Poletto: «La Messa? Trovi unita
la comunità»
(da "Avvenire")
«Vivere il giorno del Signore in maniera festosa. Oggi ritengo il numero delle celebrazioni veramente eccessivo, per il numero di partecipanti»
da Torino Marco Bonatti
Troppe Messe a Torino? La questione, quasi provocatoria, viene posta dall'arcivescovo cardinale Severino Poletto nel suo messaggio alla diocesi per la Quaresima, intitolato «Una sola cosa è necessaria». Il riferimento è alla centralità dell'Eucaristia nella vita della comunità cristiana. Il titolo è un richiamo evidente alle parole di Gesù nella casa di Lazzaro, ai rimproveri di Marta e all'atteggiamento di ascolto di Maria.
L'osservazione del cardinale sul numero delle Messe in realtà si inserisce in una riflessione molto più ampia che riguarda tanto il clero quanto i laici. In questi anni è avvertito diffusamente, in diocesi, il problema della «pastorale obesa», cioè dell'affastellarsi di impegni, attività, «cose da fare» che riducono energie e risorse per la preghiera, la riflessione, l'approfondimento culturale. Ecco allora la necessità di riscoprire il vero «centro» della vita cristiana. Nel suo messaggio l'arcivescovo di Torino invita con forza e convinzione a privilegiare l'Eucaristia non solo nel momento della celebrazione ma anche e soprattutto nella sua preparazione, creando o potenziando, durante la settimana, appositi spazi di riflessione, ricerca, preghiera in vista della Messa domenicale. L'invito del cardinale Poletto guarda anche oltre, al prossimo anno pastorale 2004-2005 quando, con la sospensione della Missione diocesana, vi sarà spazio per una verifica approfondita del lavoro compiuto dal 2001 in poi. «Ogni parrocchia - scrive il cardinale Poletto - è quindi chiamata ad organizzare la propria attività pastorale portando l'attenzione soltanto su questo punto, con due momenti importanti da curare con straordinaria diligenza: un incontro settimanale della comunità, per fare una seria preparazione "spirituale" alla celebrazione eucaristica che si farà nella domenica successiva; un'unica o al massimo due celebrazioni eucaristiche festive, presentate come le più solenni e festose Messe della Comunità, sulle quali far convergere la maggior parte dei fedeli della parrocchia».
Qui il cardinale inserisce le proprie osservazioni sul numero delle Messe: «Questa potrebbe anche essere l'occasione per ridurre il numero di Messe, che ritengo veramente eccessivo. Ci sono chiese nelle quali, nonostante un numero esiguo di partecipanti, si continua a celebrare troppe Messe. Talvolta si ha l'impressione che ci si preoccupi più di mantenere il legame con piccoli gruppi di assidui frequentatori che di annunciare, celebrare e vivere in modo festoso e significativo quel grande mistero della salvezza, che nell'Eucaristia si rende presente per noi. Con questo non intendo proibire qualche altra celebrazione là dove le esigenze pastorali la rendessero necessaria, ma vorrei che si sentisse l'esigenza di far convergere i fedeli su poche Messe piuttosto che assecondare una dispersione in numerose celebrazioni, che finiscono col diventare celebrazioni "povere" per numero di partecipanti e per qualità». La riflessione di Poletto che si collega anche all'altro grande sforzo, organizzativo e pastorale, che la diocesi di Torino sta compiendo: quello di avviare, ad experimentum, le «unità pastorali», cioè un coordinamento più stretto fra le comunità cristiane vicine sul territorio. Qui si potrà definire un migliore coordinamento degli orari e concentrare gli sforzi per approfondire il senso dell'Eucaristia domenicale. Il «giorno del Signore», ricorda infine l'arcivescovo, ha da essere anche il «giorno della famiglia»: un tempo speciale da dedicare a rinforzare i legami familiari, proprio perché il contesto dei troppi impegni rende difficile anche la vita tra genitori, figli, anziani.




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