.....moralizzato
Oggi è venerdì 10 giugno 1993.
Ma, oggi, dobbiamo trascurare i fatti di oggi.
E’ un’altra la storia che vogliamo raccontare.
E’ la storia di un piccolo quotidiano di opinione che nascerà fra due anni e mezzo, il 30 gennaio 1996.
Una settimana più tardi, il 6 febbraio 1996, il piccolo quotidiano pubblicherà un articolo: “Storie di banchieri, giudici e avvocati”. Sottotitolo: “Le vite incrociate di Di Pietro e Lucibello.
Pacini Battaglia: ‘Grazie a loro evitai la galera’ ”.
E’ il primo articolo di una saga che impegnerà il piccolo quotidiano, il Foglio, per i sette anni e mezzo successivi. E probabilmente anche oltre.
Abbiamo riletto quell’articolo. Sembra il sommario di tutti quelli che verranno.
I nomi contenuti saranno quelli di Antonio Di Pietro, dell’avvocato Giuseppe Lucibello, del banchiere Chicchi Pacini Battaglia.
Vi si parlerà di prestiti, di Mercedes, di carcerazioni stranamente brevi, di Giancarlo Gorrini, dell’avvocato dell’Eni Federico Stella, di Sergio Radaelli, di Maurizio Prada.
Nel febbraio del 1996, Di Pietro non sarà più magistrato. Avrà svestito la toga da oltre un anno, dal dicembre 1994. Di lì a pochi mesi, diventerà ministro dei Lavori pubblici nel governo di Romano Prodi.
Si riterrà diffamato e querelerà.
Nella redazione del Foglio, tempo dopo, quella sarà chiamata “la madre di tutte le querele”.
La prima querela di Di Pietro al Foglio.
La prima di molte, purtroppo per il piccolo quotidiano. E – come da quell’articolo ne discenderanno altri – da quella querela ne discenderanno altre.
Nel giudizio di primo grado, il 4 dicembre 2001, il Foglio sarà condannato a risarcire Di Pietro con duecento milioni di lire.
Il processo di appello si concluderà il 29 ottobre del 2002, con una nuova condanna per il giornale, sebbene di molto ridimensionata: trentamila euro di risarcimento del danno.
Le colpe di Giuliano Ferrara e della sua truppa risiederanno, secondo le motivazione della sentenza, nel fatto che gli episodi raccontati “o sono costellati di ‘inesattezze’ (…) oppure sono stati smentiti dagli stessi interessati (…) ovvero ancora sono risultati non conformi a quanto già processualmente emerso”.
Noi, che abbiamo riletto l’articolo, non possiamo che dare ragione ai giudici di appello.
L’articolo conterrà inesattezze, particolari smentibili e smentiti, anche “non conformi a quanto già processualmente emerso”.
Per esempio, come sottolineano i giudici, non si può dire, come il Foglio dirà, che Di Pietro arrestava questo e quello: è il gip che arresta, su richiesta di Di Pietro.
Per esempio, è vero che Prada quando fu arrestato non era difeso da Lucibello: lo sarà poco più avanti.
Complimenti avvocato Volo
Però, come sempre, c’è un però. Il valente avvocato del Foglio, Grazia Volo, ricorrerà in Cassazione per gli stessi motivi per cui aveva fatto ricorso in appello. Abbiamo letto anche questo documento: “… la Corte di appello non poteva ignorare l’esigenza di prendere in considerazione il profilo della critica politica che anima lo scritto… Nel caso in specie la finalizzazione politica dello scritto imbeve totalmente l’articolo, caratterizzato da uno stile tipicamente anglosassone con il suo screening della vita pubblica, se non addirittura privata, dei soggetti con particolari aspirazioni politiche… Ed è questa un’operazione che – con determinati limiti – la giurisprudenza della Suprema corte ha ritenuto pienamente lecita… E’ chiaro che l’articolo non inferisce un giudizio di colpevolezza penale nei confronti del dott. Di Pietro… al contrario propone un giudizio di inadeguatezza politica…”.
L’avvocato Volo motiverà il ricorso anche così:
“… Si continua a difendere con accanimento il Di Pietro magistrato, e lo si fa concentrando con ostinazione l’interesse sugli aspetti della cronaca giudiziaria… Sotto questo profilo tutti i fatti citati nell’articolo – anche se alcuni con imprecisione – mostravano un aspetto dell’ex magistrato che non era in linea con la sua figura di moralizzatore dei costumi nazionali… Poco importa nell’ottica politica – che tali fatti poi non ebbero la sanzione penale… Hanno trovato conferma anche nelle sentenze di proscioglimento del magistrato nelle quali non mancano precisi accenni alla inadeguatezza dei comportamenti del magistrato proprio con riguardo alle funzioni svolte… Scavare impietosamente costituisce tratto connaturato allo strumento e largamente tutelato dalla giurisprudenza”. Il ricorso sarà accolto dalla Cassazione il 9 giugno 2003. Il processo andrà ripetuto. (65. continua)
saluti




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