
Originariamente Scritto da
Giò
Ecco che emerge ancora una volta l'importanza dei Pokemon. Se @
Aladar e @
TheMeroving avessero studiato o quanto meno letto i Pokemon della filosofia classica e scolastica in modo adeguato, forse, avrebbero evitato di scrivere frasi come quelle sopra e, di fronte ad un post come il mio, si sarebbero risparmiati sceneggiate di questo tipo. Magari avrebbero comunque contestato il merito della frase, ma l'avrebbero fatto con maggior cognizione di causa. Non si sarebbero limitati ad un volgare "che diavolo significa?" o "non significa nulla". Ad esempio, la dottrina dei trascendentali di S. Tommaso - per intenderci: quella che spesso si sintetizza con la frase
ens, verum, bonum et pulchrum convertuntur in unum - parla proprio dei differenti aspetti dell'essere (vi avevo già fatto cenno
qui e nel confronto con @
Querion). Questi aspetti differenti si riferiscono ad una sola realtà. Perciò, si parla della convertibilità dell'
ens nel
verum, nel
bonum, nel
pulchrum e nell'
unum. Questa distinzione è logica ma non reale, non nel senso che è inventata di sana pianta, ma nel senso che è un distinguo che la nostra mente fa per indicare aspetti afferenti una medesima realtà. Una distinzione reale, invece, sarebbe quella fra il mio braccio ed il resto del mio corpo: effettivamente c'è una sola realtà (il mio corpo) ed il braccio n'è una parte distinta che non è convertibile - cioè non equivale interamente
in re - al mio corpo. Supercazzole? Sempre meno delle ipotesi di motori immateriali di particelle "in atto eterno" ( @
TheMeroving) o di universi immanenti incausati non si sa bene come e perché ( @
Aladar). I filosofi moderni con queste cose ci si sono confrontati e le hanno prese sul serio. Non le hanno liquidate scrivendo scemenze da cabaret, con battute su calci agli stambecchi e cornate nei testicoli
