





L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio




adoro particolarmente Severino perché perviene unflinchingly alle conclusioni più implacabili (da cui Victor Farias già denunciatore di Heidegger "è l'inumanità in atto che parla nelle affermazioni di Emanuele Severino"), ma a queste conclusioni (il fatto cioè che nel quadro del pensiero del divenire - da lui ritenuto "follia" - l'ultima parola ce l'abbia la violenza e niente sopravanzi il prevaricare della potenza maggiore su quella minore) risponde con l'annuncio che la violenza non è ingiusta (espressione rivelatasi vuota e vana nel quadro della "follia" del divenire una volta crollate le illusioni del limite e degli "immutabili") bensì è incontrovertibilmente impossibile in virtù della rivelazione severiniana dell'eternità inscalfibile di ogni ente
se poi mi dici che il severiniano è schiavo di ciechi istinti ed errori che sembrano orientare il suo modo d'essere assai più della verità incontrovertibile beh parrebbe di sì a vederli


non sono severiniano ma almeno non è scolastico


ovviamente Severino non è "inumano" come pretende Farias che lo fraintende, le sue espressioni terribili (Farias cita "non esiste una ragione teorica, cioè concettuale, capace di dimostrare che la distruzione dell'uomo è un errore") sono solo lo spauracchio destruens (del tipo 'badate a quali sono le conseguenze una volta che ammettete il divenire e la sua logica implacabile che dissolve ogni limite e ogni immutabile') propedeutico alla rivelazione finale super-anarchica (in un senso più metafisico e rarefatto di ogni più modesto anarchismo sociale) dell'impossibilità ultima di ogni violenza e sopraffazione (immaginare il contrario essendo "follia" e "contraddizione")


ma gli enti corporei come fanno a essere indistruttibili?



