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  1. #61
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    Predefinito tratto da Alice News 24 aprile 2006




    PARLAMENTO/ LA MALFA: NO A LEADER PARTITO, BENE ANDREOTTI
    "Un errore la Camera a Bertinotti, non ripeterlo con Marini"

    Roma, 24 apr. (Apcom) - E' un "errore" affidare la presidenza della Camera a Fausto Bertinotti, altrettanto sbagliato sarebbe affidare la presidenza del Senato a Franco Marini, "leader sostanziale e spina dorsale della Margherita", e "lo stesso potrebbe valere per alcune delle personalità della sinistra per le quali si parla per la presidenza della Repubblica". E' l'opinione di Giorgio La Malfa, espressa in un editoriale della Voce repubblicana, che ricorda come Dc e Pci, nella prima repubblica, "saggiamente", avevano evitato di affidare le cariche istituzionali a personalità che avessero un ruolo sostanziale di leader del loro movimento.

    "È chiaro che tutto questo - è il ragionamento del presidente del Pri - è il frutto di una debolezza congenita della sinistra e forse di una irrisolta questione di assetti interni: tuttavia non può essere fatta pagare alle istituzioni, attraverso la loro partitizzazione, la mancanza di fusione politica degli elementi che compongono la maggioranza di Governo. Ecco perché dovrebbe essere la sinistra stessa - conclude La Malfa - ad apprezzare la disponibilità del senatore Andreotti come un modo per evitare una falsa partenza di questa difficile Legislatura".

  2. #62
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    Predefinito Falsa partenza

    Falsa partenza
    Un fermo No alla partitizzazione delle cariche istituzionali

    di Giorgio La Malfa

    Vi è una costante nella tradizione politica della cosiddetta "Prima Repubblica", alla quale sarebbe opportuno fare riferimento all'inizio di questa legislatura. Essa ha riguardato le caratteristiche della personalità di quelli che, di volta in volta, furono chiamati a ricoprire le tre principali cariche istituzionali del paese: la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Senato e la Presidenza della Camera.



    Tale costante non fu costituita, come talvolta si legge, dal fatto che queste personalità fossero super partes. Intanto perché non fu così storicamente, nel senso che tutte le cariche furono affidate a personalità politiche, come del resto è inevitabile per la natura stessa della vita pubblica. In secondo luogo perché non è né necessario né utile affidare incarichi di questa portata a figure insignificanti o non caratterizzate, come sono le eventuali figure non connotate politicamente. Il problema non è quello di "scolorare" la personalità dei vertici istituzionali. È invece quello di lasciare solo al governo la responsabilità dell'azione politica di una maggioranza e non trasformare queste istituzioni in luoghi di iniziativa politica o partitica.

    La Prima Repubblica, saggiamente, aveva valutato a fondo questo aspetto ed aveva evitato di affidare le cariche istituzionali a personalità dotate di tale connotazione partitica.

    Non si cercavano personalità senza interessi politici, ma si sceglievano politici che non avessero un ruolo sostanziale di leader del loro movimento. Non era un problema di forma, quanto di sostanza, essendo inopportuno che uomini destinati a svolgere un ruolo politico primario potessero occupare una carica di tipo istituzionale. Il problema è in una sorta di conflitto di interessi che si determina inevitabilmente tra responsabilità che connotano la guida istituzionale del paese e l'impegno politico della persona prescelta.

    Non si tratta cioè di una difficoltà di svolgere, avendo una personalità politica, un ruolo complesso come quello istituzionale, quanto invece l'impossibilità per un leader politico di rinunciare a determinare cambiamenti della situazione del paese in una direzione piuttosto che in un'altra.

    Non si tratta, dunque, di esercitare un mandato per il popolo, come ha detto qualche giorno fa l'onorevole Bertinotti, si tratta di essere usciti dalla vita politica in senso proprio per collocarsi in una diversa sfera di responsabilità.

    Questa e non altra fu in sostanza la ragione per la quale personalità politiche di grandi rilievo della Dc del tempo, come Fanfani e Moro, non divennero Presidenti della Repubblica.

    Per questo quando il Pci venne chiamato a guidare una Camera, non fu chiamato l'onorevole Enrico Berlinguer o l'onorevole Alessandro Natta, ma Pietro Ingrao, Nilde Iotti e Giorgio Napolitano. Per questo Oscar Luigi Scalfaro ha potuto presiedere la Camera e divenire Presidente della Repubblica.

    Lo stesso Giovanni Spadolini, che era stato Presidente del Consiglio e Segretario del Partito Repubblicano Italiano, accedette alla Presidenza del Senato solo nel momento in cui era maturato un cambio, non formale, ma sostanziale, di leadership all'interno del suo partito.

    E tale era la sensibilità pubblica per questi aspetti, che un direttore di giornale chiese allarmatissimo se rispondesse a verità che il neo Presidente del Senato potesse fare parte dell'organo esecutivo del Pri.

    Dunque una lunga attenzione nei criteri di selezione del personale chiamato a guidare le grandi istituzioni non governative del nostro paese. Del resto nel corso di questa legislatura, polemiche di particolare asprezza da parte dell'opposizione si sono appuntate sul Presidente della Camera quando egli, negli ultimi mesi, ha riassunto sostanzialmente una leadership politica del suo movimento alla quale aveva rinunziato con l'elezione di Marco Follini.

    Alla luce di queste considerazioni si comprende l'errore vero e proprio della designazione, al di la delle sue qualità personali, dell'onorevole Bertinotti, giacché egli mantiene la leadership del suo movimento, pur lasciando la segreteria del partito, e anzi afferma di voler svolgere attraverso la funzione presidenziale un ruolo politico: non ha concluso o interrotto la sua leadership politica, conta di esercitarla attraverso la sua nuova funzione.

    Lo stesso vale per l'onorevole Marini che è stato in questi anni ed è tuttora il leader sostanziale della Margherita e che sta alla Margherita come la spina dorsale sta al corpo.

    Lo stesso potrebbe valere per alcune delle personalità della sinistra per le quali si parla di Presidenza della Repubblica.

    È chiaro che tutto questo è il frutto di una debolezza congenita della sinistra - e forse di una irrisolta questione di assetti interni - e tuttavia non può essere fatta pagare alle istituzioni, attraverso la loro partitizzazione, la mancanza di fusione politica degli elementi che compongono la maggioranza di governo.

    Ecco perché dovrebbe essere la sinistra stessa ad apprezzare la disponibilità del senatore Andreotti come un modo per evitare una falsa partenza di questa difficile legislatura.

    Roma, 24 aprile 2006

    tratto da
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  3. #63
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    A me non dispiacerebbe un Presidente della Repubblica come D'Alema.
    così gli italiani aprirebbero veramente gli occhi e si leverebbe il velo di ipocrisia che in tutti questi anni ha coperto le vere propensioni dei comunisti e dei loro ex.
    Il potere per il potere questo è il loro motto.
    Ed anche Prodi si renderebbe conto in quale tipo di tutela l'hanno messo i suoi alleati.

  4. #64
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  5. #65
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  6. #66
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    Vorrei provare a rispondere dopo vari tentativi, sempre che il nostro Nuvolarossa mi dia la possibilità di farlo.

  7. #67
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    Predefinito Mediazioni difficili e un futuro assai incerto

    Culture politiche diverse presenti nelle file dello schieramento prodiano/Come nota Panebianco dal "Corriere", la spaccatura del Paese è in realtà tutta a sinistra
    Mediazioni difficili e un futuro assai incerto

    "Un vincitore ingombrante", titola così l'editoriale di Panebianco sul Corriere. Ed in effetti Bertinotti (è lui l'ingombrante) con la forte affermazione dell'area di estrema sinistra può diventare un problema per la coalizione di Prodi. Ma possiamo dire, per l'intero Paese. Ed oggi, l'area di sinistra guidata da un'ideologia che osteggia il libero mercato, la proprietà privata, la globalizzazione, l'innovazione, potrà dettare nei fatti l'agenda parlamentare influenzandone i lavori.

    Quello che Panebianco lascia intendere è un aspetto che emerge dai risultati della consultazione elettorale del 9 e 10 aprile: cioè che la vera spaccatura è tutta spostata a sinistra. In effetti, un'analisi serena del voto, ci dimostra come la divisione perfettamente a metà del Paese sia solo elettorale frutto di una competizione nella quale si sono fronteggiati più il favore e l'avversione verso Berlusconi che due programmi di governo per l'Italia tra loro diametralmente opposti.

    Da un punto di vista ideologico e programmatico la situazione appare molto diversa. Già all'alba dell'11 aprile emergeva in tutta evidenza quella che possiamo definire come la vera spaccatura del Paese, che non può ricondursi agli incerti confini di UDEUR a sinistra e UDC a destra. Un'area che ama definirsi antagonista e che non ha ripudiato nella forma e nella sostanza il comunismo ottiene più del 10%, che le consente di tenere sotto scacco non solo il centro sinistra ma l'intero quadro politico. In molti tra i politici del centro sinistra vedrebbero di buon occhio la privatizzazione della RAI, bocciata senza appello da Bertinotti; in molti nel centro sinistra guardano con preoccupazione alla situazione internazionale e ai continui attentati, mentre Prodi per far piacere all'alleato "rosso" apre ad Hamas; la stragrande maggioranza degli italiani avrebbe un ripensamento sul nucleare, ma che ne dicono i Verdi?; tutti concordano sull'importanza delle nuove infrastrutture da realizzare per ammodernare il Paese ed ancorarlo all'Europa, ma il fenomeno dei "NO-tutto" cresce proprio nell'alveo della sinistra antagonista; per avere uno Stato efficiente bisogna rendere meno complessa la macchina burocratica, privatizzare e liberalizzare i mercati, posizioni osteggiate dai partiti comunisti. E gli esempi potrebbero continuare, tutti a dimostrazione che la vera spaccatura ideologica e programmatica sta a sinistra.

    Governare un Paese con tali contraddizioni sarà quasi impossibile, se non cedendo sempre ai ricatti in nome di una gestione del potere che nella migliore delle ipotesi sarà fine a sé stessa, se non del tutto controproducente per il destino dell'Italia. La stabilità del governo del Paese, la coerenza nelle scelte di politica internazionale e nelle scelte di politica economica risultano oggi per l'Italia grandemente compromessi. Perché il futuro governo unito contro Berlusconi, è diviso negli obiettivi da perseguire e nelle scelte da adottare per risollevare l'Italia.

    Sarà in grado il nuovo governo, al cui interno conviveranno tutte queste contraddizioni, di intercettare la ripresa economica di cui si avvertono i primi segnali? Difficile dirlo, anche perché non sappiamo come Prodi intenderà gestire una situazione politica che sta diventando incandescente e che sta subendo una preoccupante deriva massimalista. I primi passi non sono di certo esaltanti.

    Ecco perché ci era parsa apprezzabile l'offerta avanzata da Berlusconi di un governo di transizione che consentisse il varo di quelle riforme opportune per rimettere "in carreggiata" l'Italia, dopo un lungo e duro periodo di crisi economica e internazionale.

    Purtroppo però, la sete di potere, la voglia di governare senza badare a queste contraddizioni ha avuto il sopravvento. Prodi, che vuole unire ciò che di fatto è già unito, cerca una mediazione difficilissima tra culture politiche profondamente diverse e, con un atteggiamento stupidamente fiducioso, di fatto contribuisce a disunire il Paese, sfidando il centrodestra al muro contro muro. Ultima la sua posizione in merito al 25 aprile come lotta a difesa della Costituzione contro la riforma del centrodestra. In effetti, tale riforma ha più di un aspetto discutibile, ma va ricordato che si inserisce non su quella del 1948 bensì su quella modificata in extremis dall'allora maggioranza di centrosinistra.

    Ecco che per non lasciare il Paese in balia di incertezze sarebbe stato più opportuno un governo politico-tecnico di transizione.

    Fatto sta che il governo Prodi sarà varato nelle prossime settimane, forse già nella finestra di inizio maggio, altrimenti dopo l'elezione del nuovo Capo dello Stato.

    Comunque, date certe premesse, non ci resta che aspettare sulla riva del fiume.

    Giovanni Postorino

    tratto dal sito web
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  8. #68
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    Predefinito Prima colazione


  9. #69
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    Il nostro gran sacerdote del Repubblicanesimo Nuvolarossa non accetta chi non la pensa come lui, visto che mi taglia tutti gli interventi. Anche lui ormai è figlio di quella clamorosa egemonia culturale di massa del signor B. che i suoi modelli telòevisivi hanno largamente imposto.

  10. #70
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da G. Simoncelli
    .... visto che mi taglia tutti gli interventi ...
    ... non raccontare frottole ... su questo Forum non si taglia nessun intervento ...

 

 
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