
Originariamente Scritto da
Giò
Invece sì. Due esempi in cui l'ho fatto:
Il passaggio che fatichi a fare è accettare che, se
avere l'essere è necessariamente indice di finitudine*, identificarsi nell'Essere stesso sussistente (cioè: essere l'Essere per essenza) invece è necessariamente indice di ciò che contraddice la finitudine: l'illimitatezza. Ossia: ciò che il tomismo intende per infinito in atto.
Merovingio, il fatto che tu li consideri fallaci, non vuol dire che siano effettivamente fallaci

Peraltro, non mi riconosco nell'argomentazione n. 3. Il tuo "atto eterno" non può esistere senza una causa che faccia in modo che sia in atto, a meno che non s'identifichi nell'Atto puro: questa è sempre stata la mia posizione.
* = Perché? Perché significa che l'ente X è divenuto in atto (ossia: esiste) grazie ad un passaggio dalla potenza, che s'identifica nell'essenza, all'atto, che s'identifica nell'atto d'essere e ha per esito l'esistenza. La realizzazione dell'essenza dell'ente X è realizzazione di un certo grado di perfezione dell'essere, come spiegato tante volte. L'essere in atto dell'uomo è la realizzazione di quel grado di perfezione dell'essere che corrisponde all'essere uomo. L'essere in atto della pianta è la realizzazione di quel grado di perfezione dell'essere che corrisponde all'essere pianta. L'essere in atto del minerale è la realizzazione di quel grado di perfezione dell'essere che corrisponde all'essere minerale. E così via.