’altro canto anche a voler parlare di “vertice” non si usa un vocabolo troppo positivo. Sia nella Prima che nella Seconda Repubblica i “vertici” si convocano non per prendere atto dei successi ma solo per tentare di superare gli ostacoli e trovare le ricette giuste per guarire le malattie delle maggioranze o delle coalizioni. L’incontro di Caserta non sfugge a questa regola. E quindi è indicativo dei mille problemi che affliggono in questo momento lo schieramento governativo. Non è un momento di crescita ma solo di difficoltà.

    E l’interrogativo che grava sulla riunione non è se è di segno positivo o negativo ma solo se servirà a sbrogliare almeno in parte la matassa nelle mani del centro sinistra. Purtroppo per Prodi ed i suoi alleati, però, non c’è bisogno di attendere la conclusione della due giorni per prevedere un inevitabile nulla di fatto. Non ci sono punti di compromesso possibili tra i fautori delle riforme ed i sostenitori della conservazione all’interno della maggioranza. I primi non hanno la forza di piegare le resistenze dei secondi, mentre questi ultimi, consapevoli del proprio potere condizionante, non hanno alcuna difficoltà nel lasciar cadere tutte le richieste e le sollecitazioni dei riformisti. Al di là degli inevitabili annunci roboanti e del credito fasullo che verrà dato dalla grande stampa compiacente, il “conclave-vertice” può solo finire con un compromesso sulla paralisi. Cioè sull’intesa che l’attuale maggioranza non è in grado di fare nulla tranne che cercare di sopravvivere nel più completo ed assoluto immobilismo. C’era bisogno della Reggia di Caserta per un simile risultato? Tanto valeva restare a Palazzo Chigi. O meglio, risolvere la faccenda con un semplice giro di telefonate inutili.

    tratto da http://www.opinione.it/

 

 
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