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  1. #691
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    La pesante eredità di Prodi
    Servono atti concreti per lasciarsi alle spalle la crisi del Paese

    L'insensata rapina di decine di miliardi di nuove imposte e una spesa pubblica lasciata senza freni, hanno prodotto, come eredità del malgoverno prodiano, la stagnazione dell'economia denunciata da Istat e Confindustria. Le scelte del governo delle sinistre sono infatti avvenute nonostante la presenza di forti squilibri internazionali, generati da un aumento esponenziale dei costi energetici e delle materie prime, cui si è aggiunta, causa i bassi tassi di interesse americani, una crisi finanziaria della quale non si conoscono ancora tutte le conseguenze. In questo quadro le grida contro la speculazione internazionale sono fuorvianti. La sostanza dei fatti è che stanno operando due fattori concomitanti.

    La maggiore domanda di cibo ed energia delle popolazioni asiatiche genera un aumento dei prezzi che terminerà solo allorquando si troveranno nuovi equilibri tra produzione e consumi. Inoltre i paesi produttori di petrolio hanno deciso di innescare, sull'accresciuta domanda di energia, una battaglia politica ed economica, facendo del prezzo del petrolio un'arma contro l'Occidente industrializzato. Lo possono fare in quanto sanno che una minore domanda di petrolio, derivante da una crisi economica occidentale, viene rimpiazzata dallo strutturale aumento della stessa ad opera dei paesi asiatici. Così i prezzi possono restare alti in quanto il consumo complessivo non si riduce. L'azione concomitante dei due fattori fa sì che si registri più inflazione e un oggettivo impoverimento delle economie occidentali. Per innescare nuova crescita economica in Occidente dovremo cambiare abitudini, stili di vita, politiche economiche e sociali, quantità e qualità della spesa, soprattutto di quella pubblica improduttiva.

    Ogni euro in più improduttivo che spende lo Stato è un euro in meno nelle tasche di cittadini e imprese, già impoveriti dai maggiori costi internazionali. E' ciò che non ha capito il governo delle sinistre. Il governo Berlusconi fin dalla nascita ha invece iniziato ad aggredire i nodi dello statalismo e di nuove politiche energetiche. Ma, mentre i cittadini hanno ritrovato i motivi di una rinnovata speranza, gli statalisti, sconfitti elettoralmente, stanno reagendo con tutte le armi a loro disposizione. La punta di diamante di tale reazione è rappresentata da quei magistrati che vogliono cambiare "il regime".

    Sono state messe in campo migliaia di intercettazioni telefoniche, tipiche dei regimi golpisti. E' stato eletto un portavoce giustizialista che tuona ogni giorno sui mass media. Abbiamo un Pd diviso e a rischio di scissione che crede di ritrovare forza dal cortocircuito istituzionale imposto dagli antiregime e recupera i rapporti con gli sfascia paese, Verdi e comunisti. Siamo cioè di fronte ad una organizzazione quasi perfetta per ribaltare il voto dell'aprile scorso e distruggere ogni speranza nel Paese. Diciamolo fuori dai denti: è una battaglia che si preannuncia campale. Le forze della libertà, però, possono vincerla, con i fatti e il buon governo. Importanti riforme sono già all'attenzione del Parlamento. Veltroni, impegnato ad inseguire Di Pietro, non se ne rende conto, ma i cittadini con una casa, a giugno, non hanno più pagato l'Ici e si sono ritrovati in tasca dai 200 ai 400 euro in più. I lavoratori che vorranno lavorare di più per far fronte alle maggiori spese derivanti dagli squilibri internazionali, pagheranno meno tasse. I pensionati a basso reddito avranno un bonus di 400 euro. Con il piano della pubblica amministrazione, la razionalizzazione dei costi della scuola, le fondazioni universitarie, è iniziato il dimagrimento dello Stato e si incentiva la qualità dei servizi. Sono state poste le basi per avere il controllo dell'immigrazione e più sicurezza nelle città. E' stato riavviato il percorso per ridurre la dipendenza energetica. Necessari, perché a tutela delle libertà democratiche, sono, poi, i provvedimenti del governo per disinnescare il tentativo di abbattere "il regime" e il capo dell'esecutivo.

    Ad essere ottimisti, una volta che questi saranno approvati dal Parlamento, potrà avere inizio una nuova storia. Si potranno attuare il federalismo fiscale, la riduzione delle imposte e la riforma costituzionale. Con l'auspicio di un rinsavimento del Pd. Nel frattempo i giustizialisti antiregime vogliono organizzare referendum cercando consensi per realizzare fino in fondo i loro obiettivi. Per essere seri dovrebbero però proporre anche l'abolizione delle norme che tutelano le "irresponsabilità" dei magistrati per i propri errori. Quelle che, pur avendo ottenuto il voto dell'80% dei cittadini nel 1987, non sono mai state applicate.

    di Gianni Ravaglia
    Roma, 1 luglio 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  2. #692
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    "Ad essere ottimisti ..." scrive Ravaglia.
    Io per adesso vedo un colpo, durissimo, inferto all'università e alla ricerca e questa volta, dopo il disastro del precedente biennio, proprio non me l'aspettavo.

  3. #693
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    Dal governo parte la nuova sfida per riformare il Paese

    Scritto da Laura Cesaretti

    lunedì 14 luglio 2008 - (Velino) - Avanti anche da soli, per riformare il Paese. Se il dialogo e' possibile, meglio, ma l'idea che la solita compagnia di giro possa far tornare indietro le lancette dell'orologio e possa pensare di trovare consensi nel centrodestra, e' gia' stata respinta dal premier. Le elezioni ci sono state, pochi mesi fa. Il governo si e' comportato da subito di conseguenza. Se l'opposizione e' divisa e non sa quale strada seguire, o se ne ha subita sotto la pressione dei girotondini una sbagliata, l'unica cosa che non puo' fare la maggioranza - e' la riflessione che spiega la sortita di Silvio Berlusconi da Parigi - e' fermarsi e perdersi nella ricerca di quale sia l'interlocutore preferibile nel centrosinisrtra tra i quattro - Veltroni, D'Alema, Rutelli e Prodi (a parte di Di Pietro) - che stanno affilando le lame per la resa dei conti che ancora non c'e' stata dopo la debacle elettorale e la sconfitta sullo "scudo". L'agenda di governo e maggioranza non puo' insomma essere sospesa nella sua tempistica in attesa che la situazione si chiarisca nel Pd. Se mai, proprio portandola avanti con tempestivita' - e' il punto di vista che si sta consolidando ai vertici di Pdl e Lega - e' possibile aiutare il Pd a trovare una linea (ed eventualmente una nuova leadership) coerente con i problemi reali. Era un problema reale sottrarre l'esercizio dell'attivita' di governo alle incursioni della magistratura, e la fermezza della maggioranza nel perseguire l'obiettivo ha provocato il collasso dell'alleanza tra Pd e Italia dei valori creando le premesse di una riflessione nel Pd su quali compagni di strada scegliersi da adesso in poi. Lo conferma il convegno di "coraggiosi" di Rutelli. Ed e' un problema reale sempre piu' incalzante - questo il punto adesso all'ordine del giorno dell'agenda di governo e maggioranza- la ricaduta delle conseguenze di una congiuntura internazionale negativa sui fragili equilibri di bilancio e sulla struttura produttiva altrettanto fragile dell'Italia.
    La risposta del governo, affidata a Giulio Tremonti che ha avuto l'immediato appoggio di Umberto Bossi, e' stata ferma e riformista: mettere in sicurezza con la manovra triennale il bilancio dello Stato, accelerare e rendere incisivo il piano dei tagli a sprechi e parassitismi, verificare con l'attuazione del federalismo fiscale, a partire dall'autunno, la possibilita' di recuperare le risorse necessarie per alleggerire la pressione fiscale sui cittadini. L'opposto di quanto si era detto sino ad oggi, ovvero che la riforma federale avrebbe comportato aggravi per il bilancio dello Stato. Dal governo e' dunque partita la nuova sfida, che fissa confini e obiettivi della partita decisiva del federalismo. Una sfida anche al Pd, a tutte le sue componenti. Se l'obiettivo sara' raggiunto dopo un confronto con l'opposizione serio e senza pregiudizi, bene. Se no, se il Pd non sara' in grado di liberarsi dai condizionamenti della sinistra politica e sindacale conservatrice, avanti comunque. "Scudo" docet: piazza Navona e' stato un problema per il Pd, non per il centrodestra.

    tratto da http://www.legnostorto.com/index.php...=view&id=22394

  4. #694
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    La stagione delle riforme
    Sempre più difficile riprendere il dialogo tra governo e opposizione

    Anche solo dando un'occhiata a quanto è successo in Aula a Montecitorio lunedì pomeriggio, appare piuttosto difficile che quella attuale possa assumere le caratteristiche di una legislatura costituente, come pure alcuni auspicavano. In fondo l'unico che sostiene la necessità di un percorso condiviso sulle riforme fra maggioranza e opposizione - a parte il Capo dello Stato - è Umberto Bossi, tornato nuovamente pietra dello scandalo. Ed è vero che Bossi ha saputo dimostrare capacità di buon senso in momenti molto delicati, ma è altrettanto vero che il leader leghista si lascia spesso e volentieri andare ad espressioni che poco convengono ad un ministro della Repubblica.

    E sarebbe anche ora che l'opposizione si decidesse. Ossia, se preferisce cercare un alleato in Bossi per mettere in difficoltà Berlusconi (vedi le serenate rivolte alla Lega da D'Alema e da Veltroni, almeno fino all'episodio del gestaccio sull'inno nazionale) oppure se amano di più dargli addosso per mettere in difficoltà il governo. Da quel che sembrerebbe, avvengono entrambe le cose, a giorni alterni. In questa maniera è però difficile trovare intese perché anche le più accreditate – per la verità parrebbero comunque tutte piuttosto labili - verrebbero travolte ogni volta da una nuova polemica. Bossi lo sa bene: e quindi, dopo che si è espresso come si è espresso, smorza i toni e minimizza l'accaduto. Ad esempio si è subito preoccupato di dire che la sua polemica con Mameli era di gusto. Egli preferisce la canzone del Piave. Allo stesso modo c'è stato un equivoco dovuto all'uso del termine schiavitù nel testo dell'Inno. Benissimo: nessuno vuole essere schiavo di nessuno, e il genovese Mameli era il primo a battersi e morire per la libertà.

    Il federalismo per Bossi è questa prospettiva di libertà e non la intende certo gettare all'aria per qualche gestaccio dettato dalla sua esuberanza. E noi, che siamo sempre stati comprensivi, questa volta ci sentiamo in dovere di domandarci se la situazione non sia più grave di quanto sembri, se il rischio secessionista sia stato assorbito. O se invece il federalismo possa rivelarsi un volano per la secessione, data la debolezza in cui appaiono molte Regioni d'Italia, che potrebbe aggravarsi proprio grazie al federalismo fiscale. Pur convinti che l'istanza federale rappresenti uno stimolo e comporti una sfida per molte aree del paese, non vorremmo che – cinicamente - qualcuno abbia proprio scommesso sulla sfida persa e si prepari poi a gestirne le conseguenze.

    Sentiamo anche il dovere di mettere le mani avanti, perché il clima che si respira nel paese e nel Palazzo, fra insulti e intemperanze, è grave. In fondo c'è stata una sola cosa positiva, considerando anche una situazione economica quale quella che il ministro Tremonti ha presentato alla Camera: e cioè l'essere riusciti a ripulire Napoli dai rifiuti. Esattamente come il premier aveva assicurato, è stato fatto: due mesi per rimediare agli errori di 15 anni. Eppure di tale formidabile risultato nemmeno i cittadini napoletani sembrano più dare conto, e anche questo preoccupa.

    Roma, 22 luglio 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  5. #695
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    Ho letto le esternazioni della ministro Meloni e purtroppo non solo sue,sulla necessità di boicottare in qualche modo i giochi olimpici di Pechino.
    Che la Meloni dica delle cretinate e per di più le dica nel momento meno opportuno e nelle vesti meno consone, è(ahimè) nell'ordine delle cose visto il suo spessore politico.
    La colpa però non è sua,ma di chi l'ha fatta Ministro della Repubblica.Una così,nella cosiddetta "Prima Repubblica" quando la politica cioè era una cosa seria o almeno di sicuro molto più seria di quanto non lo sia oggi,poteva tutt'al più aspirare a fare la segretaria personale di un parlamentare al massimo toh,di un leader politico.
    E ci fosse soltanto lei...a destra come a sinistra...
    Nel governo forse vi è qualcun'altra il cui spessore politico non è molto diverso da quello della Meloni,però almeno, ha il buon gusto di non parlare a sproposito di cose molto più grandi di lei.
    omar proietti

  6. #696
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    Il successo di Berlusconi
    Le ombre sul futuro che ancora bisogna riuscire a dissipare

    Il governo Berlusconi in soli pochi mesi sembra aver infilato un successo dietro l'altro, tanto che l'opposizione annaspa. Al punto che Andrea Romano, fresco collaboratore del "Riformista", si è chiesto se il Pd ha qualche futuro davanti a sé. L'uragano Silvio per Veltroni e compagnia risulta altrettanto devastante di quello Gustav su New Orleans. Berlusconi ha iniziato con il ripulire la Campania dai rifiuti, tanto da meritarsi i complimenti del governatore Bassolino: e, se sembrerebbe cosa scontata tenere pulita una regione, chiedete cosa ne pensano i cittadini di Napoli e dintorni.

    Poi il governo ha abolito l'Ici e, sempre come aveva promesso durante la campagna elettorale, si è materializzata quella cordata di imprenditori nazionali destinati a salvaguardare l'italianità della nostra compagnia di bandiera. Possiamo ora discutere fin che ci pare se in questa maniera il mercato sia stato soddisfatto e se altrettanto soddisfatta si dirà l'Europa, ma il punto è che anche in questo caso Berlusconi ha realizzato quello che aveva promesso e per cui è stato votato.

    E pure non è tutto oro quello che luccica. C'è un contenzioso ancora aperto sulla riforma della giustizia e c'è da pensare - lo conferma l'ultima querelle sulle intercettazioni telefoniche - che un accordo con l'opposizione in proposito sia pressoché impossibile. Vedremo se il premier avrà la determinazione di procedere lo stesso su questa materia nonostante le resistenze dell'opposizione. Sul federalismo fiscale si è invece aperta una scommessa vera e propria tra semplificazione, responsabilizzazione ed aumento dei costi. Il fatto che il ministro Bossi abbia detto subito che occorreva reintrodurre l'Ici (anche se poi si è corretto) è bastato a far suonare un campanello d'allarme.

    Poi, c'è la questione scuola. E' di capitale importanza, come è ovvio; e in questo campo le sortite improvvisate non aiutano. Abbiamo poi più di una preoccupazione per la questione sicurezza, viste le reazioni che hanno suscitato in sede internazionale alcune discutibili proposte, nonché dichiarazioni fuor di sen fuggite - da parte di alcuni esponenti di prestigio della maggioranza e del governo - in merito a determinati episodi. Quindi, al di là dei successi, si intravedono anche zone d'ombra e non mancano preoccupazioni serie per il prosieguo dell'azione di governo, anche per eventuali contenziosi che possono aprirsi all'interno della maggioranza.

    Dopo l'accordo con Gheddafi, Berlusconi conferma la sua forte iniziativa in politica estera. L'intesa raggiunta sembra normalizzare in maniera definitiva i rapporti con la Libia, sia per il controllo dei flussi di immigrati che per le forniture di petrolio. Un capitolo di estremo interesse per l'Italia e per l'Occidente, mentre la posizione italiana sul Caucaso – pur con tutte le sue ambiguità – può aiutare a evitare un riflusso della Russia su posizione più "asiatiche", cosa che non gioverebbe oggi, proprio mentre abbiamo i militari occidentali in Afghanistan e una continua tensione sul nucleare iraniano. E' dunque un quadro molto complesso quello che offre l'attività di governo di questi mesi, quadro che dobbiamo valutare con estrema attenzione. E, tra gli elementi di giudizio, va tenuta in conto anche l'ipotesi di una nuova legge elettorale per le europee che, se approvata, servirebbe solo a drammatizzare la condizione bipolare del paese, senza nessun vantaggio per la governabilità. Che, in Europa, non è assicurata certo dal Parlamento.

    Roma, 1 settembre 2008

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep.../message/16835

  7. #697
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    Pd senza bussola
    L'iniziativa del governo e l'opposizione che gioca di rimessa

    di Italico Santoro

    A pochi mesi dal suo insediamento, del governo Berlusconi tutto si può dire tranne che sia rimasto inoperoso. E' stata abolita l'ICI sulla prima casa; a Napoli e in Campania è stato affrontato con successo il problema dei rifiuti; la questione Alitalia ha trovato una soluzione (opinabile quanto si vuole, ma in ogni caso nell'ambito dello schema – "la cordata italiana" - annunciato dal Premier prima delle elezioni).

    Sul cruciale terreno della politica economica, il ministro Tremonti ha modificato l'intera impostazione della manovra e ha intrapreso un realistico percorso di rientro dal deficit. La credibilità e il peso in Europa ne sono usciti rafforzati ed alcune delle sue proposte hanno trovato il sostegno dei principali partners, in primo luogo il Presidente francese Sarkozy. Quanto ai temi della sicurezza e dell'immigrazione sono stati affrontati con indubbia decisione, fino alla misura (per quanto discutibile) di impiegare l'esercito per sradicare la malavita (organizzata e non).

    E' stata avviata la procedura che avrà come sbocco il federalismo fiscale. Per ora siamo solo all'inizio, e sono ancora da capire i costi reali dell'operazione (a partire dalla sua stessa "sostenibilità", soprattutto in una fase difficile dell'economia globale). Dalla scuola alla pubblica amministrazione la volontà riformatrice del governo emerge costantemente. E cominciano a definirsi anche le prime linee degli interventi in cantiere sulla delicata materia della giustizia.

    Certo, per ora sono molti gli "effetti annuncio", espressione in ogni caso di una tendenza innovatrice e che in qualche modo producono a loro volta conseguenze di ordine politico e sociale. Ma la linea di fondo dell'iniziativa di governo comincia ad emergere con chiarezza, e può essere riassunta nella capacità del Premier e del suo Esecutivo di mantenere fede agli impegni assunti con l'elettorato. Si può discutere circa l'opportunità di questo o quel provvedimento, si possono avere perplessità o anche un totale dissenso nei confronti dell'intera strategia di intervento, ma è indubbio che una strategia esiste.

    E l'opposizione? Il Partito Democratico arranca, gioca di rimessa, è più attento agli equilibri interni (e ai conseguenti e prevedibili regolamenti di conti) che ai problemi del paese. Oscilla tra una confusa e spesso generica critica sui singoli provvedimenti e un rilancio di quell'antiberlusconismo frontale che sembrava accantonato per sempre. Scrivendo di scuola su questo giornale, Guglielmo Castagnetti ha indicato una serie di questioni su cui il Partito Democratico potrebbe contrapporsi (e con molte ragioni), invece di mobilitarsi "contro la sola cosa che dovrebbe essere condivisa e valorizzata", e cioè il tentativo fatto da Tremonti di ridurre l'elefantiasi assistenziale "di una struttura che non funziona e costa moltissimo". Ma quello che Castagnetti ha sostenuto per la scuola si può estendere all'intera gamma dei problemi aperti, sui quali il Partito Democratico potrebbe far valere programmi o priorità diverse (che non siano, naturalmente, la reintroduzione della scala mobile sostenuta da gran parte della CGIL).

    Programmi o priorità che non si intravedono. Non si intravede, soprattutto, in quale strategia si collochino le proposte, più o meno estemporanee, che di tanto in tanto vengono formulate. Né si coglie l'anima, il respiro profondo, l'idea di società che vorrebbero trasmettere al paese e all'elettorato. E così il Pd, nella migliore delle ipotesi, finisce per trasformarsi in un baluardo della pura conservazione dell'esistente, di un bastione posto a difesa del passato.

    Con la conseguenza che agli italiani, fin quando la situazione politica continuerà ad essere questa, non rimane che augurare lunga vita a Berlusconi.

    Roma, 6 ottobre 2008

    tratto da http://www.pri.it/new/

  8. #698
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    Democrazia governante
    Siamo ancora in una Repubblica parlamentare

    Bettino Craxi consuma oggi, anche se solo nella memoria, una sua piccola grande rivincita. Fu il leader del Psi nel 1984 – si era al Congresso di Verona - a lanciare il termine di "democrazia governante", per indicare l'esigenza di trasformazione e di modernizzazione della società italiana. Craxi allora metteva a punto la sua strategia di "Grande riforma istituzionale", evocando anche il sistema presidenziale, al fine di avere un governo capace di maggiore capacità decisionale.

    Decisioni rapide per guidare una nazione che voleva cambiare sul fronte interno e affermarsi nello scenario internazionale; decisioni rapide contro le lungaggini burocratiche e le pastoie amministrative che la frenavano. Va detto però che Craxi era anche molto attento a non creare contraccolpi sul sistema della rappresentanza politica, difendendo il sistema elettorale proporzionale, pur se disposto a qualche minimo accorgimento, sapendo che presidenzialismo e maggioritario, altrimenti, avrebbero ristretto drasticamente le maglie del confronto e della rappresentanza politica del paese. Da allora, era il secolo scorso, il tema della "democrazia governante" ha fatto molta strada, diventando di fatto il sostrato stesso della riforma costituzionale, che trova sostenitori autorevoli sia nelle file del Partito democratico che in quelle del Popolo delle libertà.

    E' una svolta che si può comprendere: una classe politica che non decide e che non si assume le responsabilità delle decisioni prese rischia di far precipitare il paese nella paralisi e nell'impotenza. E' singolare però che l'idea del rafforzamento del governo debba comportare l'indebolimento del Parlamento. Una democrazia liberale - che non è ovviamente l'unica forma democratica, considerando che nel 1927 Carl Schmitt considerava più democratici i regimi in cui il popolo si affidava direttamente ad un capo - presuppone infatti un libero confronto fra governo e Parlamento; dove il governo, nonostante goda la fiducia della maggioranza delle Camere, sa convincere queste ultime della bontà dei suoi progetti e delle sue iniziative. Come sa ovviamente convincere il Capo dello Stato, che è garante dell'attività politica e legislativa compiuta nelle sedi istituzionali.

    Ora, quali che siano le fortune della "democrazia governante" e dei suoi sostenitori, in Italia abbiamo ancora una democrazia parlamentare che presuppone precise regole costituzionali le quali, fino a quando non verranno cambiate, vanno assolutamente rispettate.

    Ha fatto quindi bene il Capo dello Stato a far sapere che monitorerà ogni decretazione di urgenza, come è suo dovere nei confronti delle prerogative del Parlamento. E siamo certi che l'alto senso di responsabilità istituzionale del presidente del Consiglio lo porterà ad ottemperare a sua volta alle prerogative del Capo dello Stato. Oltre che ascoltarne, come di dovere, i suggerimenti.

    Se non fosse così, il Parlamento, da libero quale si presuppone debba essere, diverrebbe semplice cassa di risonanza degli atti del governo: e così facendo non sarebbe un Parlamento "forte", ma debolissimo, perché non discuterebbe, non modificherebbe, non disporrebbe di nessuna autonomia, ma si limiterebbe ad applaudire gli atti del premier. Cosa tanto inutile da poterne giustificare lo scioglimento.

    Roma, 8 ottobre 2008

    tratto da http://www.pri.it/new/

  9. #699
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    Ciao Nuvolarossa,

    non sono riuscito a trovare questo articolo sul sito del PRI (chi l’ha scritto?) ma ti ringrazio per averlo pubblicato sul forum perché restituisce dignità storica a un grande della politica italiana sul quale sembra si sono scaricati, come sul capro espiatorio, tutti i mali della Repubblica.

    L’ uso del Decreto Legge è previsto come fonte del diritto dalla costituzione che sanziona la mancata conversione in legge con la decadenza ex tunc e l’impossibilità di produrre effetti. Il fatto è che il decreto, finchè non decade, gli effetti li produce e spesso non possono essere rimossi del tutto nonostante la previsione normativa; quello che, però, è veramente fastidioso per uno che ama la democrazia parlamentare e, quindi, il confronto democratico delle idee è il ricorso alla fiducia, che spesso si accompagna alla decretazione d’urgenza, per la conversione in legge.
    In una democrazia sana le parti politiche si confrontano, in una democrazia malata si ignorano e si fa ricorso a quella forza barbara di cui abbiamo parlato in altro forum.

    Ma c'è un motivo.

    Vedete io lavoro in una azienda e benedico i miei colleghi che si mettono in concorrenza con me per fare meglio ed avere una promozione; lo spirito giusto è quello della concorrenza e del confronto poi vinca il migliore. Quando, però, mi imbatto in persone che non cercano di far meglio di me ma attaccano la mia persona, mi denigrano e mi offendono in quanto lavoratore ed essere umano allora io non posso più competere lealmente, non posso più confrontarmi perché il confronto passa dall’oggetto (valutazione del lavoro svolto) al soggetto (denigrazione del collega-concorrente).

    Quando c'è delegittimazione, quando non c’è il riconoscimento dell’altro nella dignità di lavoratore, politico, amministratore, etc. non c’è più niente da fare che usare la forza bruta: vince chi è più forte, punto. (...e mi dispiace)

    Saluti.

  10. #700
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    Citazione Originariamente Scritto da Zaleuco Visualizza Messaggio
    Ciao Nuvolarossa,

    non sono riuscito a trovare questo articolo sul sito del PRI (chi l’ha scritto?) ma ti ringrazio per averlo pubblicato sul forum perché restituisce dignità storica a un grande della politica italiana sul quale sembra si sono scaricati, come sul capro espiatorio, tutti i mali della Repubblica.
    Lo trovi al link della rubrica La Nota Politica ... http://www.pri.it/new/html/notapolit...tapolitica.htm
    ... attenzione pero' che, a quel link, ogni giorno, di solito nel pomeriggio inoltrato, compare una "nota politica" aggiornata ai fatti politici del giorno.

 

 
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