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  1. #501
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    Beato ottimismo
    I gravi problemi che Damiano non vuole nemmeno vedere

    Il ministro del welfare Damiano, che sappiamo "immerso nella concertazione", e "impegnato nei problemi che riguardano lo stato sociale", si è detto convinto che il ministro dell'Economia, ieri a Bruxelles, abbia presentato delle proposte sui conti che vanno nella direzione del risanamento, "nella direzione giusta". Per cui il ministro Damiano non ha nessuna preoccupazione sui conti pubblici italiani. "Le misure intraprese vanno verso il risanamento", ha detto con beata serenità. Eppure il giudizio che sta maturando in queste ore negli ambienti di Bruxelles sull'Italia, non ci pare né sereno, né beato.

    Intanto c'è da dire, per sottolinearlo ancora una volta, che Padoa * Schioppa, al contrario del ministro Damiano, si è accorto delle preoccupazioni di Bruxelles per quanto riguarda le ulteriori spese indicate nel Dpef, e che al momento appaiono ancora prive della necessaria copertura finanziaria, ed ha detto di condividere tali allarmi. E li condivide, perché le fonti dei timori espressi dall'Unione Europea risiedono nel sistema pensionistico e nel fatto che non tutto il miglioramento strutturale aggiuntivo dovuto alla maggiore crescita verrà destinato al miglioramento dei conti pubblici. E' vero che Bruxelles riconosce come il Dpef sia in linea con le indicazioni fornite nello scorso aprile a Berlino, in occasione della riunione informale dei ministri delle Finanze Ue, dallo stesso ministro dell'Economia italiano. Ma evidentemente questo non è ancora sufficiente. E se Padoa - Schioppa ha anche ragione nel chiedere che l'applicazione del Patto di stabilità "non sia cieca", occorre che l'Italia non sia cieca per ciò che concerne il welfare. Non sappiamo come sarà per Bruxelles, ma se il governo italiano dovesse riconoscersi nell'ottimismo delle parole di Damiano, allora saremmo ciechi davvero.

    Anche ieri, infatti, il commissario Ue per gli affari economici e monetari, Joaquim Almunia, ha ricordato all'Italia che sul deficit e le pensioni "non è in gioco solo il suo bilancio, ma la credibilità dell'intero impianto di politica economica europea". Ma se Padoa - Schioppa è d'accordo, abbiamo già visto che Damiano non lo è, e non osiamo pensare cosa ne dirà il ministro Ferrero. Tenendo poi presente che l'Italia resta sotto vigilanza per la procedura di deficit eccessivo, non vorremmo che lo scompenso di pareri all'interno del Consiglio dei ministri su capitoli di questa rilevanza, agevolasse un giudizio finale negativo da parte dell'Europa, senza bisogno di ulteriori accertamenti.

    Roma, 10 luglio 2007

    tratto da http://www.pri.it

  2. #502
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    Prodi indagato: Il Presidente del consiglio Romano Prodi è stato iscritto sul registro degli indagati dalla procura di Catanzaro. Il reato ipotizzato è l’abuso d’ufficio. Per la procura si tratta di un atto dovuto, anche a tutela delle garanzie della difesa, che permetterà di chiarire i rapporti tra il premier e altri personaggi sotto inchiesta per la cosiddetta loggia di San Marino.
    Da mesi il sostituto procuratore Luigi De Magistris sta indagando su un presunto comitato d’affari che, sull’asse San Marino-Bruxelles, si sarebbe arricchito incassando finanziamenti dell’Unione europea in modo illegale.

    Al centro dell’inchiesta, oltre a numerose società sospette, ci sono alcuni uomini considerati dagli inquirenti molto vicini a Prodi e che sono già stati iscritti sul registro degli indagati per i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Come l’onorevole Sandro Gozi, ex funzionario dell’Unione europea, già «assistente politico» di Prodi a Bruxelles e attualmente suo sostituto in Commissione Affari Costituzionali della Camera. Per De Magistris uno degli uomini chiave a San Marino sarebbe, invece, un’altra vecchia conoscenza del Professore: Piero Scarpellini, 57 anni, impiegato in una società con sede nella Repubblica del Monte Titano e definito dal pm nel decreto di perquisizione «consulente di Prodi» («consulente non pagato dell’ufficio del consigliere diplomatico della presidenza del consiglio per i paesi africani» ha precisato di recente palazzo Chigi). I personaggi in questione sarebbero tra i principali interlocutori dell’utenza telefonica 32074… intestata alla Delta spa e che De Magistris ipotizzerebbe essere riconducibile al «Presidente del consiglio dei ministri, o a qualche diretto collaboratore del suo staff».
    Adesso la procura vuole capire se ci sia un nesso tra la perfetta conoscenza da parte dell’entourage del premier della macchina comunitaria e di tutti i suoi ingranaggi (Prodi è stato presidente della commissione dal 1999 al 2004) e le presunte truffe euromilionarie ai danni dell’Unione europea. Gli inquirenti non escludono che il Professore fosse all’oscuro delle operazioni sospette realizzate intorno a lui e sulla cui illegalità gli investigatori avrebbero già trovato nelle ultime settimane riscontri, documentali e testimoniali. Dall’inizio dell’inchiesta uno degli strumenti investigativi più utilizzati dall’accusa sono stati i tabulati telefonici. Ora, per poter valutare la posizione dell’onorevole Prodi, gli inquirenti potranno chiedere l’autorizzazione al parlamento per l’acquisizione del traffico telefonico del premier, in base alla legge numero 140 del 20 giugno 2003.

  3. #503
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    Nucara: "Ci auguriamo sinceramente che il presidente del Consiglio risulti estraneo ai fatti. Certo, in altri tempi cadevano i governi".

  4. #504
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    L’inchiesta del sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris sulla cosiddetta loggia di San Marino sta prendendo la strada di Palazzo Chigi, sede della presidenza del Consiglio. L’ultimo atto è l’iscrizione sul registro degli indagati, con l’accusa di associazione per delinquere, truffa e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, del deputato dell’Ulivo Sandro Gozi, 39 anni, ex “assistente politico” (così si autodefinisce nel curriculum) di Romano Prodi all’Unione Europea e oggi membro (”in sostituzione del presidente del Consiglio Prodi” precisa il sito della Camera dei deputati) nella commissione Affari costituzionali.
    Nei giorni scorsi il pm aveva ordinato una ventina di perquisizioni e aveva iscritto sul registro degli indagati altri due imprenditori considerati vicini al premier: il romagnolo Piero Scarpellini, 57 anni, e il calabrese Pietro Macrì, 43 anni. Nelle ultime ore De Magistris ha inviato un altro avviso di garanzia destinato a fare rumore: l’indagato è infatti Luigi Bisignani, 53 anni, ex giornalista, una condanna per Tangentopoli, consulente di molte aziende e, dal 2000, procuratore dell’Ilte (industria libraria tipografica). Ma soprattutto tessitore di relazioni in campo politico e finanziario.

    La loggia di San Marino
    Il magistrato calabrese ritiene che anche Gozi e Bisignani facciano parte di quel “comitato d’affari”, trasversale ai partiti e con base nel paradiso fiscale di San Marino, che grazie ad amicizie altolocate (anche all’interno della Guardia di finanza e della magistratura) e un reticolo di società costituite ad hoc sarebbe riuscito a drenare centinaia di milioni di euro di finanziamenti pubblici (in particolare dell’Unione Europea), indirizzandoli nelle casse dei partiti e nelle tasche dei politici e dei loro amici.
    Il comitato sarebbe, con coloriture massoniche (la maggior parte degli indagati è anche accusata di aver violato la legge sulle associazioni segrete), una lobby nazionale che controllerebbe con la sua rete di contatti parte del sistema politico ed economico del Paese.
    “Non andiamo a caccia di grembiulini, quello è solo folclore, anche se qualcuno lo abbiamo trovato” si lascia scappare uno degli investigatori. Che sanno di non agire in solitudine: infatti quella che è già stata soprannominata, in modo suggestivo, “nuova P3″ affiora in controluce in altre inchieste delle procure italiane, in particolare quelle milanesi sulle deviazioni dei servizi segreti e su fabbriche e botteghe di dossier illegali.
    Per provare le sue ipotesi investigative, De Magistris, 40 anni, erede di una famiglia di magistrati (il bisnonno era regio procuratore a Napoli), sta utilizzando con zelo intercettazioni (poche), perquisizioni (abbastanza), tabulati (molti), ma soprattutto l’analisi dei flussi finanziari.
    Gli ultimi accertamenti (sono ancora in corso) riguardano per esempio i movimenti di Bisignani e gli affari che ruotano intorno al suo ufficio di piazza Mignanelli 3 a Roma.

    Il cellulare presidenziale
    Tutto inizia con la scoperta nella memory card di uno degli indagati di un numero di telefono registrato come “Romano Prodi cellulare”. Gli inquirenti fanno una verifica e scoprono che quell’utenza era originariamente intestata all’azienda Delta impianti srl di Cornate d’Adda (Milano); nel 2005 diventa un numero dell’”Ulivo-i Democratici”; infine, nel 2007, passa sotto la presidenza del Consiglio. Oggi a quel telefono (32074…), come ha verificato Panorama, risponde una signora che assicura che quel numero è attualmente utilizzato da Prodi.
    Ma che cosa c’entra la Delta impianti con il premier? È un rebus un po’ opaco. Per il magistrato la Delta srl è collegabile, attraverso alcuni passaggi societari, alla Delta spa di Bologna, holding finanziaria che ha tra i suoi azionisti una banca di San Marino. La stessa che ha una partecipazione nella Nomisma, il laboratorio di idee fondato dal Professore.
    In ogni caso l’analisi dei tabulati del numero “Romano Prodi cellulare” ha permesso di ricostruire la rete di contatti (30 mila in due anni, dal 2005 al 2007). Un traffico diretto soprattutto verso Bruxelles e i telefoni portatili di molti degli indagati nell’inchiesta di Catanzaro: in particolare Gozi, Piero Scarpellini e il figlio Alessandro, gli imprenditori Francesco De Grano, Antonio Saladino e Franco Bonferroni. Praticamente la compagnia su cui sta lavorando De Magistris.
    In attesa di essere interrogati gli indagati spiegano ai giornali i loro rapporti con Prodi. Saladino, 53 anni, imprenditore nel settore del lavoro interinale, legato all’imprenditoria cattolica della Compagnia delle opere, dichiara a Panorama: “Con Prodi c’era solo un’amicizia personale”. L’ex veterinario nega i rapporti di affari, non i consigli: “Per esempio, in un incontro milanese gli ho spiegato gli aspetti positivi della legge Biagi”. E la loggia di San Marino di cui ha scritto in un’email? “Uno scherzo, una battuta”.
    Piero Scarpellini, dipendente della sammarinese Pragmata (costituita da molti ex uomini della Nomisma), si definisce consulente per le questioni africane del premier e ammette gli incontri con alcuni degli indagati. “Soprattutto attraverso l’attività del Laboratorio democratico europeo” dice. Un gruppo di giovani ulivisti presieduto da Gozi, molto attivo tra Roma e San Marino, dove il deputato è protagonista di incontri e iniziative.

    Cavolini e peperoncino
    Ma chi è Sandro Gozi? Originario di Sogliano sul Rubicone (Forlì-Cesena) è un ex funzionario dell’Unione Europea, un tecnocrate riservato, poco noto al pubblico. Campione di squash ed esperto di “sfoglia emiliano-romagnola” (ha cofirmato una proposta di legge per valorizzarla), è un predestinato della politica: dopo la laurea in giurisprudenza a Bologna, studi diplomatici e corsi di perfezionamento in giro per l’Europa, dalla London school of economics alla Scuola nazionale d’amministrazione di Parigi (Ena), al master di politica internazionale a Bruxelles. Dove, qualche anno dopo, diventa membro del gabinetto di Prodi all’Unione Europea e consigliere dell’attuale commissario José Maria Barroso, sino all’elezione alla Camera nel 2006.
    In Parlamento, oltre a sostituire Prodi nella I commissione, fa parte di quella per le politiche dell’Unione Europea. Secondo De Magistris, sarebbe Gozi uno degli uomini chiave di questo “comitato di San Marino” pronto a fare affari tra Bruxelles e la Calabria.
    Un altro protagonista dell’inchiesta (è indagato per associazione per delinquere, truffa e violazione della legge Anselmi) è Pietro Macrì, vibonese, 43 anni, dirigente di una società di informatica. Durante gli studi a Bologna entra in contatto con l’entourage di Prodi e nel suo ufficio campeggia una foto che lo ritrae insieme con il Professore. Secondo due testimoni dell’accusa, Macrì ai collaboratori “consigliava di mandare i soldi a San Marino”.
    Ma i problemi per lui non sono finiti. A Lamezia Terme una decina di ex dipendenti della Met sviluppo, di cui Macrì è stato amministratore delegato, hanno presentato un esposto parlando di “operazioni finanziarie ed economiche poco chiare” del gruppo.
    Alberto Burrone, ex dirigente della Met Sviluppo, è uno dei promotori dell’azione e a Panorama dice: “Prendevamo ricchi finanziamenti per lavori di poco conto che, spesso, venivano sovraffatturati”. I settori d’intervento erano diversissimi. “Faccio un esempio: noi che siamo specializzati in contabilità in ambito sanitario ci siamo occupati anche di immigrazione clandestina e sicurezza”.
    Per un certo periodo la Met sviluppo ha ricevuto una mole di commesse che i dirigenti non riuscivano a spiegarsi: “Quando mi hanno chiesto di preparare un sistema per monitorare il rischio tsunami a Stromboli, mi sono messo a ridere”.
    La Met sviluppo ha gestito pure il sito internet della Camera di commercio di Parigi: “Era un lavoro impegnativo, apparentemente senza ritorni per l’azienda, ma giustificava una serie di viaggi a San Marino, dove era stato progettato un sito fotocopia di quello parigino da attivare in caso di attacco hacker”.
    A quali società e a quali personaggi legati alla repubblica del Monte Titano facevano riferimento gli uomini della Met sviluppo? “Ricordo la Pragmata (quella di Scarpellini, ndr) e a Bruxelles Macrì diceva che era “raggiungibile” Gozi” conclude Burrone. Di nuovo San Marino, di nuovo Bruxelles.

    Calabria euromiliardaria
    Gli affari tra l’Italia e il Belgio (con snodo sul Monte Titano) sono il leitmotiv dell’inchiesta calabrese. In cui è finito pure l’Osservatorio del Mediterraneo fondato nel 2004 dal vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini. L’ex capo della sua segreteria al ministero degli Esteri, Fabio Schettini, è indagato da tempo, mentre a febbraio è stato ascoltato come testimone un membro del cda dell’osservatorio, l’ambasciatore a riposo Achille Vinci Giacchi. In procura ha parlato dei finanziatori della fondazione. Un argomento che interessa molto a De Magistris.
    Cinquantamila euro li avrebbe versati personalmente Schettini. Altrettanti arrivarono dalla Finmeccanica, 30 mila dall’Enel. L’osservatorio partecipò con un proprio stand al meeting di Comunione e liberazione di Rimini, “per far conoscere i suoi scopi”. Una kermesse a cui hanno preso parte anche i vertici del Laboratorio democratico europeo di Gozi e gli uomini della Compagnia delle opere sotto inchiesta a Catanzaro. Per il pm quell’affollamento, a pochi chilometri da San Marino, sarebbe più che una coincidenza.
    Perché uomini così influenti avrebbero dovuto scendere in Calabria per fare affari? Secondo la procura, la risposta è semplice: la regione è considerata dall’Unione Europea un “obiettivo 1″, ovvero una di quelle aree depresse a cui vengono destinati aiuti particolari. Questo significa che, per esempio, il Programma operativo regionale (Por) dovrà distribuire sul territorio oltre 8 miliardi di euro di fondi strutturali europei per il periodo 2007-2013.
    Per gestire questo fiume di soldi l’estate scorsa Francesco De Grano, cognato di Macrì e fratello di Maria Angela (è indagata pure lei), è stato nominato responsabile dei finanziamenti Por. Per gli inquirenti di Catanzaro il suo nome avrebbe messo d’accordo Ds, Margherita e il presidente della regione Agazio Loiero, promotore del Partito democratico meridionale e socio fondatore del Pd di Prodi.

  5. #505
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    La Direzione Nazionale
    Dibattito approfondito sulle incertezze della situazione politica

    La Direzione nazionale del Pri ha affrontato, con un dibattito molto ampio, partecipato ed approfondito, le questioni principali di una situazione politica che appare in movimento e soggetta ad una trasformazione profonda. Vi è convinzione unanime, fra i membri della Direzione nazionale, che la maggioranza di centrosinistra non sia più nelle condizioni, se mai lo è stata, di dare un punto di riferimento politico al Paese. Lo ha dimostrato il voto in senato sulla Giustizia, dove la divisione della coalizione di governo è stata tale da mettere in minoranza l'esecutivo e portare il ministro Guardasigilli ad un passo dalle dimissioni.

    Ma ancora di più lo dimostra - e si ritiene che presto se ne renderà conto il Paese - il continuo rinvio di una soluzione per la riforma della previdenza. Dopo un'estenuante concertazioni con le parti sociali, il presidente del Consiglio per due giorni ha detto che presto avrebbe presentato una sua proposta. Il terzo giorno è stato zitto ed il quarto ha dovuto ammettere, suo malgrado, che gli serve più tempo. Viste queste condizioni, la Direzione nazionale del Pri ha riconosciuto al ministro dell'Economia, Tommaso Padoa - Schioppa, di farsi carico del contenzioso aperto nello stesso governo su Dpef e previdenza, tanto da esporre il suo prestigio personale ad un giudizio severo dell'Unione Europea, fino ad una forzatura di quelle che sono le sue stesse personali convinzioni.

    Questo suo sacrificio non è però valso a dare un risultato proficuo, né all'estero, dove rimane la diffidenza nei riguardi dell'Italia - nonostante la simpatia manifestata dal Commissario per gli Affari Economici della Ue, Almunia, proprio per il ministro Padoa – Schioppa - né, tanto meno, all'interno, dove un esponente della maggioranza ha formalizzato per la prima volta l'ipotesi di un'alleanza politica diversa per poter avviare un'azione di governo incisiva.

    La Direzione nazionale del Pri attende dunque di comprendere che cosa comporterà politicamente la nascita del Partito democratico e la candidatura del sindaco di Roma, Veltroni, alla guida dello stesso. Intanto, per ciò che tutto questo significherà per la vita del governo: ovvero se si prepara una riedizione del '99, quando avvenne un cambio in corsa a Palazzo Chigi. Poi, per i rapporti stessi di coalizione, visto che la portata strategica e programmatica del Partito democratico sembra necessariamente divergere da quella della sinistra radicale.

    Non solo: si è notato come le posizioni di Prodi, Veltroni e Rutelli tendano a contrapporsi più che a cementarsi. Queste evidenti difficoltà che serpeggiano nel campo del centrosinistra sembrano consegnare un ampio consenso all'opposizione, tale che, in caso di campagna elettorale anticipata, tutti i sondaggi sono inclini ad attestare che non vi sarà partita.

    Da qui la possibilità che il centrosinistra compia un ennesimo sforzo per restare unito, o, più probabilmente, parti di esso cerchino un accordo sulla legge elettorale con l'opposizione per allentare o liberarsi dagli attuali vincoli di maggioranza. Le incognite potrebbero aumentare ulteriormente ed è fin troppo ovvio che il Paese risente di tanta incertezza in maniera grave.

    Il Pri deve intraprendere un'iniziativa sui temi che maggiormente appaiono oggetto di contenzioso, quali la politica economica e la politica estera, ed in maniera tale da costruire un autentico discrimine per stabilire le future alleanza del partito. La Segreteria ha infatti ricordato che, indipendentemente dagli scenari che si possono aprire e che potrebbero anche prevedere un voto anticipato, il primo obiettivo restano le elezioni europee, dove i repubblicani hanno l'esigenza di rafforzare l'area democratica, liberale e riformatrice in Italia. Da qui le iniziative organizzative e politico - culturali previste per il prossimo autunno e la necessità di svolgere i congressi regionali per attrezzare il partito in prospettiva di una imminente campagna elettorale.

    La Direzione ha infine affrontato il tema referendario. Anche se non vi sono ragioni di utilità, dal punto di vista di una forza di minoranza come la nostra, nel difendere un sistema elettorale che ha un soglia di sbarramento comunque molto alta, la Direzione non ritiene il caso di appoggiare un'iniziativa, quale il referendum, che non garantisce maggiore stabilità politica di quanto sappia offrire il quadro parlamentare attuale, e che soprattutto appare volta ad irrigidire la vita del Paese in una camicia di forza ancora più stretta di quella presente.

    Roma, 13 luglio 2007

    tratto da http://www.pri.it

  6. #506
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    Quale politica estera
    Le posizioni di D'Alema su Hamas hanno già diviso il governo

    Com'era facilmente prevedibile, le dichiarazioni rese dal ministro degli Esteri, onorevole D'Alema, su Hamas, hanno provocato un problema internazionale all'Italia, tanto che l'ambasciatore israeliano a Roma si chiede quale sia la vera linea diplomatica del Paese. E crediamo che con queste parole l'ambasciatore Meir si dimostri molto cortese nei riguardi del governo, perché noi, al suo posto, ci saremmo chiesti, semmai, quale sia la politica estera del governo italiano, sempre che ce ne sia una sola. Cosa difficile per questa maggioranza.

    Facendo un passo indietro, vi è un apparente buon senso nelle dichiarazioni del ministro D'Alema. Egli infatti si preoccupa di non "regalare", Hamas ad Al Qaeda e ricorda che Hamas ha vinto le elezioni. Perché non discutere, allora? Perché non cercare un'intesa?

    Perché, onorevole D'Alema - notiamo che glielo ha fatto osservare già il ministro Parisi - Hamas non riconosce Israele e non vuole riconoscerla. E nessuno fra i ministri degli Esteri dell'occidente è intenzionato a dare una patente di interlocutore ad Hamas, se essa non accetta l'esistenza dello stato ebraico, che la stessa Olp a suo tempo accettò. E se in linea di principio possiamo capire che, se l'onorevole Fassino (che a suo tempo voleva la conferenza di Pace con i talebani), e se l'onorevole D'Alema (che a suo tempo aveva professato la teoria dell'equivicinanza), vogliono sondare direttamente le disponibilità di Hamas, bene, lo facciano - forse hanno anche ragione - ma non impegnando il governo italiano. Noi potremmo anche capire un'iniziativa politica nei confronti di Hamas - e forse i Ds sono nelle condizioni di farla - ma non tale da mettere in campo l'esecutivo, perché questo creerebbe uno scompenso, e già lo ha creato, in ambito occidentale e dell'Unione europea. Ci stupisce che l'onorevole D'Alema, che pure ha una certa tradizione alle spalle, non lo comprenda. Oppure il problema lo comprende, eccome, e tuttavia non gli interessa.

    Questo difetto fu evidente già quando alla vigilia di un vertice del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove si sarebbe dovuto decidere delle sanzioni contro l'Iran, D'Alema fece sapere, a mezzo stampa, che le sanzioni erano controproducenti. Un uomo politico può dire quello che gli pare; un ministro degli Esteri deve dire quello che è opportuno, e ha i canali necessari per far sapere a chi di dovere quello che pensa.

    Nel caso di Hamas ha ripetuto lo stesso metodo, e le conseguenze sono ancora più gravi. Per la ragione che non vi è solo una inevitabile reazione israeliana, dovuta al fatto che Gerusalemme non può accettare l'idea di un dialogo con chi non ne riconosce l'esistenza o, peggio, si ripromette di distruggerla. Ma vi è anche un problema interno allo stesso mondo palestinese, visto che Hamas ne rappresenta solo una parte, per quanto rilevante, ma che l'altra, quella che discende dalla vecchia Olp, e che è pienamente legittima, è in conflitto con Hamas. Se non ci ha poi stupito che D'Alema e Fassino ignorino la posizione di Israele verso una simile proposta, ci ha sorpreso, e molto, che essi ignorino le implicazioni in al Fatah di Abu Mazen, che con Hamas mostra di avere non poche difficoltà. Possibile che D'Alema e Fassino sacrifichino alla loro simpatia per Hamas le stesse relazioni con al Fatah? Certo, essi ci dicono che occorre evitare che Hamas entri nell'orbita di Al Quaeda, ma è Fatah a sostenere che Hamas è già in quest'orbita. E' possibile che Fatah si sbagli, o che esasperi la situazione perché messa alle strette? E perché esaspera la situazione? Come si fa ad essere equivicini ad Hamas e Fatah, ad Hamas e a Israele?

    Avevamo già detto a suo tempo che la teoria dell'equivicinanza non stava in piedi, perché non si può essere equivicini a due paesi o a due fazioni che si fanno la guerra fra loro. Ma qui, ormai, non siamo più all'equivicinanza, siamo alla semplice vicinanza alla sola Hamas, e questo è inevitabilmente un problema. Sarebbe stato opportuno che il presidente del Consiglio avesse detto una parola chiara in merito, soprattutto dopo che il capo di Hamas ha fatto sapere di considerarlo un suo buon amico, nonostante egli, in Israele e in Palestina, non l'abbia incontrato, né chiamato. Invece a D'Alema ha risposto Parisi, con il risultato che il governo sembra aver fatto della politica estera un battibecco da cortile.

    Roma, 18 luglio 2007

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  7. #507
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    Dichiarazione congiunta Nucara - La Malfa

    Il segretario del PRI Francesco Nucara ed il capogruppo alla Camera repubblicano, Giorgio La Malfa, hanno diramato la seguente nota:
    “L’accordo che è stato raggiunto nella notte fra governo e sindacato è indecente, perché da un lato scarica sulle finanze pubbliche del Paese nuovi ingenti oneri, e dall’altra abbassa l’età pensionabile attualmente fissata a sessanta anni, riportandola a 58, ignorando le tendenze demografiche. Questo accordo espone l’Italia ad un giudizio internazionale negativo, un paese di cicale, che si muove in una direzione opposta a quella in cui vanno tutti i paesi occidentali, come è stato ricordato più volte in questi mesi dall’Unione Europea, dall’Ocse e dalla Banca d’Italia.
    Questo è il momento di vedere se quelle forze del centrosinistra che hanno mostrato di comprendere tali problemi, hanno il coraggio di porre fine qui ed ora ad una situazione che va a detrimento dell’Italia”.

  8. #508
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    Tesoretto: Nucara alla Camera

    Dichiarazione di voto di Francesco Nucara sulla fiducia chiesta dal governo, 19 luglio 2007.

    Signor Presidente, Signor Rappresentante del governo, qualche giorno fa ho letto su un quotidiano l'intervento del Ministro dell'Economia alla Associazione Bancaria Italiana. Un intervento che i repubblicani hanno apprezzato e che in gran parte condividono.

    A quell'intervento non è seguito, però, un atteggiamento coerente. Tutt'altro. Quel "tesoretto" che la maggioranza si appresta a ripartire, in effetti, come ha detto lucidamente Mario Draghi, non esiste.

    Ci troviamo, infatti, di fronte ad un provvedimento che trova la sua copertura sostanziale nell'ambito del deficit, in violazione dello spirito, ancor prima che della forma, degli accordi di Maastricht. La parte più consistente del provvedimento è solo conseguenza del patteggiamento tra le diverse componenti di questa variegata e famelica maggioranza.

    L'inadeguatezza delle risorse risulta evidente dalla struttura stessa del decreto legge. Si tratta di un decreto che ha scarsi precedenti nella storia finanziaria italiana. E tutto questo perché non si ha il coraggio di fare i conti con la sinistra massimalista. Domani potrebbero sorgere altre necessità, ed alla tentazione di replicare un pericoloso precedente sarà difficile resistere.

    Questo Governo va verso una direzione completamente sbagliata, e se il Ministro Padoa-Schioppa non riesce ad imporsi rischia di bruciare in qualche mese il prestigio internazionale di cui è stato circondato per tutta la sua vita lavorativa.

    Il Ministro dell'Economia, imponga le sue idee, o lasci questa compagine che la costringe a snaturare la sua storia personale che è anche un po' la storia di un'Italia avveduta e responsabile.

    Apprezzeremo tanto una sua decisa presa di posizione, ma a questo Governo nella sua interezza va negata la fiducia, oggi come domani e anche dopodomani.

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  9. #509
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    I vincoli alla spesa
    Padoa-Schioppa privo del necessario sostegno nell'Unione

    Il segretario del Pri Francesco Nucara scrisse una lettera al ministro dell'Economia, Tommaso Padoa - Schioppa, nella quale si sosteneva - pur rimarcando che i repubblicani sono e restano all'opposizione - che una politica di rigore, improntata al sostegno, alla ripresa e allo sviluppo economico del Paese, come quella dal ministro stesso più volte annunciata, avrebbe trovato sicuramente il nostro appoggio. Dobbiamo dire che questo è stato il nostro spirito nei confronti del ministro dell'Economia, tanto è vero che il senatore Del Pennino ha presentato, giovedì scorso, un emendamento nel quale si chiede di porre nel Dpef un tetto alla spesa primaria. E la ragione di questo emendamento è fondata sulla richiesta, contenuta nel Dpef stesso, di avere indicazioni precise a riguardo da parte del Parlamento, indicando un vincolo cui attenersi per evitare un dilatarsi abnorne delle spese.

    Contemporaneamente all'iniziativa del senatore Del Pennino, posizione analoga veniva presa dal Senatore Lamberto Dini con il suo collega Natale D'Amico, che conosciamo come esponenti del fronte riformatore del centrosinistra e che aderiscono alla maggioranza a pieno titolo. E cosa è successo? Che il capogruppo dell'Ulivo, la diessina Anna Finocchiaro, ha convocato d'urgenza i due senatori della Margherita, chiedendo loro di ritirare detto emendamento. Perché evidentemente le pressioni di Verdi, Sinistra democratica e comunisti vari, a cominciare da quella che viene definita la "concertazione" sul welfare - ma che in verità è chiaramente una diatriba - sono tali da consigliare di evitare vincoli alle spese. E ovviamente il governo si è impegnato, attraverso il vice ministro Sartor, per dare autonomamente il profilo e la dimensione dei taglia alla spesa.

    Il senatore Dini, è stato costretto ad ingoiare questa minestra e ha ritirato il suo emendamento: da quello che abbiamo letto, insieme al senatore Dini il più deluso potrebbe proprio essere Padoa * Schioppa, che vede nuovamente le sue migliori intenzioni in balia dei venti corsari che soffiano nella sua coalizione.

    Resta ancora l'emendamento Del Pennino, che potrebbe essere votato, oltre che dagli esponenti dell'opposizione, da coloro che, nel centrosinistra, ritengono di rafforzare il ruolo ed il progetto del ministro dell'Economia. Purtroppo dobbiamo dire che ci sembra che nella maggioranza ci appaiono davvero pochi gli estimatori - come noi invece siamo - del ministro Padoa - Schioppa.

    Roma, 27 luglio 2007

    tratto da http://www.pri.it

 

 
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