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  1. #511
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    Predefinito Scopro



    che noi del PRI saremmo addirittura degli estimatori di TPS.In effetti,a forza di scrivergli lettere di appoggio(peraltro gentilmente offerto ed immagino nemmeno richiesto)e di dirgli quanto è bravo ed incompreso(poverino),l'impressione che si finisce con il dare è proprio quella.Io,non capisco proprio quali cose mirabili abbia mai fatto quest'uomo per meritare tutta questa nostra considerazione, mentre mi sono accorto benissimo di cosa abbia fatto per non meritarsela(la mia se l'è giocata già per il solo fatto di aver accettato di far parte di questo governo)ma tant'è...

    Comunque, bisogna sapersi accontentare.Se penso che adesso (a quanto pare) siamo diventati addirittura estimatori di una persona come la giudice Forleo...
    omar proietti

  2. #512
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    Lincoln ... sono d'accordo con quello che scrivi ... per me ... ...

  3. #513
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    AL SENATO ANNULLATA LA VOLONTA' POPOLARE

    di Roberto Arosio *

    Definire un anomalia la quotidiana querelle alla quale assistiamo a Palazzo Madama un giorno si e l’altro pure e’ puramente un esercizio di forma.Sin dall’inizio di questa travagliata legislatura si sapeva che il vero scoglio sul quale il Prof. Prodi avrebbe sbattuto il muso era l’esigua, se non inesistente, maggioranza in Senato. Ma seppur in profonda difficoltà il Governo regge e si aggrappa con le unghie e coi denti a coloro che siedono sugli scranni senatoriali, non per mandato elettivo ma per diritto di rappresentanza, acquisito per meriti che esulano da quello che in una democrazia compiuta spetta al popolo sovrano.La questio verte sul ruolo dei Senatori a vita, incarico di per se obsoleto e inutile, retaggio di una politica che con l’avvento del maggioritario ha perso di valore sia istituzionale sia sul piano della rappresentatività e ancor più lascia perplessi la posizione politica dei Senatori stessi.Nell’ ultimo periodo abbiamo assistito a due bocciature del Governo, prima su temi di politica estera e ultimamente sulla questione Giustizia, ed invece di riflettere sulle motivazioni che hanno portato a questo, il Presidente del Consiglio continua a chiedere il soccorso degli illustri esponenti.Onestamente, ritengo che quando si tratta di argomenti inerenti a profonde riforme strutturali, alle necessarie priorità di un paese si deve avere la capacità di confermare le posizioni espresse dall’esecutivo con veri e reali numeri, sia alla Camera, e purtroppo per Prodi, anche al Senato.Non vorrei che si pensasse che tutto questo sia illegittimo, anzi dal punto di vista Costituzionale non fa una piega, in discussione invece è la parte politica e morale, la quale al contrario qualche crepa la evidenzia, dato che inevitabilmente si va a ledere la volontà popolare. E ritengo che questo vulnus non possa essere lasciato in secondo piano, anche perché pone una seria riflessione sulle regole sulla quale si posa la democrazia.

    *Roberto Arosio - Segretario Esecutivo Regionale PRI Lombardia

    tratto da http://ederanet.blogspot.com/

  4. #514
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    Accade in Parlamento: Intervento durante il dibattito del 1° agosto/Provvedimento che trova la sua copertura fondamentale in un aumento del deficit
    Si aggira un fantasma chiamato "tesoretto"

    "Tesoretto": intervento al Senato, 1° agosto 2007.

    di Antonio Del Pennino

    Colleghi Senatori, l'oggetto di cui stiamo discutendo è un fantasma. Quel "tesoretto" che la maggioranza si appresta a ripartire, in effetti, come ha detto lucidamente Mario Draghi, non esiste.

    Siamo, infatti, in presenza di un provvedimento che trova la sua copertura sostanziale nell'aumento del deficit: in violazione dello spirito, ancor prima che della forma, degli accordi di Maastricht. So bene che il Governo ha presentato una sua ipotesi di copertura. Ma lo schema è visibilmente incongruo. L'onere indicato, in termini di saldo netto da finanziare, è pari a 4.131 milioni di euro. Una cifra esattamente pari all'extragettito accertato in sede di bilancio di assestamento, ridotto delle maggiori spese, nel frattempo maturate. Sconcerta, innanzitutto, la simmetria delle cifre: 4.131 milioni di miglioramento del saldo; 4.131 milioni di maggiori spese. Si è quindi raschiato il fondo del barile, senza alcuna preoccupazione per le eventuali ulteriori spese che, da qui alla fine dell'anno, dovessero maturare.

    E aggiungo che la spesa effettiva del decreto legge in termini di indebitamento netto, il parametro che vale ai fini di Maastricht, è di gran lunga superiore: pari a 5,6 miliardi di euro .

    Si dice che la manovra è comunque giusta. Premia istanze sociali che eurocrati, dal cuore di pietra, non riescono nemmeno a concepire. Qui c'è un'altra vistosa contraddizione. L'aumento dei minimi pensionistici costa soltanto 900 milioni di euro: pari ad appena il 16 per cento del costo complessivo del provvedimento. Il resto si sparge in una miriade di rivoli. Vogliamo forse discutere, tanto per dire a caso, dell'Istituto Nazionale per studi ed esperienze di architettura navale cui si elargisce un chip di 5 milioni di euro?

    La verità è che le pensioni sono solo una ciliegina sulla torta. La parte più consistente del provvedimento è solo conseguenza del patteggiamento tra le diverse componenti di questa variegata maggioranza.

    Non ci sarebbe nulla di male, se le risorse fossero sufficienti. Ma la loro inadeguatezza risulta evidente dalla struttura stessa del decreto legge. La maggior parte delle spese – il 64 per cento del totale – sono coperte solo sul 2007. Tra queste: i contratti di servizio per le imprese pubbliche, gli investimenti per la rete delle FFSS, dell'ANAS, dell'ENAV e di Poste italiane.

    Non ci sembra un criterio razionale.

    Esso impedisce ogni visione programmatica di medio periodo e costringe ciascuno di questi soggetti a vivere alla giornata. Questo significa che per gli anni successivi si dovrà provvedere con legge finanziaria, dando copertura a quegli 11,3 miliardi di euro previsti dal tendenziale a "legislazione vigente", ma non a "politiche invariate". Terminologia che rischia di occultare una parte della maggiore spesa che non è di carattere discrezionale – per quest'ultima occorreranno altri 10 miliardi – ma definita e certa ancor prima del varo della prossima legge finanziaria.

    Tutto ciò dimostra un'indifferenza ai richiami della ragionevolezza e delle compatibilità finanziarie. Né si può essere certi che questo sia l'ultimo tributo da pagare. Domani sorgeranno altre necessità e sarà difficile resistere alla tentazione di replicare un pericoloso precedente.

    Nel DPEF il Ministro dell'Economia aveva enunciato un principio assolutamente condivisibile. "E' auspicabile – è detto nel documento – che il valore della spesa primaria diventi un punto di riferimento nella discussione Parlamentare sul presente Documento di Programmazione Economica – Finanziaria". In sostanza il Governo chiedeva al Parlamento di rispettare la linea del Piave costituita da un tetto di spesa primaria complessiva di "circa 700 miliardi di euro, pari al 45,3 per cento del PIL". All'interno di questo contesto avrebbero dovuto essere trovate le risorse per finanziare circa 21 miliardi di euro di spesa ulteriore. Il che era ed è possibile solo con tagli corrispondenti.

    L'impostazione, secondo i repubblicani, è corretta. Peccato sia il Governo a disattenderla. Se nel 2007 non si è riusciti a rimodulare la spesa per 5,6 miliardi di euro, come sarà possibile tentare, per il 2008, un'operazione che è quattro volte tanto? Con questo decreto quindi il Governo sta mettendo a dura prova la sua credibilità. Ha dovuto incassare i rimproveri della Commissione europea e francamente inopportuna appare ogni analogia con il caso francese.

    In quel caso l'allentamento dei vincoli finanziari è logica conseguenza di una terapia – shock rivolta ad accelerare il ritmo di crescita di quell'economia. Nel caso italiano è solo frutto dell'impotenza decisionale e delle contraddizioni della maggioranza.

    Ma soprattutto il Governo ha negato le premesse del suo disegno di politica finanziaria per il 2008, ancor prima che la Legge finanziaria sia stata presentata in Parlamento.

    Non riusciamo, pertanto, a comprendere come si potrà far fronte alle nuove esigenze, se non facendo ricorso ad un ulteriore aumento della pressione fiscale. Una misura odiosa, che già ha suscitato reazioni durissime da parte di tutti i contribuenti onesti che vorrebbero una contropartita adeguata in termini di servizi e prestazioni.

    Alla fine il Ministro dell'Economia, anche non volendo come del resto ha fatto finora, sarà costretto a cedere ed assecondare questo disegno.

    E' questo il labirinto in cui il Governo si sta cacciando. Forse inconsapevolmente. Più probabilmente insistendo nel riproporre quella doppiezza culturale, ancor prima che politica, che ne ha finora caratterizzato il respiro. Anche se il fallimento di questa strategia è ormai evidente.

    La speranza è che le forze ragionevoli della maggioranza facciano, al più presto, sentire alta e forte la loro voce, per arrestare una deriva rovinosa.

    tratto da http://www.pri.it/1%20Agosto%20Inter...vTesoretto.htm

  5. #515
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    Governo in ostaggio


  6. #516
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    RISERVE/ NUCARA: CONFIDIAMO NEL BUON SENSO DI DRAGHI
    Niente di male discutere del tema, ma sarebbe fallimento governo

    Roma, 9 ago. (Apcom) - "Confidiamo nel buon senso e nel rigore del Governatore della Banca d'Italia". Lo ha detto il segretario del Pri Francesco Nucara, commentando il dibattito sulla vendita delle riserve auree dello Stato.

    Per Nucara "non c'è niente di male a discutere di un'ipotesi di questo genere. Ovviamente se si dovessero vendere le riserve auree perchè il governo non riesce a ridurre la spesa pubblica, questo significherebbe il fallimento della politica economica del governo".

    tratto da http://notizie.alice.it/notizie/sear...9460&mod=print

  7. #517
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    CONTI PUBBLICI/ NUCARA: PRODI CONFIDA IN MIRACOLI,RIPRESA DIFFICILE
    Con sistematica apologia dell'imposizione fiscale

    Roma, 20 ago. (Apcom) - "Sarà difficile per Prodi perseguire l'obiettivo della ripresa economica con una sistematica apologia dell'imposizione fiscale e di converso mandando i lavoratori in pensione anzitempo". Lo ha dichiarato in una nota il segretario del Pri Francesco Nucara.

    "Forse dopo le parole del cardinale Bertone, il presidente del consiglio confida nei miracoli".

    tratto da http://notizie.alice.it/notizie/sear...8635&mod=print

  8. #518
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    Le rendite nel mirino

    Come il programma dell'Unione affosserà la ripresa del Paese Avevamo avuto modo di rilevare, fin dalla campagna elettorale dell'aprile 2006, che nel programma dell'Unione era posta chiaramente l'esigenza di tassare le rendite finanziarie. Mentre non c'era nessuna chiarezza a proposito di una distinzione da mantenere fra grandi patrimoni e piccoli risparmi. La mancanza di questa distinzione non era dovuta alla fretta di entrare nell'agone elettorale per combattere l'odiato governo Berlusconi. La mancanza di questa distinzione nasce dal fatto che, in termini legislativi, è davvero molto difficile poterla stabilire. E questo per la semplice ragione che i grandi patrimoni si possono nascondere e perfino frammentare, tanto da apparire piccoli piccoli.



    In una tribuna politica ponemmo questa osservazione all'allora onorevole Fioroni, ed egli, che è persona di buon senso, replicò che si sarebbero soltanto tassate le rendite dei grandi speculatori finanziari. Era il tempo dei "furbetti del quartierino" e la parte più nobile del centrosinistra voleva colpire Ricucci. Anche qui, con tutto il rispetto per tali intenzioni cavalleresche, non è proprio facilissimo procedere in sede legislativa. Perché essendo ormai la vita economica molto complessa, accade che una speculazione finanziaria possa essere fatta anche dal movimento cooperativo, attraverso i suoi rappresentanti: per esempio, in quell'anno, Consorte. Ma, essendo Consorte per l'appunto un rappresentante dei cooperatori, tassare le sue speculazioni sarebbe come tassare indirettamente i cooperatori stessi, che certo non possiedono il patrimonio di Ricucci.

    Lasciando all'onorevole Fioroni, che per sua fortuna è stato indirizzato ad altro ministero, la briga di distinguere Ricucci da Consorte - ammesso anche che si possano distinguere - se le intenzioni del governo sono quelle di tassare le rendite dei grandi speculatori, a meno che si proceda all'esproprio proletario dei beni, non se ne caverà un ragno dal buco.

    Perché se si restringe la griglia della rendita alla sola grande speculazione finanziaria, non sarà un'imposta del 10 e nemmeno del 30 per cento a risolvere i problemi di cassa di un governo come l'attuale, che ha vastissimi piani per la spesa, e tutti scoperti. Sotto questo profilo il programma dell'Unione è stato a suo modo lungimirante.

    Scritto in collaborazione con la sinistra radicale - che ritiene il capitalismo un furto - e sotto l'ispirazione della Cgil, che crede cose diverse - ma che ha pure una notevole sensibilità nostalgica - il fatidico programma, a cui si richiamano appena possono i ministri Ferrero, Bianchi e Pecoraro Scanio, indicava ben chiaramente come reperire le infinite risorse per una coalizione di governo che, non solo non vuole procedere a nessun taglio di spesa, ma anzi annuncia felicemente di volerla aumentare.

    In fondo è quasi un peccato che i repubblicani non siano più parte di quella coalizione da ormai molti anni, perché, in sede di elaborazione programmatica, avremmo potuto avvertire la coalizione di centrosinistra che, per abbassare l'età pensionabile dei lavoratori, come si scrive sempre nel programma dell'Unione, e pure aumentare le pensioni, non bastava tassare la rendita finanziaria, ma occorreva pure riprendersi le colonie. E anche con tutto lo sfruttamento coloniale dell'Italia fascista, abbiamo dei dubbi che un tale magnifico progetto di spesa, quale quello del governo Prodi, si sarebbe potuto mantenere.

    Bisognava aggiungere anche un progetto di rapimento dei sultani e la richiesta del pagamento del riscatto.

    Abbiamo voglia di scherzare, ma non troppo. Perché poi vediamo che Prodi, in procinto di tornare dalle vacanze, avverte che la prima preoccupazione del governo è la ripresa economica.

    Evidentemente non ha letto un programma da lui sottoscritto - che invece ammazza questa ripresa - ed il suo governo sta soddisfacendo questo programma, alla luce del quale riteniamo prossima la tassazione dei bot e dei cct dei piccoli risparmiatori.

    E' chiaro e comprensibile che un tale obbrobrio susciti l'indignazione popolare più profonda, al Nord come al Sud, e che possa diventare un problema contenere tanto sconforto. Ma il compito di una forza politica responsabile è quello di produrre un'alternativa politica, non di alimentare una protesta al punto di vederla degenerare in rivolta. Per questa ragione abbiamo apprezzato la Lega, che si è sempre mostrata capace di contenere ed assorbire gli impulsi separatisti più violenti e sconnessi, che pure esistevano. Non vorremmo che la Lega facesse ora un passo indietro.

    Cerchiamo semmai di trovare il modo per far fare un passo indietro al governo.

    Roma, 27 agosto 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  9. #519
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    il fondo della voce di oggi

    Un clima torrido

    La proverbiale quanto ostentata serenità del presidente del Consiglio non riesce a nascondere il clima torrido di questa fine estate che pervade la maggioranza. Le reazioni all’intervista di Veltroni al "Corriere della Sera", ed in particolare quelle del ministro Parisi, ne sono l’esempio più eclatante.
    Immaginiamo pure che il candidato alla guida del Partito democratico avesse detto che la novità per il paese sarebbe stata la sua ledership, un nuovo governo ed un cambio della guardia a Palazzo Chigi. Il ministro Parisi non avrebbe potuto rispondergli più duramente di come ha fatto, nonostante Veltroni dichiarasse l’esatto contrario. E cioè che la sua intenzione era quella di consolidare Prodi, non di rimuoverlo.
    Abbiamo notato che il questa maniera, rinviando di qualche anno la portata innovativa della sua leadership, il rischio era di depotenziare nel tempo tale cambiamento: ma Veltroni, evidentemente, al suo successo personale preferisce il sostegno leale al premier. Per tutta risposta si è beccato i rimproveri di Parisi. E se Veltroni non avesse parlato affatto delle questioni attinenti a Palazzo Chigi, forse che Parisi non l’avrebbe potuto accusare di non essere stato chiaro, di alimentare con la sua indifferenza preoccupazioni e sospetti che agitano il palazzo? Diciamo che, qualunque cosa avesse detto o non detto Veltroni, il ministro Parisi avrebbe potuto dargli addosso: e forse non perché Parisi tema soltanto per il governo, ma perché, più probabilmente, egli non sopporta l’idea di vedere quella che considera una sua creatura - il Pd - finire in mano di altri.
    Allora è già chiaro che il Partito democratico è una fonte di tensione fra coloro che pure ne sono convinti promotori. Parisi non si capacita di aver rinunciato alla possibilità di guidarlo, e teme per il futuro dello stesso governo, indipendentemente da ciò che Veltroni dichiari. Anche perché è un fatto assodato che la guida del governo vada a chi ha vinto le elezioni: e pure nel ’98 si scelse un’altra strada, e Prodi, voluto leader della coalizione ulivista per la campagna elettorale, cadde rovinosamente. Parisi teme che la storia si ripeta, indipendentemente dalle rassicurazioni di Veltroni.
    Forse perché, anche il ministro della Difesa, legge bene le esigenze politiche: e quindi comprende che uno choc innovativo, per essere tale, non può essere annunciato e poi ritirato in buon ordine a scopo di conservare l’esistente. Soprattutto se gli effetti della sola promessa già si iniziano a vedere.
    Ad esempio nei rapporti dell’alleanza politica, che Veltroni accusa di scarsa omogeneità e che Rutelli, come sappiamo, ha già annunciato di voler superare, rimbeccato ogni giorno da Rifondazione e la sinistra radicale, che lo accusano di neocentrismo. Di fatto, quando si proclama che l’attuale alleanza va superata, il superamento della stessa inizia automaticamente, senza bisogno di passi ulteriori: ed ecco che l’esecutivo appare avviato a vivere i suoi ultimi giorni di passione. Con Parisi, infatti, si muove in sintonia anche il segretario di Rifondazione: uno è all’attacco di Veltroni, l’altro di Rutelli. “Quanto va dicendo Rutelli è imbarazzante – sostiene il segretario del Prc, Giordano, in un’intervista a “la Repubblica” - Lancia invettive contro la sinistra ma ha come bersaglio il governo di cui è incredibilmente il vice premier. Parla dell'esecutivo come di uno stato di necessità, della coalizione manca poco che aggiunga ‘purtroppo dobbiamo sorbirci questa disgrazia’”. Ed ancora: “Il suo vero obiettivo è lavorare a una prospettiva del tutto diversa dall'attuale, tant'è che punta ad anticipare un programma radicalmente diverso da quello che abbiamo costruito tutti insieme. Qui c'è l'elemento di pericolo”. Pericolo, appunto, costituito da Veltroni e Rutelli, i dioscuri del Pd; pericolo di una nuova stagione politica, alle prospettive della quale si contrappongono - come le vestali dell’ordine costituito - Giordano e Parisi.
    E’ proprio questa condizione che ci fa pensare di essere prossimi ad un’implosione del governo, visto che il Partito democratico nascituro è già contrassegnato come il bastione della nuova destra. Ora noi siamo certi che Veltroni farà di tutto - ed ha grandi capacità in proposito - per evitare di vedersi contrassegnare la patente di essere il vero avversario di questa coalizione e del suo governo. Ma, nonostante gli sforzi del sindaco di Roma, difficilmente la realtà potrà cambiare ed il Pd rappresenta la fine politica dell’attuale centrosinistra.

  10. #520
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    Come Giuliani a New York
    I nostri concittadini meritano risposte adeguate e concrete.

    Secondo la rilevazione Ipr Marketing per "Repubblica.it" il 70% degli intervistati chiede sanzioni per lucciole e immigrati al semaforo. E il 32% vuole addirittura il carcere. I dati sono in bella evidenza sul sito on line del quotidiano di via Cristoforo Colombo e fanno un certo effetto. Tanto che, alla luce degli stessi, si comprende per quale ragione il ministro Amato abbia predisposto un piano di sicurezza tale da far invidia al sindaco Giuliani, che pure ricordiamo non avere la mano leggera.



    Giuliano Amato ha financo trovato una parola d'ordine: evitare che ci sia la "transumanza" delle illegalità. In soldoni, non si potrà permettere a mendicanti aggressivi o alle prostitute di spostarsi da un territorio all'altro come se facessero lo "shopping", cioè alla ricerca delle condizioni migliori per portare avanti le loro attività. La prima proposta legislativa di Amato sono i lavori socialmente utili al posto della sanzione amministrativa. Visto che è inutile minacciare multe ai nullatenenti, meglio costringerli a ripulire strade e giardini. Poi si contempla il nuovo reato di "questua molesta": sarà punito come le molestie. Si prevede anche una nuova forma di deterrenza contro le bancarelle selvagge: non soltanto il sequestro, ma anche la rapida distruzione delle merci contraffatte. Infine si annuncia un manuale con le linee-guida del Viminale per i sindaci. Lo sforzo è arrivare a un coordinamento fra troppe ordinanze. Se si considera che è annunciato un piano antinomadi (altro che lavavetri!) questa è una vera e propria restaurazione dell'ordine e della sicurezza borghese, con tanti saluti all'indignazione del professor Asor Rosa sul "Corriere della Sera". Tutto merito dell'assessore fiorentino Cioni.

    In realtà noi ci ricordiamo un altro magnifico piano per la sicurezza, predisposto da un ministro degli Interni del centrosinistra, ai tempi del governo D'Alema, rigoroso ed innovativo.

    Purtroppo quel piano mirabolante non fu mai varato per i veti contrapposti interni alla coalizione, e di conseguenza nel Consiglio dei Ministri. Quello di Amato, in queste condizioni di contrasti laceranti interni alla coalizione, potrà mai essere realizzato? Glielo auguriamo.

    Perché, anche se eravamo rimasti colpiti venerdì scorso da un articolo di Maurizio Molinari sulla "Stampa" (dove si leggeva come "i modelli di Giuliani, Reagan e Clinton non sono tuttavia eventi singoli o fenomeni isolati bensì il frutto di una società americana accomunata da pochi, fondamentali, valori: la tutela, il rafforzamento e lo sviluppo dei diritti di libertà, politica ed economica, di tutti i cittadini", e quindi "immaginare di ripetere in Italia, o altrove nell'Europa continentale, gli esempi di Giuliani, Reagan e Clinton rischierebbe di provocare dirompenti boomerang senza prima aver radicato un profondo rispetto per tali principi di libertà"), noi siamo dell'idea che a questo punto della situazione bisogna pure provare a muovere qualche passo per non rischiare di essere travolti. E ci preoccuperebbe l'immobilismo del governo, non il tentativo di arginare fenomeni così preoccupanti.

    La pensiamo come il sindaco di Milano, Letizia Moratti che, sempre sulla "Stampa", ieri scriveva: "Occorre capire cosa realmente chiedono i nostri concittadini e quali risposte dare per evitare di agire costantemente inseguendo l'emergenza". Ed anche: "E' ormai evidente la necessità di un'azione che riguarda tutti i livelli dello Stato, al di là degli schieramenti politici, per mettere a punto strumenti normativi certi ed efficaci".

    Se il governo è di questa idea, glielo riconosceremo volentieri, e non ci metteremo a discutere se allora lo stesso ministro Amato avrebbe fatto meglio a non cancellare la normativa Bossi - Fini sull'immigrazione, per non vedersi poi costretto ad irrigidire il concetto di tolleranza zero sul piano dell'ordine pubblico. L'importante è che, dopo il caso di Firenze, a livello nazionale ci sia una reazione significativa. Se poi, come purtroppo temiamo, la minaccia di una ennesima crisi della maggioranza costringerà Amato ad abbandonare questo insieme di provvedimenti, avremo la controprova di come questo governo, nonostante l'impegno di alcuni suoi ministri, non riesca a muovere un passo - che sia uno - nell'affrontare le emergenze principali del paese. Ciò rafforzerà la nostra convinzione che occorra sostituirlo al più presto.

    Roma, 4 settembre 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

 

 
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