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  1. #131
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    Predefinito Della serie opposizione coesa...La Malfa vuol già inciuciare

    La Malfa lancia la proposta della "grande coalizoone" Giorgio La Malfa, ricevuto al Quirinale nella delegazione del Gruppo misto della Camera,ha lanciato la proposta della "grande coalizione". "La gravità oggettiva dei problemi da affrontare, specialmente in campo economico, e la esiguità della maggioranza di cui la sinistra dispone almeno in una delle Camere, sconsiglierebbe -afferma il leader repubblicano- una formula di governo a base parlamentare ristretta. Vale la pena di aggiungere che in un vicino paese amico si è imboccata con coraggio una diversa strada".


  2. #132
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    Beh, Ls Malfa era nella maggioranza quando comandava l'Ulivo, era nella maggioranza quando comandava il Polo, vogliamo lasciarlo fuori dalla maggioranza proprio adesso?

  3. #133
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    darkman stai tranquillo. Quella di la malfa è la stessa posizione di berlusconi all'indomani del risultato elettorale.

  4. #134
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    Consultazioni/La Malfa: meglio governo larghe intese

    Sarebbe meglio un governo di larghe intese. A sostenerlo è il presidente del Pri Giorgio La Malfa, ascoltato dal capo dello Stato in rappresentanza della sua componente nel gruppo misto della Camera. "Premesso che la consistenza delle forze parlamentari del centrosinistra da loro titolo e responsabilità di scegliere come impostare la questione della Costituzione del governo - dichiara La Malfa - osserviamo che la gravità oggettiva dei problemi da affrontare, specialmente in campo economico, e la esiguità della maggioranza di cui la sinistra dispone almeno in una delle Camere, sconsiglierebbe una formula di governo a base parlamentare ristretta". La Malfa, che cita quindi l'esperienza tedesca, osserva che il rischio che ci si potrebbe trovare ad affrontare è quello di una "sostanziale impotenza del governo in un clima di aspra contrapposizione politico-parlamentare", con la conseguenza di una difficoltà a far riprendere la crescita economica dell'Italia. Il presidente del Pri osserva che "sarebbe stata auspicabile una diversa impostazione della legislatura, anche perché - conclude - una volta partiti così diventerà molto difficile immaginare e costruire soluzioni più condivise".

    Roma, 16 maggio 2006 (Ansa)

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
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  5. #135
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    L'arroganza dell'Unione
    Un centrosinistra con la testa voltata all'indietro

    Teniamo a sottolineare di aver particolarmente apprezzato il fatto che il Capo dello Stato, nel suo discorso alle Camere nel giorno del giuramento, abbia ribadito i cardini della politica estera italiana europea e atlantica, ed abbia chiesto di mettere al bando il terrorismo suicida che infesta particolarmente il Medioriente, ma ha anche già colpito il mondo occidentale.



    Passaggi, questi, quanto mai opportuni e necessari. E' cosa meritevole, inoltre, che Giorgio Napolitano abbia assicurato che egli non sarà mai il presidente di una parte sola, ma di tutti gli italiani. Siamo convinti di questo suo proposito, così come lo siamo delle qualità che egli possiede per affrontare un settennato delicatissimo al vertice delle istituzioni. Ma per sperare davvero in una maturazione del sistema bipolare del nostro Paese, come egli ha auspicato, tale da far sì che si riconoscano pienamente e vicendevolmente gli schieramenti politici, i buoni propositi non bastano.

    All'indomani di una divisione così netta del voto degli italiani, vedendo con chiarezza l'esiguità della nuova maggioranza, il desiderio di esprimere tutti i vertici istituzionali senza coinvolgere l'opposizione ci è parso un atto di arroganza. E per lo meno appare miope contare di esprimere un governo sorretto dal voto dei senatori a vita, oltre che dai senatori eletti nelle circoscrizioni estere. Con numeri così risicati sarà difficile assicurare una sicura governabilità ed impossibile contare su un sostegno dell'opposizione una volta che tale maggioranza venisse paralizzata dalla sue stesse debolezze e contraddizioni. In questo senso i dilemmi che accompagnano la formazione della lista dei ministri del governo Prodi sono sufficientemente esemplari.

    Temiamo che siano i primi passi su un terreno accidentato che rischia di franare al primo errore compiuto.

    Paesi a noi vicini, valutando adeguatamente condizioni tanto improbe, hanno fatto scelte diverse: un maggiore spirito riflessivo su questo aspetto cruciale, sarebbe stato utile. Con tutto il rispetto, un ex comunista al Quirinale, due ex sindacalisti alla presidenza delle Camere, un ex presidente dell'Iri futuro capo del governo, non ci sembrano in grado di rappresentare adeguatamente una realtà del Paese molto più complessa. Ci sembra, piuttosto, che la maggioranza abbia preferito volgere indietro la testa di almeno vent'anni.

    Roma, 16 maggio 2006

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  6. #136
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    Predefinito E cominciamo bene ...


  7. #137
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    il fondo della voce di oggi

    Scrive Piero Ostellino, sul "Corriere della Sera", che nasce oggi “un governo sbilanciato a sinistra”, che non ha detto quale sia la sua “idea dell’Italia”, se si esclude quella di voler battere Berlusconi a tutti i costi. In base ai rapporti di forza interni alla coalizione e a certe posizioni programmatiche che conosciamo, è possibile che Ostellino abbia perfettamente ragione, ma in base alla lista dei ministri, quello che colpisce è il basso profilo dell’esecutivo. Escluso Tommaso Padoa Schioppa e Giuliano Amato, non vediamo personalità di particolare spicco. E’ vero che Massimo D’Alema è ministro degli Esteri e vice premier; così come è vice premier Rutelli, oltre che ministro della Cultura, ma queste cariche sembrano più dettate dalle esigenze di equilibrio dei maggiori partiti della coalizione che da altro. Emma Bonino, che è persona comunemente apprezzata, ha un ruolo di rilievo, ma non corrispondente a quello richiesto dal suo partito. Il resto si commenta da sé e appare come un organigramma dettato dalle esigenze dei partiti della nuova maggioranza e financo dalle loro correnti. Evidentemente i condizionamenti, le minacce che si sono succedute nei lunghi vertici preparatori alla lista dei ministri, hanno prodotto questo risultato, piuttosto scarso a dire la verità, per lo meno in termini di personalità e competenza. Pensiamo alle critiche che la nuova maggioranza aveva rivolto alla persona dell’ex ministro Castelli, ma non ci sembra, ad esempio, che l’onorevole Mastella abbia particolari titoli di giurista per svolgere il ruolo di Ministro Guardasigilli; quanto al Lavoro, conosciamo quel tanto che basta il ministro Damiano per temere che sarà presto dispersa l’eredità lasciata dal professor Biagi all’ex ministro Maroni.
    Cosa saprà dare in termini di durata e di efficienza questa compagine, sinceramente è difficile dirlo ed azzardarlo. Vi sono troppe incognite ad attendere l’esecutivo sul suo cammino, dettate e dalle incertezze programmatiche e dai rapporti dimostratisi già tesi all’interno della maggioranza. Tralasciamo poi il pugno di voti che assicurano a Prodi il sostegno al Senato.
    E’ certo invece che metà del Paese è delusa, e non è detto che l’altra metà sia soddisfatta. Certo per Romano Prodi è un successo il solo tornare alla ribalta dell’attività di governo dieci anni dopo il 1996. Allora aveva un mandato chiaro, quale l’ingresso nell’euro; il rischio ora è di non riuscire a rimanerci.

  8. #138
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  9. #139
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    Predefinito ... l'alto profilo ...


  10. #140
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    I rilievi di Panebianco
    Se la debolezza diventa una condizione di forza della maggioranza

    E' una analisi quanto mai realistica quella tracciata dal professor Panebianco sul "Corriere della Sera" riguardo le possibilità di durata del governo Prodi rispetto ai desiderata dei suoi oppositori, vale a dire il vederlo affondare in fretta. Una debolezza come quella elettorale ottenuta dal centrosinistra finisce col cementare, più che una vittoria di ampie proporzioni, ed anche se una piccola incrinatura potrebbe diventare subito una voragine, la coesione che lo ha formato sarà dura da scalfire.



    Certo, già all'indomani della sua formazione, prima ancora di presentarsi alle Camere e solo dopo un primo Consiglio dei ministri, colpisce che già si discuta se fare la parata militare del 2 giugno o abolirla, e tanto basta per immaginarsi l'antifona di un tale contrasto. Ma noi non sottovalutiamo affatto le doti di mediazione fra le parti di cui è capace Prodi, il sopisci e lenisci del professore, che è una garanzia di lunga lena alla quale saranno presto sensibili non pochi fra i leader politici e gli uomini di governo della sua maggioranza. Semmai abbiamo qualche dubbio su cosa davvero il governo riuscirà a fare, visto che il vertice che lo compone, Prodi, Rutelli, D'Alema, può essere garante della stabilità politica, così come trasformarsi in un campo di battaglia permanente fra personalità che hanno già dimostrato di non sapersi amare più di tanto. Vediamo che gli investitori esteri hanno accolto - e giustamente - con soddisfazione la nomina di Padoa Schioppa, tecnico unanimemente molto apprezzato. Sarà interessante vedere poi la capacità autonoma di un liberista quale egli è, circondato da "cigiellini" e vecchi avversari della proprietà privata, suoi colleghi al governo.

    Ma tutto questo è quasi pleonastico: i conflitti interni alla coalizione possono corroborare la coalizione stessa, farla durare a lungo, magari inibirla alla prova dei fatti, ma non per questo incrinare la sua maggioranza.

    Mentre invece il referendum sulla riforma costituzionale, come nota ancora Panebianco, pone un problema serio all'opposizione, soprattutto nel caso di una sua bocciatura, data per altamente probabile.

    Noi stessi sappiamo infatti come il testo di riforma della Carta sia più che valido sulla parte contestata, la cosiddetta devolution, mentre lascia aperti molti problemi sugli equilibri istituzionali nel loro complesso, con l'istituto del premierato e del Senato federale. Ancora più delicato il fatto che, se mai fosse bocciata, non si tornerebbe alla Costituzione antifascista del '48, ma alle modifiche della stessa del 2001 che, inseguendo un federalismo ancora più spinto, hanno praticamente paralizzato il sistema legislativo nel contenzioso fra Stato e Regioni.

    Ma al di là della difficoltà di una scelta sul referendum costituzionale, è certo che se mai questo non passasse, il rapporto fra Lega e Cdl potrebbe divenire molto labile, e tale da sfasciarsi. Questo rafforzerebbe il centrosinistra? Oppure la Lega potrebbe nuovamente rappresentare una minaccia indipendentista tale da scuotere il Nord, già molto lontano dalla nuova maggioranza?

    Per cui, se è vero che l'opposizione deve cominciare a discutere di tutto questo, e delle linee da adottare, ripristinando una collegialità che all'indomani del voto è venuta meno, e se è vero che la maggioranza può anche avvantaggiarsi dalla situazione attuale, è comunque presto per pensare di doverci rassegnare a cinque anni di governo da parte dell'attuale compagine.

    Roma, 18 maggio 2006

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