Pagina 68 di 72 PrimaPrima ... 1858676869 ... UltimaUltima
Risultati da 671 a 680 di 719
  1. #671
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Decalogo degli industriali
    La crescita economica al centro dell'agenda del prossimo governo

    Il decalogo di Confindustria per la governabilità offre senza dubbio un programma serio, per larga parte condivisibile e che appare imprescindibile per chi sarà chiamato a guidare il paese nei prossimi anni. Gli imprenditori hanno perfettamente ragione nel sostenere che la crescita economica è il primo obiettivo da perseguire, perché senza crescita non c'è possibilità alcuna di ridare fiato alle famiglie costrette da anni a stringere la cinghia per arrivare a "fine mese", come si soleva dire nel 2005, quando qualcuno si era convinto che una volta caduto il governo Berlusconi sarebbero state rose e delizie per i cittadini.



    Abbiamo invece toccato con mano come da allora la situazione sia peggiorata, e gravemente. L'idea di fondo del governo appena caduto, la tenuta dei conti pubblici, era sicuramente apprezzabile; ma era accompagnata dall'idea malsana di perseguire quest'obiettivo senza frenare la spesa pubblica, anzi magari aumentandola. Tanto che l'unica politica fatta è stata quella fiscale. Il risultato, drammatico: le possibilità di crescita economiche, pur in un contesto internazionale almeno all'inizio migliore rispetto a quello con cui ha dovuto misurarsi il governo Berlusconi, sono state sepolte del tutto. E per fortuna che con esse è stato sepolto anche il sepoltore, cioè il governo Prodi! Mentre quello passato, il governo Berlusconi, che non aveva fatto una politica contraria alla crescita, ha ancora carte da giocarsi.

    Di buono c'è stato che con la sepoltura del governo Prodi, sono stati sepolti anche la sua maggioranza ed il suo programma. Ed ora chi ambisce a prendere il testimone di Prodi, per avere una qualche credibilità, presenta un programma per certi versi simile a quello del suo principale avversario. Tanto è vero che "Il Sole 24 Ore", quotidiano di Confindustria per l'appunto, si è esercitato nel mostrare come i due programmi di Pd e Pdl abbiano una loro specularità, perfino nella difficoltà di trovare coperture. Quel che è certo è che, salvo alcuni distinguo, alcune particolarità, i due programmi non sono comunque inconciliabili con il decalogo di Confindustria. Al contrario. Non a caso il presidente dell'Associazione industriali si augura che nei due principali partiti o schieramenti che si contendono il governo del paese possano essere candidati imprenditori ligi al rispetto del decalogo e preoccupati di affermare l'ispirazione che ne proviene nella prossima legislatura. Lo zelo con cui il Pd ha subito chiamato alcuni importanti imprenditori nelle sue liste, dimostra per lo meno buona volontà. Quanto al Pdl, non c'è bisogno di far notare che lo stesso candidato premier è un imprenditore e che forse ha qualche titolo di merito nella gestione di successo delle sue aziende. Ora noi non sappiamo quale sarà il risultato delle urne, ma prendiamo atto che il leader del Pd Walter Veltroni ha affermato perentoriamente di non voler collaborare con Berlusconi. Ma se vi è una sostanziale coincidenza di visione dei problemi, come il decalogo di Confindustria in fondo vorrebbe dimostrare, e se il risultato non fosse schiacciante a favore di una parte o dell'altra, perché mai impedire a priori una possibilità di collaborazione?

    Potrebbero avvantaggiarsene entrambi le parti, e soprattutto il Paese, se l'accordo dovesse riguardare proprio il modo in cui far ripartire la crescita economica.

    Roma, 4 marzo 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  2. #672
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Attenzione ai passi falsi
    Ripresa economica e stabilità politica ancora incerte

    Tutti i sondaggi danno un margine di vantaggio molto alto al Popolo della libertà sul Partito democratico; e, al contempo, sottolineano come le formazioni terze non abbiano nessuna possibilità di successo. Ed è molto probabile che alcune di esse non entreranno nemmeno in Parlamento.



    Non sappiamo se l'Italia che uscirà dal voto sarà davvero più corrispondente alla realtà del paese o ne avrà sacrificato una larga parte; e non sappiamo nemmeno se l'assetto trovato sarà stabile, visto che comunque un referendum incombe e che la prova della compilazione delle liste è stata tanto ardua da far rimpiangere il voto di preferenza.

    L'impressione è che la condizione democratica del paese abbia ancora bisogno di trovare un punto di equilibrio più saldo, così come la stato economico e finanziario presenta gravi insufficienze e deve risalire la china.

    Sotto questo profilo, il maggior realismo dimostrato da Berlusconi sullo stato di salute del paese e sugli sforzi che andranno intrapresi per fronteggiare l'eredità gravosa del governo Prodi, offre la garanzia che, nel caso molto probabile di vittoria, il suo prossimo governo terrà i piedi per terra.

    E quindi ha ragione Dario di Vico sul "Corriere" di ieri a chiedere di concentrare l'attenzione della campagna elettorale sulla definizione dei profili del programma economico con cui si vuole rilanciare il paese. E' chiaro che su questo tema, indipendentemente dalle convinzioni di Tremonti in merito ai mercati e la concorrenza, gli impegni del Pdl risultano più chiari e convincenti di quelli del Pd. Berlusconi aveva proposto la riduzione fiscale fin dal 2001 per far crescere il potere d'acquisto delle famiglie e rilanciare l'economia.

    Fronteggiando una situazione oggettiva di recessione, che sicuramente non aveva previsto, è riuscito comunque a non elevarla. Il governo Prodi, partendo da condizioni migliori, ha portato l'imposizione fiscale oltre il 43% del reddito.

    Stucchevole, poi, l'ultima polemica del vice ministro Visco con l'Istat. Visco rivendicava che in realtà si era arrivati oltre il 42% e non al 43, per poi subire la replica dell'Istituto di statistica che confermava le cifre.

    E' vero che Veltroni non ha ricandidato il vice ministro dell'Economia e di fatto ha smantellato la coalizione che aveva sorretto il governo Prodi. Ma egli resta pur sempre l'erede, anche se indiretto, di un'esperienza in cui i ricchi dovevano "piangere". Non sappiamo dei ricchi, ma certo i poveri hanno pianto di sicuro. Avrebbero pianto ancora di più se si fosse realizzato l'impegno programmatico di tassare le rendite, che è stato ventilato nelle settimane in cui è poi caduto il governo.

    Gli elettori sanno che sorprese di questo genere con Berlusconi non avverranno. Con Veltroni, invece, non si può essere completamente sicuri, nonostante gli impegni in merito. Il fatto che si possa contare su questa sicurezza dovrebbe però consigliare al Pdl molta prudenza per non vedersi rovinare una vittoria data per certa. I passi sbagliati, in qualunque direzione avvengano, da questo momento in poi si pagano.

    Roma, 11 marzo 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  3. #673
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Situazione difficile
    La Bce gela l'ottimismo di chi ritiene che il peggio sia passato

    Con qualche ritardo, il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa si è finalmente accorto di aver mostrato troppo ottimismo. Proprio il suo ministero, malgrado le precedenti confortanti dichiarazioni, ha dovuto tagliare la stima di crescita del Pil per l'anno in corso, portandola allo 0,6% dall'1,5% di settembre; indicare nel 2,4% la previsione deficit/Pil, mentre in precedenza la stima era stata del 2,2%. Anche la previsione sul Pil 2009 è stata ridimensionata: 1,2% e non 1,6%.



    Dopo una tale girandola di dati, il ministro dell'Economia ha sostenuto che si trattava di stime "prudenti": per questa ragione i dati potrebbero migliorare. O magari potrebbero peggiorare. Per lo meno stando a quanto sostiene la Banca centrale europea, che non ha perso occasione per rimproverare all'Italia sforzi insufficienti nel suo programma di risanamento dei conti pubblici, tanto da mancare gli obiettivi concordati con i partner dell'Eurogruppo.

    Nell'ultimo bollettino mensile della Bce l'Italia viene annoverata tra i paesi che nel 2007 hanno messo a segno "un miglioramento significativo" nella riduzione del deficit di bilancio; ma che non farà abbastanza per tagliare di un altro mezzo punto il deficit nel 2008, come da impegni presi. Inoltre l'Italia non prevede di pareggiare il bilancio per il 2010, né tanto meno contempla misure di riduzione della spesa. Se non bastasse, il programma di risanamento viene "messo a repentaglio" dalla prospettiva di una bassa crescita economica.

    A Francoforte hanno idee chiarissime: "Andamenti macroeconomici meno favorevoli del previsto non forniscono una giustificazione per ritardare il risanamento strutturale delle finanze pubbliche. Al contrario, essi richiedono l'attuazione di politiche di bilancio particolarmente prudenti e orientate alla stabilità, per sostenere la fiducia" di imprese e famiglie.

    Il rapporto di Francoforte sull'Italia non è rose e fiori. Perché se i conti sono migliorati grazie a una eccezionale imposizione fiscale, le spese non sono state contenute, tanto che non ci sono tesoretti a disposizione del governo: né per investimenti, né per altro. Di più, la condizione della crescita economica è pessima, come è inevitabile quando l'imposizione fiscale è troppo elevata; ma è pessima anche per l'economia internazionale a causa del prezzo del petrolio. Tanto basta per vedere vanificati gli sforzi compiuti dal ministro dell'Economia.

    Se dovessimo essere maliziosi, l'impressione è che a Francoforte siano più propensi a credere in nuovi errori italiani, piuttosto che in correzioni. Ad esempio, l'idea di poter aumentare i salari in assenza di un aumento della produttività appare pericolosa. Tuttavia la campagna elettorale nel nostro paese ha una lunga tradizione di insofferenza ai segnali economici. E se davvero qualcuno pensasse di ritornare al salario come ad una variabile indipendente, non ci sarebbe che da dimenticare ogni possibilità di reale crescita economica.

    La Bce ha fatto bene a mettere subito le mani avanti. Perché l'Italia ha molti difetti, lo sappiamo, primo fra tutti quello di spargere a piene mani illusioni su una condizione economica tutt'altro che felice. In questo Padoa-Schioppa ha avuto purtroppo molti predecessori e ci dispiace sia caduto nello stesso vizio.

    Però, vista la condizione generale, anche la Bce, prontissima da sempre nel biasimarci, potrebbe farsi una volta tanto un esame di coscienza. Allora si accorgerebbe che per aiutare la ripresa in una situazione tanto difficile sarebbe necessario interpretare il Patto di stabilità in maniera meno ragionieristica e consentire qualche flessibilità ai governi. E' vero che l'Italia ascolta poco e male i moniti della Bce, ma è anche vero che a Francoforte sono custodi troppo rigidi dell'ortodossia.

    Roma, 13 marzo 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  4. #674
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il Pri e l'operazione verità
    I repubblicani italiani non si accodano alla fuga dalle responsabilità

    Ha ragione Ernesto Galli della Loggia quando scrive, sul "Corriere della Sera" di domenica scorsa, che in questa vigilia elettorale l'Italia ha bisogno, più che di programmi, di una "operazione-verità", che squarci finalmente "il velo di silenzi, di reticenze, spesso di vere e proprie bugie che per troppo tempo il Paese ha steso sulla sua effettiva realtà, su che cosa è davvero e come funziona la società italiana, a dispetto di quello che racconta il suo senso comune, prigioniero di un ideologicamente corretto cui partecipano tanto la destra che la sinistra".



    ( La mitologica Cassandra, figlia del re di Troia )

    E la sua analisi, impietosa anche e giustamente nei confronti dei giornali e dei giornalisti, può essere integralmente condivisa.

    Noi vorremmo fare un passo in più. Per quindici anni, dalla crisi del 1993-94, si sono sparse a piene mani promesse e veline, chiacchiere e sogni, speranze e aspirazioni. Dopo quindici anni, il paese è regredito, non c'è confronto internazionale, comunque impostato, che non lo dimostri. E' regredito nel mondo - e questo significherebbe poco, in presenza di una crescita tumultuosa di vaste aree del pianeta -; ma è regredito anche rispetto agli altri paesi europei. Né è riuscito a portare avanti in modo significativo quell'opera di risanamento della finanza pubblica la cui necessità fu all'origine della crisi dei primi anni novanta.

    E pure hanno governato la sinistra e la destra, si sono consumati uomini e formule, si sono messi a punto programmi faraonici o assunti impegni di sintesi, brevi e chiari. Che cosa è mancato, allora? Il fatto è che si è parlato di un'Italia inesistente ad un'Italia altrettanto inesistente. E si continua a farlo in questa campagna elettorale.

    Una campagna elettorale che si svolge mentre il mondo è sconvolto da una grave crisi economica e finanziaria di cui non si intravede per ora lo sbocco. Quelli che ci attendono saranno tempi di vacche magre e ognuno dovrà fare la sua parte di sacrifici per rimettere in corsa il paese. Sullo sfondo, per di più, c'è una guerra aperta e tutt'altro che risolta dichiarata dal terrorismo di matrice islamica; mentre si moltiplicano i focolai di tensione lungo un arco di crisi che si estende ormai all'intero pianeta.

    Possiamo affrontare i duri tempi che ci attendono cullandoci sui sogni che hanno continuato ad alimentare gli anni alle nostre spalle? L'elenco dei guasti che Galli della Loggia enumera sul "Corriere della Sera" può essere criticato perché lacunoso, non certo per eccesso di pessimismo. E' venuto insomma il momento, per le forze politiche, di parlare con franchezza al paese. Aumenti salariali? Sì, ma solo a fronte di aumenti di produttività, altrimenti si genera inflazione. Sgravi fiscali? Sì, ma solo a fronte di paralleli tagli di spesa, altrimenti si dilata ulteriormente il debito pubblico. Maggiori risorse per la scuola, la ricerca, l'innovazione? Sì, ma solo a fronte dell'introduzione di rigorosi criteri meritocratici, altrimenti si porta semplicemente acqua al mulino di piccole e grandi baronie che non servono al paese.

    Sono alcuni esempi, assolutamente parziali. Purtroppo non ci sembra di cogliere, negli accenti della campagna elettorale, neppure l'eco lontana della gravità dei problemi con cui l'Italia dovrà misurarsi nel prossimo futuro. E quando emerge qualche proposta sensata - come quella di Berlusconi sull'innalzamento dell'età pensionabile - scompare subito dall'agenda per non offendere "il senso comune ideologicamente corretto".

    A questa fuga dalle responsabilità non intendiamo accomunarci noi repubblicani, per quel poco che vale. Negli anni settanta, nel pieno di un'altra crisi profonda del paese, ci fu chi definì "Cassandra" Ugo La Malfa e la pattuglia del Pri.

    Gli avvenimenti successivi ci hanno dato ragione. A questo compito di coscienza critica e profonda della realtà del paese non intendiamo rinunciare. Costi quel che costi.

    di Italico Santoro
    Roma, 17 marzo 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  5. #675
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il conflitto istituzionale
    Quando il Pci voleva le dimissioni del Capo dello Stato

    Il conflitto istituzionale in Italia sembrerebbe una realtà alla quale rassegnarsi. Non solo perché può capitare che il Capo dello Stato sia eletto da una maggioranza diversa da quella che governa; ma anche perché, di fatto, la costituzione materiale ha travalicato quella formale.


    Il problema autentico è questa dissociazione avvenuta negli ultimi quindici anni senza che, tra progetti di riforma e referendum, si sia mai riusciti a porre la parola fine. Come ricordò Giovanni Sartori nell'aprile del 2001, non è ad esempio previsto costituzionalmente che il candidato premier venga indicato già nella scheda elettorale, perché le prerogative parlamentari del capo del governo verrebbero in qualche modo travalicate e dunque anche quelle di garanzia che deve offrire il Capo dello Stato. Precipiteremmo nell'elezione diretta del presidente del Consiglio, cosa poi non così stupefacente, visto che la propose Fini, poi la Cdl; ma la propose anche l'Ulivo, Segni e, primo su tutti, anche il Pri nel congresso di Marina di Carrara nel 1992.

    Però non solo il monito di Sartori a nulla è servito ma, addirittura, se prima era solo Silvio Berlusconi ad essere indicato sulla scheda quale presidente, adesso ogni lista ha il suo candidato premier. Questa sorta di elezione popolare del premier modifica o non modifica l'insieme dei rapporti istituzionali? Sicuramente incide: se mai il Capo dello Stato eletto da un passato Parlamento dovesse trovarsi in contrasto con il presidente del Consiglio indicato dal popolo, sarebbe difficile, molto difficile, trovare un equilibrio fra i poteri, visto che la più alta carica dello Stato apparirebbe come quella di un notabile, contro chi invece esercita il pieno mandato popolare. Si capisce quindi che chi deve operare concretamente nella realtà del paese tema di poter subire veti da organismi di garanzia dalla rappresentatività non sufficientemente definita. Ma bisogna avere comunque molta prudenza, perché ormai il tessuto istituzionale italiano, dopo tante dure prove, è divenuto delicatissimo e potrebbe lacerarsi del tutto. Occorre dare prova di grande responsabilità e misurare parole e concetti, soprattutto se si nutrono timori.

    Per cui bene ha fatto Silvio Berlusconi a voler stemperare ogni equivoco con il Quirinale e meglio ancora farà lasciando cadere del tutto un argomento di questo genere. Giorgio Napolitano ha troppo rispetto per l'Italia e per il mandato che gli è stato affidato per poter mai scendere direttamente nella polemica politica. E Berlusconi non ha nulla da temere a riguardo.

    Ciò non elimina il fatto che il tessuto istituzionale del paese non può più restare nelle attuali condizioni e che davvero si sente il bisogno di una grande riforma, proprio perché, con tutte le pressioni e le spinte ricevute, il sistema rischia di sfasciarsi senza lasciare in piedi niente, se non il capo eletto dal popolo.

    E non saremo noi a dire quale maggioranza occorre per la riforma. Se è larga, tanto di guadagnato; se è sufficiente, va bene lo stesso. Semmai non stiamo a spaccare il capello in quattro perché Silvio Berlusconi, a ragione o a torto, ha criticato l'operato di Ciampi. In fondo il partito in cui lo stesso Napolitano militò a lungo fece dimettere un Capo dello Stato per la condotta dei figli; mentre di un altro si spinse a chiedere l'impeachement, indifferente all'assoluto rispetto della Carta mostrato da quel presidente.

    Roma, 2 aprile 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  6. #676
    Forumista senior
    Data Registrazione
    30 Apr 2009
    Messaggi
    1,274
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Come si dice dalle mie parti: che schifezza di comunicato. Ciampi è stato un Presidente encomiabile. Berlusconi dovrebbe vergognarsi delle sue estrenazioni da Bagaglino. E il Pri la dovrebbe smettere di tenergli bordone anche quando spara stupidaggini del genere. Ma si sa, bisogna essere riconoscenti. D'altronde fa eleggere il PRi in Parlamento, per cui...

  7. #677
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Giuseppe Gizzi Visualizza Messaggio
    ... Ciampi è stato un Presidente encomiabile ...
    Su moltissime cose questa considerazione e' fuori da ogni dubbio ... ma sulla tanto vituperata Legge Elettorale che ci ha dato gli ultimi due anni di stallo della governabilita' ... aggravando invece di risolvere i problemi del Paese ... e rischia di darci ulteriori scenari di difficile governabilita' (ovvio che mi riferisco al Senato) ...

  8. #678
    Registered User
    Data Registrazione
    30 Jun 2003
    Località
    centro Italia
    Messaggi
    2,800
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il 99% o giù di lì del comunicato,non parlava delle critiche di Berlusconi a Ciampi, ma di questioni istituzionali di carattere generale evidenziando problematiche che non si capisce come possano essere definite una "schifezza"tanto sono evidenti.
    Ciampi nella sostanza e nell'esrcizio del suo ruolo,si comportò sempre o quasi correttamente.Non altrettanto si può dire del suo comportamento francamente disdicevole, assunto poi nella veste di senatore a vita quando dimostrò scarso senso dello stato e delle istituzioni oltre che poco rispetto per la qualifica di senatore a vita e di ex presidente emerito della Repubblica prestandosi come l'ultimo dei peones a fare da crocerossina al moribondo governo Prodi indossando quindi smaccatamente un abito politico di parte poco confacente al suo ruolo e alla figura che ha rappresentato nelle vesti istituzionali da lui precedentemente ricoperte.Ma in questo poco nobile comportamento, fu imitato da altri senatori a vita con il risultato che la credibilità ed il ruolo di questa figura così come fu originariamente concepita, appare oggi compromesso al punto che Napolitano si guarderà bene dal nominarne altri.
    Tutto questo non sarebbe accaduto se la sinistra all'indomani del voto di due anni fa,avesse valutato correttamente la situazione uscita dalle urne anzichè comportarsi con quella smisurata arroganza politica ed istituzionale che è del resto nella sua natura.
    Ciampi poi,è da sempre un sostenitore del sistema maggioritario e in realtà,cercò eccome pur tenendosi nei limiti delle sue prerogatiove costituzionali, di mettere il bastone tra le ruote alla riforma elettorale proposta dal governo.Ciò non toglie che il suo rilievo sul premio di maggioranza fosse ineccepibile essendo il Senato come recita la Costituzione,eletto su base regionale.
    omar proietti

  9. #679
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    L'Italia alle elezioni
    Scegliere sulla base dei contenuti e non degli schieramenti

    di Gianni Ravaglia

    Credo che il governo Prodi lasci ai vincitori delle prossime elezioni un'Italia che, forse, non è mai stata così mal messa. A livello internazionale siamo ricordati per i cumuli di spazzatura sulle strade campane, per la fallimentare trattativa Alitalia, lasciata in mano a sindacati irresponsabili, per le mozzarelle alla diossina, per un governo dimissionato dal chilleraggio politico di magistrati che il governo ha erroneamente coccolato. Il tanto sbandierato risanamento finanziario si è rivelato una bufala. Una somma di provvedimenti fiscali e normativi hanno fortemente contribuito a bloccare la ripresa economica, ad aumentare l'inflazione, a ridurre il potere d'acquisto delle famiglie, ad accantonare ogni investimento infrastrutturale. Cancellare tale realtà non è semplice. Nemmeno per un Veltroni che si presenta come un alieno, quasi fosse capitato per caso sulla scena politica, per rimediare allo sfascio che il suo stesso partito ha contribuito a creare. Se vogliamo che la politica torni ad essere vissuta come una cosa seria, chi sbaglia deve pagare. Questo è un primo motivo per sostenere con il voto chi si è opposto a tale disastro. E' ben vero che tale scelta, di per sé, non genera nuove prospettive. Allora, proviamo a delineare, in estrema sintesi, l'Italia che ci prospettano i due maggiori contendenti: il Popolo della libertà e il Partito democratico. Ho scelto sei argomenti di fondo: crescita, potere d'acquisto, spesa pubblica e tasse; energia; infrastrutture; giustizia; identità nazionale, immigrazione e sicurezza; federalismo. I temi del primo punto sono strettamente legati. Non ci può essere crescita reale del potere d'acquisto se non c'è maggiore produttività, riduzione dello statalismo e delle imposte. A tal proposito: il Pdl incentiva la crescita del potere d'acquisto detassando la maggiore produttività, il Pd, invece, vuole fissare minimi salariali inflazionistici. Sia Pdl che Pd vogliono riportare la pressione fiscale sotto il 40% e ripropongono la riduzione del numero dei parlamentari e del personale politico nelle istituzioni. La differenza sta nel fatto che il Pdl preannuncia, in concreto, anche l'abolizione delle province, il blocco delle assunzioni pubbliche e un articolato piano straordinario di finanza pubblica. Mentre il Pd ci dice che ridurrà la spesa di un punto all'anno senza indicare scelte adeguate.

    Energia: il Pdl propone il ritorno al nucleare, sicuro e pulito, per abbattere i costi; il Pd ci vuol propinare i costi iperbolici di un 20% di energia dal solare. Infrastrutture: il Pdl riaprirà tutti i cantieri chiusi da Prodi, cambiando anche le leggi che offrono potere di veto ai comuni. Il Pd continuerà invece a subire i veti di verdi e comunisti, suoi alleati negli enti locali. Così le infrastrutture non si faranno. Giustizia: nei programmi dei due partiti vi sono impegni di vasta portata. Occorre rilevare, però, che dal Pd, stante l'alleanza con Di Pietro, il tutore ad oltranza della corporazione dei magistrati, è improbabile che nasca una seria riforma della giustizia. Identità nazionale, sicurezza e immigrazione: se per il Pdl la difesa dell'identità nazionale, la sicurezza e l'allontanamento degli immigrati clandestini rappresentano una storica scelta di fondo, il relativismo del Pd e le sue alleanze locali lasceranno spazio ad ogni permissivismo.

    Federalismo: il disegno riformatore del Pdl è incisivo, privilegia l'autonomia e la responsabilità, valorizza le regioni con minore evasione fiscale, senza negare una dovuta solidarietà. Il Pd, al contrario, opta per un'uniformità decisa dall'alto, proponendo un federalismo ove lo statalismo solidale fa premio sull'autonomia. Infine, se lo stesso Giacomo Vaciago, economista, esponente del Pd, denuncia che nel programma di Veltroni non si avverte l'esistenza della crisi internazionale, va rilevata la grave superficialità di chi vorrebbe tornare a governare l'Italia senza farsi carico dei guasti della corrosiva concorrenza globale. Al contrario, Tremonti, con consapevole responsabilità, propone nuove regole per il commercio internazionale e un nuovo accordo mondiale sull'equilibrio dei cambi delle monete. I repubblicani, abituati a scegliere sulla base dei contenuti e non degli schieramenti, non possono che apprezzare il fatto che, tra l'altro, le loro storiche proposte di abolire le province e di ritornare al nucleare siano ricomprese nel programma del Pdl. Mentre non trovano udienza in quello del Pd. In complesso, coerenza, concretezza e innovazione forniscono al programma del Popolo della libertà maggiori garanzie di rinnovamento e di crescita, nel quadro di un recupero delle alleanze e dei valori identitari dell'Occidente. Tornare ad essere alleati certi di Israele e degli Usa, abbandonando gli ammiccamenti dalemiani con Hamas e l'Iran, non può che rappresentare, per i repubblicani, una scelta decisiva.

    tratto da http://www.pri.it/new/8%20Aprile%202...iProgrammi.htm

  10. #680
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Equivoci costituzionali
    Più difficile il dialogo fra Veltroni e Berlusconi dopo le elezioni

    Gli osservatori neutrali, convinti che uno scontro fra campi opposti fosse necessario, se non altro per rompere la noia quotidiana della campagna elettorale, sono stati accontentati: da una parte si è tornati a dire che Berlusconi non può governare perché non ha senso dello Stato; dall'altra che Veltroni resta pur sempre un comunista. Se questo non è noioso, beato chi si diverte.



    In verità a noi sembrava più saggia una campagna elettorale impostata sui principali problemi del Paese e attenta a comprendere se da parte del campo avverso vi fosse una qualche comune sensibilità, piuttosto che enfatizzare lo scontro. Perchè non basta mostrare i muscoli per spostare i pesi che gravano sulla nostra vita nazionale: sarebbe stato prudente da subito pensare ad alcuni punti di vista comuni fra i principali partiti che si fronteggiano. Comunque, una volta invocata e preferita la prova di forza, noi restiamo disponibili in qualsiasi momento a riannodare il filo del dialogo.

    Vi sono però dei torti manifesti e degli equivoci in alcuni argomenti sollevati nelle ultime ore: ci riferiamo principalmente a Veltroni. E' facile per il leader del Pd dire che egli darebbe una Camera all'opposizione e che lo Stato non si spartisce. Infatti la sua coalizione di governo, quello ancora in carica e che egli ha formalmente sostenuto, non ha spartito un bel niente: si è presa tutto. Non solo le Camere e la Presidenza della Repubblica, ma anche il resto, ove possibile.

    Ora che Veltroni è dato per perdente, eccolo di-sponibile ad un riconoscimento istituzionale dell'opposizione. Ma si sappia che in questo modo Veltroni sta tutelando se stesso, perché sarà lui l'opposizione.

    Gli si è risposto invece che questo sarebbe possibile se Napolitano, eletto al Quirinale dai voti del solo centrosinistra, si dimettesse anzi tempo. E così è stata aperta una nuova questione istituzionale, molto seria e che forse nel clima politico avvelenato di questi giorni non si considera con la debita precauzione.

    Perchè quello che ha detto Berlusconi - e che ha tanto indignato Veltroni - non è nient'altro che il nuovo percorso costituzionale apertosi nel paese. Un percorso iniziato con una sorta di elezione diretta del premier destinata a mettere in mora il ruolo del Capo dello Stato. Nessuno vuole infatti chiedere le dimissioni di Napolitano (e Berlusconi lo ha sottolineato), ma certo agli italiani sarà evidente che il Parlamento che elesse l'attuale capo dello Stato non esiste più e che, di conseguenza, con il nuovo Parlamento, Napolitano non sarebbe più rieletto.

    Per scongiurare un rischio di questo genere sulla figura del capo dello Stato, meglio sarebbe stato cercare di guadagnargli – ma allora - un ampio consenso parlamentare, tale da evitare che potesse contare solo sui voti della parte sconfitta nelle successive elezioni. Questa lezione deve essere considerata per il futuro. Perché, se mai si verificasse domani un conflitto fra un premier eletto dal popolo e un capo dello Stato eletto da una maggioranza parlamentare vanificatasi, è il secondo che dovrebbe cedere il passo. Ed ecco che in questo caso il nostro ordinamento costituzionale sarebbe di fatto capovolto.

    Roma, 10 aprile 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

 

 
Pagina 68 di 72 PrimaPrima ... 1858676869 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Il paese ha bisogno di un governo.
    Di yure22 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 11-03-13, 16:00
  2. Il contributo del governo per la crescita del Paese
    Di Roberto il Guiscardo nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 22-08-12, 07:53
  3. Il governo non ha piu' la maggioranza nel paese...
    Di alexeievic nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 21-09-10, 17:27
  4. "Il governo e' in minoranza nel paese".
    Di Metapapero nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 08-06-09, 14:25
  5. Governo e paese al capolinea.
    Di Liberal-PD nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 58
    Ultimo Messaggio: 07-07-08, 11:38

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito