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  1. #31
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    Predefinito La maglietta "estiva" di Calderoli ....




    ... attenzione ... Calderoli ha alzato un bel vespaio ... e diventa difficile dargli torto ... una somma per potere essere fatta abbisogna di almeno due addendi .... cosi' come una moltiplicazione abbisogna di due fattori .... ora, nel caso specifico, non ci sono i due addendi ... non si puo' sommare 45.000 a zero (0) ... perche' quella data lista avrebbe dovuto presentarsi, minimo, anche in un'altra circoscrizione e, anche se avesse preso (0) zero voti ... avrebbe determinato come addendo la possibilita' di fare una somma ...
    Qua' non si tratta di scomodare la Cassazione per interpretare la legge ... qua' basta guardare un qualsiasi vocabolario e guardare che cosa significa "somma" ... e cosa significa "addizione" ...
    Ad esempio: il vocabolario su internet della Garzanti ... al link ...
    http://www.garzantilinguistica.it/index.html
    dice che la "somma" e' il risultato dell'addizione
    e dice altresi' che la "addizione" e' l'operazione aritmetica con la quale si calcola la somma di due o più numeri detti addendi ....
    Ora qua manca un secondo addendo .... onde per cui non si puo' eseguire una addizione e non si puo' pertanto avere ... alcuna somma ...

  2. #32
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    Predefinito tratto da Alice News 16 aprile 2006

    ELEZIONI/ LA MALFA: PRODI FARA' GOVERNO, MA NON DURERA' (STAMPA)
    Dietro l'angolo c'è Monti

    Roma, 15 apr. (Apcom) - "Lo scenario più probabile ad oggi è che nasca un governo Prodi. Credo però che non avrà alcun successo, E non è solo un problema di numeri". Lo afferma, in un'intervista a La Stampa, il ministro delle Politiche Comunitarie, Giorgio La Malfa, sottolineando, poi, che "c'è una discrasia fra il leader e i suoi alleati".

    La Malfa auspica "un governo con una maggioranza parlamentare ampia ma un programma sganciato dalle due coalizioni". A guidarlo dovrebbe essere, sempre secondo La Malfa, "Mario Monti, una persona adatta al compito. Ma al momento - aggiunge - siamo lontani da questo scenario".

  3. #33
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    Predefinito tratto da La Repubblica 16 aprile 2006

    Tremonti attacca Prodi: "Merita l'incarico chi ha la forza di andare avanti nel governo giorno per giorno"
    "Nessuno sconto al loro governo
    senza larghe intese non durerà"

    di MASSIMO GIANNINI - ROMA - Prodi non vuole le larghe intese? Peggio per lui. "Tanto non durerà...". Giulio Tremonti lancia il suo "anatema" pasquale. Il ministro uscente dell'Economia è stato il teorico della Grande Coalizione alla tedesca, tre mesi prima delle elezioni. Oggi resta ancora convinto che quella sarebbe la soluzione migliore: "Ma prendo atto che non ci sono le condizioni politiche. Resta il fatto che quella di Prodi è una vittoria di Pirro. La sua maggioranza non esiste al Senato, il suo governo non può reggere". Tremonti non raccoglie l'offerta di D'Alema per una scelta condivisa del prossimo presidente della Repubblica: "E' un dovere, non certo una concessione che ci fa...". E annuncia che il Polo non farà sconti al centrosinistra. "Siamo in campo, perché abbiamo dalla nostra il Nord e lo schema europeo. Siamo stati uniti al governo, e lo saremo ancora di più all'opposizione".

    Ministro Tremonti, resta ancora convinto che anche l'Italia debba sperimentare la via della Grande Coalizione alla tedesca?

    "Pur se nel giorno di Pasqua, sembra arrivato il tempo per mettere da parte almeno per un po' il libro di Isaia: 'Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guarderà'. Nessuno ha mai creduto al presepe di Isaia. Nel nostro sistema sono troppo forti le componenti personali. Quella italiana è una politica troppo antropomorfa. In realtà lo spirito della mia riflessione era ed è più profondo: riguarda non la sovrastruttura dei rapporti personali, ma la struttura del reale".

    Che cosa vuol dire, fuori dalla metafora marxiana?

    "In Italia c'è una troppo forte asimmetria tra l'intensità delle pressioni esterne e la nostra debolezza interna. Non solo. E' troppo forte l'intreccio tra problemi di governo e problemi di riforme. Questi più essenziali e più urgenti di quelli. Nella mia visione di Grande Coalizione avrebbe dovuto e potuto partire dalla riorganizzazione dei nostri quattro livelli di governo. Dalla redistribuzione dell'attivo e del passivo. Dai doveri e dai poteri fiscali. In sintesi, dal federalismo fiscale".

    Potevate proporla in questi cinque anni, invece di fare le riforme a colpi di maggioranza. E comunque dovreste ammettere che la vittoria del centrosinistra c'è stata. Che senso ha continuare con la storia dei brogli?

    Perché in Italia, come si chiede D'Alema, non esiste fair play istituzionale e non succede come nelle grandi democrazie europee, dove se un governo ha un voto di scarto e un deputato di maggioranza si sente male l'opposizione fa uscire uno dei suoi? Eppure non siamo la Bielorussia...
    "Confesso che sulle democrazie post-comuniste D'Alema ha esperienze superiori alle mie. Non credo alle fiabe nordiche. Se vai a Westminster ti spiegano che il principale dovere dell'opposizione è quello di abbattere il governo in carica con ogni mezzo democratico. Ma con ogni mezzo".

    Compreso l'utilizzo di un dato sulle schede contestate che poi si è rivelato clamorosamente sbagliato per ammissione del Viminale?

    "Non entro nel merito della vittoria negata. Mi limito ad osservare che questo è un Paese in cui ha votato l'85% degli elettori. Vuol dire che gli italiani credono nel valore del loro voto. Vedere sui tg le casse di schede buttate nei fossi o ascoltare l'autoproclamazione di Prodi prima ancora del risultato del Senato non è edificante, e non fa bene alla democrazia".

    Invece fa bene alla democrazia sentire un premier che comunque ha perso che dice "resisteremo"? Cosa aspettate a riconoscere che ha vinto Prodi?

    "Non è mio compito quello di fare l'endorsement di Prodi. Ma se vuole, anche solo per prova apriamo il grande libro delle vittorie. La storia è piena di vittorie chimeriche, oniriche o dimidiate. Di vittorie che sono sconfitte e di sconfitte che sono vittorie. Per banalizzare: quella di Prodi è una vittoria di Pirro. Lo è in senso aritmetico, in senso economico e in senso politico".

    Mi spiega perché?

    "Inizio dall'aritmetica. Quella di Prodi è una vittoria di Pirro perché sarebbe millesimata. Una vittoria al 5 per mille. Al Senato è sostanzialmente una sconfitta, sia pure con due senatori di 'maggioranza'...".

    Appunto. E' pur sempre una maggioranza. Di fronte alla quale il Capo dello Stato non può che conferire l'incarico a chi l'ha ottenuta, non crede?

    "Io non voglio assolutamente interferire con le dinamiche istituzionali. Ma formulo un'opinione: l'incarico lo merita un governo che ha la forza per governare avendo una sua base parlamentare funzionale e non istantanea. Non un voto di fiducia alle ore x del giorno y, ma una fiducia permanente e capace di manifestarsi nel 'continuum' dell'attività di governo. Mi chiedo: senatori eletti all'estero e senatori a vita sono in grado di garantirlo al Senato, dove la verifica del numero legale è continua tanto in commissione quanto in aula?".

    E' ovvio che a lei dispiaccia, ma questa maggioranza esiste, e il centrosinistra l'ha ottenuta nonostante una riforma elettorale pasticciata che avete voluto voi.

    "La legge è la legge, e come tale va rispettata. Ma in realtà è una legge che si sviluppa in una logica opposta a quella del proporzionale. E' una legge maggioritaria, non adatta per il governo della complessità. E' bastato un giorno per verificarlo: grande maggioranza alla Camera, grande divisione nel Paese. La finzione giuridica non è sufficiente per superare e governare la divisione politica. Questa legge elettorale è formalmente proporzionale, ma sostanzialmente maggioritaria. Semplicemente, sposta l'effetto maggioritario dalla piccola dimensione circoscrizionale alla grande dimensione nazionale. La conta di base è proporzionale, ma il premio è maggioritario. La logica proporzionale, invece, avrebbe postulato anche un premio a sua volta proporzionale, e non lo scatto integrale di un superpremio per un solo voto".

    Detto da lei fa un certo effetto. Tremonti non era forse un alfiere del maggioritario?

    "Da dieci anni penso che il proporzionale sia meglio del maggioritario. E le spiego perché. Il sistema maggioritario deriva dal mondo anglo-sassone: qui prende il nome di 'first past the post', il primo dopo il palo. E già nel nome c'è il riflesso del mondo da cui viene. Una logica sportiva, un mondo tipo 'homo ludens'. E' il sistema ottimo per il governo di un mondo normale, in cui vivono società pacificate. L'opposto di quello che si vede in Italia dopo il voto del 9 e 10 aprile. E' per questo che considero giusto per l'Italia il sistema proporzionale, che è più baricentrato e consente il governo delle complessità. E certo la complessità è la 'cifrà che domina la realtà attuale del nostro Paese".

    Comunque insisto: con questo sistema Prodi ha vinto, e Berlusconi ha perso.

    "Non è così. Le ho spiegato perché quella di Prodi è una vittoria di Pirro in senso aritmetico. Ora aggiungo perché è addirittura una sconfitta in senso economico. Prodi ha perso in tutte le regioni produttive del Nord. Non solo. Ha perso su scala nazionale. Le regioni in cui ha perso sono quelle in cui si produce più del 60% del Pil e dove si fa il grosso dell'export. Se mi permette un inciso a questo proposito: la fiducia espressa nei confronti del governo Berlusconi dal grosso del sistema produttivo indica quanto fossero e quanto siano false le accuse di incapacità di governo dell'economia".

    Vogliamo riparlare della crescita zero del nostro Paese?

    "Senta, se chi fa l'economia ti dà fiducia questo supera tutte le critiche. Non solo. La Cdl non ha vinto solo al Nord, ma anche in grandi regioni del Centro e del Sud. Ha vinto in Sicilia. Ha sostanzialmente pareggiato in Campania. Dunque, nessuno potrà più dire che siamo una coalizione anti-Sud. All'opposto, appare sempre più localistica e non nazionale la geo-politica dell'Unione. I confini dell'Unione sono sempre più nell'Italia centrale. Coincidono sempre più con il campo di attività radicata sul territorio delle cooperative".

    Può darsi. Ma pur con questi limiti, perché non riconoscete che il centrosinistra ha il diritto-dovere di governare?

    "Siamo al terzo punto. Dopo l'aritmetica e l'economia, la politica. E' fallito il progetto politico di Prodi. Il progetto di una coalizione riformista europea. Il nucleo dei Ds (escluso il correntone) e la Margherita insieme fanno a stento la metà della coalizione. Il resto è composto da culture e personalità politiche che francamente è difficile considerare riformiste ed europee. Si avvera dunque la profezia di un'alleanza costruita in negativo e non in positivo. Basata più sul contrasto al governo in carica che sul progetto di un governo futuro. Terminata la finzione dell'amicizia, necessaria per le elezioni, inizia il festival dell'inimicizia. C'è un bellissimo saggio di Roland Barthes sul significato della parola 'remora'. La questione è se remora sia il nome del mollusco che ostacola lo scivolamento della nave, o il nome dell'effetto di ritardo causato dal mollusco stesso. Ebbene, la nave dell'Unione non è ancora stata messa in acqua, e già si manifestano effetti di blocco di ogni tipo".

    Nella Cdl regna invece tutta questa armonia? Il silenzio di Casini e Fini che significa? E gli attacchi di Castelli e della Lega contro Berlusconi?

    "Non c'è nessun conflitto, neppure con la Lega. La nostra coalizione è oggettivamente unita da un sistema condiviso di valori, da un progetto che risponde allo schema europeo del grande partito dei popolari moderati. Siamo stati uniti al governo, lo saremo anche e forse ancora di più all'opposizione".

    Insomma, all'Unione non fate e non farete sconti. Ma allora qual è il contributo che il centrodestra può dare, per cercare di "pacificare" la contesa politica, come ogni tanto fa finta di dire il Cavaliere?

    "Faccio osservare che in questi anni chi ha fatto una campagna più in negativo che in positivo è stato proprio Prodi. E' stata a tratti anche una campagna di odio. Dell'effetto di divisione che si è prodotto nel Paese ora è anche lui ad essere insieme l'artefice e la vittima. E certi elementi di radicalizzazione e di ostentazione di 'leaderismo' non sono segni di forza, ma semmai di debolezza".

    Ma sull'elezione del presidente della Repubblica, a partire dal metodo Ciampi, siete pronti a raccogliere le offerte dell'Unione oppure no?

    "Quelle che lei chiama offerte non sono una novità. L'elezione del Capo dello Stato è sempre stata il frutto di una scelta condivisa. La storia stessa del Pci è sempre andata nel senso di entrare in quel meccanismo di scelta. E nessuno si è mai sognato di contestare quel diritto di intervenire. Questo non è 'entrismo', ma è la base della nostra storia costituzionale. E dunque, dov'è la novità?".

    Per concludere: mi pare di capire che per ora non si fanno Grandi Coalizioni, voi scommettete sulla caduta rapida del governo Prodi e poi, magari già in autunno, si riapriranno tutti i giochi. E' così?

    "Io penso che con il governo Prodi la sinistra entra in un campo di forze con la struttura politica più debole che si ricordi negli ultimi tre decenni. Dobbiamo tornare al governo Tambroni, per vedere una così micidiale combinazione di debolezze intrinseche e di forze in campo. Il governo Prodi sarà per la sinistra come una vettura che circola senza assicurazione. Quando andrà a sbattere, chi pagherà i danni? Noi ci saremo, di questo può star sicuro. I danni li pagheranno gli elettori di sinistra. L'addizionale sarà a carico della sinistra riformista, che passerà il testimone alla sinistra-sinistra. Gli conviene rischiare tanto?".

  4. #34
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    Predefinito


  5. #35
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    Predefinito Italia a rischio Euro ...


  6. #36
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    Predefinito Che si fa ?


  7. #37
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    Predefinito Pasqua di passione


  8. #38
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Campanello d'allarme

    Uno schieramento troppo esteso e contraddittorio

    di Giorgio La Malfa

    Nel corso della campagna elettorale abbiamo ripetutamente rivolto agli esponenti del centrosinistra una domanda politica sulle analogie e sulle differenze fra la situazione tedesca e la situazione italiana.

    Questa domanda non perde, anzi, semmai, acquista maggiore attualità nel caso nel quale la proclamazione dei risultati delle elezioni da parte della Corte di Cassazione dovesse confermare la pur esigua maggioranza parlamentare a favore dell'Unione.

    In Germania, nelle recenti elezioni politiche, la socialdemocrazia ha impostato la propria campagna elettorale su una piattaforma rigorosamente distinta da quella del partito di estrema sinistra formato dall'ex esponente socialdemocratico Oscar Lafontaine e dal leader dell'ex partito comunista Gysi. La Spd ha mostrato di prendere questa differenziazione molto sul serio nel momento nel quale, ad elezioni avvenute, ha declinato la possibilità di costituire una maggioranza parlamentare insieme con la Linkspartei di Lafontaine e Gysi e con i Verdi, ed ha invece scelto di muoversi verso la formazione di una Grande Coalizione con i Cristiano Democratici e con il partito cattolico della Baviera riconoscendo alla signora Merkel una posizione dominante nella coalizione stessa.

    La nostra richiesta, rivolta ai Ds ed ancor più alla Margherita, era quella di conoscere quali differenze vi fossero fra la situazione tedesca e quella italiana, che giustificassero una scelta diversa da parte della coalizione italiana rispetto alla socialdemocrazia tedesca. Si può comprendere che a questa domanda non si sia voluto rispondere nel fuoco di una campagna elettorale e soprattutto in una fase nella quale la contrapposizione frontale con il governo Berlusconi aveva un'essenziale significato di raccolta di tutto il possibile scontento nei confronti dell'azione del governo. Ma una volta conclusa la campagna elettorale, nel momento nel quale si pone il problema di dare un governo al paese, riproporre quella domanda è non solo legittimo, ma anzi doveroso. Il centrosinistra infatti deve decidere se vi sono le condizioni per governare insieme tra forze che hanno orientamenti politici e ideologici assai distanti. L'argomento secondo il quale l'unità dell'Unione sarebbe garantita dalla sottoscrizione del programma comune è evidentemente un argomento puramente formale che non tocca la sostanza dei problemi politici: basta pensare, fra i molti possibili esempi, all'affermazione del professor Prodi in campagna elettorale secondo cui il suo governo procederà alla costruzione della Tav in Val di Susa, nonostante che il voluminoso programma dell'Unione non menzioni in alcun modo questa opera pubblica.

    Ci rendiamo perfettamente conto del fatto che il centrosinistra non può affrontare in termini aperti questo problema se non dopo avere già immaginato una soluzione alternativa, la quale a sua volta non potrebbe non muovere lungo linee analoghe a quelle percorse dalla socialdemocrazia tedesca. E tuttavia è evidente che la coalizione costituita nei mesi scorsi per combattere la battaglia elettorale non è in condizioni di offrire una proposta adeguata di governo al Paese. Lo sanno bene tutte le personalità più riflessive del centrosinistra, che non ignorano le differenze di fondo fra le varie componenti dell'Unione sulla politica estera * a cominciare dal giudizio su Hamas * sulla politica economica e il mercato del lavoro * come si vede dal dibattito sulla legge Biagi * sulle opere pubbliche e così via.

    Quello che più ci sorprende, tuttavia, non è il silenzio di Ds e Margherita, i quali in un certo senso possono lasciare la responsabilità della decisione se e come avviare la legislatura, al professor Prodi. E' invece il silenzio di quest'ultimo e l'apparente determinazione con la quale egli sembra voler procedere. Questo è davvero il dato più sorprendente nel momento nel quale i Ds, attraverso le parole dell'onorevole D'Alema, hanno già dichiarato che "per ora" non vi sono altre strade che non la formazione del governo Prodi, mentre con la sua intervista l'onorevole Rutelli mostra un distacco piuttosto marcato dalle responsabilità politiche del governo. Il professor Prodi non sembra consapevole del giudizio che dalle sue parti viene espresso sulle prospettive della governabilità. C'è il "per ora" di D'Alema, ma c'è anche il giudizio del direttore di "Repubblica", Mauro, che ha scritto di una "prospettiva di governo esile nei numeri, faticosa nell'eterogeneità della coalizione, debole e incerta nella sua struttura politica."

    Di fronte a questi giudizi, il professor Prodi dovrebbe comprendere che, se egli formerà il governo dei piccoli numeri, sarà prigioniero delle ali estreme della coalizione, mentre le componenti principali di essa si prepareranno a varare, prima di essere travolte da un prevedibile naufragio numerico e politico, qualche altra soluzione.

    E' vero che il professor Prodi non ha margini di manovra e che non può fare altro che il governo che i numeri elettorali gli consegnano? O non avrebbe la possibilità, se avesse ambizioni politiche alte, come egli dice di avere, di immaginare e di proporre egli stesso una soluzione meno precaria di quella che si determinerà? Queste sono domande del tutto legittime che discendono dal confronto fra la situazione tedesca e quella italiana. E da questo punto di vista l'articolo del "FT" dovrebbe suonare ad orecchie attente come un serio campanello di allarme sulla difficoltà nella quale il nuovo governo non potrà non trovarsi.

    Roma, 18 aprile 2006

  9. #39
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    Predefinito tratto da Il Giornale 19 aprile 2006

    Poltrone e Prodino, è già un casino

    La spartizione dell’ipotetico governicchio fa litigare i partiti dell’Unione tra loro e i Ds anche al proprio interno La Casa delle libertà insiste sulla verifica dei voti: annuncia ricorsi e denuncia la scomparsa di 122mila schede.

    Non c'è pace nell'Unione. I partiti della coalizione litigano sulle poltrone: un esordio che non fa presagire nulla di buono per il futuro governo. Gli uomini della Quercia sono infuriati perché rischiano di rimanere fuori dalle cariche istituzionali, e D'Alema si infuria con Fassino. Intanto la Cdl insiste sulla verifica dei voti: annuncia ricorsi e denuncia la scomparsa di 122mila schede. Appello alla Cassazione perché esegua controlli accurati sullo spoglio dei voti.

  10. #40
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    Predefinito riceviamo dal Prof. Massimo Bandini

    Carissimo Nuvola Rossa,

    Le scrivo all'indirizzo privato perché so che la proposta di governo che ho in mente non è condivisa da alcuno, ma ugualmente, per il bene della nazione, mi sento in dovere di formularla con urgenza.
    Da anni si sostiene che il governo eletto il 27 marzo 1994 era troppo di destra secondo gli elettori di sinistra. Quel gabinetto durò fino al dicembre 1994. Dopo il governo tecnico, presieduto dall'onorevole Dini, si formò un governo di centro-sinistra a seguito della vittoria dell'Ulivo il 21 aprile 1996. Questo governo fu considerato troppo di sinistra agli occhi degli elettori di destra perché vigeva l'accordo di desistenza tra Ulivo e Rifondazione comunista.
    Il 13 maggio 2001 prevalse il centro-destra ed il gabinetto che si costituì fu ritenuto troppo di destra dagli elettori di sinistra.
    In seguito alle elezioni del 9-10 aprile sembra profilarsi una maggioranza di centro-sinistra, che, però, detiene una maggioranza risicatissima al Senato e che, di fatto, palesa un consenso di voti effettivamente conseguiti inferiori rispetto alla CDL al Senato.
    Alla luce di questa perenne e insolubile instabilità propongo una formula di governo efficace e risolutiva per uscire da questa diallele ineludibile e vorticosa.

    DS+Margherita+Udeur+UDC+FI = al governo;
    AN = libera di fare opposizione o di sostenere il governo su questioni di primaria importanza;
    IDV = libera di fare opposizione o di sostenere il governo su questioni di primaria importanza;
    PRI = libero di fare opposizione o di sostenere il governo su questioni di primaria importanza;
    MRE = libero di fare opposizione o di sostenere il governo su questioni di primaria importanza;
    Lega Nord, FT, AS = all'opposizione di destra;
    Rosa nel pugno = libera di fare opposizione o di sostenere il governo su questioni di primaria importanza;
    Verdi, PDCI, PRC = all'opposizione di sinistra.

    Punti di forza per sostenere la formazione di tale coalizione

    1) La maggioranza di governo avrebbe il 58-59% dei voti e dei seggi e sarebbe, quindi, inoppugnabilmente assai più ampia e stabile di qualsiasi maggioranza antecedente (del 1994, del 1996, del 2001 e anche della costituenda del 2006).
    2) Le forze di governo sarebbero un mix ben riuscito di centro-destra, centro e centro-sinistra, in cui gli elementi di conservazione, di moderazione e di progresso sarebbero saggiamente contemperati.
    3) Le forze di governo rievocherebbero, innovandolo, lo spirito del pentapartito, costituito da forze conservatrici, moderate e progressiste.
    4) Le forze di governo potrebbero attuare alcune privatizzazioni, nel pieno rispetto, però, del principio di sussidiarietà e solidarietà sociale.
    5) Le forze di governo potrebbero concordare sulle linee essenziali della politica estera.
    6) Le forze di governo potrebbero concordare sulla politica economica: FI rappresenterebbe l'ala liberale e moderatamente liberista della coalizione, l'UDC l'ala moderatamente liberista e solidarista cattolico-moderata; l'UDEUR e la Margherita l'ala moderatamente liberista e solidarista cattolico-progressista e, infine, i DS incarnerebbero l'anima socialdemocratica progressista della coalizione. La risultante sarebbe un governo di centro, o leggermente di centro-sinistra, esattamente come si configurava il pentapartito, formula che, nel bene e nel male, alla luce dei raffronti con i governi di sinistra e di destra successivi più nel bene, ha governato l'Italia dal 1981 al 1992.
    7) Le forze di governo potrebbero concordare anche sulla politica di difesa;
    8) Le forze di governo potrebbero concordare sulle grandi opere e sullo sviluppo del paese in senso liberista, non monopolista, uno sviluppo, peraltro, mai disgiunto dal concetto di solidarietà sociale.
    9) Le forze di governo potrebbero far superare agli elettori la rigidità frontalità, alimentata dalle opposte propagande che sussiste oggi in Italia, foriera soltanto di odio e non di effettivo sviluppo.
    10) Le forze di governo attirerebbero immediatamente i mercati internazionali più attivi e gli investitori statunitensi più dinamici, intimoriti da governi eccessivamente conservatori e spaventati da governi troppo progressisti e radicali.
    11) Le forze di governo infliggerebbero un colpo mortale al maggioritario che spezza l'Italia e qualsiasi nazione in due alimentando un assurdo clima di classe, di feroce contrapposizione socio-economica tra gli elettori.
    12) Le forze di governo potrebbero, quindi, in sede di confronto parlamentare, proporre alle opposizioni un sistema elettorale integralmente proporzionale, senza premi di maggioranza e senza problemi di calcolo e di ricalcolo delle schede all'infinito con la reintegrazione della preferenza. Chi ha più del 50% vince e la coalizione DS+Margherita+UDEUR+UDC+FI andrebbe, anche nella peggiore delle ipotesi, sopra il 52%.
    13) Le forze di governo avrebbero dinanzi a loro un'opposizione di sinistra evidente (12%), ma non forte e non in grado, in tempi brevi, di andare al governo.
    14) Le forze di governo, al contempo, avrebbero dinanzi a loro un'opposizione di destra (AN+Lega Nord+FT+AS) del 21%, forte, ma non in grado di inficiare la stabilità governativa;
    15) L'Italia dei valori, la Rosa nel pugno ed il MRE, per il centro-sinistra, il Pri, per il centro-destra potrebbero, qualora lo desiderassero, sostenere il governo, oppure potrebbero costituire un'opposizione che raggiungerebbe circa il 6%.
    16) E' pertanto matematicamente dimostrabile che le forze di opposizione, tutte assieme, del tutto frastagliate e disomogenee, raggiungerebbero solo il 39% dei seggi e non potrebbero minare la solidità del governo né a breve né a medio termine.
    17) Tale maggioranza di governo si potrebbe presentare con cinque liste separate in occasione delle elezioni del 2011 e conseguirebbe, di certo, una facile vittoria (min: 52%-max: 60%).
    18) Le forze di governo porterebbero finalmente la pace sociale attualmente minata dalla rigida contrapposizione frontale tra i blocchi alimentata dal terrificante sistema maggioritario.
    19) Le forze di governo, prospetticamente, potrebbero originare un polo di centro-destra, veramente liberal-democratico (à la française) ed un polo di centro-sinistra, realmente socialdemocratico-laburista (alla Blair).
    20) Le forze di governo non sarebbero onnipervadenti, poiché deterrebbero tutte assieme il 58-59% dei seggi e non ci sarebbero rischi di deriva neopartitocratica.
    21) Le forze di governo riproporrebbero, in miniatura, il modello di Grosse Koalition tedesca, con due vantaggi: la maggioranza non sarebbe così schiacciante come quella tedesca (58-59% in Italia contro il 73% in Germania) e, inoltre, alcuni partiti di potenziale opposizione, come l'Italia dei Valori, la Rosa nel pugno ed il MRE, per il centro-sinistra, ed il Pri, per il centro-destra, potrebbero, di volta in volta, riservarsi di sostenere la maggioranza.
    22) Si potrebbe obiettare che DS, Margherita, UDEUR, UDC e FI non vogliono coalizzarsi. La domanda che pongo è perché? Se i DS sono socialdemocratici (come dimostra il loro inserimento nel PSE) e FI è realmente un movimento cattolico-liberale (come dimostra la sua adesione al PPE) non si vede per quale sensata ragione due forze popolari, una moderata e l'altra progressista, non possano accordarsi per il bene dell'Italia. Il discorso è logicamente esteso agli altri tre partiti UDEUR (PPE), UDC (PPE) e Margherita (ELDR).
    23) A quanti sostengono la necessità del bipolarismo ricordo che non solo la Germania, ma anche l'Olanda (nazione indubbiamente più avanzata dell'Italia) ha avuto governi misti: di centro-sinistra (CDA+PVDA), di centro-destra(CDA+VVD), di centro (CDA+VVD+Dem. 66) e, addirittura, di destra, centro e sinistra assieme (VVD+Dem. 66+PVDA).
    24) E' necessario costituire coalizioni più moderate, come avviene in Francia dove nessuno al centro-destra si accorda con il Fronte Nazionale e, per converso, al centro-sinistra, si rifiutano accordi con i marxisti-leninisti, ancora forti in Francia. Insomma Il centro-destra dovrebbe essere formato da democristiani, liberali, liberali-conservatori, conservatori e movimenti nazionalisti moderati, con esclusione delle forze neofasciste e neonaziste, mentre il centro-sinistra dovrebbe essere costituito da cattolici progressisti, repubblicani, socialdemocratici, socialisti e socialisti di sinistra con esclusione delle frange comuniste più estreme.
    25) L'Italia ha uregente bisogno di non litigare, ma di lavorare, produrre ricchezza e ripartirla equamente. Ora l'UDC, FI, l'UDEUR e la Margherita dovrebbero e potrebbero pensare alla produzione della ricchezza e, poi, i DS dovrebbero e potrebbero pensare ad un'equa ripartizione della risorse prodotte, esattamente come avveniva negli anni Ottanta del Novecento con DC, PLI, PRI, PSDI e PSI.
    26) Certo per costituire questa maggioranza di governo occorrono dialogo, tolleranza, reciproca comprensione, superamento della dialettica fascismo-comunismo, di odio-amore verso l'onorevole Berlusconi, l'assunzione di un'ottica liberaldemocratica e socialdemocratica, l'assunzione di un profondo senso di rigore e responsabilità nella gestione della Res publica e la fusione del concetto di sviluppo unito alla solidarietà.

    RingraziandoLa per la cortese attenzione, Le porgo devoti ossequi.

    Prof. Massimo Bandini

 

 
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