



Ah siamo ancora al punto di non aver capito che il principio d'identità e di non contraddizione è una formalizzazione delle evidenze immediate che ciascuno coglie spontaneamente nella propria stessa esperienza? E che questa formalizzazione è inconfutabile proprio perché ogni volta che si prova a negarla viene riaffermata implicitamente o esplicitamente dato che esprime in termini rigorosi ciò che è costitutivo della realtà stessa?
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




Per me questo immaginifico motore delle particelle eternamente in atto che genera tutte le particelle del mondo può anche teoricamente esistere, ma il problema è che la sua esistenza, in sé, non rende innecesaria l'esistenza di Dio perché si pone lo stesso la fatidica domanda: cosa fa sì che esista? Cosa fa sì che resti costantemente in atto?
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


La difesa del PDNC coincide con la difesa del teismo:
https://www.jstor.org/stable/43068772
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Se non mi dai il contesto, cosa pretendi?
Noi sappiamo che ogni ente è incontraddittorio, ma l'esperienza sembra mostrarci qualcosa che stride con ciò: il divenire, il mutamento. Ogni ente esiste ed è se stesso in quanto è in atto, ma questo ente può essere anche altro e, sotto questo aspetto, è in potenza. Il divenire o mutamento è questo passaggio dalla potenza all'atto. Essere "in potenza" significa non essere ancora: implica una capacità effettiva ma non ancora realizzata (per essere ancora più precisi, parliamo di "potenza passiva", cioè di una capacità a ricevere qualcosa che ancora non si ha). Essere "in atto" significa essere già. Da ciò ne consegue che atto e potenza si autoescludono a vicenda simultaneamente e sotto il medesimo aspetto. Pertanto, è necessario che tale passaggio avvenga in virtù di un ente in atto: se ciò in virtù di cui un ente è in atto fosse lo stesso in virtù del quale era in potenza, avremmo una simultaneità dell'essere e del non essere, che però è impossibile in quanto contraddittoria. Altro esempio che si potrebbe fare è il principio del terzo escluso, per cui una cosa o è o non è.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).