
Originariamente Scritto da
fiume sand creek
Sempre parole.
Quanti i processi tra il XIV° ed il XVI° secolo?
Quante le condanne?
Quante le assoluzioni?
Sei in grado di rispondere al fine di avallare la TUA affermazione?
Oppure preferisci svincolare dalla TUA responsabilità insita in essa?
Elvira del Campo comparve innanzi al tribunale di Toledo nella primavera del 1568, era una giovane donna ed al momento del suo arresto, nel luglio dell'anno precedente, era incinta, il bambino nacque ad agosto ma non si sa che fine fece.
Era stata accusata di non mangiare mai carne di maiale e di cambiarsi la biancheria di sabato, quindi di aderire segretamente al giudaismo.
Elvira era cristiana ed aveva sposato un cristiano, anche suo padre era cristiano mentre la madre aveva ascendenti ebrei. La madre le aveva insegnato il disgusto verso la carne di maiale ed a cambiare la biancheria di sabato, ma in questo non vi era alcun ascendente religioso.
Due operai che svolgevano dei lavori presso la sua abitazione avevano notato tali abitudini giudaiche ed avevano provveduto a denunciarla temendo la scomunica se non lo avessero fatto, aggiunsero però che la signora Elvira frequentava la chiesa del suo quartiere, era donna pia e si confessava regolarmente.
Il procedimento si aprì il 6 aprile alla presenza di due domenicani e di un vicario episcopale. La donna venne avvertita che sarebbe stata torturata se non avesse confessato, lei si gettò in ginocchio chiedendo cosa dovesse confessare, ma gli inquisitori le risposero che lei sapeva benissimo quale fosse il suo peccato.
Venne portata nella sala delle torture, denudata e rivestita con le "zaraguelles".
La donna si dichiarò colpevole di quello di cui la accusavano, le chiesero di specificare, lei non sapeva cosa dire.
Le vennero legate le braccia, poi le corde vennero strette.
"Ho fatto tutto!" disse la donna, "Non mangio carne di maiale perché mi fa star male, ditemi cos'altro devo dire e lo dirò!".
"Dì la verità!" continuavano a ripetere gli inquisitori.
Le corde continuarono a venir strette fin quando la donna urlò che le stavano strappando le braccia, alla sedicesima stretta le corde si spezzarono, Elvira venne allora condotta al "potro", un cavalletto simile a una scala con i pioli affilati che venne inclinato in modo che la testa della donna si trovasse più in basso dei piedi.
"Dì la verità!", continuavano a ripetere gli inquisitori.
Poi le "garrotte" vennero strette ulteriormente.
"Segnores, pietà, mi stanno strappando l'anima!"
"Dì la verità!" ripetevano gli inquisitori con insensibile monotonia.
"Ho infranto la legge!" disse Elvira.
"Quale legge?" chiesero gli inquisitori.
"Non lo so segnores, ditemelo voi!".
Poi le venne aperta a forza la bocca ed il boia le ficcò in gola una toca attraverso la quale fece scivolare il contenuto di una brocca da un litro d'acqua.
Durante gli interrogatori venivano inseriti a forza anche sei o persino otto litri d'acqua, fino a quando l'imputato non confessava o non era più in grado di parlare.
Alla fine Elvira non disse più nulla, forse perché non era più in grado di parlare, forse perché non aveva nulla da dire.
La rimisero in cella, uno spazio angusto dove non poteva ergersi in piedi.
Non riusciva a parlare, non riusciva a muovere gli arti, tremava dal terrore, chiese notizie del figlio e dello sposo, ma nessuno le rispose.
Alla fine Elvira comprese cosa volessero da lei i suoi accusatori e fu ben felice di contentarli.
Confessò la sua appartenenza alla religione giudaica implorando clemenza.
Inizialmente qualche giudice voleva metterla al rogo, ma poi si limitarono ad una condanna di tre anni di reclusione e l'applicazione perpetua della croce dell'infamia sui suoi abiti, oltre naturalmente alla confisca di tutti i suoi beni.
Per qualche ragione, probabilmente perché era impazzita e non riusciva più a parlare assennatamente o a compiere movimenti coordinati, venne rilasciata dopo sei mesi, il marito venne sciolto dal vincolo matrimoniale poiché inesistente nei confronti una eretica.
Del bambino non si seppe più nulla.
Henry Charles Lea, da "STORIA DELL'INQUISIZIONE SPAGNOLA", pubblicato nel 1907.
Riesce difficile immaginare una assoluzione di fronte ad un simile procedimento giudiziario.