Veramente, se non ci fosse applicabilità pratica, tecnologica: altro che gli sberleffi alla metafisica.


Veramente, se non ci fosse applicabilità pratica, tecnologica: altro che gli sberleffi alla metafisica.








Semplicemente le proprietà bipolari della molecola d'acqua che non sono presenti negli atomi di ossigeno ed idrogeno che la compongono.
Pensa alla trasformazione del DNA in proteine che non ha senso prendendo in esame la singola base.
Ti è stato fatto l'esempio della temperatura.
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna




Facciamo piuttosto un esempio informatico.
0 e 1 sono sostanze.
La sequenza di 0 e 1 che rappresenta a schermo un cerchio giallo è una sostanza.
La proprietà di essere giallo del cerchio dove sta? Nella nostra testa (anima).
La characteristica universalis di Leibniz un secolo prima di George Boole.


Il problema è capire la portata di ciò che hai citato. È la formalizzazione di un sillogismo dimostrativo? Non si capisce.
Ribadisco che il divenire (o movimento) è un'autoevidenza che cogliamo tramite i dati fornitici dal senso comune. Ciò che percepiamo è che vi sono enti che mutano, l'affermazione che questo fatto sia, in realtà, un'illusione - cioè un "non-fatto" - è una speculazione intellettuale che va contro l'evidenza stessa.
Non sono solo gli scienziati a fare quello che ho descritto: è ciò che fa spontaneamente qualsiasi essere umano nell'atto di conoscere. La differenza fra l'uomo comune e lo scienziato è che il secondo ha strumenti tecnologici più potenti a sua disposizione, che gli consentono di vedere con maggior precisione determinati corpi o fenomeni. Ma questa maggior precisione non stravolge minimamente le evidenze immediate del senso comune, cioè che esiste una molteplicità di enti, in sé incontraddittori, che ci sono enti correlati fra loro e che ci sono enti che mutano. D'altronde, da cosa parte ogni indagine scientifica del particolare, se non da queste evidenze universali?
Tu hai detto: "stai assumendo ciò che devi dimostare, ovvero che ogni ente immanente esiste in virtù di qualcun altro". Ti ho chiesto che cosa intendi con "ente immanente" e tu rispondi dicendo: "Tutto ciò che esiste nell'universo". Ti riferisci a tutti i singoli enti fisico-materiali oppure no?
Non è importante che X muti in Y o in Z. È irrilevante ai fini del discorso. Quello che conta è che c'è qualcosa di esistente che poi muta in qualcos'altro. Ok? X e Y li sto utilizzando a titolo meramente esemplificativo. Finché c'è X, non c'è Y. Nel momento in cui c'è Y, X non c'è più. Siccome constato che X è mutata in Y, ne evinco che X era mutabile in Y. Ossia: X aveva la capacità reale di diventare Y. Come ha fatto X a trasformarsi in Y? Non può essere stata Y ad agire, producendo la propria stessa esistenza, perché questo implicherebbe la simultanea esistenza e non-esistenza di Y. Il che è contraddittorio e va escluso. È necessario quindi che qualcosa di già esistente abbia fatto sì che X mutasse in Y. Questo 'qualcosa di esistente' - qualunque cosa esso sia - è la causa.
Le leggi della natura descrivono in termini matematici le regolarità dei fenomeni. Non bisogna fare l'errore di reificarle. Detto questo, se anche dicessimo: "Sono state le leggi della natura a far trasformare X in Y", ciò non toglierebbe quanto sopra: è necessario che qualcosa di esistente abbia fatto sì che X mutasse in Y e questo qualcosa - in qualsiasi cosa lo si voglia identificare - è la causa di Y.
È illogico affermare che qualcosa che non esiste di per sé possa esistere senza qualcos'altro che faccia sì che esista. Nessuno può dare a se stesso ciò che non ha. Infatti l'incausato "logicamente senza problemi" è ciò che esiste di per sé.
No, tu hai detto che Dio non sarebbe necessario nel nostro "modello metafisico" se non ci fossero gli enti. E questo significa confondere indebitamente il modo in cui noi possiamo arrivare a conoscere con certezza che Dio esiste necessariamente ed il rapporto fra creato e Creatore. A meno che tu non voglia dirmi che ti sei espresso male.
Se ha tutto in potenza, significa che non è tutto. Quindi, per essere tutto, deve diventare tutto. Ergo, non è immutabile ed ha bisogno di qualcosa che lo faccia passare dalla potenza all'atto. Alla faccia del non dipendere da alcunché.
Producendo senza alcun presupposto tutta quanta la realtà. Il tempo infatti è misura del divenire e senza enti che divengono non ha ragion d'essere. Sarebbe una misura senza misurato.
Perché hai tagliato la parte del mio post che spiega l'equivoco? Te la ripropongo qua sotto:
Quindi cos'è - in termini metafisici - un elettrone, isolatamente ed individualmente considerato? Un ente materiale.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Severino non ammette nessun inganno dei sensi, anche perché andrebbe valutato che senso abbiano per un idealista come lui, all'interno di una filosofia che ha difficoltà a spiegare il molteplice.
Dice solo che quello che appare non è il diventar nulla degli enti, ma solo il loro sparire, peccato che anche lo sparire sia un moto.