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  1. #91
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    Predefinito Rif: Contro lo Stato. L'individualismo di destra

    Citazione Originariamente Scritto da H.I.M. Visualizza Messaggio
    L'errore di fondo è confondere l'anarchismo individualista proprietarista, ovvero il Libertarianism, con l'anarchismo collettivista (Bakunin, Malatesta etc) o individualista/nichilista (Stirner, per capirsi).
    Sono filoni dell'anarchismo che malgrado i vani tentativi di conciliazione non comunicano tra loro perché, appunto, questi ultimi relativizzano o negano del tutto i diritti di proprietà.
    L'autorità, per il libertario, deriva tutta da qui, dalla proprietà e dal diritto di difenderla al pari della propria vita. E' l'alfa e l'omega dell'intera discussione.

    Spero sia gradito un mio vecchio pezzo su autorità e potere secondo il punto di vista libertarian.

    AUTORITÀ, POTERE E ABILITÀ: ABOLIRLI?
    Se non conoscessi l'amico HIM penserei che l'aver postato questo articolo sottintendeva più la volontà di allontanare i conservatori dai libertari che non di avvicinarli.

    Se infatti il merito del brano in questione è quello di separare la concezione libertaria (o meglio, anarco-capitalista) da quella anarco-collettivista, agli occhi di un conservatore l'autore sembra tuttavia più in linea con la visione antiautoritaria di per sè propria di un Chomsky che con il conservatorismo antistatalista di un Goldwater.

    Ora, stabilito che quest'ultimo per il conservatore italiano rappresenta una sorta di Colonna d'Ercole oltre la quali non è possibile andare pena il fuoriuscire dalla sua tradizione - che fa capo a Burke e non a Jefferson o Paine -, vorrei sottolineare un aspetto molto importante per noi conservatori.

    Io confesso tutta la mia difficoltà, e l'antipatia congenita, per il pensare astratto, ovvero la speculazione filosofica. Quando i liberali ottocenteschi denunciavano il "non pensare" (filosoficamente) dei conservatori avevano ragione. Oggi al rifiuto del pensiero filosofico si è aggiunto anche quello del pensiero economico, con grande stizza degli amici libertari.
    In realtà il conservatore è colui che sente la propria persona o il proprio ceto minacciati da una forza esterna che per istinto è portato a combattere, motivando la sua reazione non con una verità filosofica, ma con "la tradizione". Questo spiega perchè gli "intellettuali" conservatori non siano liberi pensatori, ma uomini di lettere, storici o politici di professione. Portati ad affermare, come Burke, che le cose debbano seguire il loro corso perchè "è sempre stato così e dunque è giusto così". Da qui l'importanza che per i conservatori hanno sempre avuto quelle componenti irrazionali della vita umana come la fede, la lealtà, i pregiudizi, i privilegi, l'onore, il patriottismo, l'eroismo.

    Burke era un liberale per modo di dire, che oggi sarebbe considerato dai liberali uno squallido classista, in quanto era portato a difendere (come dopo di lui Calhoun) i privilegi ereditati dall'aristocrazia dalle pretese egualitarie dei radicali. E a chi gli faceva notare che questa difesa era irrazionale lui alzava le spallucce rispondendo che la nobiltà delle antiche leggi britanniche non aveva bisogno di una difesa razionale. E come lui ragionava Hume e hanno ragionato altresì tutti i tories fino al giorno d'oggi.
    Il primo intellettuale conservatore che ha sentito il bisogno di rispondere razionalmente alla sfida razionale della sinistra è stato Roger Scruton (che non a caso dalla sinistra proveniva). E il suo libro filosofico "Guida filosofica per le persone intelligenti" non sono mai riuscito a leggerlo, evidentemente perchè non sono "intelligente" abbastanza.

    Al contrario dei liberali, dei libertari e dei cattolici il conservatore non fonda il suo pensare su un libro, ma sull'analisi dei fatti e sulla sua sensibilità. Perchè se il conservatore può essere un pragmatico, non sarà mai un arido utilitarista. Ci sono infatti aspetti dell'uomo e della vita per i quali il conservatore è congenitamente portato. Sensibilità, dicevo. Ebbene, una sensibilità che si manifesta innanzitutto verso ciò che è "superiore". Si potrebbe ridurre il tutto dicendo che il conservatore è uno a cui piacciono i "gradi". Considera naturale e giusto che vi siano persone che occupino un gradino più alto di altri. E che a loro siano concessi oneri ma anche onori. Per questo il conservatore tende ad avere una propensione per le strutture gerarchiche, dai signori feudali ai monarchi, ai vescovi, ai militari. Ha il gusto estetico per le uniformi e la propensione alla retorica e alla magniloquenza. Ma soprattutto ha un'autentica riverenza per la figura paterna, per il padre, per la paternità, per il paternalismo. Tutto ciò è profondamente radicato nella storia europea e talvolta risulta estraneo agli stessi conservatori americani, che una vera aristocrazia non l'hanno mai avuta. Tuttavia sarebbe errato oggi sulla base di questo assunto continuare a contrapporre europei e americani, in quanto i primi hanno addirittura superato i secondi nell'avversione al conservatorismo.

    Dunque, oggi conservatori e libertari sono sulla stessa linea contro lo Stato, ma c'è una differenza. I libertari combattono lo Stato per principio, i conservatori, che hanno una visione "organica" dell'organizzazione sociale, combattono lo Stato moderno in quanto esso ha sempre accompagnato le istanze livellatrici e favorito le meccanicizzazione della società, al seguito dei liberali, dei democratici o dei nazionalisti. Da qui l'esigenza da parte del conservatore contemporaneo di "lasciar fare" alla naura al suo corso. Di evitare piani e formulazioni astratte. Di combattere il perfettismo. Ieri come oggi lo Stato è l'arma di tutti coloro che intendono piegare i popoli, le tradizioni, le culture alla dea ragione ed alla volontà generale. E dunque per i conservatori lo Stato, questo Stato giacobino partorito dalla Rivoluzione francese, è indubbiamente un nemico. Ma il conservatore, al contrario del libertario, non sarà mai un anarchico (ancorchè capitalista). Non ridurrà mai tutto ad una questione di proprietà (economica). Allo stesso tempo il conservatore non combatterà mai l'autorità di per sè e talvolta difenderà persino l'autoritarismo (orrore di tutti i libertari) quando sentirà il dovere di farlo. E senza chiedersi filosoficamente se sia giusto o meno utilizzare il potere. Quando si sentirà in dovere di agire in un determinato modo, agirà e basta.
    Ultima modifica di Florian; 05-03-10 alle 14:29

  2. #92
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    Predefinito Rif: Contro lo Stato. L'individualismo di destra

    Citazione Originariamente Scritto da eq... Visualizza Messaggio
    Se ci atteniamo alla violenza fisica e alle proprietà il periodo fra la caduta dell'impero fino a circa il 1300 è stato caratterizzato da una violenza inferiore a quella caratterizzante ad esempio il periodo imperiale romano, per non parlare di quello che è successo negli ultimi due secoli in particolare.
    infatti il fenomeno dell'incastellamento è legato al piacere estetico di erigere fortificazioni che prima non esistevano
    Ultima modifica di Pompeo; 05-03-10 alle 10:56

  3. #93
    Mi perdoni?
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    Predefinito Rif: Contro lo Stato. L'individualismo di destra

    Citazione Originariamente Scritto da jack Visualizza Messaggio
    Infatti nell'ottica liberale del rispetto dei diritti assoluti ed inviolabili non ha senso mitizzare l'epoca d'oro dell'ordalia e della faida.
    Cmq sia ad un anarchico coerente non basta dire che c'era l'ordalia e la faida, perché possa eccepire, bisogna esplicitare in che misura tali pratiche esulavano dalla volontarietà.

    Citazione Originariamente Scritto da jack Visualizza Messaggio
    Distinguiamo: la norma è un precetto, prescrive un comportamento. E' caratterizzata dall'astrattezza e soprattutto dalla cogenza e dalla generalità: tutti devono rispettarla. Se nessuna organizzazione fa rispettare la reciproca tolleranza su cui si basa la coesistenza allora questa non è una norma, ma un principio morale.

    La natura, se così la si vuole chiamare, potrà al massimo decretare quale ordinamento ottenga migliori risultati in termini di benessere. Di sicuro non interverrà come garante della libera concorrenza tra gli ordinamenti stessi. Quindi l'elucubrazione intorno alla tolleranza, a parte che a rigor di storia non regge, non è nemmeno definibile come una teoria giuridica.
    Premetto che il termine tolleranza non è che sia proprio del tutto attinente, cmq me ne servirò ugualmente nel mio esempio.

    Sbagli a pensare che la norma sia: "Tu devi tollerare il prossimo.", la norma è: "Se non tolleri il prossimo, il tuo benessere diminuirà." ed i paleolib sono convinti che allo "stato di natura", questo sia "generalmente" vero.
    Ultima modifica di eq...; 05-03-10 alle 11:44
    Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.

  4. #94
    Mi perdoni?
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    Predefinito Rif: Contro lo Stato. L'individualismo di destra

    Citazione Originariamente Scritto da Pompeo Visualizza Messaggio
    infatti il fenomeno dell'incastellamento è legato al piacere estetico di erigere fortificazioni che prima non esistevano
    Oggi non bastano manco gli incastellamenti, cmq ho scritto meno violenza, no assenza di violenza.
    Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.

  5. #95
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    Predefinito Rif: Contro lo Stato. L'individualismo di destra

    Ho sempre creduto nella tua conversione Florian. Sei a buon punto.

  6. #96
    Becero Reazionario
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    Predefinito Rif: Contro lo Stato. L'individualismo di destra

    ciao John! iaociao: ben riletto!!!

  7. #97
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Ho sempre creduto nella tua conversione Florian. Sei a buon punto.
    Grazie John. Sono contento di rivederti qui!

  8. #98
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    Predefinito Rif: Contro lo Stato. L'individualismo di destra

    Citazione Originariamente Scritto da codino Visualizza Messaggio
    ciao John! iaociao: ben riletto!!!
    Ciao Codino. Anche nella tua credo sempre.
    :giagia:

  9. #99
    nodo in gola
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    Predefinito Rif: Contro lo Stato. L'individualismo di destra

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Se non conoscessi l'amico HIM penserei che l'aver postato questo articolo sottintendeva più la volontà di allontanare i conservatori dai libertari che non di avvicinarli.

    Se infatti il merito del brano in questione è quello di separare la concezione libertaria (o meglio, anarco-capitalista) da quella anarco-collettivista, agli occhi di un conservatore l'autore sembra tuttavia più in linea con la visione antiautoritaria di per sè propria di un Chomsky che con il conservatorismo antistatalista di un Goldwater.

    Ora, stabilito che quest'ultimo per il conservatore italiano rappresenta una sorta di Colonna d'Ercole oltre la quali non è possibile andare pena il fuoriuscire dalla sua tradizione - che fa capo a Burke e non a Jefferson o Paine -, vorrei sottolineare un aspetto molto importante per noi conservatori.

    Io confesso tutta la mia difficoltà, e l'antipatia congenita, per il pensare astratto, ovvero la speculazione filosofica. Quando i liberali ottocenteschi denunciavano il "non pensare" (filosoficamente) dei conservatori avevano ragione. Oggi al rifiuto del pensiero filosofico si è aggiunto anche quello del pensiero economico, con grande stizza degli amici libertari.
    In realtà il conservatore è colui che sente la propria persona o il proprio ceto minacciati da una forza esterna che per istinto è portato a combattere, motivando la sua reazione non con una verità filosofica, ma con "la tradizione". Questo spiega perchè gli "intellettuali" conservatori non siano liberi pensatori, ma uomini di lettere, storici o politici di professione. Portati ad affermare, come Burke, che le cose debbano seguire il loro corso perchè "è sempre stato così e dunque è giusto così". Da qui l'importanza che per i conservatori hanno sempre avuto quelle componenti irrazionali della vita umana come la fede, la lealtà, i pregiudizi, i privilegi, l'onore, il patriottismo, l'eroismo.

    Burke era un liberale per modo di dire, che oggi sarebbe considerato dai liberali uno squallido classista, in quanto era portato a difendere (come dopo di lui Calhoun) i privilegi ereditati dall'aristocrazia dalle pretese egualitarie dei radicali. E a chi gli faceva notare che questa difesa era irrazionale lui alzava le spallucce rispondendo che la nobiltà delle antiche leggi britanniche non aveva bisogno di una difesa razionale. E come lui ragionava Hume e hanno ragionato altresì tutti i tories fino al giorno d'oggi.
    Il primo intellettuale conservatore che ha sentito il bisogno di rispondere razionalmente alla sfida razionale della sinistra è stato Roger Scruton (che non a caso dalla sinistra proveniva). E il suo libro filosofico "Guida filosofica per le persone intelligenti" non sono mai riuscito a leggerlo, evidentemente perchè non sono "intelligente" abbastanza.

    Al contrario dei liberali, dei libertari e dei cattolici il conservatore non fonda il suo pensare su un libro, ma sull'analisi dei fatti e sulla sua sensibilità. Perchè se il conservatore può essere un pragmatico, non sarà mai un arido utilitarista. Ci sono infatti aspetti dell'uomo e della vita per i quali il conservatore è congenitamente portato. Sensibilità, dicevo. Ebbene, una sensibilità che si manifesta innanzitutto verso ciò che è "superiore". Si potrebbe ridurre il tutto dicendo che il conservatore è uno a cui piacciono i "gradi". Considera naturale e giusto che vi siano persone che occupino un gradino più alto di altri. E che a loro siano concessi oneri ma anche onori. Per questo il conservatore tende ad avere una propensione per le strutture gerarchiche, dai signori feudali ai monarchi, ai vescovi, ai militari. Ha il gusto estetico per le uniformi e la propensione alla retorica e alla magniloquenza. Ma soprattutto ha un'autentica riverenza per la figura paterna, per il padre, per la paternità, per il paternalismo. Tutto ciò è profondamente radicato nella storia europea e talvolta risulta estraneo agli stessi conservatori americani, che una vera aristocrazia non l'hanno mai avuta. Tuttavia sarebbe errato oggi sulla base di questo assunto continuare a contrapporre europei e americani, in quanto i primi hanno addirittura superato i secondi nell'avversione al conservatorismo.

    Dunque, oggi conservatori e libertari sono sulla stessa linea contro lo Stato, ma c'è una differenza. I libertari combattono lo Stato per principio, i conservatori, che hanno una visione "organica" dell'organizzazione sociale, combattono lo Stato moderno in quanto esso ha sempre accompagnato le istanze livellatrici e favorito le meccanicizzazione della società, al seguito dei liberali, dei democratici o dei nazionalisti. Da qui l'esigenza da parte del conservatore contemporaneo di "lasciar fare" alla naura al suo corso. Di evitare piani e formulazioni astratte. Di combattere il perfettismo. Ieri come oggi lo Stato è l'arma di tutti coloro che intendono piegare i popoli, le tradizioni, le culture alla dea ragione ed alla volontà generale. E dunque per i conservatori lo Stato, questo Stato giacobino partorito dalla Rivoluzione francese, è indubbiamente un nemico. Ma il conservatore, al contrario del libertario, non sarà mai un anarchico (ancorchè capitalista). Non ridurrà mai tutto ad una questione di proprietà (economica). Allo stesso tempo il conservatore non combatterà mai l'autorità di per sè e talvolta difenderà persino l'autoritarismo (orrore di tutti i libertari) quando sentirà il dovere di farlo. E senza chiedersi filosoficamente se sia giusto o meno utilizzare il potere. Quando si sentirà in dovere di agire in un determinato modo, agirà e basta.

    Se l'articolo ha il merito di separare la concezione libertaria anarco-capitalista da quella anarco collettivista, non si capisce come possa "l'autore" essere accostato al pensiero di Chomsky che, tra l'altro, nell'articolo è proprio oggetto della critica.

    Per il resto consiglio la lettura di questo:

    L'INCOERENZA INTELLETTUALE DEL CONSERVATORISMO




  10. #100
    nodo in gola
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    Predefinito Rif: Contro lo Stato. L'individualismo di destra

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio

    Al contrario dei liberali, dei libertari e dei cattolici il conservatore non fonda il suo pensare su un libro, ma sull'analisi dei fatti e sulla sua sensibilità. Perchè se il conservatore può essere un pragmatico, non sarà mai un arido utilitarista.
    I fatti di per sé non dicono nulla se non vengono letti attraverso una teoria. Non si tratta affatto di fondare il proprio pensiero su un libro, ma su dei principi assoluti ed universali, da cui dedurne una teoria della giustizia, prima che economica. Ovvero l'esatto contrario dell'utilitarismo. Se poi qualche libro ne parla dov'è il problema?
    Ultima modifica di H.I.M.; 05-03-10 alle 15:03




 

 
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