



Voglio aggiungere che anche il materialismo può essere consolante per alcuni, magari perché sentono come soffocante un eventuale giudizio divino.
Nessuna corrente filosofica può ritenersi esente da questa dinamica.


Tu hai parlato si livello minimo. Non di livello al di sotto del massimo accettabile.
Di livello minimo ne parla schopenhauer.
Vedi che fai confusione?
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


Schopenhauer ha il copyright sul concetto di livello minimo? C'è un motivo specifico per cui ritieni che mi sto ispirando a Schopenhauer? L'arte di essere felici l'ho letto, ma non è che sia proprio il massimo, molto meglio gli antichi da questo punto di vista.
Consiglio di lettura: Sette brevi lezioni su Aristotele di John Sellars.


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Se ben ricordo una cosa che dice Schopenhauer è che dolore e felicità non stanno sulla stessa scala, ma che sono due sentimenti che si alternano alla noia.
Ma penso che un minimo di felicità debba esserci anche nella noia e nel dolore, altrimenti uno la farebbe finita.
Nella vita terrena, come per il calore questo minimo è definito oggettivamente dalla volontà di sopravvivere perchè da suicida la vita terrena è finita.
Riguardo invece al limite superiore c'è un pistolotto notevole nella Somma contro i gentili che spiega perché non è raggiungibile in questa vita.


L'altro giorno ho detto che la filosofia della natura di Hegel non ha avuto molta fortuna.
Però nel suo sistema c'è un aspetto interessante cioè che la natura "trova la sua specifica razionalità precisamente nel suo essere in contraddizione rispetto al concetto."
Cioè come anticipavo a Darwin sarebbe proprio questo contrasto a manifestare la necessità di una sintesi assoluta.
Naturalmente tutto ciò decade se CONTRO tutta la tradizione epistemica da Platone a Husserl questa contraddizione non viene rilevata come nel caso di Aladar.


Il divenire è una realtà oggettiva (quindi indipendente da ciò che percepiamo) o è qualcosa che percepiamo, che risulta ai nostri occhi? Decidi e soprattutto smettila di esprimerti in modo sempre volutamente ambiguo.
Se il trascorrere del tempo è illusorio, non ci sono passato, presente e futuro e l’Universo è eterno, in quanto esistente fuori dal tempo, ed immutabile, in quanto i singoli mutamenti/istanti spazio-temporali sarebbero come pagine di un libro o fotogrammi di una pellicola che possono scorrere avanti, indietro o restare fermi, senza cambiare il libro o la pellicola, così non cambia l’Universo.
Se il trascorrere del tempo è reale, allora Dio non è creatore in atto, bensì è creatore in potenza, di tutto ciò che non ha ancora creato, anche se già lo conosce e vuole, è irrilevante.
Per quanto riguarda il libero arbitrio, le possibilità sono due:
1) io posso scegliere contro il volere di Dio, ed allora non tutto è voluto da Dio;
2) io non posso scegliere contro il volere di Dio, ed allora le mie scelte non sono libere.
Se tutto è voluto da Dio, non c’è spazio alcuno per il libero arbitrio.


Un altro aspetto interessante di Hegel è che nelle sue lezioni di storia della filosofia afferma che "Aristotele supera Platone in profondità speculativa" purché non venga confuso con un realista alla Locke (cosa che mi pare facciano i nostri fisici, non certo i nostri tomisti).


Su questo c'era un'analogia che sentii tempo fa.
Dio è come qualcuno affacciato alla finestra che osserva dall'alto un incidente stradale. Lui sa già che questo avverrà ma ogni scelta che ha portato a quella situazione è determinata da chi guida.
Era una cosa del genere.