Il guaio è che non l'ho ritrovato. Riproverò quando avrò più tempo.


Il guaio è che non l'ho ritrovato. Riproverò quando avrò più tempo.


A proposito, che si fa ora? Votando "no" implicitamente si avalla la legge, astenendoci seguiamo il consiglio di Ruini e di Boffo con lo stesso risultato...Originally posted by franco damiani
La legge 40 è una legge immorale, in quanto la FIVET, omologa o eterologa, è sempre omicida.
Ci vorrebbe una nostra dichiarazione pubblica che ci asteniamo non per avallare la legge ma per condannarla. Io quessta dichiarazione la farò e la manderò a tutti i giornali. Preso come sono dalla mia vicenda scolastica, mi mancano al momento il tempo e le energie per organizzare una raccolta di firme.


Era una ripetizione del messaggio sulla profanazione "marciana",


UNA VOCE VENETIA
Messe latine antiche nelle Venezie
Venezia | Belluno | Gorizia | Mantova | Padova | Pordenone | Treviso | Trieste | Udine | Verona | Vittorio Veneto
Il Coordinatore di Una Voce delle Venezie ha preso posizione, con la lettera pubblicata sul Corriere del Veneto del 16 febbraio, qui riprodotta, sul sacrilegio di domenica 6 febbraio in basilica di S. Marco (cfr. anche Il Gazzettino, 9 febbraio 2005). Resta ferma la nostra preoccupazione e denuncia per i rischi e i danni derivanti dalla Comunione in mano.
Una Voce Venetia
_____________________
LETTERE
RELIGIONE
Eucarestia e profanazioni
La profanazione sacrilega delle specie eucaristiche avvenuta giorni fa nella basilica di San Marco suscita giusta esecrazione e sconcerto, tanto più che neppure l'intervento degli addetti alla Sacrestia di una delle chiese più controllate del Veneto ha potuto impedirla, e i responsabili si sono allontanati senza conseguenze. Ma tant'è, ormai Venezia fa parte dell'Italia, la patria del diritto, della licenza e dell'impunità. I fatti, come si sono svolti, pongono un interrogativo. Alcuni nordafricani, a quanto si è appreso, dopo aver turbato la celebrazione della messa, hanno ricevuto la Comunione in mano e hanno cercato di allontanarsi con la particola: obbligati a ingerirla dal personale della basilica, sono usciti e l'hanno sputata per terra per spregio (l'ostia per fortuna è stata recuperata, ma poteva andare molto peggio). Quello che non si capisce è perché a queste persone - che già avevano palesato la loro attitudine profanatoria - sia stata data la Comunione in mano, quando la Santa Sede prescrive espressamente che "se c'è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli" (Istruzione Redemptionis sacramentum, 92 if). La verità è che oggi molti sacerdoti la Comunione la danno sempre e comunque in mano, magari anche al fedele che la vuole in bocca, e non si ricordano più che nelle nostre terre è tradizione secolare ricevere l'ostia sulla lingua. Anzi, sembra proprio che questa tradizione la si voglia cancellare. La Comunione in mano, si è sempre saputo, non evita, ma rende più facili l'irriverenza e la profanazione. Le conseguenze si vedono, è inutile lamentarsi
Fabio Marino
Padova
da "Corriere del Veneto", 16 febbraio 2005
DOCUMENTI
Istruzione "Redemptionis sacramentum"
Responso della Congregazione per il il Culto Divino, 1999
ARTICOLI CORRELATI
Eucarestia e profanazioni (Corriere del Veneto, 16 febbraio 2005)
Africani sputano l'ostia sul selciato (Il Gazzettino, 9 febbraio 2005)
Este, sedicente "ortodosso" cerca di trafugare l'ostia ricevuta in mano (Il Mattino, 23 luglio 2004)
La santa Comunione sulla lingua. Ragioni teologiche, di don Ivo Cisar


Da "Linea" del 22 febbraio, p. 2:
La Chiesa e il "debito coniugale"
La Chiesa manda in pensione il vecchio concetto di "debito coniugale" e lo sostituisce con quello di "comunuione, complicità e sintonia piena e totale dei cuori e dei corpi". Il sesso, insomma, come linguaggio e comunicazione e come elemento necessario per la riuscita del matrimonio.
Ha comtenuti quasi rivoluzionari la relazione presentata dal vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico, monsignor Paolo Rigon, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario ecclesiastico, e ripreso dall'arcivescovo di Genova, cardinale Tarcisio Bertone.
Resta il veto ai rapporti prematrimoniali (anche se molti sacerdoti tendono oggi ad assolvere questo comportamento, come ha sottolineato il cardinal Bertone) ma si allontana sempre più la visione sessuofoba, mentre assume rilievo quella del completamento della persona attraverso l'incontro tra uomo e donna, con le loro diverse identità.
E sempre dalla Chiesa arriva l'invito agli sposi di non lasciarsi assorbire totalmente dai problemi quotidiani e dai figli, dimenticando l'intesa di coppia: un invito esplicito a non trascurare il sesso, seppur nell'ambito del matrimonio, nelle sue varie espressioni.
Nella relazione di Rigon si parla di intesa sessuale, di tenerezza, di rapporto sessuale come linguaggio dell'amore, di necessità di una corretta educazione sessuale, dell'importanza degli sguardi, della tenerezza, di un dialogo fatto anche di attenzioni e gesti. Il linguaggio dei corpi - si legge - è il linguaggio di Dio che per manifestare se stesso nel mondo ha scelto il maschile e il femminile.
Parole innovative, lontane dal concetto di rapporto sessuale finalizzato alla sola procreazione, che hanno sorpreso più di un partecipante all'inaugurazione dell'anno gioudiziario.
"Non è certo un invito al libertinaggio - precisa Bertone - semmai si tratta di un innalzamento a un livello alto dell'antropologia e della sessualità, troppo spesso svalutata e ridotta al solo aspetto materiale".
Qualche domandina: ma che c'entra 'sto repertorio da "posta del cuore" con l'"anno giudiziario ecclesiastico"?
Ed è proprio necessario che un "monsignore" si metta a scopiazzare Susanna Agnelli o la Graziottin?
Per tutta la tematica consiglio la rilettura dell'articolo di don Ricossa sulla "Familiaris consortio" nel n. 40 di "Sodalitium": una delle caratteristiche salienti del "pontificato" di Wojtyla è questa autentica ossessione del sesso. Quando poi ci si mette anche il "telecronista" Bertone...


In questa mailing-list non è stata seguita l'agonia "del Papa" ma dell'uomo che ha usurpato per 26 anni questo titolo e che si è, certo, dedicato alla Chiesa ma per distruggerla (in buona o in malafede questo lo saprà il Signore). Ls condizione per essere santi è essere cattolici ed è alquanto dubbio, almeno a giudicare dal complesso dei suoi atti e delle sue parole, che GPII lo fosse (la fede è integra o non è). Anche ammettendo che una sola
delle centouno eresie che gli attribuisce Holywar fosse vera, basterebbe quella a impedire la sua santità. Ciò non ci ha impedito né ci impedisce di pregare per la sua anima, anzi con particolare intensità ("portate in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia"). Certo, probabimente capiremo sempre meglio più andremo avanti quanto grandi siano le rovine che questo "pontificato" ha seminato.
E le nostre povere voci, accanto a quelle di Blondet e di Fini, sono le uniche che si sono staccate dal coro degli osanna. E' troppo anche questo?
Franco Damiani


Il tradimento dei Commissari o
il tradimento dell’episcopato
don Giuseppe Murro
I lettori di Sodalitium sono al corrente della
grave crisi modernista che imperversò nella
Chiesa agli inizi del XX secolo. Oggi, in
seguito al Concilio Vaticano II, i sostenitori
di questi errori sono ancora più numerosi:
benché si dicano cattolici, di fatto non lo sono.
E la “gerarchia” è d’accordo con loro.
La Fede infatti consiste nell’adesione dell’intelligenza
a tutte le verità che Dio ci ha rivelato
e che la Chiesa ci trasmette col suo Magistero.
La Rivelazione fatta da Dio è stata
un fatto pubblico e oggettivo, finita con la
morte degli Apostoli. Il Papa San Pio X
spiega nell’Enciclica Pascendi (8-9-1907) che
i modernisti non si limitano a negare qualche
punto della Rivelazione o dell’insegnamento
della Chiesa, come fecero altri eretici
in passato, ma distruggono completamente
tutta la Fede. Per di più questi nuovi eretici,
invece di uscir fuori dalla Chiesa, “si celano
nel seno stesso della Chiesa, tanto più pericolosi
quanto meno sono in vista… fingendo
amore per la Chiesa, si spacciano per riformatori
della Chiesa… si gettano su quanto vi
è di più santo nell’opera di Cristo, non risparmiano
la persona stessa del Redentore
divino, che con ardimento sacrilego, rimpic-
cioliscono fino alla condizione di un puro e
semplice uomo”. Per essi il Cristo realmente
vissuto sarebbe soltanto un uomo. Uno dei
loro principi si enuncia con la distinzione tra
il “Cristo della storia” ed il “Cristo della fede”,
spiegata da Papa Pio X: “Nella persona
di Cristo, dicono, la scienza e la storia non
trovano nulla al di là dell’uomo”. In altri
termini, il “Cristo della storia” sarebbe quello
che visse realmente sulla terra duemila
anni fa e sarebbe stato un uomo come tutti
gli altri, senza nessun carattere soprannaturale.
I Vangeli non sarebbero libri storici:
tutto quanto vi è di soprannaturale nei Vangeli
- che mostra come N. Signore è il Messia
ed è Dio - costituirebbe il “Cristo della
fede”, uno “sfiguramento” della persona
storica di Gesù, frutto di invenzioni dei cristiani
di qualche decennio posteriore. Insomma
per i modernisti la religione cattolica
è una mitologia, ed i Vangeli ne sono il mito
fondatore.
S. Pio X fa notare come quest’eresia, che
congiunge agnosticismo e immanentismo, è
peggiore delle precedenti: l’agnosticismo,
non credendo a Gesù Cristo ed ai Vangeli,
conduce all’ateismo pratico. Per l’immanentismo
poi, la religione non proviene dalla Rivelazione
che ci è insegnata dalla Chiesa, ma
nasce da un bisogno interiore dell’uomo, da
un sentimento di cui si prende coscienza: le
formule dogmatiche perciò per i modernisti
non sono solo dei concetti speculativi, ma
devono essere vitali, devono vivere della
stessa vita del sentimento religioso; e per
questo devono essere rielaborate, secondo il
cambiamento del sentimento religioso, altrimenti
non sarebbero più “vissute”. Di là si
conclude che i dogmi devono evolversi secondo
i tempi e, logicamente, si finirà per
pensare che ogni religione in fondo è vera. I
modernisti in realtà non hanno la Fede, sono
praticamente degli atei, ma parlano di religione
e si fan passare come i più ferventi tra i
cattolici. Ma chi sono oggi i modernisti?
I Commissari
Jean Madiran, giornalista francese direttore
di Présent, fondatore della rivista Itinéraires
(di cui Sodalitium ha parlato nel n. 56
per tutto quel che fece per la salvagurdia
della Messa) ha pubblicato un libretto intitolato
“La trahison des commissaires” (Il
tradimento dei commissari), diffuso in Francia
dalla Diffusion de la Pensée Française,
Dominique Martin Morin ed altri. Jean Madiran
non ha la nostra posizione sulla situazione
attuale dell’Autorità della Chiesa, ma
il suo studio analizza in modo chiaro gli atti
dei “Commissari”, che sono i membri della
Commissione dottrinale della Conferenza
Episcopale Francese. Questa Commissione,
composta soprattutto da vescovi, anche se
non ha nessun potere canonico, ha un enorme
potere di fatto, poiché esprime ufficialmente
il pensiero collettivo dell’episcopato.
Ogni persona che sente l’espressione
“commissione dottrinale” immagina che si
tratti dei difensori di una dottrina. Nella
Chiesa cattolica, si pensa ai teologi, guardiani
del dogma e della rivelazione; nella crisi
attuale, ove le verità di fede non vengono
più insegnate nella loro integrità, il pensiero
va a quei conservatori – come il card. Ratzinger
– che cercano di evitare di giungere
alle conseguenze estreme, benché logiche,
dei principi enunciati al Concilio Vaticano
II. Che cosa ha fatto dunque questa Commissione
dell’Episcopato Francese?
Jean Madiran prende in esame nel suo
studio tre interventi di detta Commissione,
di cui due sono stati pubblicati su La Documentation
Catholique (= D.C.). Noi ci limiteremo
ai primi due.
LA “BIBLE BAYARD”
Il primo testo esaminato da Madiran è
un comunicato che approva la Bible Bayard
e che si trova all’inizio dell’opera. «Nel mese
di agosto 2001 – spiega Madiran - inizia
nell’universo francofono la diffusione di
un’opera intitolata sobriamente Bible. Una
copertina di plastica trasparente aggiunge al
titolo la seguente menzione: Nuova Tradu-
zione». L’editore canadese è Médiaspaul,
cioè le Paoline. In Francia sono les Editions
Bayard, che pubblicano (tra l’altro) il quotidiano
La Croix, organo dell’episcopato francese,
e La Documentation Catholique, che
pubblica i documenti più importanti della
Santa Sede in lingua francese. Per questo
motivo, l’opera suddetta in Francia sarà
chiamata correntemente la Bible Bayard.
«L’attenzione - scrive Madiran - fu attirata
subito dalla traduzione stessa… Le espressioni
strane, aggressive o sfrontate vi abbondano,
come ad esempio far dire a Gesù:
“Meglio crepare!”… E le prime critiche,
espresse molto raramente in pubblico, portarono
sulle singolarità del vocabolario e
sullo stile della “nuova traduzione”». La
Commissione sembra essersi resa conto di
questo linguaggio volgare ed ammette che
“questa traduzione non può essere l’oggetto
di un’utilizzazione liturgica”, ma in fondo la
trova buona perché “ne riconosce la portata
letteraria”. Utilizzare per dei testi sacri un
tale linguaggio, non è un segno di fede, di
amore e di rispetto verso la parola di Dio.
Più importante ancora del linguaggio è il
contenuto. La Commissione sottolinea la fedeltà
alla tradizione della Fede: “riconosce
che l’apparato critico che comporta introduzioni,
note e glossari, permette d’iscrivere
questa traduzione nella tradizione vivente
della fede (…) e ne incoraggia la lettura”.
Che cosa dicono le introduzioni, note e glossari
che meritano la lode della Commissione?
Chi le ha scritte?
I vangeli scritti da uno sconosciuto
A questo lavoro hanno partecipato 27
esegeti e 20 scrittori e poeti contemporanei.
Tra di essi vi è André Myre, dottore in studi
ebraici, professore onorario della Facoltà di
teologia dell’Università di Montréal, autore
di diversi libri pubblicati da editori cattolici
quali: Voir Dieu de dos (Médiaspaul, 2000) et
Un souffle subversif. L’esprit dans les lettres
pauliniennes (Bellarmin/Cerf, 1987). Per la
Bible Bayard André Myre «ha redatto l’introduzione
generale alla Nuova Alleanza e
l’introduzione generale ai Sinottici, ed anche
l’introduzione particolare e le note al vangelo
di Matteo, alle lettere ai Tessalonicesi, alle
lettere a Timoteo e Tito e alla lettera di Giuda.
Era membro del “consiglio editoriale”
che presideva l’edizione di questa Bibbia». I
passi più significativi di quest’autore, ci segnala
sempre Madiran, si trovano alle pagine
2989-2992 della Bibbia: «Secondo André Myre,
nessuna parola di Gesù riportata dai Vangeli
è autentica. Sono tutte delle invenzioni
posteriori, immaginate dagli scribi che non
sono né Marco, né Matteo, né Luca, né Giovanni,
e che non hanno conosciuto il Cristo,
ma che si sforzano di farlo parlare». Così è
chiaro chi è André Myre: non è certo un autore
cattolico, ma un modernista, come S. Pio
X l’ha descritto, e di quelli che non nascondono
le loro idee. Leggiamolo: «Verso la fine
della caduta di Gerusalemme nell’anno 70
(…) un autore sconosciuto, al quale la tradizione
ha dato il nome di Marco, ha l’idea si
servirsi delle tradizioni di cui dispone organizzandole
sul modello dello svolgimento di
un’esistenza umana. Non fa altro che metterle
le une dopo le altre, e le ordina in modo tale
che diventino parole attuali del Cristo per la
sua comunità (…). Sono i bisogni dei fratelli e
sorelle nella fede che motivano la sua scelta
dei testi, il luogo ove porle, le modificazioni
che le fa subire, i legami che crea fra di loro,
ma non il ricordo di un Gesù che non ha mai
incontrato, né la conoscenza di una Palestina
che non ha mai visitato» (p. 2991). Come ha
potuto questo “autore sconosciuto” inventarsi
tutto ciò? Grazie alla letteratura dell’antichità
orientale e occidentale, risponde André
Myre: «I Vangeli non sorgono in un vuoto letterario.
Gli scribi che li redigono sono gli eredi
delle culture millenarie. Per interpretare, raccontare,
far parlare Gesù Cristo, utilizzano
l’insieme delle Scritture (Lc 24, 47), ciascuno
secondo le sue competenze: l’uno si ispira ai libri
della saggezza, un altro alla tradizione
profetica, un altro alla sua conoscenza dei Salmi,
un altro tirerà profitto dalla sua capacità di
discutere partendo dai testi scritturali, ecc. Così
tutta la ricchezza culturale del Medio Oriente
antico contribuisce, senza parlare dei canoni
letterari dell’Occidente…» (p. 2990). “Insomma,
conclude Madiran, il Gesù della fede
non ha che l’esistenza leggendaria di un mito
fondatore”. I Vescovi hanno condannato una
tale eresia che mina alla base la Fede, la Rivelazione,
i Vangeli? No, anzi sono d’accordo
e l’hanno approvata.
Madiran ci trasmette per intero il Comunicato
della Commissione: «“Se stima che
questa traduzione della Bibbia non può essere
oggetto di un’utilizzazione liturgica, la
Commissione dottrinale dei Vescovi di Fran-
cia riconosce che l’apparato critico che comporta
introduzione, note e glossari, permette
di iscrivere questa traduzione nella tradizione
vivente della fede cattolica. Attenta al lavoro
intrapreso dagli editori e avendo il desiderio
di sostenerlo, ha comunque deciso di
prendere il tempo necessario per verificare la
ricezione di questa nuova versione da parte
dei cattolici e per apprezzare la sua fedeltà
profonda alla rivelazione divina. Sapendo
che le sante Scritture sono state sempre l’oggetto
di espressioni culturali, in particolare
nella musica e nelle arti plastiche, la Commissione
dottrinale sottolinea l’importanza di
questa traduzione; ne riconosce la portata letteraria
e ne incoraggia la lettura”. Questa nota
è firmata: La Commissione dottrinale dei
Vescovi di Francia».
Il lettore noterà che si tratta di un’approvazione
con una leggera riserva: la Commissione
prenderà “il tempo necessario per verificare
la ricezione di questa nuova versione da
parte dei cattolici e per apprezzare la sua fedeltà
profonda alla rivelazione divina”, riserva
alla quale facciamo due osservazioni. 1° la necessità
di verificarne la ricezione da parte dei
cattolici: perché? La Commissione ha forse dimenticato
che N. Signore ha fondato una
Chiesa Gerarchica e non democratica, e che
essa deve giudicare le idee nel loro valore intrinseco,
e non secondo l’opinione della maggior
parte dei cattolici? 2° la necessità di apprezzare
la sua fedeltà profonda alla rivelazione:
ciò vuol dire che i vescovi non sono ancora
sicuri che questa Bibbia sia conforme alla Rivelazione.
Ma allora cosa fa la Commissione
dottrinale, la studia senza valutarla? Come
può approvare, lodare e incoraggiare la lettura
di una Bibbia, come può affermare che
questa traduzione è conforme alla tradizione
vivente della fede cattolica, senza saper se è
fedele alla Parola di Dio? Per ogni persona
che ha la Fede, queste contraddizioni sono insolubili,
non vedrà che follia o mancanza di riflessione
da parte della Commissione. Ma i
suoi membri sono lungi dall’essere delle persone
irragionevoli o sconsiderate. L’unica soluzione
a queste contraddizioni si situa nello
spirito modernista, per il quale la Fede non riposa
sulla Rivelazione oggettiva trasmessa
dalla Chiesa, ma su un sentimento immanente
o soggettivo. Secondo l’insegnamento del Vaticano
II (ad es.: Unitatis Redintegratio I, 3),
un protestante o uno scismatico può avere la
Fede anche se non crede a tutta la Rivelazio-
ne o al Magistero della Chiesa (1). In quest’ottica,
alcuni redattori della Bible Bayard (tra di
essi vi sono degli scismatici, degli ebrei…), anche
se non credono a ciò che è considerato come
rivelato dalla Chiesa (ad es. il Vangelo),
possono avere la Fede! E se in questa Bibbia
manifestano le loro idee, ciò non pone nessun
problema alla Fede! La Commissione ha dunque
le stesse idee di André Myre, con la differenza
che quest’ultimo ha il coraggio di manifestarle
apertamente, la Commissione utilizza
delle circonlocuzioni; inoltre, se qualcuno le
rimproverasse questa approvazione, essa potrebbe
sempre dire che non ha ancora valutato
la fedeltà alla rivelazione…
Jean Madiran nota giustamente: «È comunque
una grave responsabilità: l’apostasia
(immanente, ma virulenta) dell’ipercritica negazionista
era diffusa… Dopo appena un anno,
il 12 giugno 2002, La Croix si felicitava
dell’enorme successo di libreria: “120.000
esemplari venduti in Francia, in Canada, in
Belgio, in Svizzera”. Centoventimila lettori,
forse centoventimila famiglie, avevano piamente
ricevuto, con la garanzia episcopale,
l’idea che il “Gesù della fede” è un’astuta invenzione
di compilatori sconosciuti». L’apostasia
dei vescovi si diffonde tra i fedeli.
Quest’approvazione non è un fatto isolato.
Il 4 giugno 2002 il Comitato di teologia
dell’Assemblea dei vescovi del Québec (Canada)
pubblicava una nota teologica e pastorale
in cui si legge: “Bisogna salutare con riconoscenza
la pubblicazione di questa nuova
Bibbia. Ogni nuova traduzione vuol essere
un arricchimento del patrimonio dell’espressione
della fede nella Parola di Dio. Quella
che ci offrono le Éditions Bayard et Médiaspaul
costituisce in più un accurato apporto
dell’espressione letteraria di questi testi antichi
scritti in altre lingue… Garantendo la fedeltà
al testo sacro, l’espressione francese è stata
considerevolmente rinnovata… Si tratta di
una bibbia fedele al testo sacro? Sì, gli esegeti
hanno tenuto conto di quest’aspetto. I lessici,
note e introduzioni giustificano questa fedeltà…
Ben situata nel suo contesto editoriale,
questa bibbia ha il suo posto a fianco di altre
traduzioni che conosciamo. La sua lettura
1) Insegnamento sviluppato da Giovanni Paolo II: “Le
comunità di cristiani non cattolici hanno in comune con la
Chiesa cattolica una comune fede apostolica in Gesù Cristo
Salvatore”. Discorso ai rappresentanti delle altre religioni
cristiane a Nairobi, il 7-05-1980, OR 20-05-80, p. 9.
può nutrire la fede, e, rinnovando la comprensione
dei testi sacri, può soddisfare il nostre
piacere letterario. Tenendo conto di quel
che precede, il Comitato di teologia non può
che raccomandarne la lettura”. Se la Commissione
francese non sapeva ancora valutarne
la fedeltà alla Rivelazione, il Comitato
del Québec ci assicura che ne è fedele!
Jean Madiran ci dice che due soli vescovi
hanno protestato davanti a quest’apostasia.
Mgr Guillaume, vescovo della piccola diocesi
di Saint-Dié scriveva nel 2002: “La Bible
Bayard non è una Bibbia cristiana”. Mgr
Cattenoz, arcivescovo d’Avignon dichiarava
nella primavera del 2003: “No, questa Bibbia
non è della Chiesa”.
Ma, diciamo noi, se questi due vescovi
hanno ragione, gli Episcopati che hanno accettato
una tale apostasia come possono essere
ancora chiamati “cristiani” o “della
Chiesa”?
LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO
Il secondo testo presentatoci da Madiran
è una “Nota della Commissione dottrinale
dei vescovi di Francia sulla trasmissione televisiva
Les origines du christianisme”, realizzata
da Gérard Mordillat e Jérôme Prieur
sul canale Arte. Questa nota del 23 marzo
2004, apparsa sulla D.C. del 16 maggio 2004,
era preceduta da un’introduzione di Mgr
Jean-Louis Bruguès, vescovo di Angers e
presidente della suddetta Commissione. In
questa introduzione Madiran, nell’osservare
l’eccessiva indulgenza verso il canale Arte
(definito “un canale di qualità”) e verso i
due realizzatori (che “proseguono la loro inchiesta
e si interessano alla nascita del cristianesimo”),
commenta: «Conferire a Arte il
brevetto generico e assoluto di “canale di
qualità”, senza nessuna riserva, è ingannare
il pubblico. Arte è un canale di una parzialità
evidente in favore di tesi, di movimenti,
di personaggi social-comunisti, e di un’ostilità
subdolamente militante verso il cattolicesimo.
La Commissione dottrinale non se
n’è accorta, oppure non ha voluto che il
pubblico cattolico ne sia avvertito?».
I realizzatori
Quanto ai realizzatori, Mordillat et
Prieur, la Commissione non lesina stima per
il loro lavoro scientifico: “Questa serie rap-
presenta un saggio di volgarizzazione della
ricerca esegetica e storica sui due primi secoli
dell’era cristiana. Questo saggio riprende
un’inchiesta aperta già da tempo. La rende
tuttavia attuale esponendo i risultati scientifici
attuali. La maggior parte delle trasmissioni
(fatta eccezione della fine della 5a, della 9a, e
della 10a) testimonia la preoccupazione di
onestà e di oggettività nella presentazione dei
problemi e della diversità delle posizioni”.
Madiran commenta: «Si vuol considerare arbitrariamente
Gérard Mordillat et Jérôme
Prieur come degli interlocutori scientificamente
qualificati e mentalmente corretti…
Mordillat è un ateo militante di estrema sinistra,
è stato animatore della petizione contro
il divieto del “minitel rose” ed anche di
quella per la liberazione di Toni Negri,
l’ideologo delle Brigate Rosse. Quanto al livello
intellettuale, culturale, “scientifico” del
tandem Mordillat-Prieur, se ne può avere
un’idea quando si legge, sul quotidiano [di
estrema sinistra, ndr] Libération del 31 marzo,
ed ancora del 7 aprile [2004], che pretende
che i fabbricanti di immagini sacre non
hanno mai voluto, nella crocifissione, mostrare
Gesù nudo perché la Chiesa teneva a
nascondere la sua circoncisione per occultare
il fatto che era ebreo! Il tandem ignora
che dal VI secolo la Chiesa ha celebrato liturgicamente
ogni anno la festa della Circoncisione
del Signore… Queste persone si
permettono di parlare di Chiesa ignorando
che il 1° gennaio è la festa della “Circoncisione
di Nostro Signore”». Lo stesso “tandem”
negli anni 1997-8 ha realizzato un’altra
serie televisiva, intitolata “Corpus Christi”
sempre per Arte, dove ha “studiato” il Vangelo
di S. Giovanni. Quale ne fu il risultato?
Essi stessi l’hanno dichiarato in un’intervista
a Pascale Laniot: «(…) abbiamo capito fin
dove il testo dei vangeli era stato scritto. Ciò
vuol dire, l’opera di scrivani, di redattori che
avevano lavorato ogni parola, ogni frase come
tutti gli scrivani lavorano il proprio testo.
Il testo è chiamato “sacro” ma in realtà non
lo è. È più complicato. La sua sacralizzazio-
ne è come un vetro protettivo che ci tiene a
distanza… Come scriveva Yedi Frends già
nel 1833: “Sotto l’ordine pacifico di caratteri
da stampa, sotto la numerazione rassicurante
di versetti, nel conforto di capitoli chiaramente
delimitati, il lettore scopre un racconto tormentato,
agitato da contraddizioni, da violenze,
talvolta appesantito da ripetizioni, talvolta
balbettante, ignorante la geografia del
paese che pretende di descrivere, sbagliandosi
sulla botanica, l’orientazione dei venti, mal
articolato, con aggiunte e tagli visibilissimi,
urtando le sue ossa le une contro le altre,
mortificando la sua carne, ferendola o elevandola
improvvisamente con folgorazioni
inaudite o ritrovati narrativi, uscendo con
forza dall’ombra: un corpo vivente dietro un
vetro che doveva proteggerlo”». Questo giudizio
ricorda le Toledoth Jeshu, gli scritti
contenenti le peggiori calunnie degli ebrei
contro Gesù Cristo. Mordillat et Prieur hanno
avuto successo: il sito Internet di Arte, ci
informa che “il loro lavoro è stato premiato
due anni di seguito dal Clio de l’Histoire, ed
anche dalla medaglia Yedi Frends (Gerusalemme)
e dal Golden Rainbow del Cambridge
Historical Film Festival (Gran Bretagna)”.
La conclusione di tal lavoro fu riassunta dallo
stesso “tandem” in queste domande: “Come
misurare quel che separa il Gesù della
storia da quello che è diventato sotto la figura
di Gesù Cristo nel corso della tradizione cristiana?
Il suo corpo crocifisso è quello di un
Dio? Quello di un uomo? O il corpo di un
testo?”. Almeno dal 1998 Mordillat et Prieur
dicono subdolamente che i cattolici non adorano
un Uomo-Dio, forse neanche un uomo,
ma dei testi scritti… Con simili idee, cosa
possono dire sull’origine del cristianesimo?
E pertanto la Commissione ci presenta Mordillat
et Prieur come degli interlocutori
scientificamente qualificati e mentalmente
corretti…
Quale critica?
Innanzitutto la Commissione sembra criticare
la trasmissione: “Tuttavia i realizzatori
hanno un disegno: difendere una tesi. Questa
si esprime per mezzo di una voce ‘off’ e nel
modo in cui il montaggio è stato realizzato
(…). Può formularsi così: l’origine del cristianesimo
si trova nel giudaismo. Sotto l’impulso
dell’azione di Paolo e del suo pensiero
espresso nelle sue lettere, la Chiesa nel secon-
do secolo (composta essenzialmente da cristiani
venuti dal paganesimo) ha rotto con il
giudaismo e si è volontariamente appropriata
dell’eredità di Israele, pretendendo sostituirsi
ad esso e costituire il Verus Israel”… “Una
tesi da discutere… vicinissima alla lettura fatta
da uno o l’altro degli universitari ebrei intervistati”…
“La tesi difesa, giustificata dalla
prospettiva assolutamente storica, non è forse
occupata dalla vecchia tentazione positivista
che consiste nell’opporre alle luci critiche
dell’inchiesta storica i pregiudizi della credenza,
facendo pensare che solo i primi sarebbero
disinteressati e liberi da ogni a priori…”.
I vescovi trovano che Mordillat et
Prieur, pur essendo degli onesti ricercatori
disinteressati a causa della loro prospettiva
assolutamente storica, non sono veramente
oggettivi, hanno già il loro partito preso,
molto vicino a certi ebrei. Ritorneremo più
tardi sulla questione dell’oggettività storica.
Che cosa rimproverano? “Certe inesattezze”
e un procedimento “falso e tendenzioso”:
“È inesatto presentare Paolo in opposizione
al giudaismo in quanto tale (mentre si
opponeva ai cristiani giudaizzanti), come negatore
della Legge (il pensiero di Paolo in
materia è molto fine e complesso, e gli autori
non ne tengono conto), come colui che abbia
sviluppato un messaggio che occulta quello
di Gesù di Nazaret. È inesatto attribuire alla
Chiesa una volontà deliberata di rompere col
giudaismo, volontà alla quale sarebbe stata
associata la pretesa di essere fedele alla tradizione
d’Israele. È inesatto attribuire al solo
cristianesimo la pretesa di essere «l’autentico
Israele». Fu una pretesa condivisa dalla maggior
parte delle correnti giudaiche all’epoca
di Gesù. È falso e tendenzioso di dare come
sottotitolo «propaganda» come equivalente
di «testimonianza» (3a puntata della trasmissione)”.
«Arrivati a questo punto della lettura, dice
Madiran, si può pensare che la Nota, per
nulla prigioniera della svista sulla validità
scientifica del tandem Mordillat-Prieur, non
si lascia ingannare. Ma ecco che segnala “un
conflitto d’interpretazioni ignorato”». Leggiamo
ancora il testo della Commissione: “Le
questioni che sono evocate [nella trasmissione]
sono sovente delle vere questioni… Molte
questioni che sono qui affrontate devono normalmente
sfociare in molteplici risposte, a seconda
che si ricevano in seno alla fede ebraica
o in seno alla fede cristiana. Esse sfociano in
un conflitto di interpretazioni che rinvia, in
particolare, alla decisione presa verso la persona
di Gesù. Siamo nel cuore non solo di un
dibattito di storici o di esegeti, ma di un problema
– diciamo meglio, di un dramma – teologico.
Là tutta la persona è coinvolta di fronte
al Messia di Israele, riconoscendolo sì o no
in Gesù, morto e resuscitato. Le interpretazioni
che suscitano le diverse posizioni meritano
rispetto piuttosto che rivalità o presa di posizione
partigiana”. Madiran commenta: «Bisogna
dunque intendere che il “conflitto ignorato”,
è ignorato da Prieur et Mordillat? oppure
da “molti tra i cristiani”?… Non stiamo
a cavillare sui dettagli incresciosi della redazione
(la “decisione”, è la parola giusta? sulla
via di Damasco, Paolo “ha deciso”? ed ancora:
ogni rivalità non è per forza irrispettosa,
ed ogni presa di posizione non è per forza
partigiana). Ma la Nota continua così: “La
lettura cristiana non contesta la lettura ebraica,
aventi ciascuna il proprio registro d’interpretazione.
Che l’una abbia ragione non comporta
che l’altra abbia torto. È evidentemente spiacevole
mascherare questa realtà essenziale del
dialogo contemporaneo tra cattolici e ebrei”.
Ci avevano appena detto (rileggiamo) su cosa
verte la divergenza d’interpretazione: “tutta
la persona è coinvolta di fronte al Messia di
Israele, riconoscendolo sì o no in Gesù, morto
e resuscitato”. Riconoscendolo o no vero
Dio e allo stesso tempo vero uomo, seconda
persona della Santa Trinità. Sì o no. Ma secondo
la Commissione dottrinale, il sì non
contesta il no. Prendiamone atto. Sarebbe
stato forse più delicato affermare che inversamente
la “lettura ebraica” non contesta la
“lettura cristiana”. Ciascuna ha il proprio registro
d’interpretazione; ma come si può dire:
“Che l’una abbia ragione non comporta che
l’altra abbia torto”? Come si può affermare
che Gesù è Dio senza che questa affermazione
comporti che si ha torto di negarlo? Come
ammettere simultaneamente il sì e il no?
L’ultima frase non lo spiega di certo, e pertanto
è presentata (sembra) come la spiegazione.
Lo stato legittimo del sì e del no,
dell’affermazione o della negazione della divinità
di Gesù Cristo, ci sembra essere proposto
come “questa realtà essenziale” del dialogo
contemporaneo tra cattolici ed ebrei. Il
dialogo stesso è una realtà, essenziale se si
vuole, ma allora essenziale in sé, ma per nulla
essenziale e neanche accettabile come giustificazione
logica o teologica della pretesa
compatibilità dei contraddittori. La sola via
d’uscita che sia aperta a quest’aporia sarebbe
di considerare che l’affermazione e la negazione
della divinità del Cristo non sono delle
proposizioni contraddittorie (l’una per forza
vera, l’altra per forza falsa), ma delle proposizioni
semplicemente contrarie: perché i contrari
possono in un certo modo andare insieme,
possono essere falsi tutti e due allo stesso
tempo. E la via d’uscita sarebbe la ricerca di
una nuova verità, al disopra delle due contrarie
erronee… A nostro avviso, è una necessaria
implicazione, è un’implicazione oggettiva
di quel che è enunciato, che i redattori ne abbiano
avuto coscienza oppure no». In altri
termini, secondo la Nota, il fatto che Nostro
Signore sia Dio non è una verità di Fede, chi
lo nega non ha torto, la verità è altrove.
La storicità dei Vangeli
La Commissione aveva criticato Mordillat-
Prieur d’aver ceduto alla tentazione positivista,
secondo la quale il credente non può
fare un’inchiesta storica disinteressata e libera
da ogni a priori. E poi finisce per dar loro
ragione quando scrive: “La storiografia non
si contenta di riferire i fatti, essa li interpreta e
permette ai lettori d’interpretarli a loro volta.
Nella misura in cui è confessionale, il procedimento
evangelico è anche storico, rinunciando
in ogni modo ad un’ideale di oggettività
illusorio”. La gravità di questa frase
non è sfuggita a Madiran: «In altre parole: è
un’illusione credere che il Gesù della fede
cristiana avrebbe un’oggettività storica?».
Sì, per l’ennesima volta la commissione fa
capire che non si devono considerare i Vangeli
come un libro oggettivamente storico e
colui che lo pensa vive nell’illusione.
Effetti positivi della trasmissione
La Commissione osserva due effetti negativi
di questa trasmissione: “una parte dei
telespettatori non potrà far altro che acconsentire
alla pseudo-dimostrazione”; “un’altra
parte dei telespettatori – credenti – rischia di
essere fissata da queste trasmissioni in un sospetto
e un rifiuto verso l’esegesi critica e la
ricerca storica”. Poi enumera gli aspetti positivi:
“Questa serie di documentari potrà costituire
uno strumento di lavoro utile nei gruppi
già bene al corrente sulle ricerche scientifiche
evocate… Queste trasmissioni potranno aiu-
tare i cristiani a conoscere bene il periodo
della nascita del cristianesimo… I dibattiti
qui aperti possono diventare un appoggio, in
particolare, per far progredire la conoscenza
che i cristiani hanno del loro rapporto con il
mistero di Israele… Infine, questa serie di documentari
ci invita a proporre ai cristiani
un’attenta lettura della Scrittura nel suo insieme”.
Ciò vuol dire che questa trasmissione,
anche se farà perdere la Fede ad alcuni, farà
del bene «nella prospettiva di un progresso
dell’intelligenza credente grazie all’esegesi
critica ed alle ricerche storiche»!… “Una lettura
autenticamente ecclesiale delle Scritture
onora la confessione della fede e dà luogo ad
un lavoro dell’intelligenza al servizio di una
crescita del senso del testo. Sappiamo quali
difficoltà provano i cristiani ad entrare in
una tale prospettiva”. Madiran scrive: «Vi
sono infatti “dei” cristiani, e sono la maggior
parte, che non hanno e non hanno mai dovuto
“entrare in una tale prospettiva”: è la
prospettiva dell’erudizione esegetica, storica,
filosofica, teologica. Mai il popolo cristiano
è stato richiamato a conoscere “le tre
lingue”: la greca, la latina, l’ebraica”, neanche
semplicemente il latino e il greco. È bene
che le università cattoliche abbiano degli
eruditi e degli scienziati di primo piano. Fosse
solo per rispondere con competenza agli
attacchi contro la fede cattolica: cosa che la
Nota non fa. Abbandona il pubblico in mezzo
alle difficoltà che essa gli ha trasmesso.
Non dà nessun punto di riferimento, arrivando
fino a raccomandare “queste trasmissioni”
(…) la sola guida che designa è il tandem
Mordillat-Prieur».
La coda del diavolo
La Nota conclude: “La presentazione di
certi risultati del lavoro degli storici avrà come
effetto di mettere in discussione e criticare
delle rappresentazioni e delle convinzioni di
fede di molti fra i cristiani. Il fatto che il cristianesimo
nei suoi inizi apparisse molto diversificato
ed attraversato dai conflitti di persone
e di tendenze teologiche sposterà le rappresentazioni
troppo sbrigative ed immediate
della vita delle comunità. L’adesione al Concilio
di Gerusalemme (Atti 15, 29), alle disposizioni
formulate da Giacomo (Atti 15, 20),
«fratello del Signore» (Gal. 1, 19), mostrerà
l’influenza della famiglia di Gesù sull’Apostolo
Pietro e sulla Chiesa nascente. L’affer-
mazione dell’esistenza di fratelli e sorelle di
Gesù porrà delle domande sulla comprensione
dell’enunciato dogmatico della perpetua
verginità dei Maria. La presentazione di questi
risultati…”. «Quali “risultati”? Risultati di
cosa? domanda Madiran. Tutta la “presentazione”
enfatica del “lavoro della ragione”,
delle “risorse dei nostri studi contemporanei”,
delle “ricerche storiche”, dei “risultati
scientifici attuali” per arrivare all’affermazione
di questo risultato: poche parole, niente
di più, poche parole che sono state sempre
lette nelle Scritture, i “fratelli e sorelle” del
Signore e il “fratello” Giacomo, poche parole
che nel corso dei secoli sono state discusse
e rivoltate in tutti i sensi, da San Gerolamo a
Renan! L’opinione confutata già da S. Gerolamo,
ripresa invece da Renan, “il significato
della parola aramaica tradotta in greco di
ADELPHOS è identicamente la stessa che
quella della parola fratello”, presentata dai
commissari dottrinali come una scoperta recente
per impressionare i profani, tutto ciò è
della ciarlataneria. Ed è una ciarlataneria
orientata, una ciarlataneria malvagia.
Notate infatti: la contraddizione evocata
tra l’esistenza di fratelli e sorelle di Gesù e il
dogma della perpetua verginità di Maria
conduce, secondo i commissari, a mettere in
dubbio il dogma, e per nulla l’esistenza. Come
se fosse stato stabilito una volta per tutte
che è il dogma che deve essere contestato,
mentre l’esistenza di fratelli e sorelle sarebbe
incontestabile. Questa presa di posizione
manifesta l’intenzione di creare delle “difficoltà”
ai cristiani e di “destabilizzarli” nella
loro fede. Qual altro senso potrebbe avere
l’intenzione di mettere in dubbio la comprensione
dell’enunciato dogmatico della
verginità di Maria, se non di suggerire una
comprensione “spirituale” e non “fisica”?
D’altronde, i commissari dottrinali hanno
Ernest Renan
forse una “comprensione” di questo enunciato
dogmatico? Perché “mettono in discussione”
senza abbozzare una risposta? Perché
nascondono qual è la loro comprensione?
A meno che non ne abbiamo nessuna?
Ci avvertono infatti che non ignorano gli
“effetti destabilizzanti” del loro procedimento,
è l’ultima frase della Nota:
“La presentazione di questi risultati, al di
là dei suoi effetti destabilizzanti, invita ad un
sano lavoro d’intelligenza teologica che condurrà
a rivisitare la tradizione e la storia
dell’elaborazione dei dogmi cristiani per meglio
capirli e viverne”. Fine.
“Meglio capirli”: perché fino ai “risultati”
verificati da Prieur et Mordillat si capivano
male.
Poiché non sono i commissari che lo diranno,
né vi faranno la minima allusione, e
poiché nessuna autorità nella Chiesa ha ritenuto
necessario di opporla a questa Nota
falsamente “episcopale” e cattolica”, ricordiamo
qui la risposta data da secoli, ma che
più di un lettore oggi non saprebbe dove
cercare né a chi domandare. I “fratelli” di
Gesù non sono i figli di Maria ma dei parenti
prossimi: l’aramaico non aveva nessun’altra
parola che fratelli per indicarli. Parlare
oggi, in francese o in italiano, di “fratelli”
del Signore, senza dare spiegazioni, è giocare
sul qui pro quo ed è una vergognosa impostura.
La parola fratelli da sola non permette
di stabilire se si tratta di fratelli carnali
oppure di cugini o vicini parenti. Ma la
tradizione cattolica l’ha sempre affermato:
Maria non ha avuto nessun altro figlio che
Gesù, e questo si evidenzia dalla Scrittura.
La sua risposta al messaggio dell’angelo
all’Annunciazione esprime una volontà di
restare vergine (Lc 1, 34). Nessun passaggio
scritturale presenta i “fratelli” di Gesù come
40
i figli di Maria (Mc 6, 3). Gesù appare sempre
come il figlio unico della famiglia di Nazareth.
Quando all’età di dodici anni accompagna
i suoi genitori al Tempio, è manifestamente
l’unico figlio. Ed infine quando Gesù
sulla croce affida sua madre all’apostolo
Giovanni (Gv 19, 26-27), ciò sarebbe inspiegabile
se Maria avesse avuto altri figli. Questo
è stato sempre il pensiero della Chiesa,
che oggi è impunemente schernito dall’ammutinamento
dottrinale dei commissari dottrinali,
che scagliano i loro “fratelli e sorelle”
di Gesù come una sfida diretta all’enunciato
dogmatico della verginità di Maria.
A più riprese nella loro Nota questi commissari
manifestano un disprezzo da ciarlatani
ed una tremenda malvagità spirituale
verso “parecchi tra i cristiani”, di cui essi
sanno bene “quali difficoltà provano ed entrare
in una tale prospettiva” perché hanno
delle “convinzioni di fede” e alle quali si
fanno subire degli insistenti “effetti destabilizzanti”.
È una vergogna. Ma al di là, ben al
di là di questa malvagità e di questo disprezzo,
vi è il loro spaventoso oltraggio alla Santissima
Vergine Maria Madre di Dio, madre
della Chiesa e nostra madre, regina degli
Angeli e regina dei cuori. Il sospetto oltraggioso
sulla sua verginità si spiega solo con
un offuscamento della fede. Auguro loro di
avere davanti alla Misericordia la scusa di
un’ignoranza spirituale invincibile. Al foro
esterno, la responsabilità del presidente della
commissione, Sua Eccellenza il commissario
Jean-Louis Brugès, tra l’altro vescovo di
Angers, è spaventosa». E quella di Giovanni
Paolo II che dà la sua “autorità” a questi
Vescovi? Ancora di più.
Conclusione
I documenti della commissione dottrinale
sono accettati e approvati dalla Conferenza
Episcopale francese. Un episcopato che approva
e loda una Bibbia, giudicata da due vescovi
né cristiana né cattolica, nella quale si
afferma che i Vangeli sono stati scritti da uno
sconosciuto che si è servito della letteratura
dell’antichità orientale e occidentale scegliendone
i testi secondo il bisogno dei fedeli. Un
episcopato che loda un canale televisivo ostile
al cattolicesimo, e che incoraggia a vedere
una sua trasmissione fatta da due giornalisti
noti per aver suggerito che Gesù non è mai
esistito. Un episcopato che ritiene che il ne-
San Gerolamo (Dipinto di Caravaggio 1606,
Galleria Borghese Roma)
gare la Divinità di Gesù non contraddice la
Fede cattolica. Un episcopato che afferma
che è un’illusione credere che il Cristo della
fede sia storico e oggettivo. Un episcopato
che considera che i cristiani possano essere
aiutati a conoscere la nascita del cristianesimo
da una trasmissione ove l’origine del cristianesimo
è presentata come un avvenimento
puramente umano, senza nessun intervento
divino. Un episcopato che considera secondario
se, nel vedere tale trasmissione, certi
cristiani perderanno la fede. Un episcopato
che pensa che si può mettere in dubbio
l’enunciato dogmatico della verginità della S.
Vergine. Un episcopato che ritiene che bisogna
rivisitare i dogmi per meglio intenderli e
viverli. Un tale episcopato è ancora cattolico?
Valgono anche per lui le parole: “Chi ascolta
voi ascolta me” che Nostro Signore ha rivolto
alla Chiesa gerarchica? Può insomma costituire
la Gerarchia della Chiesa Cattolica? La
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Fede ci risponde: no! Nostro Signore non si è
sbagliato quando ha pronunciato queste parole:
ma Egli si indirizzava alla Gerarchia fedele
alla dottrina, non ad un episcopato che
contraddice le verità dogmatiche distruggendo
la Fede e demolendo la Chiesa. E come si
può in coscienza essere in comunione con
quest’episcopato? Questi vescovi, pur avendo
ricevuto la nomina legale per occupare le Sedi
Episcopali, se non professano la Fede integra
non ottengono da Dio l’Autorità che li
costituisce membri della Gerarchia della
Chiesa. Questa conclusione è necessaria per
ogni fedele, se non vuol essere trascinato in
una qualche deriva eretica o scismatica.
Bibliografia:
JEAN MADIRAN
La Trahison des commissaires
Consep, 2004. Versailles. 65 p., 10


Splendido, e illuminante anche per la mia vicenda scolastica.
In che numero di "Sodalitium" è uscito?


Nell'ultimo numero: http://www.sodalitium.it/Default.aspx?tabid=130
pagina 32; è possibile scaricarlo online.


Originally posted by franco damiani
Splendido, e illuminante anche per la mia vicenda scolastica.
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