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  1. #21
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    Basta che non confondiate due cose molto diverse tra loro: MODERNITA' non vuol dire PROGRESSO. Il progressismo è la base utopica delle filosofie del democratismo;capitalismo e socialismo non pongono fine al progresso.
    La modernità è altro, la modernità è l'oggi, e non è detto che l'oggi non possa essere tradizionale: come scriveva il tanto vituperato Rauti, il fascismo è l'inconctro perfetto fra tradizione e modernità, fra gerarchia e massa, ai tempi della nazionalizzazione della società...

  2. #22
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    Predefinito Secondo me

    Partecipo volentieri a questa discussione, le cui tematiche mi stanno particolarmente a cuore.
    Il mondo in cui viviamo è nato dalla Rivoluzione Francese. Una nuova classe (la borghesia) ha preso il potere economico e politico, scalzando le aristocrazie europee. La struttura economica della società è diventata il Capitalismo, che dopo varie evoluzioni ha raggiunto l'attuale stadio, definito dalla letteratura socio-politica contemporanea Globalizzazione Neoliberista. Allo ius sanguinis, il diritto di sangue di cui godevano gli aristocratici, è stato sostituito lo "ius censis", il diritto di cui godono coloro che hanno il censo (ricchi borghesi). Ai valori prerivoluzionari (aristocrazia, ordine cavalleresco, elite, eroismo, idealismo) si sono sostituiti i valori postrivoluzionari (democrazia, plutocrazia, populismo, pacifismo "di maniera", materialismo ed economicismo). La stessa distinzione tra "Destra" e "Sinistra" è nata a seguito della Rivoluzione Francese: la Destra era costituita dai moderati e dai conservatori, che immaginavano una rivoluzione "temperata"; la Sinistra (i giacobini) era costituita dai rivoluzionari più accesi, figli dell'Illuminismo.
    Essere Antimoderni, o più correttamente Tradizionalisti, significa vivere e professare quei valori che prima della Rivoluzione Francese scandivano la vita degli uomini fino all'Ancien Regime. Il vero Tradizionalista non si definisce nè di destra, nè di sinistra (cfr Ni Droite, ni Gauche di de Benoist), in quanto questa distinzione non esisteva nel mondo Antico e Tradizionale.
    Il Tradizionalista è aristocratico: è contro la democrazia. Non ama parlare di Popolo, Nazione e Massa (aspetti femminili dell'esistenza): parla di Ordine e di Stato (aspetti virili). Per il Tradizionalista, il potere non procede mai dal basso verso l'alto (come in democrazia), bensì discende dall'alto verso il basso. Il Tradizionalista è idealista: crede nella purezza e nell'anteriorità delle idee rispetto alla realtà, e combatte perchè ciò ritorni ad essere.
    I tradizionalisti di solito sono divisi in due componenti: i sacerdoti (ad esempio, Guenon), che propongono un tradizionalismo dai forti connotati religiosi, specie cristiani e neoguelfi; i guerrieri (ad esempio Evola, o più recentemente de Benoist) che professano un tradizionalismo pagano e ghibellino, avversario del cristianesimo (inteso come religione debole e dei deboli, cfr L'Anticristo di Nietzsche) e talvolta si avvicinano ai culti religiosi dei pagani, come i culti druidici o orientali.

    Spero di aver espresso in maniera relativamente chiara e concisa il mio pensiero. Vi invito comunque a visitare il mio blog http://puntodiscontro.blogspot.com

  3. #23
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    Chi ha una concezione tradizionale della vita per forze di cose vede nel mondo moderno decadenza e degenerazione dovuta in larga parte al progresso materiale.

    Alienazione, razionalismo, individualismo e volontà i potenza dell'uomo sulla natura e il mito di un traguardo da raggiungere a tutti i costi sono ciò che ne consegue.
    Bisognerebbe parlare di un nuovo equilibrio tra identità, progresso spirituale e materiale...oggi più che mai.

    "la civilizzazione occidentale come il più grande dei mali, il progresso come un dèmone, il capitalismo come una lebbra di usurai, l'egualitarismo e il comunismo come incubi primitivi…" Dominare il nichilismo dell'epoca moderna!

  4. #24
    Democrazia e Progresso
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    italianuova2: ma scusa sicuro che mussolini condannasse il progresso?
    Sicuro di poter affermare la stessa cosa di Marinetti?
    Infatti...Mussolini era di formazione socialista, credeva nella rivoluzione e nel progresso. Marinetti era un futurista, quindi esattamente agli antipodi rispetto al mondo della Tradizione.
    I Tradizionalisti non si definiscono "fascisti" o "di destra" in quanto i valori a cui fanno riferimento preesistono il fascismo e la destra politica: sono certamente antimoderni ed antiprogressisti. Del Fascismo, più che del Nazismo, rivalutano gli aspetti elitari, gerarchici, aristocratici...mentre condannano gli aspetti popolari, socialisteggianti, moderni.

    Arthos: come scriveva il tanto vituperato Rauti, il fascismo è l'inconctro perfetto fra tradizione e modernità, fra gerarchia e massa
    Tale incontro è, per i tradizionalisti, possibile solo in un caso: la gerarchia sancisce il primato dell'elite (Ordine cavalleresco e virile) sulla massa (popolo). Il potere (politico prima che economico) discende dai primi verso i secondi. I gradini della gerarchia vengono scalati non tramite concorsi o meriti o altro, ma tramite l'elezione e la nomina da parte degli apparati superiori (ad esempio, il podestà fascista era nominato dall'alto e non eletto dai cittadini). Era prevista, nelle società aristocratiche e guerriere di un tempo (ad esempio, Sparta) la possibilità di scalare la gerarchia a seguito di prove fisiche ed intellettuali, che permettevano al candidato o al discente di essere accettato dall'Ordine che governava la società.

  5. #25
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    Si tende a pensare che il progresso si identifichi con tutto quel che è dinamico e porta cambiamenti, e che quindi per non essere progressisti si debba rendere tutto immobile, come nel regime di Franco o Pinochet.
    Non è così, nella mente del progressista quel che deve veramente progredire è solo il suo potere sugli altri. Per loro è progresso solo quel che va nella loro direzione, è moderno solo quel che è funzionale al progetto mondialista.

    Per esempio il futurismo è dinamico, desidera cambiamenti radicali, ma non va necessariamente nella direzione di una umanità forzatamente ugualizzata.
    Quindi non è moderno, cioè non ottiene il patentino di modernità da parte del gruppetto di zecche che decidono cosa lo è e cosa no.

    Altro esempio: posso immaginare una storia futura in cui l'abolizione dell'usura libera delle forze lavoro bloccate, permette più ricerche, fino alla scoperta delle tecnologie necessarie a colonizzare lo spazio. E in seguito a quello posso immaginare il sistema solare pieno di colonie autarchiche, che non dipendono da nessun governo mondiale e che possono essere fondate da ogni minoranza etnica, o religiosa o politica che ci sia.
    Sarebbe la soluzione definitiva per salvare le differenze, l'umanità egualizzata non sarebbe più concepibile.
    E' una immagine che ha diversi aspetti futuristi, lo sviluppo di nuove tecnologie, il cambiamento radicale di mentalità.
    Ma è funzionale agli scopi dei progressisti? No, quindi non è moderno.
    E' futurista e antimoderno.

    Si capisce adesso cosa vuol dire ?

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Arthos Visualizza Messaggio
    Basta che non confondiate due cose molto diverse tra loro: MODERNITA' non vuol dire PROGRESSO. Il progressismo è la base utopica delle filosofie del democratismo;capitalismo e socialismo non pongono fine al progresso.
    La modernità è altro, la modernità è l'oggi, e non è detto che l'oggi non possa essere tradizionale: come scriveva il tanto vituperato Rauti, il fascismo è l'inconctro perfetto fra tradizione e modernità, fra gerarchia e massa, ai tempi della nazionalizzazione della società...
    Tradizionale significa moderno, contemporaneo non dimentico, ma fiero del passato che è maestro. Retrogrado, significa invece incapace di gestire il presente, perchè legati ad un passato che non si seppe gestire.

 

 
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