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  1. #181
    Rosso è bello
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    No no nuvolarossa, dovresti proprio vergognarti, perchè non puoi postare un articolo senza dire che quell'articoletto risale al 2002.

    E un'altra cosa: ma non è obbligatorio mettere il link per gli articoli che si postano? E buon gusto vorrebbe poi che si eviti di copiare post scritti da altri forumisti su altri siti. Vedi un po' tu...

  2. #182
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    ... seurosia ... continui con i formalismi e non entri nella "sostanza" del contenuto .... insomma parli della cornice del quadro e perdi di vista il paesaggio che c'e dentro.
    Sappi comunque che io ho postato il testo di quell'appello che mi e' pervenuto via e.mail tramite una catena di sant'Antonio che e' da molto tempo che gira su internet ... proprio per sensibilizzare sui vergognosi sperperi del denaro pubblico ... catena che io ho contribuito a fare proseguire ... in vario modo ... sia sui vari siti web a cui sono collegato ... sia con l'invio al mio indirizzario di oltre 4.000 indirizzi ...
    Circa la mancanza di link ... ovviamente non c'e un link perche' non si puo' linkare una e.mail ... e se c'e una cosa che faccio regolarmente (fatti un giro sui vari 3d) e' proprio quella di mettere i link oppure le fonti di riferimento.
    Rimane il fatto che tu, sull'argomento specifico, non ci hai ancora detto la tua opinione ... sei favorevole al dissanguamento delle casse pubbliche a favore di questa massa (quasi tutti) di fancazzisti ? ... che guadagnano in un mese quello che un operaio guadagna in due anni di onesto e duro lavoro ? ...

  3. #183
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    Il caso Menapace
    L'Unione si frantuma sulle presidenze di Commissione



    Sono scenari interessanti quelli che si sono aperti sulle elezioni delle presidenze delle Commissioni al Senato, dove si sono verificati degli imprevisti a dir poco piuttosto singolari, tali da confermare l'assoluta debolezza numerica della maggioranza.



    E' stato sufficiente, ad esempio, un orientamento di diverso avviso del senatore Pollaro sulla presidenza della commissione Industria, per consegnare la presidenza della stessa all'opposizione. Mentre, nel caso della commissione Difesa, è apparso evidente lo scollamento profondo che segna la coalizione del centrosinistra. Non è certo un caso che i senatori di Alleanza nazionale abbiano fatto convergere i loro voti su un esponente dell'Italia dei Valori, evitando che un'accesa pacifista di Rifondazione comunista come la senatrice Lidia Menapace venisse eletta.

    Il Partito di Di Pietro, per lo meno sulle questioni di ordine militare, ha sicuramente maggiore consonanza con le posizioni di An che con quelle di Bertinotti ed i suoi supporter. La maggioranza fa fatica ad incassare il colpo e a tirare avanti, perché mazzate del genere non sono indolori e tantomeno facili da assorbire. Si tratta piuttosto di crepe evidenti, che nascono oltretutto in occasione del primo banco di prova serio affrontato da questo governo, quale è la questione irachena. Se poi il senatore De Gregorio, che ora è presidente della Commissione Difesa del Senato, venisse sconfessato dal suo partito, il centrosinistra perderebbe un altro voto a Palazzo Madama, cosa che nelle condizioni di esiguità con cui si presenta, dubitiamo si possa permettere.

    Vi sono almeno due posizioni del governo e della maggioranza e, anche ammesso che trovino faticosamente una possibilità di mediazione sull'Iraq - che suona come "ce ne andiamo con ordine e calma" - si radicalizzano sull'Afghanistan. Su Kabul le posizioni non si possono incontrare: fra chi vuole iniziare un'azione di disimpegno generale delle missioni militari all'estero e chi non ci pensa proprio, la distanza è incolmabile. Il nodo afgano in sostanza è molto più intricato di quello iracheno, ed anche in questo caso l'opposizione può esercitare un ruolo di pressione tale da mettere in crisi qualsiasi equilibrio della coalizione.

    Roma, 7 giugno 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  4. #184
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    Predefinito De Gregorio: il nuovo genio, malvagio, della politica

    Prc: verifica politica per Unione
    'Dopo caso Menapace evitare altre trappole'
    (ANSA)- ROMA,8 GIU- I presidenti dei gruppi Prc di Camera e Senato, Migliore e Russo Spena, hanno chiesto ai presidenti di gruppo dell'Unione una verifica politica. 'Si tratta di una iniziativa che nasce da quanto e' accaduto ieri in commissione Difesa al Senato - spiega Giovanni Russo Spena - e che servira' ad evitare future trappole come quella organizzata da De Gregorio ai danni di una scelta, quella di Lidia Menapace, che era stata discussa e concordata da tutti'.

  5. #185
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    Predefinito lode a de gregorio

    un eroe del nostro tempo! Badate che l'eroe è stato rifiutato da Forza Italia, per i suoi precedenti discutibili e imbarcato da Di Pietro.

  6. #186
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    Sia lodato De Gregorio.
    Sempre sia lodato...
    Amen
    omar proietti

  7. #187
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    A proposito del Duce

    ... mi sovviene la necessita' di dire, a chi ha ricordato la "buonanima", che anche in occasione del Consiglio dei Ministri, convocato da Prodi in ambito conventuale, mi e' sembrato di essere tornato al ventennio ... quando il Gran Consiglio si riuniva a Rocca delle Caminate ... a Predappio ... in provincia di Forli e Cesena ... stessa ambientazione spartana ... stesse demagogiche decisioni ... che lasciano quello che trovano ... perche' prive di operativita' in quanto basate non su decreti legislativi ma su promesse verbali dei singoli Ministeri ... e' cambiato solo il colore delle camicie ... da nere a rosse ...
    Non esagero ... siamo entrati un un regime neo-fascista ... anche "se dice di se" di essere di sinistra ...
    Ne volete un esempio semplice ? ... fate mente locale a quanto successo in questi giorni e che e' passato in sottotono da tutta la stampa schierata verso i cordoni della borsa statale ... gia' tre Ministri hanno dichiarato "sospese" le riforme inerenti il loro ministero ed attuate dal precedente Governo ... ora in un regime democratico si pone mano ad una riforma con gli strumenti della democrazia parlamentare ... ci si confronta in aula e si verificano le maggioranze politiche sui vari argomenti ... e poi si decide quello che c'e da riformare ...
    Un governo che "sospende" delle riforme, approvate democraticamente dal Parlamento, senza ridiscuterle in Parlamento, che cos'e' se non un Governo fascista ?
    Un Governo che blocca le Leggi dello Stato (perche' questo significano le "sospensioni") ... opera un vulnus democratico ... usa il metodo dittatoriale per imporre con la forza quello che, vista la variegata e colorita composizione, non avrebbe politicamente la capacita' di fare nelle aule del Parlamento Repubblicano ...

  8. #188
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    GOVERNO/ LA MALFA: QUELLO PRODI E' INADEGUATO AI PROBLEMI
    "Nuova soluzione prima che il Paese precipti nell'incertezza"


    Roma, 11 giu. (Apcom) - "Il giudizio negativo sempre più diffuso nei confronti dell'esecutivo Prodi a poche settimane dalla sua formazione, come evidenzia anche la riflessione meditata di un articolo di Eugenio Scalfari, dimostra che è oltremodo aperto il problema di un' adeguata impostazione politica di governo dell'Italia, sia per ciò che concerne lo sviluppo economico, sia per ciò che concerne la politica internazionale del nostro paese. Chi ha a cuore gli interessi del paese deve preoccuparsi di elaborare al più presto una soluzione tale da poter superare l'attuale fase di incertezza ed irresolutezza in cui rischia di precipitare l'Italia". Lo afferma il segretario del Pri Giorgio La Malfa.

    tratto da Alice News 11 giugno 2006

  9. #189
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    Il falò delle vanità
    Se anche per Scalfari la compagine di Prodi è piuttosto mediocre

    Nemmeno il miglior sofista dell'antica Atene sarebbe stato capace di sostenere che un governo basato su uno scarso consenso sarebbe stato in grado di mostrarsi forte a causa della sua debolezza. Invece, nella Roma contemporanea lo si è sostenuto, e si è visto nascere il governo Prodi, appeso a pochi voti a Palazzo Madama, tanto che il ministro Guardasigilli Mastella, incontrando i magistrati, ha dovuto dire loro che per cambiare la riforma Castelli teme di non avere i numeri sufficienti. "In Senato i numeri sono fluttuanti e allora mi devo muovere con la dovuta accortezza e con saggezza parlamentare". Le cifre sono ancora più incerte se nel dettaglio si guarda all'elezione dei presidenti delle Commissioni Bilancio e Difesa. I numeri, nello specifico, si mostrano anche peggiori, visto che pochi sorreggono la maggioranza, ma molti la compongono, con il risultato che, per compensare le aspettative di tutti, i centouno sottosegretari non sono stati abbastanza e, a poche settimane, se ne sono aggiunti altri tre, tanto da far sobbalzare il presidente di Confindustria che a Santa Margherita ha cambiato registro e si è chiesto se il coraggio di stupire, richiesto da Prodi, si riferisse alla pletora di viceministri.



    E che dire di Eugenio Scalfari, che ha preso carta e penna per firmare un articolone su "Repubblica" nel quale si scrive che il governo Prodi "sta dando, almeno per ora, un'immagine di sé scomposta, sciancata, mediocre". Un fedele ritratto della sua condizione politica, tale per la quale convivono due posizioni su tutte le materie: ed è vero che Prodi si considera un esperto in mediazioni, cuciture e persino un maestro del lenisci e sopisci. Peccato però che tanta arte si perda alla prima intervista in cui si considerano partiti importanti delle sue coalizioni - Rifondazione il Pdci, quasi tre milioni di voti in due - come componenti folcloristiche.

    Bene, queste componenti folcloristiche sono tali da poter dettare l'agenda della politica estera, tanto che abbiamo assicurato, con il ministro D'Alema ed il ministro Parisi, il massimo sostegno all'Iraq, ma se dovessimo fornire un appoggio civile, non potremmo proteggerlo con la presenza dei nostri soldati. E ancora aspettiamo di vedere come la si metta con la missione militare in Afghanistan.

    Le cose non vanno meglio sul fronte della politica economica. Già avevamo fatto notare che, se la situazione era tanto grave come il governo diceva, occorrevano decisioni in tempi rapidi e il ministro Padoa Schioppa ha chiesto rigore e l'esclusività del governo sulle scelte da intraprendere. La concertazione che si è aperta a Palazzo Chigi con i sindacati ed il consenso che richiede il ministro Damiano, fa presagire tutto, fuorché soluzioni immediate. A proposito, basta leggere lo stato delle cose descritto nell'editoriale del "Corriere della Sera" da Pietro Ichino, che mostra come gli stessi sindacati, fra loro, non siano stati in grado di trovare un accordo sul contratto nazionale: figurarsi poi se lo potranno trovare con la Confindustria.

    Il rischio manifesto evidente ormai a tutti è quello della paralisi. Il Paese non se lo può permettere.

    In queste condizioni il governo del centrosinistra, a nemmeno un mese dalla sua formazione, ci sembra già in uno stato di crisi avanzato, per quanto formalmente non lo si voglia ammettere. Ma è certo che non può offrire una risposta adeguata alle stesse aspettative sollevate: magistrati, imprenditori, sindacati, sono già in uno stato di massima allerta. Può anche darsi che un "no" al referendum riesca a dare fiato al governo, impedendo quella spallata che gli si vorrebbe dare. Ciò non toglie che tutti i problemi restino aperti sul tavolo; non bastano i ritiri spirituali per risolverli. Serve una soluzione politica diversa e la responsabilità di prendere atto di questo da parte della stessa maggioranza, che appare invece intenzionata ad abbarbicarsi al potere conquistato. Quando però un potere non produce risultati, è un potere vano. E di questa vanità ogni giorno si evidenzia il bilancio, che comporta perdita di consenso. "Qui * scrive Pietro Ichino, riferendosi alla possibilità di agganciarsi alla ripresa economica mondiale * il governo si gioca gran parte delle proprie fortune". A noi sembra che queste siano già andate disperse.

    Roma, 12 giugno 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
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  10. #190
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    La paralisi della sinistra borbonica

    di Arturo Diaconale

    Niente luna di miele per il governo di Romano Prodi. Che a due mesi dalle elezioni ed un mese dal proprio insediamento ha già dovuto incassare il giudizio sprezzante di uno dei suoi più autorevoli sostenitori, Eugenio Scalfari. Il direttore di “La Repubblica” ha sostenuto che l’esecutivo del “professore” è formato da “scomposti, sciancati e mediocri”. E la sua affermazione ha avuto l’effetto di una vera e propria sberla sulla faccia di una coalizione che si era presentata agli elettori vantando di essere molto più professionale e capace di quella dei dilettanti allo sbaraglio del centro destra. Nel formulare la sua sprezzante valutazione, però, Scalfari si è fatto condizionare dalle proprie inguaribili simpatie politiche. I componenti del governo Prodi non sono solo “scomposti, sciancati e mediocri”. Sono, soprattutto, paralizzati. E lo sono non perché abbiano una qualche paura nel prendere una qualche decisione. Ma perché sono preoccupati esclusivamente di applicare, agli occhi dell’elettorato dei singoli partiti della coalizione, la regola della Regia Marina Borbonica del “facite ammuina”.

    In altri termini, il dramma paralizzatore del governo del centro sinistra è la irrefrenabile tendenza a privilegiare l’apparenza rispetto alla concretezza. Si tratta di decidere il rientro in Patria delle truppe inviate in Iraq? Ecco che Fausto Bertinotti si presenta con la bandierina della pace alla sfilata del 2 giugno, Lidia Menapace chiede l’abolizione delle Frecce Tricolori. E gli esponenti dei Verdi e dei Comunisti Italiani, per non essere da meno e non venire scavalcati a sinistra, invocano il ritiro istantaneo anche dall’Afghanistan e la sostituzione delle armi da guerra delle Forze Armate con i fucili con il tappo! In realtà, il governo non ha deciso nulla di diverso da quanto stabilito dal centro destra. Ma ha fatto grande ammuina. Irritando gli Stati Uniti, sconcertando la maggioranza del Paese, esponendo i soldati all’intensificarsi degli attacchi e fornendo una prova di incredibile estremismo infantile. Lo stesso si verifica in altri campi. Si tratta di affrontare il tema della giustizia? Il neo ministro Clemente Mastella si affretta a far firmare al neo Capo dello Stato Giorgio Napolitano la grazia per Bompressi, che peraltro già è in libertà da tempo, per far vedere che l’aria è cambiata. Poi, sempre per lo stesso motivo, si reca ad omaggiare Csm ed Anm dichiarando di essere fermamente deciso a raddrizzare tutti i torti realizzati dal predecessore. Poi il decreto con cui i magistrati avrebbero voluto compiere un golpe ai danni della riforma della giustizia viene giustamente messo da parte. La montagna mastelliana partorisce il topolino di un disegno di legge che difficilmente supererà l’esame del Senato.

    Ed i golpisti dell’Italia dei Valori cercano di distinguersi proponendo di far rientrare dalla finestra il decreto antidemocratico cacciato dalla porta. Il tutto mentre sul terreno della giustizia non succede assolutamente nulla. E l’elenco non si ferma. Si tratta di varare la manovra bis per raddrizzare i conti? Ecco che il ministro dell’Economia Padoa Schioppa preannuncia il rigore, quello del Lavoro Cesare Damiano il no al rigore senza sviluppo (cioè niente rigore se non c’è anche la spesa), i sindacati la difesa dei salari ed i gruppi dell’ultrasinistra, sempre per differenziarsi, tasse a non finire per il ceto medio ed i proprietari di case. Ed anche in questo caso non una decisione viene presa, tranne il proponimento di aumentare comunque la pressione fiscale su autonomi, popolo dell’Iva e le fasce più produttive della società italiana. Insomma, “aridatece“ i dilettanti! Sempre meglio della sinistra Borbonica!

    tratto da L'Opinione 13 giugno 2006

 

 
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