1- il numero di posti di lavoro "sostenibili" dall'economia non è definito da un decreto ma definito dal mercato. Dire "non puoi licenziare" è una "norma impossibile" nel senso che l'imprenditore non attuerà un comportamento per l'appunto "impossibile" quale quello insito nella ratio legis di "creare stabilità del lavoro" ma semplicemente non assumerà eliminando alla radice il problema che per lui costituisce la limitatezza di flessibilità del costo variabile in sede di programmazione della vita di impresa. Di conseguenza imporre un limite "impossibile" significa solo far applicare in modo più stretto un "limite possibile" quale è invece quello di non assumere. Questo è una sorta di "incentivo normativo al nanismo aziendale", ed in Italia è presente con l'art18. Il ciclo economico complica le cose, peggiorando con l'intervento anche l'andamento generale. In presenza di leggi che ingessino il mercato del lavoro in uscita il ciclo economico non viene ammortizzato e si genera una percentuale minima di popolazione "resa" infungibile che rimarrà stabilmente disoccupata. Di modo che le misure normative per la stabilizzazione del lavoro si concludono necessariamente in una stabilizzazione della disoccupazione. La differenza tra l'Italia e gli Stati Uniti è nel fatto che da noi una quota di disoccupati lo rimangono per anni e sono sempre gli stessi, in America anche se magari numericamente son gli stessi nel tempo sono sempre diversi ed ognuno di essi è disoccupato per periodi brevissimi o comunque meno lunghi dei nostri.Originariamente Scritto da stuart mill
2- se io imprenditore intendo licenziare X perchè scopa mia moglie o non mi fa un pompino e una norma mi impedisce di farlo io ho diverse alternative:
- in un momento di crisi invece di licenziare Y licenzio X e dico "la crisi è giusta causa", provare "l'ingiustezza" del licenziamento e della scelta è una prova diabolica---> la legge diviene inutile
- chiudo l'azienda e la riapro due giorni dopo con gli stessi dipendenti meno l'idiota (la cosa è fattibilissma se sono piccolo imprenditore e credo che tot. € di atto notarile valgano la punizione dell'idiota che voglio licenziare, tanto fattibile da essere comune), o equivalente scappatoia---> la legge diviene inutile
- se sono una grande impresa trasferisco il dipendente in Alaska, lui si licenzia ovviamente---> la legge diviene inutile
- faccio del mobbing quando siamo solo in due in ufficio o ci sono amici compiacenti, altra prova diabolica, lui cede o ha una vita di inferno---> la legge diviene inutile anzi controproducente
- se non ho modo di fare altrimenti lo pago ma per non averlo tra i piedi non lo faccio entrare in azienda, se ne stia a casa. l'azienda soffre costi ma non produce lo stato di crisi la costringera' a licenziare dopo un po' o a crescer di meno dunque a pagare di meno ---> la legge diviene inutile anzi controproducente
Dunque l'intervento genera soltanto:
- mobbing
- cause pendenti con prove semidiaboliche (dunque cause lunghe)
- licenziamenti di altri e permanere di tensioni interaziendali
- difficoltà imprenditoriali
Senza peraltro risolvere il problema iniziale: ossia il fatto che la mia libertà mi da' il pieno diritto di licenziare o assumere chicchessia per qualunque cazzo di fottuto motivo, e nessuno puo' costringermi a fare una cosa o a non farla.
3- L'altra faccia della medaglia di questo sono le norme contrattuali o ordinamentali assurde che dicono "tu manager che ti licenzi non potrai fare il manager nell'azienda concorrente per 5 anni", questo non è assolutamente legittimo e si configura come una limitazione della volontà che è assurda per il diritto naturale. Puntualmente QUESTO modello giuridico è la causa della cosiddetta inferiorità dei lavoratori (e de facto anche di parte della loro infungibilità), poichè l'architetto non potendo licenziarsi NON POTRA' ricattare il suo padrone per avere lo stipendio più alto dicendogli magari: io mi licenzio ora e ti lascio il progetto a metà, tu che cosa fai? Questo SPUNTERA' un'arma del lavoratore e lo porrà sotto un rapporto di supremazia speciale. L'autonomia in uscita che i liberali chiedono non è quella solo del padrone ma quella SIA del padrone che DEL DIPENDENTE, tanto che negli USA prevale l'autolicenziamento rispetto al licenziamento! Quando nei film si sente "ok allora mi licenzio" non è uno scherzo, è la verità! E' IL NOSTRO INTERVENTISMO NEL MERCATO CHE GENERA LA DISOCCUPAZIONE E LE LITI SUL LAVORO, DOVE SEI LIBERO DI LICENZIARTI TUTTO IL PROBLEMA SI SEMPLIFICA!
Distinguiamo infatti due tipi di disoccupazione:
- disoccupazione connaturata a insostenibilità macroeconomica
- disoccupazione indotta da interventi alterativi del calcolo di impresa
la prima se stabile è dovuta al ciclo macroeconomico generato dallo Stato, se temporanea all'assestamento del mercato (in un mercato vi sono SEMPRE disoccupati, poichè c'è chi in questo attimo "sta cambiando lavoro" o "lo sta cercando per la prima volta" dunque è disoccupato)
la seconda se stabile è dovuta allo strapotere sindacale o agli interventi normativi e se temporanea è dovuta all'effetto della combinazione di interventi e strapotere sindacale con il ciclo.
Come sempre un intervento conduce al fallimento del fine (ridurre la disoccupazione e stabilizzare il lavoro) per cui l'intervento era nato o alla necessità di un altro intervento--->in questo caso magari assunzioni pubbliche, il famoso "scavar le buche" dei keynesiani, che è ESATTAMENTE quel che tu chiedi con "ammortizzatori sociali statali". E genera solo ulteriore tassazione dunque minore competivitià dunque minore sostenibilità di posti di lavoro dunque disoccupazione. L'intervento non "risolve" l'inefficienza, l'intervento E' l'inefficienza.
La visione misesiana si conferma vincente.





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