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Discussione: Semper infideles

  1. #271
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    Il guaio è che non l'ho ritrovato. Riproverò quando avrò più tempo.

  2. #272
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    Originally posted by franco damiani
    A proposito, che si fa ora? Votando "no" implicitamente si avalla la legge, astenendoci seguiamo il consiglio di Ruini e di Boffo con lo stesso risultato...
    La legge 40 è una legge immorale, in quanto la FIVET, omologa o eterologa, è sempre omicida.
    Ci vorrebbe una nostra dichiarazione pubblica che ci asteniamo non per avallare la legge ma per condannarla. Io quessta dichiarazione la farò e la manderò a tutti i giornali. Preso come sono dalla mia vicenda scolastica, mi mancano al momento il tempo e le energie per organizzare una raccolta di firme.

  3. #273
    scemo del villaggio
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    Predefinito I frutti del "dialogo interreligioso"

    Era una ripetizione del messaggio sulla profanazione "marciana",

  4. #274
    scemo del villaggio
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    Predefinito Fabio Marino scrive al "Corriere del Veneto"

    UNA VOCE VENETIA

    Messe latine antiche nelle Venezie
    Venezia | Belluno | Gorizia | Mantova | Padova | Pordenone | Treviso | Trieste | Udine | Verona | Vittorio Veneto





    Il Coordinatore di Una Voce delle Venezie ha preso posizione, con la lettera pubblicata sul Corriere del Veneto del 16 febbraio, qui riprodotta, sul sacrilegio di domenica 6 febbraio in basilica di S. Marco (cfr. anche Il Gazzettino, 9 febbraio 2005). Resta ferma la nostra preoccupazione e denuncia per i rischi e i danni derivanti dalla Comunione in mano.

    Una Voce Venetia

    _____________________



    LETTERE

    RELIGIONE

    Eucarestia e profanazioni



    La profanazione sacrilega delle specie eucaristiche avvenuta giorni fa nella basilica di San Marco suscita giusta esecrazione e sconcerto, tanto più che neppure l'intervento degli addetti alla Sacrestia di una delle chiese più controllate del Veneto ha potuto impedirla, e i responsabili si sono allontanati senza conseguenze. Ma tant'è, ormai Venezia fa parte dell'Italia, la patria del diritto, della licenza e dell'impunità. I fatti, come si sono svolti, pongono un interrogativo. Alcuni nordafricani, a quanto si è appreso, dopo aver turbato la celebrazione della messa, hanno ricevuto la Comunione in mano e hanno cercato di allontanarsi con la particola: obbligati a ingerirla dal personale della basilica, sono usciti e l'hanno sputata per terra per spregio (l'ostia per fortuna è stata recuperata, ma poteva andare molto peggio). Quello che non si capisce è perché a queste persone - che già avevano palesato la loro attitudine profanatoria - sia stata data la Comunione in mano, quando la Santa Sede prescrive espressamente che "se c'è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli" (Istruzione Redemptionis sacramentum, 92 if). La verità è che oggi molti sacerdoti la Comunione la danno sempre e comunque in mano, magari anche al fedele che la vuole in bocca, e non si ricordano più che nelle nostre terre è tradizione secolare ricevere l'ostia sulla lingua. Anzi, sembra proprio che questa tradizione la si voglia cancellare. La Comunione in mano, si è sempre saputo, non evita, ma rende più facili l'irriverenza e la profanazione. Le conseguenze si vedono, è inutile lamentarsi

    Fabio Marino
    Padova



    da "Corriere del Veneto", 16 febbraio 2005







    DOCUMENTI

    Istruzione "Redemptionis sacramentum"

    Responso della Congregazione per il il Culto Divino, 1999



    ARTICOLI CORRELATI

    Eucarestia e profanazioni (Corriere del Veneto, 16 febbraio 2005)

    Africani sputano l'ostia sul selciato (Il Gazzettino, 9 febbraio 2005)

    Este, sedicente "ortodosso" cerca di trafugare l'ostia ricevuta in mano (Il Mattino, 23 luglio 2004)

    La santa Comunione sulla lingua. Ragioni teologiche, di don Ivo Cisar

  5. #275
    scemo del villaggio
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    Predefinito Willy Pasini? No, "la Chiesa".

    Da "Linea" del 22 febbraio, p. 2:

    La Chiesa e il "debito coniugale"

    La Chiesa manda in pensione il vecchio concetto di "debito coniugale" e lo sostituisce con quello di "comunuione, complicità e sintonia piena e totale dei cuori e dei corpi". Il sesso, insomma, come linguaggio e comunicazione e come elemento necessario per la riuscita del matrimonio.
    Ha comtenuti quasi rivoluzionari la relazione presentata dal vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico, monsignor Paolo Rigon, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario ecclesiastico, e ripreso dall'arcivescovo di Genova, cardinale Tarcisio Bertone.
    Resta il veto ai rapporti prematrimoniali (anche se molti sacerdoti tendono oggi ad assolvere questo comportamento, come ha sottolineato il cardinal Bertone) ma si allontana sempre più la visione sessuofoba, mentre assume rilievo quella del completamento della persona attraverso l'incontro tra uomo e donna, con le loro diverse identità.
    E sempre dalla Chiesa arriva l'invito agli sposi di non lasciarsi assorbire totalmente dai problemi quotidiani e dai figli, dimenticando l'intesa di coppia: un invito esplicito a non trascurare il sesso, seppur nell'ambito del matrimonio, nelle sue varie espressioni.
    Nella relazione di Rigon si parla di intesa sessuale, di tenerezza, di rapporto sessuale come linguaggio dell'amore, di necessità di una corretta educazione sessuale, dell'importanza degli sguardi, della tenerezza, di un dialogo fatto anche di attenzioni e gesti. Il linguaggio dei corpi - si legge - è il linguaggio di Dio che per manifestare se stesso nel mondo ha scelto il maschile e il femminile.
    Parole innovative, lontane dal concetto di rapporto sessuale finalizzato alla sola procreazione, che hanno sorpreso più di un partecipante all'inaugurazione dell'anno gioudiziario.
    "Non è certo un invito al libertinaggio - precisa Bertone - semmai si tratta di un innalzamento a un livello alto dell'antropologia e della sessualità, troppo spesso svalutata e ridotta al solo aspetto materiale".

    Qualche domandina: ma che c'entra 'sto repertorio da "posta del cuore" con l'"anno giudiziario ecclesiastico"?
    Ed è proprio necessario che un "monsignore" si metta a scopiazzare Susanna Agnelli o la Graziottin?
    Per tutta la tematica consiglio la rilettura dell'articolo di don Ricossa sulla "Familiaris consortio" nel n. 40 di "Sodalitium": una delle caratteristiche salienti del "pontificato" di Wojtyla è questa autentica ossessione del sesso. Quando poi ci si mette anche il "telecronista" Bertone...

  6. #276
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    Predefinito la parola severa ma giusta del Prof Damiani sulla Ml di Cattolicesimo

    In questa mailing-list non è stata seguita l'agonia "del Papa" ma dell'uomo che ha usurpato per 26 anni questo titolo e che si è, certo, dedicato alla Chiesa ma per distruggerla (in buona o in malafede questo lo saprà il Signore). Ls condizione per essere santi è essere cattolici ed è alquanto dubbio, almeno a giudicare dal complesso dei suoi atti e delle sue parole, che GPII lo fosse (la fede è integra o non è). Anche ammettendo che una sola
    delle centouno eresie che gli attribuisce Holywar fosse vera, basterebbe quella a impedire la sua santità. Ciò non ci ha impedito né ci impedisce di pregare per la sua anima, anzi con particolare intensità ("portate in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia"). Certo, probabimente capiremo sempre meglio più andremo avanti quanto grandi siano le rovine che questo "pontificato" ha seminato.
    E le nostre povere voci, accanto a quelle di Blondet e di Fini, sono le uniche che si sono staccate dal coro degli osanna. E' troppo anche questo?

    Franco Damiani

  7. #277
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    Predefinito Le vergogne dell' "episcopato" francese in una recensione di Don Murro

    Il tradimento dei Commissari o
    il tradimento dell’episcopato

    don Giuseppe Murro

    I lettori di Sodalitium sono al corrente della
    grave crisi modernista che imperversò nella
    Chiesa agli inizi del XX secolo. Oggi, in
    seguito al Concilio Vaticano II, i sostenitori
    di questi errori sono ancora più numerosi:
    benché si dicano cattolici, di fatto non lo sono.
    E la “gerarchia” è d’accordo con loro.
    La Fede infatti consiste nell’adesione dell’intelligenza
    a tutte le verità che Dio ci ha rivelato
    e che la Chiesa ci trasmette col suo Magistero.
    La Rivelazione fatta da Dio è stata
    un fatto pubblico e oggettivo, finita con la
    morte degli Apostoli. Il Papa San Pio X
    spiega nell’Enciclica Pascendi (8-9-1907) che
    i modernisti non si limitano a negare qualche
    punto della Rivelazione o dell’insegnamento
    della Chiesa, come fecero altri eretici
    in passato, ma distruggono completamente
    tutta la Fede. Per di più questi nuovi eretici,
    invece di uscir fuori dalla Chiesa, “si celano
    nel seno stesso della Chiesa, tanto più pericolosi
    quanto meno sono in vista… fingendo
    amore per la Chiesa, si spacciano per riformatori
    della Chiesa… si gettano su quanto vi
    è di più santo nell’opera di Cristo, non risparmiano
    la persona stessa del Redentore
    divino, che con ardimento sacrilego, rimpic-
    cioliscono fino alla condizione di un puro e
    semplice uomo”. Per essi il Cristo realmente
    vissuto sarebbe soltanto un uomo. Uno dei
    loro principi si enuncia con la distinzione tra
    il “Cristo della storia” ed il “Cristo della fede”,
    spiegata da Papa Pio X: “Nella persona
    di Cristo, dicono, la scienza e la storia non
    trovano nulla al di là dell’uomo”. In altri
    termini, il “Cristo della storia” sarebbe quello
    che visse realmente sulla terra duemila
    anni fa e sarebbe stato un uomo come tutti
    gli altri, senza nessun carattere soprannaturale.
    I Vangeli non sarebbero libri storici:
    tutto quanto vi è di soprannaturale nei Vangeli
    - che mostra come N. Signore è il Messia
    ed è Dio - costituirebbe il “Cristo della
    fede”, uno “sfiguramento” della persona
    storica di Gesù, frutto di invenzioni dei cristiani
    di qualche decennio posteriore. Insomma
    per i modernisti la religione cattolica
    è una mitologia, ed i Vangeli ne sono il mito
    fondatore.
    S. Pio X fa notare come quest’eresia, che
    congiunge agnosticismo e immanentismo, è
    peggiore delle precedenti: l’agnosticismo,
    non credendo a Gesù Cristo ed ai Vangeli,
    conduce all’ateismo pratico. Per l’immanentismo
    poi, la religione non proviene dalla Rivelazione
    che ci è insegnata dalla Chiesa, ma
    nasce da un bisogno interiore dell’uomo, da
    un sentimento di cui si prende coscienza: le
    formule dogmatiche perciò per i modernisti
    non sono solo dei concetti speculativi, ma
    devono essere vitali, devono vivere della
    stessa vita del sentimento religioso; e per
    questo devono essere rielaborate, secondo il
    cambiamento del sentimento religioso, altrimenti
    non sarebbero più “vissute”. Di là si
    conclude che i dogmi devono evolversi secondo
    i tempi e, logicamente, si finirà per
    pensare che ogni religione in fondo è vera. I
    modernisti in realtà non hanno la Fede, sono
    praticamente degli atei, ma parlano di religione
    e si fan passare come i più ferventi tra i
    cattolici. Ma chi sono oggi i modernisti?

    I Commissari

    Jean Madiran, giornalista francese direttore
    di Présent, fondatore della rivista Itinéraires
    (di cui Sodalitium ha parlato nel n. 56
    per tutto quel che fece per la salvagurdia
    della Messa) ha pubblicato un libretto intitolato
    “La trahison des commissaires” (Il
    tradimento dei commissari), diffuso in Francia
    dalla Diffusion de la Pensée Française,
    Dominique Martin Morin ed altri. Jean Madiran
    non ha la nostra posizione sulla situazione
    attuale dell’Autorità della Chiesa, ma
    il suo studio analizza in modo chiaro gli atti
    dei “Commissari”, che sono i membri della
    Commissione dottrinale della Conferenza
    Episcopale Francese. Questa Commissione,
    composta soprattutto da vescovi, anche se
    non ha nessun potere canonico, ha un enorme
    potere di fatto, poiché esprime ufficialmente
    il pensiero collettivo dell’episcopato.
    Ogni persona che sente l’espressione
    “commissione dottrinale” immagina che si
    tratti dei difensori di una dottrina. Nella
    Chiesa cattolica, si pensa ai teologi, guardiani
    del dogma e della rivelazione; nella crisi
    attuale, ove le verità di fede non vengono
    più insegnate nella loro integrità, il pensiero
    va a quei conservatori – come il card. Ratzinger
    – che cercano di evitare di giungere
    alle conseguenze estreme, benché logiche,
    dei principi enunciati al Concilio Vaticano
    II. Che cosa ha fatto dunque questa Commissione
    dell’Episcopato Francese?
    Jean Madiran prende in esame nel suo
    studio tre interventi di detta Commissione,
    di cui due sono stati pubblicati su La Documentation
    Catholique (= D.C.). Noi ci limiteremo
    ai primi due.

    LA “BIBLE BAYARD”

    Il primo testo esaminato da Madiran è
    un comunicato che approva la Bible Bayard
    e che si trova all’inizio dell’opera. «Nel mese
    di agosto 2001 – spiega Madiran - inizia
    nell’universo francofono la diffusione di
    un’opera intitolata sobriamente Bible. Una
    copertina di plastica trasparente aggiunge al
    titolo la seguente menzione: Nuova Tradu-
    zione». L’editore canadese è Médiaspaul,
    cioè le Paoline. In Francia sono les Editions
    Bayard, che pubblicano (tra l’altro) il quotidiano
    La Croix, organo dell’episcopato francese,
    e La Documentation Catholique, che
    pubblica i documenti più importanti della
    Santa Sede in lingua francese. Per questo
    motivo, l’opera suddetta in Francia sarà
    chiamata correntemente la Bible Bayard.
    «L’attenzione - scrive Madiran - fu attirata
    subito dalla traduzione stessa… Le espressioni
    strane, aggressive o sfrontate vi abbondano,
    come ad esempio far dire a Gesù:
    “Meglio crepare!”… E le prime critiche,
    espresse molto raramente in pubblico, portarono
    sulle singolarità del vocabolario e
    sullo stile della “nuova traduzione”». La
    Commissione sembra essersi resa conto di
    questo linguaggio volgare ed ammette che
    “questa traduzione non può essere l’oggetto
    di un’utilizzazione liturgica”, ma in fondo la
    trova buona perché “ne riconosce la portata
    letteraria”. Utilizzare per dei testi sacri un
    tale linguaggio, non è un segno di fede, di
    amore e di rispetto verso la parola di Dio.
    Più importante ancora del linguaggio è il
    contenuto. La Commissione sottolinea la fedeltà
    alla tradizione della Fede: “riconosce
    che l’apparato critico che comporta introduzioni,
    note e glossari, permette d’iscrivere
    questa traduzione nella tradizione vivente
    della fede (…) e ne incoraggia la lettura”.
    Che cosa dicono le introduzioni, note e glossari
    che meritano la lode della Commissione?
    Chi le ha scritte?
    I vangeli scritti da uno sconosciuto
    A questo lavoro hanno partecipato 27
    esegeti e 20 scrittori e poeti contemporanei.
    Tra di essi vi è André Myre, dottore in studi
    ebraici, professore onorario della Facoltà di
    teologia dell’Università di Montréal, autore
    di diversi libri pubblicati da editori cattolici
    quali: Voir Dieu de dos (Médiaspaul, 2000) et
    Un souffle subversif. L’esprit dans les lettres
    pauliniennes (Bellarmin/Cerf, 1987). Per la
    Bible Bayard André Myre «ha redatto l’introduzione
    generale alla Nuova Alleanza e
    l’introduzione generale ai Sinottici, ed anche
    l’introduzione particolare e le note al vangelo
    di Matteo, alle lettere ai Tessalonicesi, alle
    lettere a Timoteo e Tito e alla lettera di Giuda.
    Era membro del “consiglio editoriale”
    che presideva l’edizione di questa Bibbia». I
    passi più significativi di quest’autore, ci segnala
    sempre Madiran, si trovano alle pagine
    2989-2992 della Bibbia: «Secondo André Myre,
    nessuna parola di Gesù riportata dai Vangeli
    è autentica. Sono tutte delle invenzioni
    posteriori, immaginate dagli scribi che non
    sono né Marco, né Matteo, né Luca, né Giovanni,
    e che non hanno conosciuto il Cristo,
    ma che si sforzano di farlo parlare». Così è
    chiaro chi è André Myre: non è certo un autore
    cattolico, ma un modernista, come S. Pio
    X l’ha descritto, e di quelli che non nascondono
    le loro idee. Leggiamolo: «Verso la fine
    della caduta di Gerusalemme nell’anno 70
    (…) un autore sconosciuto, al quale la tradizione
    ha dato il nome di Marco, ha l’idea si
    servirsi delle tradizioni di cui dispone organizzandole
    sul modello dello svolgimento di
    un’esistenza umana. Non fa altro che metterle
    le une dopo le altre, e le ordina in modo tale
    che diventino parole attuali del Cristo per la
    sua comunità (…). Sono i bisogni dei fratelli e
    sorelle nella fede che motivano la sua scelta
    dei testi, il luogo ove porle, le modificazioni
    che le fa subire, i legami che crea fra di loro,
    ma non il ricordo di un Gesù che non ha mai
    incontrato, né la conoscenza di una Palestina
    che non ha mai visitato» (p. 2991). Come ha
    potuto questo “autore sconosciuto” inventarsi
    tutto ciò? Grazie alla letteratura dell’antichità
    orientale e occidentale, risponde André
    Myre: «I Vangeli non sorgono in un vuoto letterario.
    Gli scribi che li redigono sono gli eredi
    delle culture millenarie. Per interpretare, raccontare,
    far parlare Gesù Cristo, utilizzano
    l’insieme delle Scritture (Lc 24, 47), ciascuno
    secondo le sue competenze: l’uno si ispira ai libri
    della saggezza, un altro alla tradizione
    profetica, un altro alla sua conoscenza dei Salmi,
    un altro tirerà profitto dalla sua capacità di
    discutere partendo dai testi scritturali, ecc. Così
    tutta la ricchezza culturale del Medio Oriente
    antico contribuisce, senza parlare dei canoni
    letterari dell’Occidente…» (p. 2990). “Insomma,
    conclude Madiran, il Gesù della fede
    non ha che l’esistenza leggendaria di un mito
    fondatore”. I Vescovi hanno condannato una
    tale eresia che mina alla base la Fede, la Rivelazione,
    i Vangeli? No, anzi sono d’accordo
    e l’hanno approvata.
    Madiran ci trasmette per intero il Comunicato
    della Commissione: «“Se stima che
    questa traduzione della Bibbia non può essere
    oggetto di un’utilizzazione liturgica, la
    Commissione dottrinale dei Vescovi di Fran-
    cia riconosce che l’apparato critico che comporta
    introduzione, note e glossari, permette
    di iscrivere questa traduzione nella tradizione
    vivente della fede cattolica. Attenta al lavoro
    intrapreso dagli editori e avendo il desiderio
    di sostenerlo, ha comunque deciso di
    prendere il tempo necessario per verificare la
    ricezione di questa nuova versione da parte
    dei cattolici e per apprezzare la sua fedeltà
    profonda alla rivelazione divina. Sapendo
    che le sante Scritture sono state sempre l’oggetto
    di espressioni culturali, in particolare
    nella musica e nelle arti plastiche, la Commissione
    dottrinale sottolinea l’importanza di
    questa traduzione; ne riconosce la portata letteraria
    e ne incoraggia la lettura”. Questa nota
    è firmata: La Commissione dottrinale dei
    Vescovi di Francia».
    Il lettore noterà che si tratta di un’approvazione
    con una leggera riserva: la Commissione
    prenderà “il tempo necessario per verificare
    la ricezione di questa nuova versione da
    parte dei cattolici e per apprezzare la sua fedeltà
    profonda alla rivelazione divina”, riserva
    alla quale facciamo due osservazioni. 1° la necessità
    di verificarne la ricezione da parte dei
    cattolici: perché? La Commissione ha forse dimenticato
    che N. Signore ha fondato una
    Chiesa Gerarchica e non democratica, e che
    essa deve giudicare le idee nel loro valore intrinseco,
    e non secondo l’opinione della maggior
    parte dei cattolici? 2° la necessità di apprezzare
    la sua fedeltà profonda alla rivelazione:
    ciò vuol dire che i vescovi non sono ancora
    sicuri che questa Bibbia sia conforme alla Rivelazione.
    Ma allora cosa fa la Commissione
    dottrinale, la studia senza valutarla? Come
    può approvare, lodare e incoraggiare la lettura
    di una Bibbia, come può affermare che
    questa traduzione è conforme alla tradizione
    vivente della fede cattolica, senza saper se è
    fedele alla Parola di Dio? Per ogni persona
    che ha la Fede, queste contraddizioni sono insolubili,
    non vedrà che follia o mancanza di riflessione
    da parte della Commissione. Ma i
    suoi membri sono lungi dall’essere delle persone
    irragionevoli o sconsiderate. L’unica soluzione
    a queste contraddizioni si situa nello
    spirito modernista, per il quale la Fede non riposa
    sulla Rivelazione oggettiva trasmessa
    dalla Chiesa, ma su un sentimento immanente
    o soggettivo. Secondo l’insegnamento del Vaticano
    II (ad es.: Unitatis Redintegratio I, 3),
    un protestante o uno scismatico può avere la
    Fede anche se non crede a tutta la Rivelazio-
    ne o al Magistero della Chiesa (1). In quest’ottica,
    alcuni redattori della Bible Bayard (tra di
    essi vi sono degli scismatici, degli ebrei…), anche
    se non credono a ciò che è considerato come
    rivelato dalla Chiesa (ad es. il Vangelo),
    possono avere la Fede! E se in questa Bibbia
    manifestano le loro idee, ciò non pone nessun
    problema alla Fede! La Commissione ha dunque
    le stesse idee di André Myre, con la differenza
    che quest’ultimo ha il coraggio di manifestarle
    apertamente, la Commissione utilizza
    delle circonlocuzioni; inoltre, se qualcuno le
    rimproverasse questa approvazione, essa potrebbe
    sempre dire che non ha ancora valutato
    la fedeltà alla rivelazione…
    Jean Madiran nota giustamente: «È comunque
    una grave responsabilità: l’apostasia
    (immanente, ma virulenta) dell’ipercritica negazionista
    era diffusa… Dopo appena un anno,
    il 12 giugno 2002, La Croix si felicitava
    dell’enorme successo di libreria: “120.000
    esemplari venduti in Francia, in Canada, in
    Belgio, in Svizzera”. Centoventimila lettori,
    forse centoventimila famiglie, avevano piamente
    ricevuto, con la garanzia episcopale,
    l’idea che il “Gesù della fede” è un’astuta invenzione
    di compilatori sconosciuti». L’apostasia
    dei vescovi si diffonde tra i fedeli.
    Quest’approvazione non è un fatto isolato.
    Il 4 giugno 2002 il Comitato di teologia
    dell’Assemblea dei vescovi del Québec (Canada)
    pubblicava una nota teologica e pastorale
    in cui si legge: “Bisogna salutare con riconoscenza
    la pubblicazione di questa nuova
    Bibbia. Ogni nuova traduzione vuol essere
    un arricchimento del patrimonio dell’espressione
    della fede nella Parola di Dio. Quella
    che ci offrono le Éditions Bayard et Médiaspaul
    costituisce in più un accurato apporto
    dell’espressione letteraria di questi testi antichi
    scritti in altre lingue… Garantendo la fedeltà
    al testo sacro, l’espressione francese è stata
    considerevolmente rinnovata… Si tratta di
    una bibbia fedele al testo sacro? Sì, gli esegeti
    hanno tenuto conto di quest’aspetto. I lessici,
    note e introduzioni giustificano questa fedeltà…
    Ben situata nel suo contesto editoriale,
    questa bibbia ha il suo posto a fianco di altre
    traduzioni che conosciamo. La sua lettura
    1) Insegnamento sviluppato da Giovanni Paolo II: “Le
    comunità di cristiani non cattolici hanno in comune con la
    Chiesa cattolica una comune fede apostolica in Gesù Cristo
    Salvatore”. Discorso ai rappresentanti delle altre religioni
    cristiane a Nairobi, il 7-05-1980, OR 20-05-80, p. 9.
    può nutrire la fede, e, rinnovando la comprensione
    dei testi sacri, può soddisfare il nostre
    piacere letterario. Tenendo conto di quel
    che precede, il Comitato di teologia non può
    che raccomandarne la lettura”. Se la Commissione
    francese non sapeva ancora valutarne
    la fedeltà alla Rivelazione, il Comitato
    del Québec ci assicura che ne è fedele!
    Jean Madiran ci dice che due soli vescovi
    hanno protestato davanti a quest’apostasia.
    Mgr Guillaume, vescovo della piccola diocesi
    di Saint-Dié scriveva nel 2002: “La Bible
    Bayard non è una Bibbia cristiana”. Mgr
    Cattenoz, arcivescovo d’Avignon dichiarava
    nella primavera del 2003: “No, questa Bibbia
    non è della Chiesa”.
    Ma, diciamo noi, se questi due vescovi
    hanno ragione, gli Episcopati che hanno accettato
    una tale apostasia come possono essere
    ancora chiamati “cristiani” o “della
    Chiesa”?

    LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO

    Il secondo testo presentatoci da Madiran
    è una “Nota della Commissione dottrinale
    dei vescovi di Francia sulla trasmissione televisiva
    Les origines du christianisme”, realizzata
    da Gérard Mordillat e Jérôme Prieur
    sul canale Arte. Questa nota del 23 marzo
    2004, apparsa sulla D.C. del 16 maggio 2004,
    era preceduta da un’introduzione di Mgr
    Jean-Louis Bruguès, vescovo di Angers e
    presidente della suddetta Commissione. In
    questa introduzione Madiran, nell’osservare
    l’eccessiva indulgenza verso il canale Arte
    (definito “un canale di qualità”) e verso i
    due realizzatori (che “proseguono la loro inchiesta
    e si interessano alla nascita del cristianesimo”),
    commenta: «Conferire a Arte il
    brevetto generico e assoluto di “canale di
    qualità”, senza nessuna riserva, è ingannare
    il pubblico. Arte è un canale di una parzialità
    evidente in favore di tesi, di movimenti,
    di personaggi social-comunisti, e di un’ostilità
    subdolamente militante verso il cattolicesimo.
    La Commissione dottrinale non se
    n’è accorta, oppure non ha voluto che il
    pubblico cattolico ne sia avvertito?».
    I realizzatori
    Quanto ai realizzatori, Mordillat et
    Prieur, la Commissione non lesina stima per
    il loro lavoro scientifico: “Questa serie rap-
    presenta un saggio di volgarizzazione della
    ricerca esegetica e storica sui due primi secoli
    dell’era cristiana. Questo saggio riprende
    un’inchiesta aperta già da tempo. La rende
    tuttavia attuale esponendo i risultati scientifici
    attuali. La maggior parte delle trasmissioni
    (fatta eccezione della fine della 5a, della 9a, e
    della 10a) testimonia la preoccupazione di
    onestà e di oggettività nella presentazione dei
    problemi e della diversità delle posizioni”.
    Madiran commenta: «Si vuol considerare arbitrariamente
    Gérard Mordillat et Jérôme
    Prieur come degli interlocutori scientificamente
    qualificati e mentalmente corretti…
    Mordillat è un ateo militante di estrema sinistra,
    è stato animatore della petizione contro
    il divieto del “minitel rose” ed anche di
    quella per la liberazione di Toni Negri,
    l’ideologo delle Brigate Rosse. Quanto al livello
    intellettuale, culturale, “scientifico” del
    tandem Mordillat-Prieur, se ne può avere
    un’idea quando si legge, sul quotidiano [di
    estrema sinistra, ndr] Libération del 31 marzo,
    ed ancora del 7 aprile [2004], che pretende
    che i fabbricanti di immagini sacre non
    hanno mai voluto, nella crocifissione, mostrare
    Gesù nudo perché la Chiesa teneva a
    nascondere la sua circoncisione per occultare
    il fatto che era ebreo! Il tandem ignora
    che dal VI secolo la Chiesa ha celebrato liturgicamente
    ogni anno la festa della Circoncisione
    del Signore… Queste persone si
    permettono di parlare di Chiesa ignorando
    che il 1° gennaio è la festa della “Circoncisione
    di Nostro Signore”». Lo stesso “tandem”
    negli anni 1997-8 ha realizzato un’altra
    serie televisiva, intitolata “Corpus Christi”
    sempre per Arte, dove ha “studiato” il Vangelo
    di S. Giovanni. Quale ne fu il risultato?
    Essi stessi l’hanno dichiarato in un’intervista
    a Pascale Laniot: «(…) abbiamo capito fin
    dove il testo dei vangeli era stato scritto. Ciò
    vuol dire, l’opera di scrivani, di redattori che
    avevano lavorato ogni parola, ogni frase come
    tutti gli scrivani lavorano il proprio testo.
    Il testo è chiamato “sacro” ma in realtà non
    lo è. È più complicato. La sua sacralizzazio-
    ne è come un vetro protettivo che ci tiene a
    distanza… Come scriveva Yedi Frends già
    nel 1833: “Sotto l’ordine pacifico di caratteri
    da stampa, sotto la numerazione rassicurante
    di versetti, nel conforto di capitoli chiaramente
    delimitati, il lettore scopre un racconto tormentato,
    agitato da contraddizioni, da violenze,
    talvolta appesantito da ripetizioni, talvolta
    balbettante, ignorante la geografia del
    paese che pretende di descrivere, sbagliandosi
    sulla botanica, l’orientazione dei venti, mal
    articolato, con aggiunte e tagli visibilissimi,
    urtando le sue ossa le une contro le altre,
    mortificando la sua carne, ferendola o elevandola
    improvvisamente con folgorazioni
    inaudite o ritrovati narrativi, uscendo con
    forza dall’ombra: un corpo vivente dietro un
    vetro che doveva proteggerlo”». Questo giudizio
    ricorda le Toledoth Jeshu, gli scritti
    contenenti le peggiori calunnie degli ebrei
    contro Gesù Cristo. Mordillat et Prieur hanno
    avuto successo: il sito Internet di Arte, ci
    informa che “il loro lavoro è stato premiato
    due anni di seguito dal Clio de l’Histoire, ed
    anche dalla medaglia Yedi Frends (Gerusalemme)
    e dal Golden Rainbow del Cambridge
    Historical Film Festival (Gran Bretagna)”.
    La conclusione di tal lavoro fu riassunta dallo
    stesso “tandem” in queste domande: “Come
    misurare quel che separa il Gesù della
    storia da quello che è diventato sotto la figura
    di Gesù Cristo nel corso della tradizione cristiana?
    Il suo corpo crocifisso è quello di un
    Dio? Quello di un uomo? O il corpo di un
    testo?”. Almeno dal 1998 Mordillat et Prieur
    dicono subdolamente che i cattolici non adorano
    un Uomo-Dio, forse neanche un uomo,
    ma dei testi scritti… Con simili idee, cosa
    possono dire sull’origine del cristianesimo?
    E pertanto la Commissione ci presenta Mordillat
    et Prieur come degli interlocutori
    scientificamente qualificati e mentalmente
    corretti…
    Quale critica?
    Innanzitutto la Commissione sembra criticare
    la trasmissione: “Tuttavia i realizzatori
    hanno un disegno: difendere una tesi. Questa
    si esprime per mezzo di una voce ‘off’ e nel
    modo in cui il montaggio è stato realizzato
    (…). Può formularsi così: l’origine del cristianesimo
    si trova nel giudaismo. Sotto l’impulso
    dell’azione di Paolo e del suo pensiero
    espresso nelle sue lettere, la Chiesa nel secon-
    do secolo (composta essenzialmente da cristiani
    venuti dal paganesimo) ha rotto con il
    giudaismo e si è volontariamente appropriata
    dell’eredità di Israele, pretendendo sostituirsi
    ad esso e costituire il Verus Israel”… “Una
    tesi da discutere… vicinissima alla lettura fatta
    da uno o l’altro degli universitari ebrei intervistati”…
    “La tesi difesa, giustificata dalla
    prospettiva assolutamente storica, non è forse
    occupata dalla vecchia tentazione positivista
    che consiste nell’opporre alle luci critiche
    dell’inchiesta storica i pregiudizi della credenza,
    facendo pensare che solo i primi sarebbero
    disinteressati e liberi da ogni a priori…”.
    I vescovi trovano che Mordillat et
    Prieur, pur essendo degli onesti ricercatori
    disinteressati a causa della loro prospettiva
    assolutamente storica, non sono veramente
    oggettivi, hanno già il loro partito preso,
    molto vicino a certi ebrei. Ritorneremo più
    tardi sulla questione dell’oggettività storica.
    Che cosa rimproverano? “Certe inesattezze”
    e un procedimento “falso e tendenzioso”:
    “È inesatto presentare Paolo in opposizione
    al giudaismo in quanto tale (mentre si
    opponeva ai cristiani giudaizzanti), come negatore
    della Legge (il pensiero di Paolo in
    materia è molto fine e complesso, e gli autori
    non ne tengono conto), come colui che abbia
    sviluppato un messaggio che occulta quello
    di Gesù di Nazaret. È inesatto attribuire alla
    Chiesa una volontà deliberata di rompere col
    giudaismo, volontà alla quale sarebbe stata
    associata la pretesa di essere fedele alla tradizione
    d’Israele. È inesatto attribuire al solo
    cristianesimo la pretesa di essere «l’autentico
    Israele». Fu una pretesa condivisa dalla maggior
    parte delle correnti giudaiche all’epoca
    di Gesù. È falso e tendenzioso di dare come
    sottotitolo «propaganda» come equivalente
    di «testimonianza» (3a puntata della trasmissione)”.
    «Arrivati a questo punto della lettura, dice
    Madiran, si può pensare che la Nota, per
    nulla prigioniera della svista sulla validità
    scientifica del tandem Mordillat-Prieur, non
    si lascia ingannare. Ma ecco che segnala “un
    conflitto d’interpretazioni ignorato”». Leggiamo
    ancora il testo della Commissione: “Le
    questioni che sono evocate [nella trasmissione]
    sono sovente delle vere questioni… Molte
    questioni che sono qui affrontate devono normalmente
    sfociare in molteplici risposte, a seconda
    che si ricevano in seno alla fede ebraica
    o in seno alla fede cristiana. Esse sfociano in
    un conflitto di interpretazioni che rinvia, in
    particolare, alla decisione presa verso la persona
    di Gesù. Siamo nel cuore non solo di un
    dibattito di storici o di esegeti, ma di un problema
    – diciamo meglio, di un dramma – teologico.
    Là tutta la persona è coinvolta di fronte
    al Messia di Israele, riconoscendolo sì o no
    in Gesù, morto e resuscitato. Le interpretazioni
    che suscitano le diverse posizioni meritano
    rispetto piuttosto che rivalità o presa di posizione
    partigiana”. Madiran commenta: «Bisogna
    dunque intendere che il “conflitto ignorato”,
    è ignorato da Prieur et Mordillat? oppure
    da “molti tra i cristiani”?… Non stiamo
    a cavillare sui dettagli incresciosi della redazione
    (la “decisione”, è la parola giusta? sulla
    via di Damasco, Paolo “ha deciso”? ed ancora:
    ogni rivalità non è per forza irrispettosa,
    ed ogni presa di posizione non è per forza
    partigiana). Ma la Nota continua così: “La
    lettura cristiana non contesta la lettura ebraica,
    aventi ciascuna il proprio registro d’interpretazione.
    Che l’una abbia ragione non comporta
    che l’altra abbia torto. È evidentemente spiacevole
    mascherare questa realtà essenziale del
    dialogo contemporaneo tra cattolici e ebrei”.
    Ci avevano appena detto (rileggiamo) su cosa
    verte la divergenza d’interpretazione: “tutta
    la persona è coinvolta di fronte al Messia di
    Israele, riconoscendolo sì o no in Gesù, morto
    e resuscitato”. Riconoscendolo o no vero
    Dio e allo stesso tempo vero uomo, seconda
    persona della Santa Trinità. Sì o no. Ma secondo
    la Commissione dottrinale, il sì non
    contesta il no. Prendiamone atto. Sarebbe
    stato forse più delicato affermare che inversamente
    la “lettura ebraica” non contesta la
    “lettura cristiana”. Ciascuna ha il proprio registro
    d’interpretazione; ma come si può dire:
    “Che l’una abbia ragione non comporta che
    l’altra abbia torto”? Come si può affermare
    che Gesù è Dio senza che questa affermazione
    comporti che si ha torto di negarlo? Come
    ammettere simultaneamente il sì e il no?
    L’ultima frase non lo spiega di certo, e pertanto
    è presentata (sembra) come la spiegazione.
    Lo stato legittimo del sì e del no,
    dell’affermazione o della negazione della divinità
    di Gesù Cristo, ci sembra essere proposto
    come “questa realtà essenziale” del dialogo
    contemporaneo tra cattolici ed ebrei. Il
    dialogo stesso è una realtà, essenziale se si
    vuole, ma allora essenziale in sé, ma per nulla
    essenziale e neanche accettabile come giustificazione
    logica o teologica della pretesa
    compatibilità dei contraddittori. La sola via
    d’uscita che sia aperta a quest’aporia sarebbe
    di considerare che l’affermazione e la negazione
    della divinità del Cristo non sono delle
    proposizioni contraddittorie (l’una per forza
    vera, l’altra per forza falsa), ma delle proposizioni
    semplicemente contrarie: perché i contrari
    possono in un certo modo andare insieme,
    possono essere falsi tutti e due allo stesso
    tempo. E la via d’uscita sarebbe la ricerca di
    una nuova verità, al disopra delle due contrarie
    erronee… A nostro avviso, è una necessaria
    implicazione, è un’implicazione oggettiva
    di quel che è enunciato, che i redattori ne abbiano
    avuto coscienza oppure no». In altri
    termini, secondo la Nota, il fatto che Nostro
    Signore sia Dio non è una verità di Fede, chi
    lo nega non ha torto, la verità è altrove.
    La storicità dei Vangeli
    La Commissione aveva criticato Mordillat-
    Prieur d’aver ceduto alla tentazione positivista,
    secondo la quale il credente non può
    fare un’inchiesta storica disinteressata e libera
    da ogni a priori. E poi finisce per dar loro
    ragione quando scrive: “La storiografia non
    si contenta di riferire i fatti, essa li interpreta e
    permette ai lettori d’interpretarli a loro volta.
    Nella misura in cui è confessionale, il procedimento
    evangelico è anche storico, rinunciando
    in ogni modo ad un’ideale di oggettività
    illusorio”. La gravità di questa frase
    non è sfuggita a Madiran: «In altre parole: è
    un’illusione credere che il Gesù della fede
    cristiana avrebbe un’oggettività storica?».
    Sì, per l’ennesima volta la commissione fa
    capire che non si devono considerare i Vangeli
    come un libro oggettivamente storico e
    colui che lo pensa vive nell’illusione.
    Effetti positivi della trasmissione
    La Commissione osserva due effetti negativi
    di questa trasmissione: “una parte dei
    telespettatori non potrà far altro che acconsentire
    alla pseudo-dimostrazione”; “un’altra
    parte dei telespettatori – credenti – rischia di
    essere fissata da queste trasmissioni in un sospetto
    e un rifiuto verso l’esegesi critica e la
    ricerca storica”. Poi enumera gli aspetti positivi:
    “Questa serie di documentari potrà costituire
    uno strumento di lavoro utile nei gruppi
    già bene al corrente sulle ricerche scientifiche
    evocate… Queste trasmissioni potranno aiu-
    tare i cristiani a conoscere bene il periodo
    della nascita del cristianesimo… I dibattiti
    qui aperti possono diventare un appoggio, in
    particolare, per far progredire la conoscenza
    che i cristiani hanno del loro rapporto con il
    mistero di Israele… Infine, questa serie di documentari
    ci invita a proporre ai cristiani
    un’attenta lettura della Scrittura nel suo insieme”.
    Ciò vuol dire che questa trasmissione,
    anche se farà perdere la Fede ad alcuni, farà
    del bene «nella prospettiva di un progresso
    dell’intelligenza credente grazie all’esegesi
    critica ed alle ricerche storiche»!… “Una lettura
    autenticamente ecclesiale delle Scritture
    onora la confessione della fede e dà luogo ad
    un lavoro dell’intelligenza al servizio di una
    crescita del senso del testo. Sappiamo quali
    difficoltà provano i cristiani ad entrare in
    una tale prospettiva”. Madiran scrive: «Vi
    sono infatti “dei” cristiani, e sono la maggior
    parte, che non hanno e non hanno mai dovuto
    “entrare in una tale prospettiva”: è la
    prospettiva dell’erudizione esegetica, storica,
    filosofica, teologica. Mai il popolo cristiano
    è stato richiamato a conoscere “le tre
    lingue”: la greca, la latina, l’ebraica”, neanche
    semplicemente il latino e il greco. È bene
    che le università cattoliche abbiano degli
    eruditi e degli scienziati di primo piano. Fosse
    solo per rispondere con competenza agli
    attacchi contro la fede cattolica: cosa che la
    Nota non fa. Abbandona il pubblico in mezzo
    alle difficoltà che essa gli ha trasmesso.
    Non dà nessun punto di riferimento, arrivando
    fino a raccomandare “queste trasmissioni”
    (…) la sola guida che designa è il tandem
    Mordillat-Prieur».
    La coda del diavolo
    La Nota conclude: “La presentazione di
    certi risultati del lavoro degli storici avrà come
    effetto di mettere in discussione e criticare
    delle rappresentazioni e delle convinzioni di
    fede di molti fra i cristiani. Il fatto che il cristianesimo
    nei suoi inizi apparisse molto diversificato
    ed attraversato dai conflitti di persone
    e di tendenze teologiche sposterà le rappresentazioni
    troppo sbrigative ed immediate
    della vita delle comunità. L’adesione al Concilio
    di Gerusalemme (Atti 15, 29), alle disposizioni
    formulate da Giacomo (Atti 15, 20),
    «fratello del Signore» (Gal. 1, 19), mostrerà
    l’influenza della famiglia di Gesù sull’Apostolo
    Pietro e sulla Chiesa nascente. L’affer-
    mazione dell’esistenza di fratelli e sorelle di
    Gesù porrà delle domande sulla comprensione
    dell’enunciato dogmatico della perpetua
    verginità dei Maria. La presentazione di questi
    risultati…”. «Quali “risultati”? Risultati di
    cosa? domanda Madiran. Tutta la “presentazione”
    enfatica del “lavoro della ragione”,
    delle “risorse dei nostri studi contemporanei”,
    delle “ricerche storiche”, dei “risultati
    scientifici attuali” per arrivare all’affermazione
    di questo risultato: poche parole, niente
    di più, poche parole che sono state sempre
    lette nelle Scritture, i “fratelli e sorelle” del
    Signore e il “fratello” Giacomo, poche parole
    che nel corso dei secoli sono state discusse
    e rivoltate in tutti i sensi, da San Gerolamo a
    Renan! L’opinione confutata già da S. Gerolamo,
    ripresa invece da Renan, “il significato
    della parola aramaica tradotta in greco di
    ADELPHOS è identicamente la stessa che
    quella della parola fratello”, presentata dai
    commissari dottrinali come una scoperta recente
    per impressionare i profani, tutto ciò è
    della ciarlataneria. Ed è una ciarlataneria
    orientata, una ciarlataneria malvagia.
    Notate infatti: la contraddizione evocata
    tra l’esistenza di fratelli e sorelle di Gesù e il
    dogma della perpetua verginità di Maria
    conduce, secondo i commissari, a mettere in
    dubbio il dogma, e per nulla l’esistenza. Come
    se fosse stato stabilito una volta per tutte
    che è il dogma che deve essere contestato,
    mentre l’esistenza di fratelli e sorelle sarebbe
    incontestabile. Questa presa di posizione
    manifesta l’intenzione di creare delle “difficoltà”
    ai cristiani e di “destabilizzarli” nella
    loro fede. Qual altro senso potrebbe avere
    l’intenzione di mettere in dubbio la comprensione
    dell’enunciato dogmatico della
    verginità di Maria, se non di suggerire una
    comprensione “spirituale” e non “fisica”?
    D’altronde, i commissari dottrinali hanno
    Ernest Renan
    forse una “comprensione” di questo enunciato
    dogmatico? Perché “mettono in discussione”
    senza abbozzare una risposta? Perché
    nascondono qual è la loro comprensione?
    A meno che non ne abbiamo nessuna?
    Ci avvertono infatti che non ignorano gli
    “effetti destabilizzanti” del loro procedimento,
    è l’ultima frase della Nota:
    “La presentazione di questi risultati, al di
    là dei suoi effetti destabilizzanti, invita ad un
    sano lavoro d’intelligenza teologica che condurrà
    a rivisitare la tradizione e la storia
    dell’elaborazione dei dogmi cristiani per meglio
    capirli e viverne”. Fine.
    “Meglio capirli”: perché fino ai “risultati”
    verificati da Prieur et Mordillat si capivano
    male.
    Poiché non sono i commissari che lo diranno,
    né vi faranno la minima allusione, e
    poiché nessuna autorità nella Chiesa ha ritenuto
    necessario di opporla a questa Nota
    falsamente “episcopale” e cattolica”, ricordiamo
    qui la risposta data da secoli, ma che
    più di un lettore oggi non saprebbe dove
    cercare né a chi domandare. I “fratelli” di
    Gesù non sono i figli di Maria ma dei parenti
    prossimi: l’aramaico non aveva nessun’altra
    parola che fratelli per indicarli. Parlare
    oggi, in francese o in italiano, di “fratelli”
    del Signore, senza dare spiegazioni, è giocare
    sul qui pro quo ed è una vergognosa impostura.
    La parola fratelli da sola non permette
    di stabilire se si tratta di fratelli carnali
    oppure di cugini o vicini parenti. Ma la
    tradizione cattolica l’ha sempre affermato:
    Maria non ha avuto nessun altro figlio che
    Gesù, e questo si evidenzia dalla Scrittura.
    La sua risposta al messaggio dell’angelo
    all’Annunciazione esprime una volontà di
    restare vergine (Lc 1, 34). Nessun passaggio
    scritturale presenta i “fratelli” di Gesù come
    40
    i figli di Maria (Mc 6, 3). Gesù appare sempre
    come il figlio unico della famiglia di Nazareth.
    Quando all’età di dodici anni accompagna
    i suoi genitori al Tempio, è manifestamente
    l’unico figlio. Ed infine quando Gesù
    sulla croce affida sua madre all’apostolo
    Giovanni (Gv 19, 26-27), ciò sarebbe inspiegabile
    se Maria avesse avuto altri figli. Questo
    è stato sempre il pensiero della Chiesa,
    che oggi è impunemente schernito dall’ammutinamento
    dottrinale dei commissari dottrinali,
    che scagliano i loro “fratelli e sorelle”
    di Gesù come una sfida diretta all’enunciato
    dogmatico della verginità di Maria.
    A più riprese nella loro Nota questi commissari
    manifestano un disprezzo da ciarlatani
    ed una tremenda malvagità spirituale
    verso “parecchi tra i cristiani”, di cui essi
    sanno bene “quali difficoltà provano ed entrare
    in una tale prospettiva” perché hanno
    delle “convinzioni di fede” e alle quali si
    fanno subire degli insistenti “effetti destabilizzanti”.
    È una vergogna. Ma al di là, ben al
    di là di questa malvagità e di questo disprezzo,
    vi è il loro spaventoso oltraggio alla Santissima
    Vergine Maria Madre di Dio, madre
    della Chiesa e nostra madre, regina degli
    Angeli e regina dei cuori. Il sospetto oltraggioso
    sulla sua verginità si spiega solo con
    un offuscamento della fede. Auguro loro di
    avere davanti alla Misericordia la scusa di
    un’ignoranza spirituale invincibile. Al foro
    esterno, la responsabilità del presidente della
    commissione, Sua Eccellenza il commissario
    Jean-Louis Brugès, tra l’altro vescovo di
    Angers, è spaventosa». E quella di Giovanni
    Paolo II che dà la sua “autorità” a questi
    Vescovi? Ancora di più.

    Conclusione

    I documenti della commissione dottrinale
    sono accettati e approvati dalla Conferenza
    Episcopale francese. Un episcopato che approva
    e loda una Bibbia, giudicata da due vescovi
    né cristiana né cattolica, nella quale si
    afferma che i Vangeli sono stati scritti da uno
    sconosciuto che si è servito della letteratura
    dell’antichità orientale e occidentale scegliendone
    i testi secondo il bisogno dei fedeli. Un
    episcopato che loda un canale televisivo ostile
    al cattolicesimo, e che incoraggia a vedere
    una sua trasmissione fatta da due giornalisti
    noti per aver suggerito che Gesù non è mai
    esistito. Un episcopato che ritiene che il ne-
    San Gerolamo (Dipinto di Caravaggio 1606,
    Galleria Borghese Roma)
    gare la Divinità di Gesù non contraddice la
    Fede cattolica. Un episcopato che afferma
    che è un’illusione credere che il Cristo della
    fede sia storico e oggettivo. Un episcopato
    che considera che i cristiani possano essere
    aiutati a conoscere la nascita del cristianesimo
    da una trasmissione ove l’origine del cristianesimo
    è presentata come un avvenimento
    puramente umano, senza nessun intervento
    divino. Un episcopato che considera secondario
    se, nel vedere tale trasmissione, certi
    cristiani perderanno la fede. Un episcopato
    che pensa che si può mettere in dubbio
    l’enunciato dogmatico della verginità della S.
    Vergine. Un episcopato che ritiene che bisogna
    rivisitare i dogmi per meglio intenderli e
    viverli. Un tale episcopato è ancora cattolico?
    Valgono anche per lui le parole: “Chi ascolta
    voi ascolta me” che Nostro Signore ha rivolto
    alla Chiesa gerarchica? Può insomma costituire
    la Gerarchia della Chiesa Cattolica? La
    41
    Fede ci risponde: no! Nostro Signore non si è
    sbagliato quando ha pronunciato queste parole:
    ma Egli si indirizzava alla Gerarchia fedele
    alla dottrina, non ad un episcopato che
    contraddice le verità dogmatiche distruggendo
    la Fede e demolendo la Chiesa. E come si
    può in coscienza essere in comunione con
    quest’episcopato? Questi vescovi, pur avendo
    ricevuto la nomina legale per occupare le Sedi
    Episcopali, se non professano la Fede integra
    non ottengono da Dio l’Autorità che li
    costituisce membri della Gerarchia della
    Chiesa. Questa conclusione è necessaria per
    ogni fedele, se non vuol essere trascinato in
    una qualche deriva eretica o scismatica.

    Bibliografia:
    JEAN MADIRAN
    La Trahison des commissaires
    Consep, 2004. Versailles. 65 p., 10

  8. #278
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    Predefinito Illuminante

    Splendido, e illuminante anche per la mia vicenda scolastica.
    In che numero di "Sodalitium" è uscito?

  9. #279
    Non sono d'esempio in nulla
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    Predefinito

    Nell'ultimo numero: http://www.sodalitium.it/Default.aspx?tabid=130

    pagina 32; è possibile scaricarlo online.

  10. #280
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    Predefinito Re: Illuminante

    Originally posted by franco damiani
    Splendido, e illuminante anche per la mia vicenda scolastica.

 

 
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