
Originariamente Scritto da
Giò
La "traduco" così perché una persona sana di mente, che non soffre di allucinazioni, non direbbe mai che qualcosa esiste...se non perché ha constatato il fatto che esiste.
Se tu fossi stato attento, avresti notato che la mia risposta è già nel post precedente, a cui hai replicato, e l'ho data ricorrendo a ciò che tu stesso hai ammesso: utilizzi il termine "cosa" per indicare sia oggetti mentali sia oggetti che riscontriamo nella realtà esterna alla nostra mente perché quel termine generico accomuna tutto ciò che c'è. Sono modalità d'essere differenti, ovviamente: nel primo caso, parliamo di cose che sono presenti intenzionalmente nella nostra mente (e fra questi dobbiamo distinguere quelle che sono ens rationis cum fundamento in re e quelle che sono parti dalla nostra fantasia), mentre nel secondo parliamo di cose che sono all'esterno della nostra mente. Tu forse obietterai: "Ma io non ho parlato di essere!". Vero: hai usato il termine "esistenza". Che però possiamo convertire con il termine "essere". Ora, per quale ragione si dovrebbe ammettere che l'uso del termine "cosa" per indicare sia gli oggetti mentali sia quelli che riscontriamo esternamente nella realtà indichi ciò che condivide il fatto di esistere, seppur secondo modalità diverse, ma non ciò che condivide, seppur secondo modalità differenti, il fatto di essere?
Ed invece sì: le "cose" sono tali perché caratterizzate ed accomunate dal fatto di essere.
Che siano concetti formalizzati o, come dici tu, introdotti dalla metafisica non rileva perché ciò che conta è che il concetto di "cosa" sia effettivamente convertibile con quello di "ente" a motivo della loro sinonimia. Se sono sinonimi, vuol dire che veicolano il medesimo significato e si riferiscono allo stesso contenuto appreso dalla realtà. Se quest'operazione non fosse possibile, allora non si potrebbe dire che i concetti di "essere" e di "ente" sono impliciti. Ma invece lo è.
D'altronde, come ho già avuto modo di evidenziare anche in tal caso, la tua incoerenza è palese: fai tutte queste manfrine di fronte alla nozione di "essere" o a quella di "ente", asserendo che il loro significato sia "inafferrabile", ma impieghi tranquillamente nozioni che racchiudono in sé oggetti molto differenti fra loro per indicarli indistintamente ma universalmente (come nel caso della nozione di "cosa"), ben sapendo che, ciò nonostante, la parola a cui è legata quella nozione ha un contenuto, ha un significato reale extramentale. E a nulla vale sostenere che, in quel caso, non muovi obiezioni perché nessuno cerca di attribuire a quelle nozioni un carattere trascendentale (spoiler: la nozione di res, cioè di "cosa", è trascendentale): il punto è capire perché "ente" o "essere" sarebbero "inafferrabili" e privi di significato, mentre "cosa" no, anche se, ponendosi nella tua ottica (errata), presenterebbe i medesimi problemi.