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Discussione: Fede o scienza?

  1. #4071
    עם ישראל חי
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Ad essere onesto, non si capisce più a quale formulazione del prs tu faccia riferimento. Io faccio riferimento alla formulazione leibniziana: nulla esiste senza che abbia i requisiti necessari all'esistenza (in alternativa, semantizzalo così: nulla esiste senza che soddisfi le condizioni di possibilità dell'ente).
    neanche per sogno.. stai storpiando la posizione di leibniz a tuo uso e consumo:
    "[...] and that of sufficient reason, in virtue of which we hold that there can be no fact real or existing, no statement true, unless there be a sufficient reason, why it should be so and not otherwise" (Leibniz)
    O nella equivalente - magari piu precisa - formulazione moderna:
    "for every substantive fact Y there are some facts Xs such that (i) the Xs ground Y and (ii) each one of the Xs is autonomous." (Gupta)

    Nessun "requisito necessario" ne tantomeno che "soddisfi le condizioni di possibilità".

    Lo scultore è solo causa fiendi della scultura di marmo ma, una volta che lo scultore ha lavorato il marmo, non è lo scultore a far esistere la statua. Tant'è che, terminato il lavoro, lo scultore può pure morire: la statua che ha prodotto continuerebbe ad esistere. Sono le proprietà del marmo a fare in modo che la statua esista.
    no, la scultura esiste ad ogni tempo t successivo al tempo in cui venne scolpita solo in virtu del fatto che uno scultore la scolpi' in quel momento.
    secondo leibniz (e i filosofi moderni) l'azione dello scultore rende ragione dell'esistenza della statua, non il marmo.

    È un problema? Secondo me no.
    ti stai attaccando tu a una idea sbagliata per poi chiedermi se "e' un problema"?

    L'esempio di sopra non era una dimostrazione (?) ma era un modo per far capire, con tutti i limiti del caso, cosa significhi un atto creatore atemporale.
    Ok, non dimostrava nulla su fantomatici "atti creativi atemporali".
    If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac

  2. #4072
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Quella con l’astrologia era fin dall’inizio una similitudine sull’argomentazione che hai usato, non sull’oggetto delle due (pseudo)scienze.

    Se un astrologo ci dicesse: potete anche chiamarli in un altro modo, ma esistono le stelle e i pianeti, quindi l’astrologia è vera, noi gli faremmo notare che le stelle e i pianeti lui li interpreta in un certo modo, quindi il suo ragionamento non regge.

    Allo stesso modo, il fatto che qualcosa esista non dimostra che sia sensata l’interpretazione che la metafisica dà di quel qualcosa che esiste. E che la metafisica sia un’interpretazione lo ammetti anche tu, dicendo che si tratta di una traduzione in termini metafisici.

    Tantomeno il fatto che in alcune lingue si usi il verbo “essere” nel significato di “esistere” dimostra che le speculazioni sulle forme sostantivate del verbo essere colgano infallibilmente la realtà, e non siano invece fantasticherie autoreferenziali sul linguaggio.

    Nemmeno il principio di non contraddizione può essere usato a sostegno della metafisica, dal momento che l’idea che le strutture del pensiero siano allo stesso tempo strutture universali della realtà è a sua volta un’interpretazione. Aristotele lo credeva, ma questo non significa che sia vero. Non esiste un modo per escludere che questo passaggio dal logico all’ontologico sia una proiezione dei nostri meccanismi logici sulla realtà.

    Quindi argomenti decisivi a vantaggio della metafisica qui semplicemente non ce ne sono.

    Non solo, a questo punto va detto che è possibile basarsi proprio sul principio di non contraddizione per generare una metafisica del tutto diversa, incompatibile con quella aristotelico-tomista, come ha fatto Severino. Nella sua prospettiva la metafisica precedente nega ciò che vorrebbe affermare, cioè proprio che l’essere sia incontraddittorio.
    La tua "similitudine" non regge e si rivela uno strawman argument proprio perché i contenuti espressi dalle semantizzazioni operate dalla metafisica sono necessari ed universali, come già detto. Un astrologo ed un astronomo potranno concordare sul fatto che esistono i pianeti e le stelle (e, d'altronde, sarebbe sciocco contestare l'astrologia se si limitasse a dire che i pianeti esistono), ma non concorderanno mai su quale sia il moto degli astri e sull'influsso che possono avere sui comportamenti umani. Un fisico, invece, non potrà mai dire al metafisico che è solo un'interpretazione opinabile, se non addirittura fallace, che l'ente sia incontraddittorio. E, per contestare le eventuali conclusioni che il metafisico ne trae, il fisico dovrà avventurarsi su un terreno filosofico e confutare la correttezza dei sillogismi su cui tali conclusioni si fondano.

    Nell'opera di formalizzazione concettuale di quanto contenuto materialmente nell'esperienza originaria, non c'è da stupirsi che la riflessione filosofico-metafisica ricorra al linguaggio che l'è proprio, esattamente come fanno altre discipline scientifiche. Essendo una conoscenza riflessa della realtà appresa, la metafisica è dotata di un proprio apparato lessicale con il quale veicola i propri contenuti. Questo però non legittima la tua argomentazione nominalistica. L'esistenza di un linguaggio proprio della metafisica, differente da quello di altre discipline scientifiche, non dimostra che la veridicità oggettiva delle cognizioni della metafisica sia impossibile da appurare come se dalla diversità delle parole impiegate conseguisse necessariamente la relatività e l'opinabilità dei contenuti veicolati da quelle parole. L'illogicità della tua tesi, quindi, è evidente: parlare di traduzione in termini metafisici non significa che sia realmente opinabile - per restare sul medesimo esempio - l'incontraddittorietà dell'ente. Significa solo che il contenuto di uno stesso concetto può essere espresso con terminologie di discipline differenti o con termini specialistici diversi da quelli del linguaggio comune. Variano le parole, ma l'informazione veicolata resta la stessa.

    Aristotele ha formulato il pdnc sulla base di quanto appreso dalla realtà, non sulla base di una speculazione autoreferenziale e fantasiosa sul pensiero. Le strutture logiche del pensiero possono dirsi tali proprio perché conformi alle strutture necessarie ed universali della realtà. Tant'è che lo Stagirita afferma nella "Metafisica" che gli assiomi sono di pertinenza della scienza dell'essere: "È evidente che l'indagine di questi assiomi rientra nell'ambito di quell'unica scienza, cioè della scienza del filosofo. Infatti essi [gli assomi, nds] valgono per tutti quanti gli esseri, e non sono proprietà peculiari di qualche genere di essere, ad esclusione degli altri. E tutti quanti si servono di questi assiomi, perché essi sono propri dell'essere in quanto essere, e ogni genere di realtà è essere. Ciascuno, però, si serve di essi nella misura in cui gli conviene, ossia nella misura in cui si estende il genere intorno al quale vertono le sue dimostrazioni. Di conseguenza, poiché è evidente che gli assiomi appartengono a tutte le cose in quanto tutte sono esseri (l'essere è, infatti, ciò che è comune a tutto), competerà a colui che studia l'essere in quanto essere anche lo studio di questi assiomi" (IV, 3). Poco dopo Aristotele afferma che gli assomi sono "i principi più sicuri di tutti gli esseri". Per sostenere che Aristotele, così facendo, abbia solo proiettato sulla realtà le strutture del pensiero bisognerebbe mostrare che la realtà possa ipoteticamente avere contenuti incompatibili con quelli semantizzati dalle nozioni prime e dei principi primi dell'essere. Ma questo è impossibile, come mostrato esaustivamente dall'elenchos. Questa sarebbe solo un'operazione verbale sofistica atta a cercare capziosamente e vanamente di sfuggire all'inoppugnabile validità degli assiomi.

    La filosofia periodicamente torna ad oscillare fra Parmenide ed Eraclito. Severino è stato fra coloro che sono tornati a Parmenide. Il suo è stato, di fatto, un regresso perché ha disconosciuto il guadagno speculativo che il pensiero aveva ottenuto con le riflessioni di Platone prima e di Aristotele poi (sviluppate ulteriormente da Sant'Agostino prima e da San Tommaso d'Aquino e dai suoi interpreti successivamente) nella comprensione del divenire. Certo: molto più "sensata" la posizione di Severino di chi asserisce che l'essere sia solo un flatus vocis.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  3. #4073
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    neanche per sogno.. stai storpiando la posizione di leibniz a tuo uso e consumo:
    Fu proprio Leibniz a dire: "Nihil est sine omnibus ad existendum requisitis".

    Anzi, più precisamente disse: "Nihil est sine causa, quia nihil est sine omnibus ad existendum requisitis".

    Come puoi verificare qui.

    Non ho storpiato nulla.

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    no, la scultura esiste ad ogni tempo t successivo al tempo in cui venne scolpita solo in virtu del fatto che uno scultore la scolpi' in quel momento.
    secondo leibniz (e i filosofi moderni) l'azione dello scultore rende ragione dell'esistenza della statua, non il marmo.
    E quella è la causa fiendi. Ma a noi interessa la causa essendi. Da cosa dipende l'esistenza della statua? Perché, una volta terminata la sua opera di lavorazione del marmo, lo scultore può allontanarsi dalla statua senza che quest'ultima cessi di esistere?

    Reitero poi la domanda che ho fatto in precedenza: perché si dice che l'elettrone viene dal muone, se l'elettrone non ha nulla a che fare col muone? Perché al decadimento del muone segue l'emergere dell'elettrone?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    ti stai attaccando tu a una idea sbagliata per poi chiedermi se "e' un problema"?
    Chiedo se sia un problema per l'oggettività della misurazione il fatto che questa vari a seconda della posizione e del moto dell'osservatore.
    A me non sembra.

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    Ok, non dimostrava nulla su fantomatici "atti creativi atemporali".
    Ti ha fatto - o ti dovrebbe aver fatto - capire il concetto.
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  4. #4074
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Ho ribadito che noi pensiamo, che il pensiero è anche astrazione
    Il pensiero è sempre astratto. Mi sa che confondi le sensazioni con l'intellezione ed il pensiero.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    e che non ci sono difficoltà a spiegare (non da fisico, visto che non lo sono) come possiamo "trascendere" l’esperienza fisica senza immaginare l’esistenza di facoltà immateriali, dato che basta pensare il negativo di quello che troviamo nell’esperienza fisica.
    La difficoltà di questa spiegazione è che non spiega nulla, nemmeno in termini ipotetici. Dire che noi trascendiamo l'esperienza fisica perché pensiamo al negativo di quello che troviamo nell'esperienza fisica equivale a dire che noi trascendiamo l'esperienza fisica perché trascendiamo l'esperienza fisica. Il concetto di "negativo di quello che troviamo nell'esperienza fisica" è frutto di un'astrazione universalizzatrice operata dall'intelletto sulla base dei dati recepiti dai nostri sensi. Cioè di un trascendere l'esperienza fisica. Dove sarebbe quindi la spiegazione del fatto (o dell'ipotesi) che trascendere l'esperienza fisica sia comunque un'esperienza fisica?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Una volta precisato che il concepire “l’immateriale” si può spiegare in questo modo, non è difficile capire che anche concetti come quello di “bene” possono nascere semplicemente dal trasformare impressioni, sensazioni o giudizi di valore in cose che esistono di per sé, indipendentemente da noi, in qualche mondo fantastico. Cioè quello che noi chiamiamo facoltà di concepire l’immateriale può benissimo essere in parte, e probabilmente è, la facoltà di inventare cose che non esistono. Infatti esistono cose, situazioni e persone che giudichiamo buone, ma questo non implica che esista da qualche parte il “bene”.
    Non c’è insomma nessuna necessità di raccontare che se concepiamo il “bene” è perché in qualche modo ci arriva questa informazione “immateriale” da una dimensione “immateriale” attraverso una nostra presunta facoltà “immateriale”.

    La scienza semplicemente sospetta che ci siano spiegazioni migliori di questa… che il pensiero cioè si possa spiegare attraverso qualcosa di esistente nel mondo fisico, senza ricorrere al mito, cioè all’anima, all’intelletto e altre entità di questo tipo. La scienza fa notare che in parallelo al pensiero si osserva una serie di fenomeni cerebrali a livello fisico e organico, ed esistono corrispondenze fra certi settori del cervello e certe attività mentali. Certo questo non è tutto, ma è indubbiamente qualcosa da non sottovalutare.

    Quindi l’unico fatto qui, se si vuole essere onesti, è che al momento la questione è aperta.
    Punto primo, i giudizi di valore non sono riducibili ad "impressioni" e "sensazioni", dato che sono frutto di operazioni dell'intelletto.
    Punto secondo, se anche certi concetti - come quello di "bene" o di "verità" - fossero solo invenzioni della nostra mente senza corrispettivo nella realtà, non avresti comunque confutato né la loro necessaria irriducibilità alle sensazioni e alle immagini né la loro incontestabile immaterialità. Non sarebbe quindi un argomento per sostenere che l'intelletto potrebbe non essere immateriale.
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  5. #4075
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    È necessario perché, se crea dal nulla, vuol dire che è l'Essere per essenza, l'Essere stesso sussistente. Un ente non può dare l'essere ad un altro, senz'altra base pre-esistente, se non è esso stesso l'Essere. Ci sarebbe una sproporzione fra causa ed effetto. L'Essere per essenza coincide con l'assoluta perfezione perché ogni ente è caratterizzato da un grado maggiore o minore di perfezione, cioè da un grado maggiore o minore di essere, di attualità, e ciò che è costitutivamente l'Essere stesso gode di tutte le perfezioni ontologicamente possibili. Vi può essere maggior perfezione dell'essere, ossia dell'essere in atto, per un ente? No. Quindi ciò che è l'Essere per essenza, ciò che è Atto puro (diciamo anche Atto per essenza, se vuoi), è necessariamente perfetto in modo totale ed assoluto.
    Che significa "senz altra base pre-esistente"? Da dove risulta che la relazione è fra causa ed effetto debba essere "proporzionata"? In che senso "proprozionata ?
    Che cos'è l' "Essere stesso"? È l'atto puro?
    Se la perfezione è la potenza in atto che significa la frase "Vi può essere maggior perfezione dell'essere, ossia dell'essere in atto, per un ente?" Intendi chiedere retoricamente se può esistere maggiore perfezione della assoluta perfezione?


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  6. #4076
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    La tua "similitudine" non regge e si rivela uno strawman argument proprio perché i contenuti espressi dalle semantizzazioni operate dalla metafisica sono necessari ed universali, come già detto. Un astrologo ed un astronomo potranno concordare sul fatto che esistono i pianeti e le stelle (e, d'altronde, sarebbe sciocco contestare l'astrologia se si limitasse a dire che i pianeti esistono), ma non concorderanno mai su quale sia il moto degli astri e sull'influsso che possono avere sui comportamenti umani. Un fisico, invece, non potrà mai dire al metafisico che è solo un'interpretazione opinabile, se non addirittura fallace, che l'ente sia incontraddittorio. E, per contestare le eventuali conclusioni che il metafisico ne trae, il fisico dovrà avventurarsi su un terreno filosofico e confutare la correttezza dei sillogismi su cui tali conclusioni si fondano.

    Nell'opera di formalizzazione concettuale di quanto contenuto materialmente nell'esperienza originaria, non c'è da stupirsi che la riflessione filosofico-metafisica ricorra al linguaggio che l'è proprio, esattamente come fanno altre discipline scientifiche. Essendo una conoscenza riflessa della realtà appresa, la metafisica è dotata di un proprio apparato lessicale con il quale veicola i propri contenuti. Questo però non legittima la tua argomentazione nominalistica. L'esistenza di un linguaggio proprio della metafisica, differente da quello di altre discipline scientifiche, non dimostra che la veridicità oggettiva delle cognizioni della metafisica sia impossibile da appurare come se dalla diversità delle parole impiegate conseguisse necessariamente la relatività e l'opinabilità dei contenuti veicolati da quelle parole. L'illogicità della tua tesi, quindi, è evidente: parlare di traduzione in termini metafisici non significa che sia realmente opinabile - per restare sul medesimo esempio - l'incontraddittorietà dell'ente. Significa solo che il contenuto di uno stesso concetto può essere espresso con terminologie di discipline differenti o con termini specialistici diversi da quelli del linguaggio comune. Variano le parole, ma l'informazione veicolata resta la stessa.

    Aristotele ha formulato il pdnc sulla base di quanto appreso dalla realtà, non sulla base di una speculazione autoreferenziale e fantasiosa sul pensiero. Le strutture logiche del pensiero possono dirsi tali proprio perché conformi alle strutture necessarie ed universali della realtà. Tant'è che lo Stagirita afferma nella "Metafisica" che gli assiomi sono di pertinenza della scienza dell'essere: "È evidente che l'indagine di questi assiomi rientra nell'ambito di quell'unica scienza, cioè della scienza del filosofo. Infatti essi [gli assomi, nds] valgono per tutti quanti gli esseri, e non sono proprietà peculiari di qualche genere di essere, ad esclusione degli altri. E tutti quanti si servono di questi assiomi, perché essi sono propri dell'essere in quanto essere, e ogni genere di realtà è essere. Ciascuno, però, si serve di essi nella misura in cui gli conviene, ossia nella misura in cui si estende il genere intorno al quale vertono le sue dimostrazioni. Di conseguenza, poiché è evidente che gli assiomi appartengono a tutte le cose in quanto tutte sono esseri (l'essere è, infatti, ciò che è comune a tutto), competerà a colui che studia l'essere in quanto essere anche lo studio di questi assiomi" (IV, 3). Poco dopo Aristotele afferma che gli assomi sono "i principi più sicuri di tutti gli esseri". Per sostenere che Aristotele, così facendo, abbia solo proiettato sulla realtà le strutture del pensiero bisognerebbe mostrare che la realtà possa ipoteticamente avere contenuti incompatibili con quelli semantizzati dalle nozioni prime e dei principi primi dell'essere. Ma questo è impossibile, come mostrato esaustivamente dall'elenchos. Questa sarebbe solo un'operazione verbale sofistica atta a cercare capziosamente e vanamente di sfuggire all'inoppugnabile validità degli assiomi.

    La filosofia periodicamente torna ad oscillare fra Parmenide ed Eraclito. Severino è stato fra coloro che sono tornati a Parmenide. Il suo è stato, di fatto, un regresso perché ha disconosciuto il guadagno speculativo che il pensiero aveva ottenuto con le riflessioni di Platone prima e di Aristotele poi (sviluppate ulteriormente da Sant'Agostino prima e da San Tommaso d'Aquino e dai suoi interpreti successivamente) nella comprensione del divenire. Certo: molto più "sensata" la posizione di Severino di chi asserisce che l'essere sia solo un flatus vocis.
    Purtroppo mancano i presupposti per presentare l’interpretazione metafisica della realtà come necessaria, universale e oggettiva, per i motivi già spiegati:

    L’essere non ha definizione, non può essere quindi oggetto di scienza, il che significa che non se ne può sensatamente stabilire necessità, universalità né oggettività.

    Se l’essere è ciò che permette ogni altra definizione, si conferma che è un tratto di linguaggio, che lavorando sul linguaggio permette di stabilire attribuzioni di significato. Ma chi stabilisce che l’essere è ciò che permette ogni altra definizione? Il linguaggio. Primo circolo.

    Se “le strutture logiche del pensiero possono dirsi tali proprio perché conformi alle strutture necessarie ed universali della realtà” e non lo si può mettere in dubbio perché “è impossibile” che la realtà sia incompatibile con “l’elenchos”, cioè con la principale struttura logica del pensiero, ecco che abbiamo il secondo circolo.

    Evidentemente necessità, universalità e oggettività della metafisica sono semplici espressioni di un desiderio di assolutezza che è destinato a rimanere illusorio.

    Severino ha avuto indubbiamente il merito di mostrare, restando all’interno della metafisica, che la metafisica aristotelico-tomista (e non solo quella) mistifica l’essere, in quanto afferma e nello stesso tempo nega il principio di non contraddizione.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  7. #4077
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Il pensiero è sempre astratto. Mi sa che confondi le sensazioni con l'intellezione ed il pensiero.

    La difficoltà di questa spiegazione è che non spiega nulla, nemmeno in termini ipotetici. Dire che noi trascendiamo l'esperienza fisica perché pensiamo al negativo di quello che troviamo nell'esperienza fisica equivale a dire che noi trascendiamo l'esperienza fisica perché trascendiamo l'esperienza fisica. Il concetto di "negativo di quello che troviamo nell'esperienza fisica" è frutto di un'astrazione universalizzatrice operata dall'intelletto sulla base dei dati recepiti dai nostri sensi. Cioè di un trascendere l'esperienza fisica. Dove sarebbe quindi la spiegazione del fatto (o dell'ipotesi) che trascendere l'esperienza fisica sia comunque un'esperienza fisica?

    Punto primo, i giudizi di valore non sono riducibili ad "impressioni" e "sensazioni", dato che sono frutto di operazioni dell'intelletto.
    Punto secondo, se anche certi concetti - come quello di "bene" o di "verità" - fossero solo invenzioni della nostra mente senza corrispettivo nella realtà, non avresti comunque confutato né la loro necessaria irriducibilità alle sensazioni e alle immagini né la loro incontestabile immaterialità. Non sarebbe quindi un argomento per sostenere che l'intelletto potrebbe non essere immateriale.
    Tu rispondi che “immortalità” o “bene”, anche se inventati avrebbero comunque una “incontestabile immaterialità”. Questo significa che continui a ritenere che questa "immaterialità" di ciò che appare nel pensiero dimostri che il pensiero è immateriale.
    Ma così non è, come ho già spiegato nel post 3947.
    Poco male, dopotutto non è una discussione su un forum a cambiare lo stato dell’arte delle nostre conoscenze su mente e pensiero. Conoscenze che, se vogliamo essere onesti, ci dicono che la questione è aperta.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  8. #4078
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    Che significa "senz altra base pre-esistente"? Da dove risulta che la relazione è fra causa ed effetto debba essere "proporzionata"? In che senso "proprozionata ?
    Che cos'è l' "Essere stesso"? È l'atto puro?
    Se la perfezione è la potenza in atto che significa la frase "Vi può essere maggior perfezione dell'essere, ossia dell'essere in atto, per un ente?" Intendi chiedere retoricamente se può esistere maggiore perfezione della assoluta perfezione?
    "Senz'altra base pre-esistente" significa che l'atto creatore implica la produzione di tutto quanto l'essere dell'ente senza ricorrere ad un ente già in atto.

    Dire che la relazione fra causa ed effetto dev'essere proporzionata significa affermare che quanto prodotto dalla causa non può eccedere la natura e le capacità della causa stessa.

    L'espressione "Essere stesso" indica ciò che è Essere per essenza e coincide con l'Atto puro.

    Intendo dire che, siccome per un ente non c'è maggior perfezione dell'essere in atto, ne consegue che l'Atto puro coincide la Perfezione assoluta.
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  9. #4079
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    È necessario perché, se crea dal nulla, vuol dire che è l'Essere per essenza, l'Essere stesso sussistente. Un ente non può dare l'essere ad un altro, senz'altra base pre-esistente, se non è esso stesso l'Essere. Ci sarebbe una sproporzione fra causa ed effetto. L'Essere per essenza coincide con l'assoluta perfezione perché ogni ente è caratterizzato da un grado maggiore o minore di perfezione, cioè da un grado maggiore o minore di essere, di attualità, e ciò che è costitutivamente l'Essere stesso gode di tutte le perfezioni ontologicamente possibili. Vi può essere maggior perfezione dell'essere, ossia dell'essere in atto, per un ente? No. Quindi ciò che è l'Essere per essenza, ciò che è Atto puro (diciamo anche Atto per essenza, se vuoi), è necessariamente perfetto in modo totale ed assoluto.
    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    "Senz'altra base pre-esistente" significa che l'atto creatore implica la produzione di tutto quanto l'essere dell'ente senza ricorrere ad un ente già in atto.

    Dire che la relazione fra causa ed effetto dev'essere proporzionata significa affermare che quanto prodotto dalla causa non può eccedere la natura e le capacità della causa stessa.

    L'espressione "Essere stesso" indica ciò che è Essere per essenza e coincide con l'Atto puro.

    Intendo dire che, siccome per un ente non c'è maggior perfezione dell'essere in atto, ne consegue che l'Atto puro coincide la Perfezione assoluta.
    Che significa ? "produzione di tutto quanto l'essere dell'ente senza ricorrere ad un ente già in atto."?




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  10. #4080
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Fu proprio Leibniz a dire: "Nihil est sine omnibus ad existendum requisitis".

    Anzi, più precisamente disse: "Nihil est sine causa, quia nihil est sine omnibus ad existendum requisitis".

    Come puoi verificare qui.

    Non ho storpiato nulla.
    Si, mi pare che hai ragione tu su Leibniz. Nel qual caso rigetto anche Leibniz e mi attengo alla definizione moderna già riportata.

    E quella è la causa fiendi. Ma a noi interessa la causa essendi. Da cosa dipende l'esistenza della statua? Perché, una volta terminata la sua opera di lavorazione del marmo, lo scultore può allontanarsi dalla statua senza che quest'ultima cessi di esistere?
    No a noi interessa la causa fiendi non la essendi che ha a che fare con principi di conservazione (irrilevante qui da dove verrebbe la materia).
    Perchè?
    Perche chi propone l'argomento che deve esistere un "motore primo" lo fa sulla base del PRS: ogni evento-effetto richiede un altro evento-causa che lo spieghi e lo preceda fino a raggiungere in catena un "evento primo" senza causa (perche non ci piace il regresso all'infinito).
    L'esistenza della statua scolpita al tempo t1, ad ogni tempo t2>t1 dipende non dal marmo ma dal fatto che qualcuno l'aveva scolpita al tempo t1, perche senza l'omino scultore niente statua, non importa quello che l'omino faccia dopo o quanto marmo ci metti.

    Reitero poi la domanda che ho fatto in precedenza: perché si dice che l'elettrone viene dal muone, se l'elettrone non ha nulla a che fare col muone? Perché al decadimento del muone segue l'emergere dell'elettrone?
    ha a che fare perché senza muone niente elettrone, senza marmo niente statua.
    la differenza tra i due casi sta nel fatto che nel secondo il PRS vale (esiste un omino scultore) invece nel primo no.

    La mia obiezione vale come undercutting defeater dell'argomento della causa prima perche gia livello fisico si vede come la catena causale si rompe al livello della meccanica quantistica.

    riguardo alla "causa materiale" o essendi la statua viene dal marmo che viene dalla crosta terrestre che viene dai detriti dell'esplosione di una supernova che viene dal big bang che ha (può avere) massa-energia zero.
    Zero problemi, zero divinità.

    Chiedo se sia un problema
    per l'oggettività
    della misurazione il fatto che questa vari a seconda della posizione e del moto dell'osservatore.
    si e ho gia spiegato perche, non credo di poterlo rifrasare piu chiaramente.

    Ti ha fatto - o ti dovrebbe aver fatto - capire il concetto.
    no, ma come tu stesso hai ammesso non dimostra l'esistenza e neppure la plausibilità di quelli che chiami atti creativi atemporali.
    If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac

 

 
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