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Risultati da 21 a 30 di 56

Discussione: Il futuro dell'Ulivo

  1. #21
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    Originally posted by Red River
    Per carità, tutto ma non il Partito Democratico.

    Io preferisco però che l'alleanza rimanga un'alleanza.

    A Francesco: io continuo a pensare che si possa collaborare con Rifondazione (e ci ho provato nella mia zona). Sulla Tobin Tax, sul rispetto dei diritti umani, sulla giustizia sociale, sull'antifascismo. Sono tutte cose che ci uniscono.
    D'accordo sull'alleanza. Troppo presto per il partito unico.

    Su RC. Una cosa è la "collaborazione" locale su alcuni temi, cosa che è praticabilissima e funziona nei fatti, altro è una unità strategica (collaborazione programmatica sulla maggioranza dei temi in agenda) a livello nazionale.
    Per esempio sulla Tobin Tax l'Ulivo NON ha una posizione unitaria mentre sul resto (principi generali) si.
    Ma bastano alcuni principi generali per unire un governo, che deve fare scelte ogni giorni su tanti temi, interni ed internazionali?

    Scusa se faccio l'avvocatodel diavolo.
    Sono scettico (brucia ancora il 97 ed il 98), anche se possibilista e intanto occorre anche pesare cosa significherebbe in temini di consenso nell'area moderata e come strumento di propaganda dell'avversario.

    Ciao,
    Francesco

  2. #22
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    Ovviamente vanno considerati anche questi fattori.

    Ma io ho sempre pensato, e continuo a pensarlo anche adesso, che la linea politica sia molto più vicina di quello che non sembri al lavoro organizzativo. Decidere la linea politica vuol dire anche e soprattutto prendere decisioni organizzative giorno per giorno, perché è attraverso l'organizzazione che si dispiega la linea politica.

  3. #23
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    Originally posted by carlo rosselli
    I miglioristi, o meglio i liberal, hanno preso mi pare il 6% al congresso. Mi sembra un po' pochino per essere i padroni dell'apparato.

    E poi vorrei capire dal singolo militante se è disposto ad aprire le porte al partito, ma anche a valorizzare culture politiche e personali che non provengono dal PCI.

    Aprire le porte del partito non vuol dire:"fate la tessera e mettetevi là che la linea la teniamo noi".
    Se vogliamo aprire la porta ai movimenti e ai girotondi, bisogna che la tradizione del PCI si fonda, per quel che di buono ha prodotto, con altre culture politiche: liberalsocialiste, liberaldemocratiche, socialdemocratiche, azioniste, radicali, etc, etc., per giungere ad elaborazioni programmatiche nuove condivise da un ampio ventaglio di persone e ceti sociali di riferimento.

    Rinchiudersi nell'identità ex-PCI, da sicurezza ma non porta da nessuna parte.
    Quando parlavo di miglioristi non mi riferivo ai liberal, che in gran parte sono confluiti nel partito dopo la Bolognina e dopo Torino (e temo abbiano preso anche meno del 6%), ma al gruppo migliorista del PCI, che faceva capo a Napolitano, e da cui sono usciti D'Alema & Co....
    Guarda che il partito è già aperto a culture diverse, le resistenze non vengono certo dall'interno, ma da una certa diffidenza di rappresentanti di quelle culture verso il partito più (credo) per la forma e l'organizzazione che per l'identità.
    Io non auspico che il partito si rinchiuda nell'identità dell'ex-PCI, vorri soltanto che quell'identità non venga cancellata, e che da quella tradizione si costruisca una nuova identità, basta anche sul confronto con le altre culture della sinistra.

  4. #24
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    La discussione è parecchio interessante. Volevo riprendere due soli punti, condividendo in gran parte quello che ha già scritto Carlo (nonchè l'insofferenza per la difficoltà che si riscontra in molti ad "elaborare il lutto"!).
    Il problema identitario. Mi chiedo se i partiti (non solo i ds) abbiano realmente un'identità, ora come ora, che non sia esclusivamente un residuo ideologico. Hanno una storia, sicuramente; ma la storia serve se si è capaci di elaborarla e farne continuamente trampolino per proiettarsi nel futuro, non se diventa immagine reificata del passato.
    Un'identità è invece sistema di valori di riferimento comuni, comune sentire, condivisione di un progetto. Ora, a me sembra che tale identità, sia nei ds che nella Margherita sia ben difficile da individuare. In entrambi i partiti c'è una scala di posizioni diverse, che si stendono dalla sinistra radicale ad un centro moderato. Il che mi fa pensare che non siano i politici o gli iscritti dei partiti a sbagliare, ma che sia sbagliato lo strumento che ci ostiniamo ad usare, non sufficientemente coraggiosi per riconoscerne l'inadeguatezza a rappresentare i blocchi sociali come si sono ridisegnati.
    Il secondo punto: "non è il momento" (me lo sono sentita dire anche oggi sul lavoro, in fase di ristrutturazione!). Mi chiedo chi sarà, e quando, a suonare la campanella, per avvertirci che il momento è arrivato. I processi si innescano e si governano, se si è in grado di prefigurare lo scenario futuro che vogliamo realizzare. Altrimenti saranno loro a governare noi, che saremo destinati ad inseguire gli eventi, senza aver mai chiaro che rotta tenere. Certo, sono processi lenti, e bisognerà attraversare tutte le tappe intermedie; ma sapendo dove si vuole andare, però, e magari spingendo talora sull'acceleratore. Ho idea che, quando qualcuno suonerà la campanella, il "momento giusto" sarà già passato.

  5. #25
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    Originally posted by Cyrano
    Quando parlavo di miglioristi non mi riferivo ai liberal, che in gran parte sono confluiti nel partito dopo la Bolognina e dopo Torino (e temo abbiano preso anche meno del 6%), ma al gruppo migliorista del PCI, che faceva capo a Napolitano, e da cui sono usciti D'Alema & Co....
    Guarda che il partito è già aperto a culture diverse, le resistenze non vengono certo dall'interno, ma da una certa diffidenza di rappresentanti di quelle culture verso il partito più (credo) per la forma e l'organizzazione che per l'identità.
    Io non auspico che il partito si rinchiuda nell'identità dell'ex-PCI, vorri soltanto che quell'identità non venga cancellata, e che da quella tradizione si costruisca una nuova identità, basta anche sul confronto con le altre culture della sinistra.
    In effetti i liberal hanno avuto mi pare il 4/5% al congresso.

    E comunque, scusa Cyrano, ma ha ragione Carlo Rosselli, il partito, o quantomeno la forte base ex-PCI ancora ha delle diffidenze nei confronti di chi viene da altre tradizioni.
    Lo si vede anche da come sono stati composti gli organi del partito e della SG dopo la fusione che doveva dar vita ai DS.
    La situazione si sta modificando, le diffidenze si stanno smussando, io vivo in una situazione che non fa diffidenze nei confronti di nessuno (almeno io non ne faccio), ed è proprio da noi, dalla SG e da chi si è iscritto dopo la svolta, da chi ha una mentalità più aperta e più "giovane" che deve partire il cambiamento. Per questo è importante l'autonomia della SG.

  6. #26
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    Originally posted by rowena
    La discussione è parecchio interessante. Volevo riprendere due soli punti, condividendo in gran parte quello che ha già scritto Carlo (nonchè l'insofferenza per la difficoltà che si riscontra in molti ad "elaborare il lutto"!).
    Il problema identitario. Mi chiedo se i partiti (non solo i ds) abbiano realmente un'identità, ora come ora, che non sia esclusivamente un residuo ideologico. Hanno una storia, sicuramente; ma la storia serve se si è capaci di elaborarla e farne continuamente trampolino per proiettarsi nel futuro, non se diventa immagine reificata del passato.
    Un'identità è invece sistema di valori di riferimento comuni, comune sentire, condivisione di un progetto. Ora, a me sembra che tale identità, sia nei ds che nella Margherita sia ben difficile da individuare. In entrambi i partiti c'è una scala di posizioni diverse, che si stendono dalla sinistra radicale ad un centro moderato. Il che mi fa pensare che non siano i politici o gli iscritti dei partiti a sbagliare, ma che sia sbagliato lo strumento che ci ostiniamo ad usare, non sufficientemente coraggiosi per riconoscerne l'inadeguatezza a rappresentare i blocchi sociali come si sono ridisegnati.
    Il secondo punto: "non è il momento" (me lo sono sentita dire anche oggi sul lavoro, in fase di ristrutturazione!). Mi chiedo chi sarà, e quando, a suonare la campanella, per avvertirci che il momento è arrivato. I processi si innescano e si governano, se si è in grado di prefigurare lo scenario futuro che vogliamo realizzare. Altrimenti saranno loro a governare noi, che saremo destinati ad inseguire gli eventi, senza aver mai chiaro che rotta tenere. Certo, sono processi lenti, e bisognerà attraversare tutte le tappe intermedie; ma sapendo dove si vuole andare, però, e magari spingendo talora sull'acceleratore. Ho idea che, quando qualcuno suonerà la campanella, il "momento giusto" sarà già passato.
    Vorrei intervenire sul primo punto che tratti, quello dell'identità.

    Noi vogliamo essere, e questo congresso contribuisce ad andare verso la strada di, un partito socialdemocratico. Con le diverse posizioni che esistono nella socialdemocrazia in ogni paese europeo. Per questo, se nella SPD, nel PSF, nel PSOE , nel Labour Inglese e negli altri partiti socialdemocratici europei ci sono posizioni diverse in merito ad alcuni temi, comunque si ha un partito socialdemocratico moderno.

    Quello che manca a noi, credo, è la riluttanza di una parte della dirigenza ad aprirsi a tradizioni non PCI, e le intolleranze di una parte del partito che ha posizioni diverse è lo sbandiera a tutti. Non che sia sbagliato o proibito avere posizioni diverse e portarle avanti, però mi si deve spiegare perché quella battaglia non possa essere esclusivamente interna al partito. Al di fuori il partito deve uscire con una sola linea, per dare chiarezza a chi ci ascolta.

  7. #27
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    Predefinito m'intrometto al volo

    Ho poco tempo, se mai riprendo dopo. Ma vogglio dire: non trovate significativo che su un 3d che proponeva cosa sarà l'Ulivo, venga dedicata una grandissima parte a cosa saranno i DS?

    M'intrigano entrambe i temi e so bene quanto siano legati. Ma non andrebbero confusi.

    Valori fondamentali dell'Ulivo?

    Solidarietà, giustizia sociale, pari opportunità, uguaglianza nei diritti e nei doveri, libertà.

    Questi i valori fondanti. Il resto (visioni e letture etiche, religiose, ideologiche e quant'altro) lo si lasci alle diverse sensibilità.

    Io sono laico, non credente, di formazione marxista, riformista. Su quei valori di fondo sono disposto a combattere fianco a finco con chiunque. Per il resto: che cento fiori fioriscano .... e che il dibattito culturale cresca.

    Poi mi piacerebbe che si parlasse anche dell'Ulivo come movimento di cittadini. Lancio là una provocazione: dovrebbe prendere come riferimento modalità di lavoro, azione, opera, intervento dell'Azione Cattolica di questi ultimi decenni.

    Cioè a dire: l'Ulivo dei Cittadini sta all'Ulivo coalizione così come l'AC è stata ai 50 anni di governi egemonizzati dalla DC.

  8. #28
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    Originally posted by Red River
    [B]
    Noi vogliamo essere, e questo congresso contribuisce ad andare verso la strada di, un partito socialdemocratico. Con le diverse posizioni che esistono nella socialdemocrazia in ogni paese europeo. Per questo, se nella SPD, nel PSF, nel PSOE , nel Labour Inglese e negli altri partiti socialdemocratici europei ci sono posizioni diverse in merito ad alcuni temi, comunque si ha un partito socialdemocratico moderno.
    Red, personalmente non sono daccordo. La socialdemocrazia è di per se' una posizione ben definita nell'ambito della cultura socialista. Il fatto che i partiti di estrazione socialista siano largamente rappresentativi a tal punto da inglobare anche posizioni profondamente diverse, dipende dal fatto che a differenza del nostro paese in Europa i partiti socialisti (e non marxisti, anche in virtù di pressioni internazionali) siano stati il punto di riferimento di quella base, sociale ed ideologica, che in Italia si riconosceva nel PCI.
    Il Labour rappresenta un'altra anomalia non riscontrabile in Europa, quella di un partito "unico" della sinistra, in cui convivono posizioni liberaldemocratiche [per non dire libersite, come quelle di Blair] e posizioni radicali [Livingstone, sindaco comunista di Londra, è stato eletto nella city come dissidente del Labour]...


    Quello che manca a noi, credo, è la riluttanza di una parte della dirigenza ad aprirsi a tradizioni non PCI
    Credo che la riluttanza sia maggiormente riscontrabile nella base che nella dirigenza...

    e le intolleranze di una parte del partito che ha posizioni diverse è lo sbandiera a tutti. Non che sia sbagliato o proibito avere posizioni diverse e portarle avanti, però mi si deve spiegare perché quella battaglia non possa essere esclusivamente interna al partito. Al di fuori il partito deve uscire con una sola linea, per dare chiarezza a chi ci ascolta.
    1. Quella del 13 maggio non è stata una sconfitta, è stata un dramma. Abbiamo raggiunto il minimo storico dopo aver ben governato l'Italia per 5 anni.
    2. Pesaro è stato il primo congresso in cui il segretario della CGIL non si riconosceva nella mozione maggioritaria.
    3. Il congresso si è aperto ufficiosamente il 14 maggio, a luglio c'era già la mozione della sinistra, di lì a poco quella di D'Alema.
    Nel frattempo c'è stato Genova, l'11 settembre, il risveglio della società civile, le prime spaccature in vista dell'intervento in Afghanistan...
    Da un certo punto di vista Pesaro è un congresso nato morto, basato più sulla nomenklatura che sui contenuti [cfr. dichiarazione di Violante mentre affluivano i primi dati dei congressi delle UdB "Bene, pare non ci siano più dubbi su chi sarà il Segretario, ora possiamo iniziare a ragionare sui contenuti e sui programmi"] e più sulla scelta del segretario che sulal linea politica da assumere...
    In questo contesto la sinistra del partito ha dato provo di grande maturità politica, e non certo di intolleranza, sfuggendo a spinte centrifughe che dopo Pesaro erano molto forti (ed in parte lo sono tuttora) e creando un'associaizone culturale, Aprile, che aprisse il partito, non solo dal punto di vista formale, ma anche programmatico, alla società civile e ai movimenti, per continuare la battaglia all'interno del partito.

  9. #29
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    Originally posted by Red River


    In effetti i liberal hanno avuto mi pare il 4/5% al congresso.

    E comunque, scusa Cyrano, ma ha ragione Carlo Rosselli, il partito, o quantomeno la forte base ex-PCI ancora ha delle diffidenze nei confronti di chi viene da altre tradizioni.
    Lo si vede anche da come sono stati composti gli organi del partito e della SG dopo la fusione che doveva dar vita ai DS.
    La situazione si sta modificando, le diffidenze si stanno smussando, io vivo in una situazione che non fa diffidenze nei confronti di nessuno (almeno io non ne faccio), ed è proprio da noi, dalla SG e da chi si è iscritto dopo la svolta, da chi ha una mentalità più aperta e più "giovane" che deve partire il cambiamento. Per questo è importante l'autonomia della SG.
    Sottoscrivo in pieno e penso realmente che i DS debbano essere la sintesi delle diverse anime del socialismo (o delal sinistra, se preferisci) italiano.
    Ma se è vero che la base ex-PCI non deve assumere atteggiamenti di diffidenza verso i socialisti, i repubblicani e quelle culture "nuove" che sono affluite nel partito, è anche vero che queste non possono assumere nei confronti della vecchia base atteggiamenti elitari, da missionari che vengono a catechizzare popolazioni indigene (o, se preferisci, da riformisti delal prima ora che vengono a catechizzare dei massimalisti-giacobini, più o meno pentiti. Vedi bacchettate di Amato a Pesaro...).

  10. #30
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    Cyrano, vorrei capire bene la tua posizione.

    Nel post 29 di questo 3d ti dici d'accordo sulla conformazione socialdemocratica che andiamo assumendo e nella risposta al primo quote del post 28 però sostieni che il PCI era già (se ho capito bene) come un partito socialdemocratico...

    Ho capito male?

 

 
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