…piazza

Il Cav. delle Due Sicilie arringa il popolo napoletano con una richiesta nota ma gridata sempre più forte: “Il governo Prodi si dimetta per il bene del paese”.
Poi Silvio Berlusconi irride quel che resta della maggioranza:
“Si regge su un senatore che va alla toilette o su un senatore a vita che non ha avuto il voto degli elettori, o su qualche distratto che pensa non sia il momento per far andare il governo a casa”.
Infine, a differenza di qualche ex alleato o ex sodale forzista, certifica che dal centrosinistra è bene tenersi a debita distanza anche nel caso di un’emergenza istituzionale:
“Non ci sentiamo di spartire una responsabilità di governo con questa sinistra”.
Tutto questo (e altro) in conferenza stampa nella città amministrata da Rosa Russo Iervolino, (quella che se la prende con chi mette in guardia chi prepara una visita a Napoli) e poi in un comizio serale nella piazza del Plebiscito riempita dai forzisti e dai 5 mila aderenti ai Circoli della Libertà guidati da Michela Vittoria Brambilla.
Del resto Silvio Berlusconi era sceso ieri a Napoli annunciato da un’intervista inequivocabile concessa al Mattino. Tesi: “Questa legislatura prima finisce meglio è”.
Sottratto ogni spazio alle larghe intese (ma l’uomo è capace di rivolgimenti spettacolari), sulla legge elettorale Berlusconi sembra aprire un poco al modello tedesco con sbarramento – “se la sinistra lo proponesse potremmo discuterne” – e conferma la richiesta del premio di maggioranza per il Senato su base nazionale. Fermo restando che andrebbe “benissimo votare con l’attuale legge: otterremo una comoda maggioranza in entrambi i rami del Parlamento”.
I sondaggi gli danno ragione, il popolo napoletano pure e prima o poi qualche parlamentare della maggioranza potrebbe lasciarsi convincere: “Invece di corteggiare le belle donne sto facendo la corte a dei brutti senatori”.
Come sempre il Cav. si è riservato la parte del duro dal tratto pop.
A MVB il compito di ricevere da lui la parola, in piazza, e spiegare come la voce del popolo – e a Napoli non conviene ignorarla – abbia trovato nei Circoli un corpo nuovo e molto più che partitico.
Il vento di decomposizione che soffia nella maggioranza autorizza invece l’Udc a riproporsi come baricentro d’una soluzione istituzionale transitoria.
Ne hanno parlato ieri Pier Ferdinando Casini e Giulio Tremonti, insieme con Luciano Violante, nel corso di un dibattito pubblico. Negli ultimi giorni Casini è stato avvicinato da alcuni dirigenti dell’Ulivo che vogliono sondare la sua disponibilità a un appoggio esterno. Dopotutto, il manifesto rutelliano per il Partito democratico sembra ritagliato sulle misure dell’ex presidente della Camera. E lui, il capo dell’Udc, intervistato sull’Espresso, ha ridettato le condizioni:
“Punto primo, io non ho la vocazione della crocerossina, meno che mai rispetto al governo Prodi.
Punto secondo, la crisi attuale non si risolve con i ritocchi.
Occorre mettersi a un tavolo per fare una legge elettorale, per questo ho proposto un governo di responsabilità nazionale, con pochissimi punti all’ordine del giorno: legge elettorale, poche modifiche costituzionali essenziali da realizzare in tempi brevi, non oltre il 2009. Dirò di più, lo stesso Berlusconi, di fronte a un’ipotesi del genere, dovrebbe pensarci seriamente: quale migliore opportunità democratica per giungere a una situazione che legittima tutti i giocatori?”.
Quanto a Tremonti, pure lui si ripete: “Non è vero che la forma della grande coalizione è un superamento del bipolarismo. Un governo di larghe intese si può costruire solo se c’è bipolarismo forte”.
Diversa l’idea di Violante:
“E’ più utile il lavoro che la commissione Affari costituzionali di Montecitorio sta portando avanti sulle riforme”.
Senato permettendo.

Da il Foglio di oggi

saluti