I dubbi del "Financial Times"
Riprendere il cammino e lasciarsi alle spalle una situazione impietosa
Il "Financial Times" dedica la sua attenzione alle ultime ore della campagna elettorale italiana, offrendo una radiografia della situazione piuttosto impietosa. Per il quotidiano londinese in queste settimane si è manifestata "fino in fondo la crisi e lo sconforto degli italiani": e viene avanzato più di un dubbio su chi davvero sarà in grado di salvare l'Italia da se stessa.
Attenzione: secondo "Ft" non si tratta solo di "un problema economico, nonostante la recessione sia alle porte", bensì "di una paura ben più profonda". Secondo il giudizio del quotidiano, "l'Italia sta realmente attraversando un momento di serio declino, almeno rispetto al resto d'Europa". E le soluzioni programmatiche sul piatto elettorale non convincono i raffinati osservatori inglesi.
Dal loro punto di vista Berlusconi è un leader consumato – e questo è già più generoso di quanto di solito si scrive del Cavaliere sul-l'"Economist" - e "se dovesse vincere vorrebbe dire che Walter Veltroni ha fallito nel prendere le distanze dalle disfunzioni della coalizione di centro-sinistra guidata dal primo ministro uscente Romano Prodi".
Dopo aver visto l'entusiasmo con cui Massimo D'Alema ha detto giovedì scorso a Napoli che, se il Pd vince le elezioni, il governo riprende il suo cammino, c'è da pensare che in verità non vi sarebbe alcuna distanza tra l'esecutivo Prodi e quello Veltroni, tanto da apparire sorprendente la sortita del ministro degli Esteri dimissionario. Il quotidiano britannico è in ogni caso convinto che Veltroni abbia poche chance di vittoria; tuttavia scrive che "se Berlusconi riuscisse ad arrivare a Palazzo Chigi governerebbe con una sottile maggioranza al Senato che lo renderebbe dipendente dai suoi alleati". E questo è uno scenario possibile, che confermerebbe la caratteristica italiana di costruire governi di coalizione. Berlusconi ha fatto uno sforzo di omogeneità politica e potrebbe rinsaldare i rapporti con l'Udc, ad esempio, e questo non sarebbe poi un dramma. E' vero che, come scrive "Ft", "l'Italia dimostrerebbe di essere molto diversa dal resto d'Europa", ma questo non significa che essa non sarebbe in grado di essere governata.
E resta da vedere quali ricette sarebbero messe in atto. Da quello che ha detto Berlusconi nella sua ultima apparizione televisiva pre - elettorale, l'abolizione dell'Ici sulla prima casa dovrebbe essere il primo provvedimento attuativo del nuovo governo. Un segnale considerevole per ciò che può rappresentare in termini di potere d'acquisto delle famiglie italiane e dunque per la ripresa dei consumi. Se poi l'abolizione dell'Ici non fosse realizzata in brevissimo tempo, è chiaro che l'impalcatura del programma del Pdl su-birebbe un colpo gravissimo, ma è un po' presto per fasciarsi la testa. Piuttosto occorrerebbe far capire agli inglesi che le proposte del Pdl non rappresentano magari grandi novità - ed è vero - ma che pure non sono mai state realizzate.
L'ultimo governo Berlusconi era a buon punto, ma perse di una manciata di voti le elezioni del 2006. Se gli italiani capiscono che fu sbagliato avergli tolto la fiducia, sarà quel governo e non quello Prodi a riprendere il cammino interrotto.
Roma, 11 aprile 2008
tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html





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