Decalogo degli industriali
La crescita economica al centro dell'agenda del prossimo governo
Il decalogo di Confindustria per la governabilità offre senza dubbio un programma serio, per larga parte condivisibile e che appare imprescindibile per chi sarà chiamato a guidare il paese nei prossimi anni. Gli imprenditori hanno perfettamente ragione nel sostenere che la crescita economica è il primo obiettivo da perseguire, perché senza crescita non c'è possibilità alcuna di ridare fiato alle famiglie costrette da anni a stringere la cinghia per arrivare a "fine mese", come si soleva dire nel 2005, quando qualcuno si era convinto che una volta caduto il governo Berlusconi sarebbero state rose e delizie per i cittadini.
Abbiamo invece toccato con mano come da allora la situazione sia peggiorata, e gravemente. L'idea di fondo del governo appena caduto, la tenuta dei conti pubblici, era sicuramente apprezzabile; ma era accompagnata dall'idea malsana di perseguire quest'obiettivo senza frenare la spesa pubblica, anzi magari aumentandola. Tanto che l'unica politica fatta è stata quella fiscale. Il risultato, drammatico: le possibilità di crescita economiche, pur in un contesto internazionale almeno all'inizio migliore rispetto a quello con cui ha dovuto misurarsi il governo Berlusconi, sono state sepolte del tutto. E per fortuna che con esse è stato sepolto anche il sepoltore, cioè il governo Prodi! Mentre quello passato, il governo Berlusconi, che non aveva fatto una politica contraria alla crescita, ha ancora carte da giocarsi.
Di buono c'è stato che con la sepoltura del governo Prodi, sono stati sepolti anche la sua maggioranza ed il suo programma. Ed ora chi ambisce a prendere il testimone di Prodi, per avere una qualche credibilità, presenta un programma per certi versi simile a quello del suo principale avversario. Tanto è vero che "Il Sole 24 Ore", quotidiano di Confindustria per l'appunto, si è esercitato nel mostrare come i due programmi di Pd e Pdl abbiano una loro specularità, perfino nella difficoltà di trovare coperture. Quel che è certo è che, salvo alcuni distinguo, alcune particolarità, i due programmi non sono comunque inconciliabili con il decalogo di Confindustria. Al contrario. Non a caso il presidente dell'Associazione industriali si augura che nei due principali partiti o schieramenti che si contendono il governo del paese possano essere candidati imprenditori ligi al rispetto del decalogo e preoccupati di affermare l'ispirazione che ne proviene nella prossima legislatura. Lo zelo con cui il Pd ha subito chiamato alcuni importanti imprenditori nelle sue liste, dimostra per lo meno buona volontà. Quanto al Pdl, non c'è bisogno di far notare che lo stesso candidato premier è un imprenditore e che forse ha qualche titolo di merito nella gestione di successo delle sue aziende. Ora noi non sappiamo quale sarà il risultato delle urne, ma prendiamo atto che il leader del Pd Walter Veltroni ha affermato perentoriamente di non voler collaborare con Berlusconi. Ma se vi è una sostanziale coincidenza di visione dei problemi, come il decalogo di Confindustria in fondo vorrebbe dimostrare, e se il risultato non fosse schiacciante a favore di una parte o dell'altra, perché mai impedire a priori una possibilità di collaborazione?
Potrebbero avvantaggiarsene entrambi le parti, e soprattutto il Paese, se l'accordo dovesse riguardare proprio il modo in cui far ripartire la crescita economica.
Roma, 4 marzo 2008
tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html





Rispondi Citando





